INTRODUZIONE (torna a Indice )

"La bellezza del bosco nel quale passeggio è il mio prendere atto sia dei singoli alberi sia dell'ecologia totale del bosco in quanto sistema. Un simile riconoscimento estetico è ancor più evidente quando parlo con un'altra persona." (Gregory Bateson)

L'estetica, per Gregory Bateson, è la sensibilità alle relazioni, la premessa della nostra possibilità di comprendere il mondo attorno a noi nei suoi cambiamenti e nelle sue persistenze, di avvertire con una conoscenza insieme cognitiva ed emotiva, razionale e biologica, analogie e differenze, consonanze e dissonanze, in una parola, di apprendere. Nella epistemologia batesoniana, la capacità di apprendere, in modo razionale o empatico, attraverso l'immaginazione o il rigore, non dipende dal fatto che siamo esseri umani, ma dal fatto che condividiamo con gli altri organismi moltissimi presupposti e che i nostri processi di apprendimento sono intimamente connessi ai processi evolutivi. Esiste, infatti, secondo Bateson, un'unica struttura, un sistema immanente di relazioni e di interdipendenze, che accomuna le dinamiche di crescita e di apprendimento e che fa riferimento a ciò che egli definisce "unità mentale" [1] , vale a dire quel processo interattivo in cui il sistema evolutivo non è più l'organismo in senso stretto ma l'organismo nel suo ambiente. Bateson, procede, infatti, a una ridefinizione ecologica del concetto di "mente", intesa non in termini individualistici, bensì come dinamica interattiva e comunicativa propria dei sistemi viventi. A suo avviso quindi, il comprendere passa attraverso un'educazione alla "sensibilità estetica" [2] nei confronti di tale unità mentale e al riconoscimento della "struttura che connette" [3] noi agli altri sistemi viventi. L'essere umano, come ogni altra creatura, è la variazione di un più vasto processo, una sorta di metafora della più generale storia naturale, e in virtù di questo, usando la propria struttura interna, e soprattutto attingendo alla logica metaforica che condivide con le altre creature, può comprendere la natura sistemica del suo ambiente di vita del più generale mondo del vivente. L' "ecologia della mente", si configura, nell'epistemologia Batesoniana come quel sapere capace di cogliere tale natura sistemica. e di individuare nell'anatomia, nella fisiologia, o nel comportamento di un organismo vivente, ciò che mette in relazione tra loro le singole parti di quell'organismo e la struttura che lo connette  con il resto degli esseri viventi. Tale approccio ecologico può, secondo l'autore, permetterci di comprendere meglio il legame che ci unisce al sistema più vasto che ci comprende e di organizzare le nostre risposte all'ambiente.Le riflessioni di Bateson che, mettono in rapporto circolare i processi di costruzione della conoscenza con quelli di crescita biologica e che introducono un'idea di mente relazionale ed interattiva, nonché strutturata per livelli di apprendimento ricorsivamente connessi, possono assumere un particolare rilievo nell'esplorazione delle dinamiche educative. L'estetica batesoniana del conoscere in modo coerente con il nostro essere parte dei contesti a cui apparteniamo e che contribuiamo a creare, può fornire, infatti, importanti indicazioni sulle modalità in cui le conoscenze si co-costruiscono reciprocamente, su come sia possibile ricercare "strutture che connettono" nel farsi dei processi educativi e su come sia possibile promuovere stili di apprendimento che non separino emozioni e razionalità ma che siano basati su una percezione armonica del proprio agire.A partire da questi presupposti, il tentativo del presente lavoro è quello di dimostrare, attraverso le esperienze dei percorsi educativi del Centro Provinciale Adolescere, legati, ai progetti didattici "L.A.R.A.","PIETRAGAVINA", e "PIETRALARA", come l'estetica delle relazioni batesoniana, possa fornire importanti suggestioni educative per intervenire sulle difficoltà che fanno riferimento al sistema di relazioni dei ragazzi, per favorire la costruzione dei loro apprendimenti e per promuovere lo sviluppo di quelle competenze utili per gestire situazioni caratterizzate da complessità sistemica; per contribuire, quindi, a uno sviluppo equilibrato della personalità in armonia con il contesto ambientale di riferimento.Rispetto alla strutturazione del lavoro, si è ritenuto opportuno suddividere l'elaborato in due sezioni. Nella prima parte vengono presentati il modello epistemico di Gregory Bateson, le sue opere e le vicende biografiche che ne hanno influenzato gli sviluppi; nella seconda sezione sono invece descritti i progetti didattici del Cento Adolescere, gli obbiettivi che individuano e le linee teoriche e metodologiche che, riconducibili all'epistemologia batesoniana, li sostengono e li motivano.Nell'introdurre un lavoro la cui ipotesi di fondo, è che i progetti descritti, caratterizzati da un approccio ecologico alle relazioni, agli apprendimenti e all'ambiente, hanno tra i riferimenti più immediati l'ecologia della mente batesoniana, non va tralasciato di sottolineare come Gregory Bateson, uomo di pensiero, non abbia mai indicato concrete linee operative sulla base delle quali predisporre contesti educativi, ma si sia limitato ad interrogarsi sul costituirsi dei contesti formativi, individuando uno stile più che una teoria, una modalità di porsi in rapporto ai processi educativi che, orientata all'estetica e all'autoriflessività, ponga attenzione agli sfondi, ai percorsi e alle direzioni più che ai contenuti.L'ecologia delle idee di Bateson passa, infatti, attraverso l'esser parte di, attraverso un pensiero di contatto con gli esseri viventi, prima di diventare anche un pensiero operazionale. In questo senso appare pertinente richiamare un invito di Bateson, che indirizzato agli studiosi di scienze sociali e agli scienziati, può essere rivolto anche a chi si occupa di gestire contesti educativi e formativi: "Non dovremmo consentire all'imperfezione della nostra conoscenza di alimentare la nostra ansia  e di aumentare così il bisogno di controllo. I nostri studi potrebbero piuttosto ispirarsi ad una motivazione più antica, anche se oggi appare meno rispettabile: la curiosità per il mondo di cui facciamo parte. La ricompensa per questo lavoro non è il potere ma la bellezza".

