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Saper pensare
Siamo tutti convinti che Pensare rappresenti la facoltà
umana per eccellenza e, come tale, costituisca il patrimonio individuale
e sociale più prezioso, da sviluppare e potenziare lungo
larco di tutta la vita. Saper pensare è importante
per operare scelte e prendere decisioni, per risolvere problemi,
ma è altrettanto importante a livello di famiglia e di comunità.
In realtà, la capacità di pensare potrebbe essere
la materia, la disciplina fondamentale da impartire nelle scuole,
ma purtroppo oggi linsegnamento è ancora eccessivamente
concentrato sui contenuti da apprendere
e poco sui processi.
Ci si deve porre, quindi, alcune fondamentali domande riguardanti
il senso della cultura che stiamo
promovendo e gli obiettivi da perseguire. Forse, cè
bisogno oggi di una profonda riflessione,
più attenta alla persona e, in particolare, alla formazione
del pensiero. In questo senso, parlare
di un nuovo Rinascimento non è unutopia, ma un segnale
della necessità di dare nuovo impulso
alla soluzione costruttiva dei problemi veri dellumanità.
Questa è la nuova dignità che dobbiamo restituire
alluomo; in questo, probabilmente,
risiede la sfida di uneducazione alla libertà, non
soltanto dallignoranza del non sapere, ma, soprattutto, dal
non saper pensare. Educare a pensare, quindi, rappresenta
il filo conduttore di un
itinerario educativo sistematico, pervasivo, che interessa tutti
i saperi e gli ambiti della didattica.
Thinking
Il programma Thinking di Edward de Bono (1) rappresenta oggi
uno dei percorsi più diffusi per linsegnamento delle
fondamentali abilità di pensiero.
Fin dal 1970, da quando cioè è stato sperimentato
per le prime volte, molte altre esperienze si sono accumulate al
riguardo. Anche se può sembrare facile prospettare nuovi
programmi di insegnamento, è, invece, piuttosto difficile,
come sostiene lAutore, che essi riescano a superare
la fase sperimentale e a durare nel tempo.
Le lezioni del programma Insegnare a pensare trovano attualmente
vasto impiego negli Stati
Uniti, in Gran Bretagna, in Canada, in Australia, in Giappone, in
Israele, a Malta, in Malesia, nel
curricolo scolastico di molte scuole del Venezuela e di altri Paesi,
che hanno da tempo mostrato
particolare interesse nei confronti di questo metodo.
Il Programma è suddiviso in sei aree, per un totale di 60
strategie, sviluppate attraverso la soluzione di alcuni problemi
pratici ricavati dalla vita quotidiana, per i quali si richiede
l'uso di
strategie specifiche di pensiero, rinforzate sistematicamente da
appositi esercizi di riflessione
metacognitiva. Le lezioni mirano allo sviluppo e al potenziamento
di alcune aree specifiche
di pensiero, in particolare: ampiezza di vedute; organizzazione
delle idee; interazione;
creatività; informazioni e sensazioni; azione.
Due sono le fasi fondamentali che caratterizzano il metodo dinsegnamento:
la prima consiste
nella focalizzazione dell'attenzione sui diversi aspetti e strategie
del pensiero, e sulla loro cristallizzazione, o consolidamento,
in concetti ben definiti e in strategie da utilizzare in modo
intenzionale; la seconda fase riguarda l'interiorizzazione del metodo
e degli strumenti di pensiero
come nuova forma mentis.
Alcuni risultati
sperimentali in scuole italiane
Il Programma
di Edward de Bono è stato sottoposto ad alcune importanti
sperimentazioni fin dal 1978, anno in cui R. Edwards e R.B.Jr. Baldauf,
della facoltà di Pedagogia della James Cook University di
Queensland (Australia), hanno condotto una serie di ricerche per
valutare gli effetti del Programma in ambito scolastico. Dallanalisi
dei risultati in quattro classi di seconda superiore e delle prestazioni
ottenute in un pre-test e in un post-test, su argomenti sia familiari
sia non familiari, fu dimostrata
una correlazione significativa tra apprendimento dello specifico
programma e i risultati desame di fine anno, in relazione
al quoziente di intelligenza individuale degli studenti.
