Articolo pubblicato su Enclave "BILL GATES E GLI IMBROGLI DI STATO " (T.Sowell)

L’ argomentazione contro Microsoft del dipartimento della giustizia si basa su una delle teorie economiche più comunemente accettate e mai verificate empiricamente: la teoria del "predatory pricing".

Secondo questa teoria, prezzi bassi che non danno alcun profitto sono usati per distruggere finanziariamente un concorrente, permettendo così al predatore sopravvissuto di alzare poi i prezzi al di sopra del livello su cui si sarebbero attestati in regime di competizione .

Microsoft, avendo essenzialmente offerto il suo software per Internet a prezzo zero, includendolo nel sistema operativo di Windows 95 senza farne pagare il prezzo, è stato il bersaglio primo in questa teoria. Nello sviluppo della legge anti-trust è necessario che l’accusato si debba difendere non contro prove reali di avere fatto qualcosa di male , ma contro una teoria che predice il male in futuro. E’ l’equivalente civile della detenzione preventiva nei casi criminali – si punisce una persona senza averne le prove.

Naturalmente il "predatory pricing" è renumerativo solo se il predatore che sopravvive può successivamente alzare i prezzi tanto da coprire le perdite precedenti, guadagnando abbastanza in seguito all’azione da giustificare il rischio. E questi rischi non sono di piccola entità. Il rischio più evidente è che il concorrente preso a bersaglio possa sopravvivere, lasciando all’aspirante predatore

Nient’altro che un po’ di conti in rosso per tutta la pena che si è dato. Comunque, anche la morte di un competitore non lascia il sopravvissuto completamente libero. La bancarotta non distrugge di per sé gli stabilimenti del competitore o la gente che con abilità ha lavorato per rendere quelle aziende valide. Entrambi possono essere acquistati, forse a prezzi alti, da altri che possono alzare la testa e prendere il posto della ditta defunta.

Il "Washington Post" fece bancarotta nel 1933, anche se non a causa del "predatory pricing", ma non scomparvero né il suo nome, né la gente che ci lavorava, né i suoi stabilimenti . Al contrario , l’editore Eugene Meyer acquistò tutte e tre le cose ad un prezzo piccolissimo rispetto a quello reale del giornale quattro anni prima.

In seguito il "Post" diventò il più grande giornale di Washington. Non si trova nemmeno un esempio concreto in cui A&P abbia fatto sparire dal mercato un negozio concorrente e poi abbia alzato i prezzi sopra il livello del mercato. Infine, fare sparire un concorrente non significa liberarsi della competizione.

Le corti di giustizia hanno spesso accettato solo formalmente la distinzione, sostenuta dagli economisti, tra competizione – un insieme di condizioni economiche – e competitori reali, sebbene sia difficile capire chiaramente la distinzione delle decisioni dei giudici. Troppo spesso ai giudici sembra che se fai del male ai competitori, fai del male alla competizione. Il potere emotivo o ideologico di una teoria è mostrato, non da quante prove puoi accumulare a suo favore, ma esattamente dall’assenza di ogni necessità di produrre prove. Negli anni 40 un’argomentazione contro le drogherie A&P, quando erano la più grande catena di negozi al dettaglio nel mondo nel loro genere, adduceva il "predatory pricing". Tuttavia a dispetto di un’inchiesta finanziata dallo Stato Federale ed estesa su un buon numero di anni contro una compagnia che aveva 15 mila negozi non fu trovato nemmeno un esempio in cui A&P avesse di fatto spinto fuori dal mercato un negozio concorrente e poi alzato i prezzi al di sopra del livello generale deol mercato. Il fatto che il governo abbia vinto la causa per alcuni è diventato prova del fatto che la A&P stesse usando questa pratica.

Di fatto mostra soltanto quanto le corti di giustizia si lascino guidare dal pregiudizio.

Il "predatory pricing" è solo una delle maggiori accuse nella causa di antitrust contro la Microsoft. Altre accuse sono legate a clausole di contratto che si immagina precludano il mercato ai concorrenti. Qualsiasi siano i meriti od i demeriti di queste accuse, le clausole contestate possono essere cancellate dai contratti e si possono imporre delle multe , se giustificate. Ma questo non è l’obiettivo principale del Dipartimento di Giustizia. Ciò che vogliono i nuovi "antitrustisti", come quelli di un tempo, è la possibilità di abbattere quello che considerano un predatore e di ristrutturare l’industria secondo le loro teorie,preferenze o ideologie. Ripristinare la competizione è una scusa. Ma dietro a questo c’è il gioco di potere predatorio del governo. I tentativi di arraffare il potere sono molto più pericolosi di quelli di arraffare quote di mercato e più duraturi quando hanno successo.

Persino come teoria, questa del "predatory pricing" ha subito un colpo notevole dal fatto che la vittima presupposta, Netscape, è in fase di acquisto da parte di America Online.

Per quale motivo qualcuno dovrebbe acquistare al prezzo di miliardi di dollari un’azienda destinata a fallire, indifesa davanti al potere di "Microsoft" ?