CAPITOLO PRIMO - Gregory Bateson: la formazione, la ricerca, le opere

"…io non faccio ogni volta una domanda diversa,. io rendo più ampia la stessa domanda…"
(
Gregory Bateson)

Antropologo, biologo di formazione, noto per essere stato uno dei fondatori della cibernetica e l'ispiratore della Scuola di Palo Alto, Gregory Bateson fu uno studioso molto particolare che, con uno stile intellettuale personalissimo, dato da una sorta di combinazione tra attenzione al contesto relazionale e sensibilità estetica, seppe attraversare differenti campi del sapere nella cornice di una proposta teorica unitaria.Si può, infatti, pensare al suo percorso come a un processo crescente di ricerca: dalle prime osservazioni sulle piante e sugli animali (con la biologia e la zoologia) all'attenzione per le forme culturali (in antropologia), dalle riflessioni sulle modalità e i livelli della comunicazione (in psichiatria e cibernetica) all'interesse per l'epistemologia, dalle considerazioni sulle possibilità e i modi della conoscenza agli studi sul rapporto tra l'evoluzione e il pensiero. In questo processo, tuttavia, i livelli precedenti non vennero dimenticati, anzi furono richiamati come elementi necessari per comporre insieme una struttura di analisi sempre più estesa, come sempre più estesa divenne la domanda da cui era partito Bateson e l'oggetto su cui si interrogava, fino ad arrivare a porre attenzione ai fenomeni di interazione sociale, alle questioni ecologiche e ai problemi legati all'organizzazione e alla comunicazione del mondo del vivente, a problematiche quindi che si riferivano a un ordine più elevato di quello che aveva caratterizzato le singole discipline e i campi di conoscenza dei quali si era occupato. Tale originale percorso fu indubbiamente in relazione alle persone e agli ambienti in cui egli lavorò o con cui entrò in contatto e in stretto rapporto con le sue vicende personali; non si trattò tuttavia tanto di un rapporto causale e unidirezionale tra tali esperienze biografiche e le idee sostenute e approfondite, quanto di una sorta di analogia e risonanza formale fra le une e le altre. Le sue opere furono, infatti, in qualche modo il frutto, da un lato di particolari legami e scambi intellettuali ed affettivi interpersonali, con Margaret Mead, con il gruppo dei cibernetici, con la Scuola di Palo Alto, con la figlia Mary Catherine e con molti altri che gli furono vicini, e dall'altro di vicende biografiche che non garantendogli stabilità e sicurezza lo portarono ad affidarsi talvolta anche ad occasioni fortuite e al caso e ad incamminarsi pertanto spesso in nuove direzioni per poter continuare il suo percorso di ricerca. In alcuni casi quindi l'innovazione in tale percorso si produsse quasi incidentalmente; il caso e la conseguente improvvisazione resero l'esperienza di ricerca di Bateson molto più ampia e complessa di quanto, con ogni probabilità, lui stesso non avrebbe forse saputo e potuto immaginare se fosse stato in condizione di scegliere consapevolmente. Così l'emergere a un certo punto della sua vita, con  le riflessioni sulla natura sistemica della vita e dell'ambiente pubblicate in "Verso un'ecologia della mente", di un'unità coerente tra le diverse ricerche compiute, non sembrò tanto essere il risultato di un progetto cosciente quanto di una consapevolezza profonda che era maturata nel corso del tempo.Si può inoltre notare come la vita di Bateson fu in comunicazione circolare con le sue idee; egli, infatti, cercò sempre di connettere lo sforzo nella comprensione degli oggetti di studio e dei processi analizzati con lo sforzo di interrogazione riflessiva su se stesso. Questo atteggiamento ispirato dunque a una doppia comprensione tra interno ed esterno, tra sé e gli altri, tra il proprio essere vivente, lo sviluppo del proprio pensiero e il più generale mondo del vivente, è certamente uno degli aspetti più interessanti di Bateson.Infine, se si vuole considerare il contributo lasciato con la sua opera, va sottolineato che, sebbene abbia influenzato significativamente alcuni settori della psichiatria e della psicologia, nei singoli ambiti disciplinari di cui si è occupato la sua influenza non è stata in generale molto rilevante. Tuttavia se si valuta il suo contributo non a partire dalle discipline ma dal punto di vista delle idee, si può ampliare il discorso perché in effetti Bateson, autore di confine, ha rappresentato un importante punto di riferimento per diversi studiosi ed indirizzi di ricerca e ha fornito nel contempo un apporto decisamente importante ed innovativo nei dibattiti su questioni chiave della cultura e della società contemporanea quali la questione ecologica, la relazione mente-corpo, le teorie sulla comunicazione, le considerazioni su scienza ed epistemologia, la riflessione relative alle pratiche sociali e al mondo della scuola e dell'educazione [4] .        
  1. La tradizione dei Bateson
Il biologo William Bateson stava progettando la fondazione della genetica, una nuova disciplina che, a partire dalla rielaborazione delle leggi di Gregor Mendel, potesse contraddire e superare la teoria darwiniana dell'evoluzione per selezione naturale, quando a Grantchester (U.K.) il 09 Maggio 1904, nacque il suo terzogenito al quale diede il nome Gregory, proprio in onore del monaco scienziato.William, discendente di una di quelle famiglie di classe medio-alta, che a Cambridge avevano costituito una sorta di aristocrazia intellettuale e che avevano formato generazioni di studiosi, (ne rappresentavano alcuni esempi i Darwin, gli Huxley, i Whitehead), nella sua vita di scienziato aveva studiato a lungo le cause della variabilità di diverse specie animali e vegetali. Il suo interesse si era appuntato in particolar modo sui fenomeni di simmetria, di regolarità e sulla ripetizione ordinata e geometrica delle parti nella morfologia di animali e piante e, conduceva personalmente, coadiuvato dalla moglie, le sue osservazioni nella piccola fattoria sperimentale in cui viveva con la famiglia.I figli furono, pertanto, educati all'osservazione scientifica e indirizzati da William, figura carismatica e fulcro di una famiglia spiccatamente patriarcale, verso la continuazione della sua opera di biologo. Tutti e tre furono, infatti, avviati allo studio delle scienze naturali ed iscritti al St. John's College di Cambridge, la prestigiosa università che aveva frequentato e in cui era cresciuto intellettualmente il padre e di cui era stato rettore per oltre venti anni il nonno; tuttavia Gregory, di alcuni anni più giovane dei fratelli, nonostante gli ottimi risultati scolastici, era considerato da William il meno brillante e capace dei tre e la sua posizione in famiglia veniva considerata marginale. Va sottolineato come questa sorta di marginalità si dimostrò poi uno dei tratti peculiari di tutta la sua vita intellettuale.Inizialmente sembrò, in effetti, dover essere il primogenito John, molto simile al padre per carattere e propensioni intellettuali, a raccogliere il testimone della tradizione familiare per continuare idealmente le ricerche scientifiche paterne e soprattutto per proseguirne fedelmente l'opera, ma nell'Ottobre 1918 morì giovanissimo al fronte, in Francia, durante la Prima Guerra Mondiale. A questo punto fu Martin, il secondogenito, a trovarsi investito di tutte le aspettative del padre, un uomo colto ed anticonvenzionale che tuttavia, paradossalmente, guidò sempre l'educazione dei figli verso un'aderenza rigida alle sue scelte e al suo personale anticonformismo. Iniziò pertanto un lungo e doloroso contrasto fra Martin e il padre che opponendosi alle sue ambizioni di poeta e drammaturgo non ritenendole adatte ad un Bateson, cercò di spingerlo nella direzione della tradizione scientifica familiare. I loro rapporti andarono sempre più deteriorandosi finché nel 1922, Martin, per le difficoltà nel sentirsi accettato in famiglia e, in seguito ad una delusione sentimentale si suicidò, sparandosi a Trafalgar Square lo stesso giorno e la stessa ora in cui era nato il fratello maggiore John.Tali vicende familiari giocarono, con ogni probabilità, un ruolo non secondario nel sensibilizzare l'attenzione di Gregory per le patologie delle interazioni umani, in particolare nel contesto familiare, oggetto di alcuni suoi studi successivi.Fu, infatti, Gregory, l'ultimogenito mai considerato dal padre