Attraverso un confronto tra un gruppo sperimentale e uno di controllo
di 80 studenti frequentanti la scuola media (2) fu provata una vasta
gamma di effetti. Gli studenti del gruppo sperimentale registrarono
un miglioramento statisticamente significativo in rapporto a: quoziente
di intelligenza; rendimento scolastico complessivo, con particolare
riguardo allarea degli studi linguistici; originalità.
I risultati rilevarono anche ampi e positivi cambiamenti nei loro
schemi mentali e nella flessibilità
di pensiero. Un interessante risvolto di questo studio fu quello
fornito dallesame di
personalità dello studente. Gli studi sperimentali mostrarono
cambiamenti verso una maggiore
estroversione, intuizione e abilità di giudizio (nel decidere
e nel progettare).
Furono esaminati anche gli effetti sul comportamento degli insegnanti.
I risultati mostrarono un evidente miglioramento nelle loro prestazioni,
in particolare riguardo ad una maggiore apertura mentale, capacità
di stimolazione didattica, originalità (rispetto a comportamenti
stereotipati) e maggior flessibilità (rispetto a rigidità
di comportamento). Questi comportamenti si mantennero stabili nel
tempo, anche dopo il periodo di applicazione del programma.
Dopo queste prime ricerche condotte in Australia, sono stati realizzati
in diverse scuole di tutto
il mondo altri significativi esperimenti, di cui la Fondazione Internazionale
Edward de Bono sta raccogliendo i risultati in un quadro
più sistematico di riferimento.
In Italia, il progetto Imparare a pensare è stato introdotto
fin dal 1984 come esperienza metodologico-
didattica in alcune scuole del Veneto, mentre una più rigorosa
sperimentazione è stata attuata in alcune regioni del nord-est,
con il coinvolgimento di 26 classi di scuola elementare, media e
superiore, dal 1993 al 2001, nellambito di un progetto di
ricerca Scuola-Facoltà di Scienze della Formazione dellUniversità
di Verona (3).
La ricerca è
partita dalla convinzione che la logica formale da sola non garantisca
di per sé la
validità del pensiero e che il nostro tradizionale tipo d'insegnamento
privilegi l'informazione,
la descrizione di fenomeni ed avvenimenti, trascurando la capacità
di pensare all'azione, alla
progettualità, allo scambio di idee. Mancherebbe, cioè,
quasi del tutto, la stimolazione dell'aspetto
più costruttivo del pensiero e, in particolare, delle strategie
attraverso cui esso opera.
Insegnare
luso intenzionale di strategie
I principi su
cui si sono basate le ricerche dell'Università di Verona
sul programma Thinking sono i seguenti:
- il pensiero
non si evolve solo secondo un processo di sviluppo naturale, ma
può esser stimolato
attraverso un adeguato e sistematico curricolo formativo;
- dal momento
che la maggior parte del pensiero concreto è legata allo
sviluppo dello stadio
percettivo, occorre prestare particolare attenzione alla formazione
di adeguate strategie
di conoscenza riferite anche al processo di percezione;
- per stimolare
il pensiero e contribuire all'apprendimento di un metodo di conoscenza
è fondamentale insegnare l'uso intenzionale di "strategie";
- le strategie
nascono e si sviluppano sempre in precisi contesti d'apprendimento,
ma occorre
saper cogliere, pur con la dovuta gradualità, anche la
loro natura di "strategie generali" trasferibili
in altre situazioni;
- l'obiettivo
non è quello di insegnare cosa pensare, ma come pensare:
le strategie non offrono
risposte giuste o sbagliate, ma procedureper meglio percepire
e indirizzare le nostre conoscenze;
- è
illusorio, con conseguente spreco delle potenzialità intellettuali
degli allievi, credere che i
contenuti delle materie scolastiche da soli possano far scaturire
spontaneamente anche un
metodo per il pensiero: occorre prestare tempo e attenzioni adeguate
ad insegnare strategie
d'apprendimento.
