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Dalla pulsione aggressiva al sentimento sociale: sulle tracce del pensiero di Adler di Pier Luigi Pagani
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Premessa
È ormai noto a tutti come Adler, ancor prima di appartenere al gruppo freudia-no,
avesse già intuito che nella mente dell’uomo era presente una percezione
inconscia di inadeguatezza, da lui definita inferiorità, e come, nel contempo,
nella stessa mente maturasse il pressante bisogno di affrancarsi da tale limitazione.
La successiva frequentazione della Società psicoanalitica viennese, che
fondava la sua dottrina sugli istinti, aveva condotto Adler, forse proprio in ossequio
a Freud, a definire l’imperiosa necessità di superare quella molesta sensazione
con la locuzione pulsione aggressiva. Tale pulsione risultava essere, in
ogni caso, del tutto autonoma da quella che Freud aveva concepito come la
madre di tutte le pulsioni, la libido. L’enunciazione della dottrina adleriana dell’aggressività sarà proprio, come avremo modo di vedere, l’elemento che offrirà
i primi segnali del distacco concettuale tra Freud e Adler, anche se non sarà
poi quello decisivo.

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