all'altezza dei fratelli a raccoglierne l'eredità intellettuale; entrato a Cambridge nel 1922 si laureò con lode, primo al suo corso, in scienze naturali nel 1924. In quei tre anni trascorsi al College strinse amicizia con altri futuri protagonisti del mondo scientifico anglosassone, quali C. H. Waddington e G. E. Hutchinson e, nell'ambito di un circolo studentesco con interessi culturali, il " Biological Tea Club", approfondì la sua conoscenza dell'opera di William Blake e di Samuel Butler, autori che influenzeranno profondamente la sua formazione intellettuale.Nel 1925 partì per il suo primo viaggio di studio, alle Galapagos, alfine di compiere alcune osservazioni; rientrò tuttavia fortemente deluso e perplesso circa la propria volontà di continuare con la biologia, disciplina che era andata ormai trasformandosi: all'esplorazione sul campo e al lavoro nelle serre e negli allevamenti, a cui ci si era dedicati in casa Bateson, si era ormai sostituita la condizione piuttosto standardizzata e asettica dell'osservazione al microscopio in laboratorio che appariva a Gregory troppo oggettivante ed impersonale.Decise così, con l'aiuto dell'antropologo A. Haddon, di impegnarsi in un anno di training in antropologia sociale e di dedicarsi quindi agli studi di questa materia, che grazie al recente rinnovamento paradigmatico, sembrò a Gregory più attenta alla dimensione umana e singolarmente priva di schemi teorici.Tale scelta non trovò d'accordo William che tuttavia, ormai anziano e provato dalla morte dei due figli maggiori, non ostacolò Gregory; inoltre questo cambiamento non implicava una chiusura totale con la biologia: agli inizi del secolo l'antropologia rientrava, infatti, ancora nel novero delle scienze naturali. Gregory, del resto, non ruppe mai con le proprie radici naturalistiche e anche nella scelta dei propri maestri, si mantenne fedele al rigore trasmessogli dal padre: mentre dissentì dal funzionalismo di B. Malinowski, venne considerevolmente influenzato dall'adozione di metafore morfologiche nello struttural-funzionalismo di A. R. Radcliffe-Brown, che proponeva uno studio della struttura sociale focalizzando l'interesse sui fenomeni che ne mantenevano la coesione e la coerenza interna. Va inoltre ricordato come Gregory non prese mai le distanze dalla cultura del padre, al contrario, i temi della ricerca paterna: l'attenzione verso la morfologia degli organismi e lo scetticismo nei confronti della concezione darwiniana dell'evoluzione, ricomparvero in varie forme nella sua riflessione scientifica. A questo va aggiunto come, confrontandosi con la difficile eredità intellettuale di William, ne assorbì l'impostazione scientifica con la particolare propensione alle relazioni essenziali e alle forme, ne fece propria la concezione olistica dell'organismo vivente inteso come un tutto integrato anziché come mero assemblaggio di elementi distinti, discreti, e attribuì come lui una notevole importanza alla sensibilità estetica come metodo di indagine.
  1. La pratica etnografica: dalle prime ricerche sul campo al concetto di scismogenesi
Con un approccio struttural- funzionalista, Gregory intraprese quindi, nel 1927, un anno dopo la morte del padre, la prima ricerca sul campo, in Nuova Guinea, presso la popolazione dei Baining che tuttavia, per la sua radicata diffidenza verso l'uomo occidentale si rivelò particolarmente difficile da studiare e Gregory si rese presto conto di quanto gli strumenti tecnici appresi con la sua formazione antropologica fossero inadeguati all'approccio con i nativi. Dopo mesi di tentativi infruttuosi, decise perciò di abbandonare le ricerche per rivolgersi a un'altra popolazione locale, i Sulka, anche qui però le difficoltà non cessarono, Bateson contrasse la malaria e non riuscì a portare a termine nemmeno questo secondo tentativo. Per quanto deluso da questi insuccessi decise comunque di risalire il fiume Sepik per effettuare un ultimo tentativo tra gli Iatmul, un popolo di pescatori e cacciatori di teste che abitava la regione del medio Sepik. Finalmente riuscì a compiere delle osservazioni interessanti e, rientrato a Cambridge nel 1930, propose come argomento della sua tesi di Master il sistema di variazioni conflittuali che animava questa struttura sociale, nella quale non esisteva una autentica gerarchia di potere e in cui, per coloro i quali si rendevano colpevoli di qualche mancanza, le sanzioni non provenivano dall'alto, ma dai membri del medesimo grado di iniziazione. Bateson, elaborò la sua tesi rifacendosi al proprio background culturale, pose il problema in termini di dinamica morfogenetica e si affidò a una metafora zoologica, sostenendo che la differenza fra la cultura Iatmul ed una cultura gerarchica come quella occidentale potesse essere paragonata alla differenza fra gli animali a simmetria radiale (meduse, anemoni di mare, ecc.), nei quali i segmenti che si sviluppano attorno al centro  come settori di un cerchio, sono di solito uguali fra loro, e gli animali che hanno una segmentazione trasversale (vermi, aragoste, uomini, ecc.), che si sviluppano secondo un piano di differenziazione fra segmenti successivi.L'anno successivo, ottenuta una nuova borsa di studio per approfondire le sue indagini sulle variazioni conflittuali nella cultura Iatmul, ritornò in Nuova Guinea e concentrò i suoi studi sulla cerimonia del Naven, un rituale di travestimento che coinvolgeva l'intero clan e che gli indigeni eseguivano su iniziativa del Wau, il fratello della madre, quando il giovane Laua, il figlio della sorella del Wau, aveva compiuto per la prima volta un atto da adulto, considerato socialmente importante ( ad esempio l'uccisione di un nemico, di un animale pericoloso, ecc. ). Naven in lingua Iatmul derivava dal verbo nav, "vedere" e significava "mostrarsi", "darsi a vedere" e la cerimonia ruotava intorno a un gioco paradossale fatto di re-identificazioni teatralizzate e di un'inversione di ruoli sessuali che si esplicava nel rituale del travestimento. Gli uomini si vestivano da donne, mimavano ed enfatizzavano grottescamente atteggiamenti e comportamenti riconoscibili come femminili e le donne indossavano abiti maschili e parodiavano il comportamento degli uomini, cercando di esprimere fierezza e affermazione di sé; al culmine della cerimonia il Wau si umiliava nei riguardi del suo Laua, costringendolo a riparare questo gesto con un dono di preziose conchiglie.L'approccio struttural-funzionalista, che tendeva a focalizzarsi sui puri aspetti formali del rito, si rivelò insufficiente a comprenderne il significato, e gli studi di Bateson, che sembrava non riuscire più ad applicare con coerenza nessuna tecnica di indagine, non fecero particolari progressi, almeno fino all'incontro con l'antropologa americana Margaret Mead che nel Dicembre 1932 si trovava in Nuova Guinea, in cerca di comunità interessanti da studiare, in compagnia del marito R. Fortune, anch'esso antropologo.I due, legati alla scuola americana di F. Boas, tendevano, per formazione, a considerare l'integrazione culturale non come un assunto, ma come un problema da spiegare e Bateson ebbe quindi l'occasione di confrontare il suo lavoro con altre esperienze e punti di vista. Inoltre la Mead aveva ricevuto una parte del manoscritto del libro di R. Benedict " Modelli di Cultura ", in cui l'autrice, riallacciandosi ad una tradizione olistica di matrice tedesca, in particolare ai concetti di Weltanschauung e di Gestalt, presentava le culture non tanto come sistemi viventi, quanto piuttosto come persone, organizzate in strutture coerenti di pensiero e di sentimento e sottolineava come, adottando questo punto di vista, mutasse radicalmente lo scopo dell'antropologia: non si trattava più di cercare le funzioni a cui la cultura ricorreva per assicurarsi la sopravvivenza materiale o istituzionale, ma di comporre questi elementi a configurare un tutto coerente da cui emergesse lo stile della cultura presa in esame.Le tesi della Benedict diventarono il terreno comune di confronto fra Bateson e la Mead; i loro modi di approcciarsi all'antropologia erano, infatti, complementari, mentre l'uno, sulla scorta di un ricco bagaglio culturale di tipo scientifico, tendeva a riflettere su un ventaglio di modelli astratti, la seconda lo ampliava in modo eclettico, attingendo particolarmente dalla psicologia sperimentale e dalla