È da
queste premesse che ha preso avvio un progetto sperimentale denominato
Strategie per imparare a pensare. Nell'arco di nove anni, dal 1993
al 2001, si è proceduto alla formazione, secondo il metodo
de Bono, di 112 docenti di vari ordine di scuola, appartenenti a
diverse regioni italiane, con il coinvolgimento sul piano sperimentale
di 529 studenti.
L'obiettivo, tuttora in fase di ulteriore espansione e completamento,
era quello di dimostrare quanto l'introduzione di un apposito training
formativo sull'uso di strategie potesse innalzare il livello delle
abilità stesse del pensiero, soprattutto sotto il profilo
dellinterazione e della produzione verbale e della creatività.
Si è anche prospettato, in vista di una prossima ricerca,
di osservare il grado di interdipendenza esistente tra potenzialità
strategica del pensiero e comportamento a livello affettivo e sociale.
Secondo questa prospettiva, oltre all'ipotesi costruttivistica dell'apprendimento,
è fondamentale
riferirsi ad una visione umanistica dell'educazione, in cui il dialogo,
lo scambio, l'attenzione alla persona costituiscano insieme fine
e mezzo per un'autentica "promozione" degli studenti.
Il Progetto, suddiviso in ambiti diversificati a seconda delle ipotesi
da verificare, ha individuato i seguenti passi metodologici: identificazione
del problema e motivazione relativa al progetto; formulazione dellipotesi
di lavoro; individuazione degli strumenti didattici e delle condizioni
organizzative, degli strumenti diagnostici dingresso e duscita;
formazione dei docenti; applicazione nelle classi; analisi statistica.
Il Programma Thinking di de Bono ha costituito liter formativo
di 112 docenti, suddivisi in
gruppi di scuola elementare, media e superiore (ciascun gruppo ha
effettuato 180 ore di formazione
per 3 anni consecutivi). È stata usata una metodologia di
tipo induttivo, attraverso interazioni di gruppo; sono state applicate
quattro o cinque aree del Programma; il gruppo sperimentale degli
studenti è stato più volte monitorato e messo a confronto
con il relativo gruppo di controllo; sono stati monitorati gli insegnanti
per comprendere i loro "costrutti" personali d'ingresso
e duscita relativi al processo di apprendimento-insegnamento(
4).
Lanalisi statistica utilizzata ha inteso porre a confronto
la situazione iniziale e finale degli insegnanti e degli allievi,
con riferimento al totale e alla tipologia degli interventi. Essa
ha utilizzato due diverse tecniche di elaborazione in relazione
alla necessità di trattare, prima, il totale degli interventi
e, successivamente, il singolo intervento.
Premesso che loggetto di analisi si riferisce allo stesso
numero di soggetti, esaminati allinizio e
alla fine del trattamento (di uno stesso periodo di tempo in cui,
per quanto riguarda il gruppo di
controllo, non è stato effettuato alcun intervento sperimentale,
ma nel quale, tuttavia, interviene
lazione pedagogica conseguente alla frequenza scolastica),
lelaborazione ha previsto di sommare il totale degli interventi
iniziali (n1) con quelli finali (n2 ), in modo da ottenere linsieme
complessivo n = n1 + n2. Si è ricercata quindi la proporzione
u: un rapporto usato come test per la prova (valore) dellefficacia
del trattamento (qui viene indicato sinteticamente il valore di
significatività p) (5).
I
risultati ottenuti: i docenti...