psicoanalisi. Bateson pertanto, con il contributo dato alle sue ricerche dalle lunghe conversazioni con la Mead e dal testo della Benedict, che esercitò una profonda influenza sul suo pensiero, giunse a considerare come, affinché il rituale del travestimento della cerimonia del Naven gli potesse divenire maggiormente comprensibile, i vari momenti del rito dovessero essere contestualizzati nei loro aspetti emotivi e spostò, quindi, la propria attenzione dallo specifico comportamento cerimoniale al suo contesto culturale e alla relazione che intercorreva tra il Naven e la cultura Iatmul.Nel 1933, Bateson rientrò in Inghilterra e nel 1936 riuscì a terminare e a pubblicare " Naven. Un rituale di travestimento in Nuova Guinea ", testo che presentava diversi elementi di originalità e che conteneva già il germe di molti interrogativi fondamentali che l'autore affrontò in seguito."Naven. Un rituale di travestimento in Nuova Guinea". L'analisi che Bateson propose in " Naven ", a differenza dei lavori antropologici dell'epoca che presentavano un intero sistema sociale e culturale per poi dedurne la spiegazione dei simboli e dei significati dei singoli rituali, partiva invece da un solo aspetto della vita sociale, uno specifica rituale, lo analizzava seguendo le relazioni e le interazioni su cui si fondava e attraverso esso voleva arrivare a ricostruire un'immagine coerente delle relazioni sociali e dei tratti essenziali della cultura a cui apparteneva. Il tentativo era pertanto quello di studiare il rituale Naven in quanto fenomeno connesso con tutti gli altri elementi che componevano il sistema sociale nel suo complesso.Bateson partiva dunque da un'attenta analisi delle nozioni di struttura e di funzione, così come erano usate nel contesto dell'antropologia inglese e, se da un lato l'impiego del concetto di struttura sociale sembrava essere espressione dell'influenza di A. R. Radcliffe-Brown, dall'altro Bateson riconosceva il proprio debito anche nei confronti di B. Malinowski, quando ricorreva alla nozione di funzione pragmatica; tuttavia la sua singolare concezione di funzione e struttura segnava un distanziamento dal funzionalismo di Malinowski e di Radcliffe-Brown che scomponeva la cultura in istituzioni caratterizzate da una specifica funzione. Nello schema delineato da Bateson la funzione pragmatica perdeva, infatti, di centralità e veniva distinta a sua volta dalla funzione affettiva o etologica, che faceva riferimento alla relazione che intercorreva fra gli elementi della cultura e i bisogni emotivi degli individui; tale distinzione appariva all'interno di un procedimento analitico finalizzato a mettere in evidenza l'insieme dei processi cognitivi implicati, vale a dire l'eidos della cultura Iatmul. In questa analisi l'eidos che esprimeva l'aspetto cognitivo della personalità, e l'ethos inerente alla dimensione affettiva, venivano pertanto considerati come articolazioni di una medesima configurazione.Bateson, considerando l'elemento caratterizzante della cerimonia Naven il mutamento di identità attraverso il travestimento, appariva orientato verso la dimensione etologica ed emotiva della cerimonia e dopo aver dichiarato, nell'introduzione al volume, di voler considerare il "retroterra emotivo come una causa attiva della cultura" [5] , in uno dei capitoli centrali di "Naven", dedicato alla formulazione della teoria dell'ethos introduceva il concetto di scismogenesi, che ricomparve in vari scritti successivi. Bateson, sottolineava, infatti, come fra i giovani Iatmul, una volta terminata l'infanzia, sorgesse una differenziazione progressiva fra l'ethos maschile e quello femminile e, come a questo punto la relazione tra uomini e donne assumesse una forma complementare, ad esempio, alla fierezza e all'esibizionismo dell'ethos maschile, le donne reagivano con atteggiamenti di sottomissione o di ammirazione. La relazione complementare che intercorreva fra uomini e donne Iatmul veniva dunque a strutturarsi nel corso di un processo dinamico, "la scismogenesi, basato sulle reazioni di individui alle reazioni di altri individui." [6] In questa prospettiva, all'interno di un sistema di relazioni sociali era possibile identificare un processo circolare: quanto più gli uomini Iatmul assumevano atteggiamenti esibizionisti, tanto più le donne ammiravano le loro esibizioni e, viceversa, l'ammirazione suscitava esibizionismo degli uomini, dunque una reciproca reazione di tipo complementare; nel Naven tale modello veniva rovesciato e parodiato mediante l'inversione dei ruoli maschili e femminili simulata nel rituale di travestimento. Bateson identificò poi un secondo schema di riferimento, la simmetria che faceva riferimento ad interazioni in cui le azioni e i comportamenti di uno o più individui spingevano altri individui ad azioni e comportamenti analoghi, quindi ad una identica ed oppositiva reazione. Il problema consisteva allora, per l'autore, nell'identificazione dei limiti di tolleranza di un sistema, dunque nella spiegazione delle modalità di controllo della tensione scismogenetica. A questo proposito riteneva possibile un equilibrio dinamico attivato da meccanismi in grado di frenare il progredire della scismogenesi, i quali gli sarebbero apparsi peraltro più chiari negli anni successivi, grazie al contributo dato alle sue ricerche dai nuovi strumenti concettuali della cibernetica che lo portarono del resto a privilegiare gli interessi epistemologici rispetto alla pratica etnografica.Nel frattempo Bateson e la Mead, il cui matrimonio attraversava già da tempo una profonda crisi, consolidavano una relazione che li coinvolgeva ormai anche al di là dei comuni interessi scientifici e nel 1936, mentre usciva la prima edizione di "Naven", e non appena lei ottenne il divorzio da R. Fortune, si sposarono a Singapore.I due decisero di continuare le loro ricerche sui rapporti tra cultura e personalità e intrapresero quindi una seconda indagine antropologica sul campo, a Bali, dal Marzo 1936 al Febbraio 1938. Il loro intento era quello di completare l'analisi sui diversi tipi di temperamento culturalmente standardizzati mettendo a confronto la cultura Iatmul, con quella Balinese, in cui a differenza della prima l'espressione delle emozioni era socialmente scoraggiata.Bateson e la Mead in questa ricerca, introducendo un elemento di innovazione nell'ambito dell'antropologia scientifica, impiegarono strumenti fotografici e cinematografici per documentare le interazioni fra gli indigeni e raccolsero una grande quantità di immagini fotografiche, documenti filmati e appunti. Terminati i due anni di lavoro a Bali rientrarono in America, a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale Gregory era mobilitato in Inghilterra, pertanto furono preferiti gli Stati Uniti, inoltre la coppia era in attesa di una bambina, Mary Catherine, che nacque l'8 Dicembre 1939. Bateson e la Mead nei due anni successivi catalogarono e studiarono i materiali raccolti, montarono alcuni film e si confrontarono con diversi colleghi. Da questo lavoro arrivarono alla pubblicazione di "Balinese Character. A Photografic Analysis". "Balinese Character. A Photografic Analysis". Questo volume, raccoglieva 759 fotografie scattate e commentate da Bateson, un saggio introduttivo della Mead e infine i dati della ricerca svolta a Bali dai due antropologi, raccolti in forma di reportage fotografico. In quest'opera Bateson non impiegò lo stesso apparato di concetti utilizzato per "Naven" ritenendolo inadatto all'analisi dei dati balinesi e introdusse un nuovo elemento, che diventò uno dei  tratti distintivi del suo metodo di indagine: la sensibilità estetica. Impiegò, infatti, l'elemento estetico, attraverso lo studio delle componenti spaziali, formali e corporee, nel tentativo di cogliere il carattere della cultura Balinese. Per la prima volta, veniva richiamata e sottolineata la centralità del corpo e del suo linguaggio per comprendere il carattere di una popolazione, l'ethos di quella cultura e la macchina fotografica veniva qui impiegata come un autentica strumento di indagine etnografica, e non come un semplice dispositivo per illustrare tesi già formulate in precedenza. Dall'esame di circa 25.000 fotografie, Bateson e la Mead ricavarono, infatti, un quadro complessivo della cultura Balinese nei suoi vari aspetti: dall'organizzazione del villaggio ai riti di passaggio, dalle cerimonie relative alla scansione del calendario alla forme di danza e di pittura. Tale ricerca mise soprattutto in luce la natura delle relazioni interne alle famiglie e le forme di educazione nell'infanzia ed evidenziò alcuni rituali, tipici dei balinesi ed in particolare delle interazioni delle madri con i loro figli, che tendevano ad eliminare o ad inibire l'inclinazione dei bambini nei confronti della rivalità o della competizione. Bateson fermò l'attenzione proprio sulle sequenze di comportamento dei nativi, che tendevano ad interrompere le interazioni cumulative bloccando le tensioni scismogenetiche che avrebbero potuto presentarsi nella vita sociale, e che erano pertanto caratterizzate da un'assenza di acme e da un'intensità emotiva costante. Questo aspetto era presente anche in varie espressioni artistiche balinesi: nella musica, nella pittura, così come nelle tecniche usate dai balinesi per dirimere le contese, inoltre le forme dell'influenza emotiva erano evidenti nell'oratoria, anch'essa priva di tensione cumulativa, di acme. Tali modalità avevano una serie di corrispettivi positivi: i balinesi non erano spinti dall'avidità, le loro attività non erano finalizzate a qualche scopo futuro ma piuttosto apprezzate di per sé e vi era nei nativi una soddisfazione immediata ed immanente nel compierle in armonia e con grazia. Pertanto dallo studio del carattere Balinese, Bateson trasse un'indicazione fondamentale, che diventò un punto di riferimento centrale nei suoi studi: la critica della finalità cosciente e la possibilità di uno stile cognitivo ed emotivo orientato, non allo scopo, ma alla soddisfazione basata su una percezione armonica del proprio agire.In seguito, in particolare in uno scritto del 1949, Bateson riprese le riflessioni sulle modalità che infrangevano la tensione scismogenetica nella cultura Balinese, reintegrando nell'analisi dei dati raccolti a Bali le categorie impiegate in precedenza nello studio degli Iatmul e le arricchì di una serie di considerazioni ispiratagli dalla nascente cibernetica.
  1. L'incontro con la cibernetica e le riflessioni sui sistemi di relazioni sociali
Durante la Guerra Bateson si recò in Estremo Oriente al seguito dell'Ufficio Studi Strategici di Washington, in qualità di consulente antropologo per la propaganda, e visse questa esperienza molto negativamente traendone la forte diffidenza verso ogni forma di scienza sociale applicata che lo accompagnò poi per tutta la vita.Nel dopoguerra abbandonò la pratica etnografica per dedicarsi, privo di una posizione accademica stabile, ad una difficile ricerca interdisciplinare che si fuse via via con un crescente interesse epistemologico.In quegli anni, infatti, attraversò una profonda crisi personale: all'università non riusciva ad ottenere che qualche incarico a termine come ricercatore, spesso per mezzo dell'interessamento della Mead, che grazie alla sua notorietà in più di una occasione aveva già interceduto a suo favore per sostenerlo nei momenti di difficoltà lavorativa e questa difficile situazione determinò una sorta di dipendenza dalla moglie che finirà con l'incrinare il matrimonio. Per affrontare questo particolare momento, all'età di 42 anni, Bateson decise pertanto di sottoporsi a trattamento psicoanalitico con un'analista Junghiana.Nel frattempo, ad opera di ricercatori provenienti da discipline differenti, quali i matematici N. Wiener e J. Von Neumann, il neuropsichiatra W. McCulloch, il neurobiologo A. Rosenblueth, l'ingegnere J. H. Bigelow ed altri, stava nascendo, negli Stati Uniti, la cibernetica: una nuova scienza interdisciplinare alla cui costituzione sia Bateson, sia la Mead parteciparono con grande interesse fin dall'inizio. Il movimento cibernetico prese il nome da una serie di conferenze promosse, dalla Fondazione Macy, con lo scopo di sviluppare, in una prospettiva multidisciplinare, un modello di analisi che comprendesse da un lato lo studio comparato del comportamento degli organismi viventi e dall'altro il funzionamento dei dispositivi tecnici di alcune macchine, analizzati entrambi secondo la medesima ottica di causalità circolare. Il gruppo di studiosi che prese parte a questi incontri costituì per diversi anni una sorta di cenacolo che elaborò un linguaggio comune e che si occupò di una vasta area di ricerca e di riflessione che attraversava varie discipline; il parteciparvi rappresentò un evento molto importante per Bateson in quanto gli consentì di coniugare il suo background di biologo con le scienze sociali e di poter approfondire aspetti e teorie quali: i meccanismi di feedback, la teoria dell'informazione e della comunicazione, l'idea di omeostasi, la Teoria dei Tipi Logici che furono subito riconosciuti come corrispettivi matematici delle proprie idee e che diventarono fonte di nuovi suggerimenti e metafore sulle quali rifletté a lungo nelle ricerche successive. Il modello epistemologico cibernetico individuava spiegazioni in termini di catene reciproche di causa e di effetto e pertanto, a partire dal concetto di retroazione o feedback, faceva riferimento al fatto che un sistema fosse in grado di autoregolarsi attraverso catene o circuiti di informazioni riguardanti lo stato da mantenere o l'obbiettivo da perseguire. Bateson, facendo propria l'ottica cibernetica, secondo la quale ogni sistema organizzato si potesse pertanto caratterizzare, sia per la coordinazione fra le sue componenti e le loro funzioni, sia per il controllo che alcune di esse esercitavano su altre e che il sistema nel suo complesso esercitava nei confronti delle interazioni con l'ambiente, ne fece un uso creativo, impiegando gli strumenti della cibernetica, non in modo meccanicistico e senza una formalizzazione di tipo strettamente matematico, ma all'interno di un approccio teorico più aperto e vitale che comprendesse lo studio del comportamento e delle relazioni umani e che partisse dal presupposto che "[…] quando si parla del procedere della civiltà, o si valuta il comportamento umano, l'organizzazione umana, o qualunque sistema biologico, si ha a che fare con sistemi autocorrettivi." [7] . Il primo tentativo di questo uso della cibernetica si può osservare in uno scritto del 1949: "Bali: il sistema di valori di uno stato stazionario" in cui feedbacks positivi e negativi, autocorrezione, reazione e teoria dei giochi furono adottati da Bateson per riconsiderare i risultati delle proprie ricerche fra gli Iatmul e i Balinesi nel tentativo di fornire una risposta ai quesiti rimasti in sospeso."Bali: il sistema di valori di uno stato stazionario". In questo saggio, alla luce dell'apparato di concetti fornitogli dalla cibernetica, Bateson ritornò, in effetti, su alcune riflessioni relative alla cultura Balinese e all'interruzione di tensione scismogenetica tipica dei suoi scambi sociali e, recuperando e reinterpretando alcune teorie impiegate nello studio degli Iatmul, trasse nuove indicazioni teoriche sulle modalità di stabilizzazione delle situazioni di interazione. Bateson aveva, infatti, notato come la cultura Balinese, già nella relazione madre-bambino, modellasse il carattere degli individui creando un contesto che precludesse la scismogenesi; viceversa nel sistema Iatmul tipicamente scismogenetico aveva individuato quelli che ora poteva chiamare due circuiti rigenerativi, (di retroazioni positive, in gergo cibernetico): la scismogenesi simmetrica e quella complementare che compensandosi e bilanciandosi l'un l'altro avevano un effetto frenante, o omeostatico. Visto in questa prospettiva il concetto di scismogenesi faceva quindi riferimento, all'organizzazione del comportamento e designava una configurazione di tipo relazionale più ampia in cui erano dunque individuati due tipi di differenziazione, simmetrica e complementare, contraddistinte dalla reciprocità dei caratteri delle azioni (o reazioni a reazioni) degli individui e dei gruppi interagenti. Ora, Bateson mise in evidenza come in assenza di elementi frenanti, il sistema di relazioni sociali non avrebbe potuto mantenere un equilibrio dinamico e gli interscambi di comportamenti avrebbero portato a una "fuga" o al collasso del sistema, alimentandosi cioè di retroazioni positive e come viceversa, la stabilizzazione del sistema di relazioni diveniva possibile grazie a modalità autocorrettive, a retroazioni negative.