Per quanto riguarda
i docenti del gruppo sperimentale (112 soggetti di scuola elementare,
media
e superiore), è stato possibile verificare nellarco
di un triennio, attraverso unanalisi qualitativa
delle loro autovalutazioni e il test dei loro costrutti personali
circa il processo dinsegnamento-
apprendimento (M. De Beni,1994):
- una diminuzione
dello stile direttivo ;
- una maggior
sollecitazione di ipotesi e riflessioni;
- una maggior
sollecitazione alla focalizzazione del pensiero;
- una maggior
espressione di valenze positive e di incoraggiamento agli alunni;
una maggior
stimolazione al confronto dei punti di vista tra alunni;
- una maggior
capacità di resistenza agli eventi stressogeni (6) di tipo
professionale e personale;
- lo sviluppo
di una visione più cooperativa dellinsegnamento.
...gli studenti
Per quanto riguarda
gli studenti (complessivamente 529 soggetti del gruppo sperimentale
e altrettanti del gruppo di controllo, di scuola elementare, media
e biennio della scuola superiore, che sono stati sottoposti a un
test dingresso e duscita riguardante linterazione
verbale (7), in piccolo e in grande gruppo, e la creatività),
si sono registrati risultati più che soddisfacenti nel gruppo
sperimentale, mentre nel gruppo di controllo sono state evidenziate
addirittura alcune forme di regressione e di non significativo cambiamento.
In particolare, nei soggetti dei gruppi sperimentali si sono riscontrati
i seguenti cambiamenti:
A. Interazione
verbale in piccolo gruppo (analizzata col test di M. De Beni, 1994(8)):
aumento degli interventi divergenti (p< 0,01);
diminuzione delle digressioni (p < 0,01);
aumento di nuovi aspetti nella discussione (p<0,01);
aumento delle integrazioni di idee già espresse (
p <0,05);
diminuzione delle ripetizioni di idee altrui (p<0,05).
B. Interazione
verbale in grande gruppo
diminuzione del bisogno di regolare le modalità di
lavoro (p <0,01);
diminuzione del numero di digressioni (p < 0,01);
diminuzione della ripetizione delle idee altrui (p<0,01);
aumento di nuovi aspetti della discussione (p <0,01);
aumento della capacità di integrazione di idee già
espresse (p<0,01);
aumento della capacità di divergenza (p < 0,05).
C. Creatività
Lo strumento di indagine utilizzato per la misurazione delle abilità
di pensiero creativo è il T.T.C.T. (Torrance Test of Creative
Thinking, 1968) di Torrance (9), che comprende le seguenti aree:
- Fluidità
verbale: riflette l'abilità a produrre verbalmente un gran
numero di idee. Dal momento
che esistono sette sub-test, il punteggio in fluidità consiste
nella somma totale delle idee
prodotte in tutte e sette le attività.
- Flessibilità
verbale: questo punteggio sta ad indicare l'abilità di
una persona a produrre una
molteplicità di idee di tipo diverso, a passare da un approccio
all'altro e a impiegare una varietà
di strategie. Ogni idea espressa dal soggetto rientra in una categoria
prevista dall'Autore, le
categorie ripetute non vengono prese in considerazione e la somma
di quelle restanti costituisce
il punteggio in flessibilità.
- Originalità
verbale: rappresenta l'abilità del soggetto a produrre
idee che vanno oltre l'ovvio,
il luogo comune, il banale o ciò che è ben stabilito.
- Elaborazione
verbale: questo punteggio non sempre viene considerato, ma nella
presente ricerca
è stato preso in esame. Riflette l'abilità del soggetto
a sviluppare, abbellire e a elaborare
le idee. Occorre contare i dettagli addizionaliutilizzati per
arricchire l'idea, oltre a quanto è
necessario per comunicare il concetto di base. I dettagli addizionali
devono essere tali da aggiungere forza e pregnanza all'idea.
I soggetti analizzati
sono bambini ai quali è stato applicato il test di Torrance
circa la creatività
in due distinti periodi temporali (allinizio della sperimentazione
e alla fine, dopo circa tre anni).