  1. L'esperienza in ambito psichiatrico: dagli studi sui contesti di interazione all'elaborazione della teoria del doppio vincolo
Bateson, completamente assorbito, da un lato dall'esperienza dell'analisi psicoanalitica a cui si stava sottoponendo e, dall'altro dalla riflessione sui temi connessi alla cibernetica, finì con il trascurare i rapporti accademici e nel 1949 non gli venne rinnovato l'incarico di insegnamento ad Harvard. Il suo collega A. Kroeber lo segnalò, tuttavia, allo psichiatra sociale J. Ruesch della Langley Porter Neuropsychiatric Clinic di San Francisco, che in quel momento stava iniziando una ricerca sulla comunicazione in psichiatria e cercava un collaboratore antropologo. Bateson si trasferì perciò in California, e cominciò così quell'esperienza nel mondo psichiatrico durata oltre dodici anni e per la quale è da molti tuttora principalmente ricordato.Nominato consulente etnologo del Veterans Administration Hospital di Palo Alto e docente a contratto dell'Università di Stanford, si immerse per diversi mesi nella cultura psichiatrica e, con un approccio di taglio quasi antropologico, ne analizzò la letteratura, partecipò a convegni e seminari, frequentò reparti ospedalieri, assistette a sedute terapeutiche ed effettuò numerose interviste ad operatori dei più diversi indirizzi teorici. Da questo intenso lavoro di ricerca uscì nel 1952 un libro scritto a due mani con Ruesch "La matrice sociale della Psichiatria" che rappresentava una sorta di riflessione preliminare sulle questioni epistemologiche fondamentali a partire dalle quali svolse gran parte delle ricerche successive, non solo in campo psichiatrico. Questo lavoro, infatti, fornì a Bateson alcuni modelli interpretativi per delineare un nuovo approccio alla patologia psichiatrica e gli suggerì l'idea fondamentale di prendere in considerazione non tanto e non solo la persona e il messaggio ma anche e soprattutto il circuito e il contesto. Va inoltre ricordato che questo volume fu forse il lavoro di Bateson in cui si riconosceva maggiormente l'influenza sul suo pensiero delle teorie e del linguaggio della cibernetica (mente, comunicazione, codifica, relazione mappa/territorio, differenza, ecc.) che negli anni successivi sviluppò in un sistema sempre più coerente. "La matrice sociale della Psichiatria". L'analisi che Bateson presentò in questo libro, muoveva dal tentativo di descrivere la complessità dei fenomeni comunicativi e a questo proposito sottolineava come nella relazione terapeutica ogni messaggio, sia che provenisse dal paziente, sia che provenisse dal terapeuta, conteneva un duplice aspetto: da un lato era una semplice esposizione o un resoconto di eventi, dall'altro implicava una specie di comando o di stimolo di eventi successivi. Quindi la persona che percepiva un messaggio svolgeva inconsciamente due operazioni, la codificazione e la valutazione; sebbene si trattasse in origine di processi distinti, una volta avvenuti era impossibile distinguere i due diversi fattori nel prodotto cosciente che si era venuto a creare dalla loro sovrapposizione. Infatti, se la persona commetteva degli errori evidenti nel reagire agli eventi esterni, non era possibile né alla persona stessa né all'osservatore capire dove stesse l'errore, se nella percezione sbagliata degli eventi, oppure nella conversione di queste percezioni corrette in azioni errate.In questo modo Bateson arrivò a chiarire un aspetto, che sarebbe risultato molto significativo nello sviluppo successivo del suo pensiero, vale a dire il ruolo della coscienza. Se da un lato, infatti, l'esistenza della coscienza rivelava una notevole complessità della psiche, dall'altro essa era comunque connessa al processo di codificazione e di semplificazione delle informazioni, e il suo contenuto non era che una riduzione estrema ricavata dal ricco continuum complessivo degli eventi psichici. L'analisi di Bateson mirava a mostrare dunque come fosse possibile per il soggetto compiere molti tipi di errore nella propria codificazione e percezione del mondo; inoltre poiché in generale ogni premessa nella codificazione-valutazione era autorinforzante, la persona era incapace di avvertire le caratteristiche cognitive nei cui termini percepiva le cose finché la sua esperienza percettiva si dimostrava efficace. Solamente in relazione a un periodo di tentativi, di prove ed errori, una persona poteva apprendere qualcosa sul proprio sistema percettivo e gradualmente modificarlo in un sistema diverso e più adatto, magari in connessione con una diversa conoscenza dell'ambiente. Di fronte alla possibilità di sbagliare il soggetto poteva correggersi non solo a livello della singola azione, ma anche modificando i meccanismi in base ai quali le azioni erano connesse agli stimoli ambientali e, ad un altro livello, per mezzo dell'errore poteva modificare il proprio sistema di autocorrezione. La tesi centrale del libro era dunque che la terapia potesse avvenire soltanto mediante la comunicazione che, dipendeva dalle premesse che i due soggetti avevano in comune e dalla complessità del sistema e dei soggetti coinvolti. A questo punto veniva quindi introdotto il concetto di metacomunicazione, definito come comunicazione sulla comunicazione, che riguardava la definizione della relazione fra i soggetti che partecipavano ad una interazione comunicativa e che indicava tutti quegli elementi e affermazioni sulla codificazione (su come interpretare il messaggio) scambiati fra coloro che comunicano. Così, nell'analizzare la comunicazione fra due persone e ciò che ognuno percepiva, bisognava tenere conto sia del contenuto della comunicazione sia dei messaggi che definivano il contesto in cui tale messaggio doveva essere interpretato. Dal punto di vista propositivo, l'idea di Bateson andava nella direzione di ripensare l'attività psichiatrica non come una pura tecnica terapeutica basata su una comunicazione a senso unico in cui il terapeuta rimaneva sostanzialmente immodificato, ma piuttosto come un'attività riflessiva in cui il terapeuta accettava di mettersi in gioco, partecipava a sua volta a un processo dinamico di cambiamento, per progredire ed evolvere continuamente. L'attività terapeutica veniva pertanto intesa come un processo con un carattere circolare tra medico e paziente, in cui entrambi si modificavano attraverso la relazione e la comunicazione, in una co-evoluzione terapeutica. Altre problematiche introdotte da Bateson in questo testo, relative alla struttura dei contesti di interazione e alle contraddizioni che potevano insorgere quando, in un circuito riflessivo, si dovevano considerare contemporaneamente il contenuto della comunicazione e i messaggi che qualificavano il contesto e che definivano le regole contingenti il rapporto, diventarono il presupposto delle sue successive ricerche che in campo psichiatrico sfociarono nelle riflessioni relative al doppio vincolo e, in una prospettiva più ampia portarono all'elaborazione della sua teoria dell'apprendimento tematizzata come un fenomeno della comunicazione. Intanto nell'inverno 1951 Bateson divorziò da Margaret Mead e di lì a poco sposò la propria segretaria, Elizabeth