Tale popolazione è stata distinta in due gruppi, uno Sperimentale
ed uno di Controllo. Il gruppo Sperimentale ha subìto linput
consistente nellapplicazione delle strategie di pensiero del
metodo CoRT di de Bono. I risultati hanno mostrato un significativo
cambiamento nel gruppo sperimentale dell Originalità,
della Fluidità e della Flessibilità del pensiero (p<
.001 ), ma forse più significativi sono
stati i risultati, o meglio i non risultati, del gruppo di controllo
con significativi indici di regressione.
Certamente, si tratta di dati interessanti, indicativi di una tendenza
che richiederebbe ulteriori
approfondimenti, soprattutto attraverso una più sistematica
applicazione nei normali curricoli
scolastici di Programmi riguardanti lo sviluppo delle abilità
di pensiero.
Si tratta di una vera e propria sfida curricolare che
interpella i docenti, ma prima di tutto chi ha
dirette responsabilità nella predisposizione dei Programmi
di studio a livello nazionale e locale,
e nella formazione iniziale e in servizio del personale docente.
È in discussione, quindi, leffettiva capacità
di cambiamento della scuola verso traguardi formativi
più incisivi, in cui il pensare rappresenti la
disciplina, il metodo, la finalità imprescindibile,
senza cui ogni tentativo di Riforma potrebbe risultare, alla lunga,
un cambiamento di facciata.
Note
(1) E. de Bono, Strategie per imparare a pensare, vol. 6, Omega,
Torino, 1992
(2) J. Edward, The direct teaching of thinking skills, in G. Evans
G.(ed.), Learning and Teaching Cognitive
Skill, Australian Council for Educational Research, 87-106, Melbourne,
1991
(3) Le ricerche sono dirette da Michele De Beni, docente di Docimologia
presso lUniversità di Verona
(4) Kelly G.A., The psychology of Personal Constructs, rip. in Mancini
F.,a cura di, Semerari A., La psicologia dei costrutti personali,
Angeli, Milano, 1985
(5) Rizzi A., Inferenza Statistica, UTET, Torino, 1997
(6) Pratt J., The Teacher Event/Stress Inventory, in Favretto G.,
Comucci Tajoli A., Insegnare oggi: soddisfazione o stress, Franco
Angeli, Milano, 1988
(7) E. Amidon, E. Hunter, LInterazione Verbale nella scuola,
Angeli, Milano, 1976; Bales R.F., Interaction Process Analysis.
A Method for the Study of Small Groups, Addison Wesley, Cambridge,
1951
(8) Cfr. De Beni M., Costruire lapprendimento, La Scuola,
Brescia, 1994
(9) Torrence E.P., Test di pensiero creativo, O.S, Firenze, 1989
*Università degli Studi di Verona - Facoltà
di Scienze della Formazione
Edward de Bono, considerato la massima autorità
nel campo del pensiero creativo, ha scritto 62 libri, tradotti in
37 lingue, e ha tenuto corsi e conferenze in 54 Paesi.
Nato a Malta e laureato in medicina e psicologia, ha tenuto lezioni
a Oxford, Cambridge, Londra
e Harvard. Per oltre 25 anni, ha collaborato con le più importanti
aziende e con governi di tutto il mondo, acquisendo una significativa
esperienza pratica nellinsegnamento diretto delle tecniche di
pensiero.
De Bono non solo insegna a pensare, è anche un fine creatore
di tecniche per sviluppare il pensiero. Nel suo libro Il meccanismo
della mente (1969), ha descritto il modo in cui il sistema nervoso
del cervello si autoorganizza così da permettere alle informazioni
di disporsi in modelli. Su questa base de Bono
ha creato metodologie e strumenti per pensare: ideatore del pensiero
laterale, è anche il creatore del Programma di pensiero CoRT,
il più usato a livello internazionale per linsegnamento
diretto del pensiero come materia scolastica. I metodi di de Bono,
sebbene basati sulla comprensione di
come il cervello tratti le informazioni, sono facili e pratici. Il
potere della semplicità è la loro
caratteristica principale. È possibile visitare il suo sito
su www.edwdebono.com |