Summer, dalla quale nello stesso anno ebbe il secondo figlio John. Gli anni seguenti furono tuttavia particolarmente difficili a causa della salute di Elizabeth, che per un disturbo genetico non riuscì a portare a termine le gravidanze successive e a causa delle preoccupazioni economiche dovute alla precaria  situazione professionale di Bateson; tutto ciò rese fragili gli equilibri interni della coppia e così i due nel 1958 divorziarono.Nel frattempo Bateson era andato approfondendo i suoi studi sulla comunicazione, intesa come fenomeno specifico che caratterizzava i sistemi viventi, e nel 1952 ottenne una borsa di studi di due anni da parte della Fondazione Rockfeller per studiare come la Teoria dei Tipi Logici di Russel-Whitehead, potesse essere impiegata negli studi sulla comunicazione, sul linguaggio naturale e sulla classificazione dei messaggi. La Teoria dei Tipi Logici, nata, con una valenza prescrittiva, nel linguaggio formale e atemporale della logica, sosteneva che una classe non potesse essere membro di se stessa né che uno degli elementi potesse essere la classe e che pertanto tra una classe e i suoi elementi esistesse discontinuità e che le classi si disponessero lunga una scala gerarchica di Tipi Logici. Bateson ne respinse l'originario valore ingiuntivo limitato ai linguaggi formali e, consapevole delle incolmabili differenze esistenti tra logica formale e mondo biologico, partendo dal suo referente empirico rappresentato dall'indagine etologica sulle forme di comunicazione che, nell'animale e nell'uomo, avevano una valenza relazionale e dalla considerazione che soprattutto la comunicazione preverbale dei mammiferi era la definizione di contesti e di modelli di relazione, coglieva della teoria di Russel-Whitehead l'importanza di collocare su livelli logici differenti contenuto e contesto della comunicazione nell'analisi dei circuiti riflessivi. Riteneva, infatti, che, la comunicazione ingenerasse inevitabilmente paradossi proprio perché la sua struttura era autoriflessiva e pertanto una data espressione era contemporaneamente affermazione su sé stessa, comportando, quindi per questo, spesso una confusione fra livelli. Negli esseri umani che utilizzavano due canali comunicativi paralleli e differenti, il canale digitale (verbale), in cui erano trasmesse informazioni su eventi e, quello analogico (mimica e tono della voce), in cui erano veicolati gli elementi e le affermazioni scambiate sulla codificazione e sul rapporto fra coloro che comunicavano, le cose si complicavano ulteriormente aumentando le possibilità di comunicazione paradossale. Bateson riprese pertanto il concetto di metacomunicazione che aveva introdotto in "La matrice sociale della Psichiatria" e lo indicò come tipo il logico più elevato, che all'interno del contesto aveva la funzione di comunicare sul contesto. Dunque per Bateson, i processi mentali andavano a condividere con la logica la necessità di "delimitare lo sfondo contro cui le figure devono essere percepite" [8] tramite una cornice che impedisse, per quanto possibile l'insorgere di paradossi anche se i paradossi dell'astrazione, che i logici semplicemente proibivano, erano invece per Bateson necessari per l'evoluzione della comunicazione, che altrimenti si sarebbe ridotta ad uno statico gioco di regole e venivano indicati come basilari in molte forme di comportamento e di significati sociali: il gioco, l'arte, la religione.A Bateson era venuta l'idea di approfondire queste tematiche dopo aver trascorso, per due anni, interi pomeriggi allo zoo di San Francisco, filmando il comportamento di gioco di lontre e foche; esperienza che lo aveva portato a chiedersi come appunto fosse possibile trasmettere il messaggio "questo è un gioco" fra animali che non disponevano di altri mezzi comunicativi se non il proprio comportamento, come fosse cioè possibile comunicare sul comportamento tramite il comportamento stesso. Per svolgere tale ricerca si circondò di una serie di collaboratori con i quali costituì il cosiddetto "gruppo Bateson": l'ingegnere chimico J. Weakland, lo psicologo sociale J. Haley e lo psichiatra W. Fry poi sostituito dal collega D. D. Jackson. La ricerca tuttavia venne condotta, secondo lo stile di Bateson, con ampia libertà e creatività ma in modo poco strutturato e con scarso coordinamento, così per quanto il gruppo fosse riuscito a raccogliere una notevole quantità di materiale sulle situazioni più diverse (i giochi di animali, gli spettacoli di burattini, il linguaggio degli schizofrenici, l'umorismo, l'ipnosi, ecc.), non ci fu però molta intesa sul senso della ricerca e i risultati complessivamente non furono immediatamente rilevanti.Scaduti i due anni di ricerca, i cui risultati tangibili furono soltanto due articoli, la Fondazione Rockfeller non rinnovò la borsa di studio e Bateson si ritrovò di nuovo senza lavoro. Tuttavia il gruppo continuò a collaborare con lui, così come proseguirono, in quel periodo, gli scambi con altri due importanti interlocutori: N. Wiener, matematico che si interessava agli effetti che avrebbe potuto produrre l'implementazione di un'istruzione paradossale in un calcolatore, arrivando anche a suggerire la possibilità di un approccio cibernetico alla patologia mentale e A. Watts che si occupava dell'uso del paradosso nella comunicazione maestro-allievo in discipline meditative dell'Estremo Oriente, quali il taoismo e il buddismo zen; con entrambi Bateson discuteva pressoché degli stessi temi ma considerati da angolazioni e punti di vista differenti.Proprio mentre stava scrivendo una lettera a N. Wiener, tentando di esplicitare gli obbiettivi del suo progetto, le precedenti esperienze intellettuali, dagli studi sulle interazioni delle madri balinesi con i loro figli all'osservazione delle sequenze di gioco fra le lontre filmate allo zoo di San Francisco, sembrarono improvvisamente andare a comporsi in una nuova configurazione e Bateson ebbe la prima intuizione di quella che sarebbe diventata la teoria del doppio vincolo (o doppio legame). Con questa definizione avrebbe, infatti, indicato quel tipo di comunicazione nell'ambito di una relazione importante dal punto di vista emotivo, in cui era presente una contraddizione non riconosciuta fra messaggi situati a livelli logici diversi, un contesto comunicativo quindi paradossale in cui il soggetto coinvolto non era in grado di metacomunicare: non poteva né chiarire il contenuto degli interscambi comunicativi né negoziare le regole contingenti il rapporto, i termini della relazione. Nell'inverno 1954, grazie all'interessamento di Wiener, il gruppo riuscì ad ottenere dalla Fondazione Macy un finanziamento, condizionato però al fatto che la ricerca fosse centrata sull'interazione madre-bambino e sul ruolo dell'apprendimento contestuale nella genesi della schizofrenia. Per Bateson questo spostamento d'accento rappresentava in quel momento una sorta di escamotage per poter proseguire le sue ricerche sulla comunicazione. Nel corso di questa ricerca non si limitò, infatti, a sviluppare la tematica della comunicazione paradossale nella schizofrenia ma svolse studi sul ruolo del paradosso nel buddismo Zen, sull'applicazione dell'ipotesi del doppio vincolo ai fenomeni dell'umorismo e dello scherzo e sulla comunicazione preverbale dei mammiferi, convinto che il modello del doppio vincolo concernesse una vasta gamma di forme di comunicazione trascontestuale (dall'umorismo, alla poesia, all'arte, al gioco) in cui la confusione dei tipi logici andava intesa non come un disturbo, bensì come una componente creativa. " Riteniamo che i paradossi dell'astrazione debbano intervenire in tutte le comunicazioni più complesse di quelle dei segnali di umore, e che senza questi paradossi l'evoluzione della comunicazione si arresterebbe. La vita sarebbe allora uno scambio senza fine di messaggi stilizzati, un gioco con regole rigide e senza la consolazione del cambiamento o dell'umorismo." [9] Fu, tuttavia, proprio in campo psichiatrico che i lavori prodotti dal gruppo, a partire dal saggio del 1956 "Verso una teoria della schizofrenia", nel quale veniva riassunto l'orientamento e i risultati della ricerca e in cui si trovava formulata per la prima volta la teoria del doppio vincolo, riscossero una grande attenzione e ispirarono diverse ricerche."Verso una teoria della schizofrenia". In questo saggio Bateson e i suoi collaboratori, presentarono la schizofrenia come una patologia della comunicazione che aveva le sue origini nel sistema familiare e il doppio vincolo come una struttura di comunicazione distorta e paradossale in cui il soggetto coinvolto nel doppio legame era sottoposta ripetutamente a messaggi contraddittori o ingiunzioni dal carattere paradossale da parte dei genitori o da uno di essi. Bateson, in particolare, riprendendo la Teoria dei Tipi Logici, affermava: "[…] La nostra impostazione è basata su quella parte della teoria della comunicazione che Russel chiamò Teoria dei Tipi Logici. La tesi centrale di questa teoria è che esiste una discontinuità tra una classe e i suoi elementi. La classe non può essere un elemento di sé stessa, e d'altra parte uno degli elementi non può essere la classe, poiché il termine usato per la classe è di un livello di astrazione diverso (di un diverso tipo logico) rispetto ai termini usati per gli elementi. Per quanto nella logica formale si tenti di conservare tale discontinuità tra una classe e i suoi elementi, è nostra opinione che, viceversa, nella psicologia della comunicazione reale questa discontinuità sia continuamente trasgredita, e che a priori ci si debba aspettare l'insorgere di una patologia nell'organismo umano qualora questa trasgressione assuma certi caratteri formali nell'ambito della comunicazione tra madre e figlio […]". [10]   Bateson cercava poi di definire le condizioni che determinavano una tipica situazione di doppio vincolo ed indicava almeno sei caratteristiche fondamentali: la relazione tra due o più persone (per esempio la madre con il figlio, con o senza il resto della famiglia), la ripetizione dell'esperienza tale che la struttura di doppio legame diventasse un'attesa abituale, un'ingiunzione primaria negativa e accompagnata da minacce, un'ingiunzione secondaria in conflitto con la prima a un livello più astratto e anche questa accompagnata da minacce o punizioni, un'ingiunzione negativa terziaria che impediva al soggetto di sfuggire al conflitto e infine una volta appresa questa struttura formale non era più necessario che intervenissero tutti gli elementi, poiché poteva essere sufficiente una porzione di questa sequenza o la sua presunzione o la sua allucinazione per provocare panico o rabbia. La natura discrepante e gli effetti paralizzanti di questi messaggi venivano inoltre illustrati da alcune esemplificazioni legate a messaggi paradossali quali ad esempio l'ingiunzione secondaria: "non sottostare ai miei divieti" (rivolto dal genitore al figlio) che conteneva una richiesta intrinsecamente contraddittoria e che rendeva pressoché impossibile l'esecuzione del comando: se il soggetto voleva obbedire doveva, infatti, disobbedire nel contempo l'esortazione a disobbedire era accompagnata da un'implicita proibizione di prendere l'iniziativa. Veniva poi sottolineato che, se nel caso del gioco e della natura della metacomunicazione, il paradosso poteva essere riconosciuto individuando i tipi logici, la cui confusione generava un circolo vizioso, nel caso delle ingiunzioni paradossali, qualora non si fossero poste le condizioni per metacomunicare (vale a dire se il soggetto intrappolato nel doppio legame era in una condizione di subalternità tale da rendergli impossibile commentare la comunicazione), le uniche risposte possibili avevano le caratteristiche di una comunicazione distorta e paradossale qual era, per Bateson, quella osservabile fra i pazienti schizofrenici. Infatti, il doppio legame non faceva riferimento a singole esperienze traumatiche vissute dal soggetto durante l'infanzia e date unicamente da una struttura comunicativa caratterizzata dal contrasto fra messaggi emessi dai diversi canali della comunicazione (verbale e non verbale) ma oltre a riguardare la confusione dei livelli di astrazione, si riferiva all'organizzazione sistematica delle distorsioni comunicative. Ora, una persona coinvolta fin dall'infanzia in legami affettivi intensi per la quale era dunque fondamentale discriminare il genere di messaggio che le veniva comunicato, e che tuttavia si trovava intrappolata in un contesto in cui la comunicazione manifestava questo tipo di ambiguità venendole indirizzati continuamente messaggi di due ordini, uno dei quali negava l'altro, poteva trovarsi nella condizione di non essere in grado di analizzare la contraddizione e di discriminare a quale ordine di messaggio dovesse rispondere. Così, secondo Bateson, da un lato essa poteva crescere senza sviluppare la normale capacità di comunicare sulla comunicazione (di metacomunicare), e quindi di chiarire il senso dei messaggi scambiati e dall'altro finire facilmente con l'assumere abitudini mentali e comunicative di tipo difensivo che sebbene non convenzionali erano tuttavia in qualche modo appropriate a quella situazione. Bateson svolse le sue riflessioni in merito sulla base dell'idea del deutero-apprendimento o dell'apprendere ad apprendere; riteneva, infatti, che come si poteva apprendere a risolvere dei problemi semplici (apprendimento), era possibile anche acquisire abitudini (che diventavano rigide) che si potevano applicare alla soluzione di classi di problemi (deutero-apprendimento). Per lo schizofrenico, la ripetizione dell'esperienza comportava una sorta di deutero-apprendimento negativo: giungeva ad interpretare la realtà nei termini di un doppio vincolo, divenendo incapace di discernere le cornici metacomunicative, dunque di operare una corretta tipizzazione logica dei messaggi; in tal senso appariva emblematico per Bateson che lo schizofrenico confondesse le espressioni letterali con quelle metaforiche e, viceversa, interpretasse in maniera letterale gli enunciati metaforici. Veniva infine sottolineato come la psicosi della persona e quindi l'esperienza di una ripetuta negazione dell'io nel contesto comunicativo del doppio vincolo andasse considerata nel quadro sistemico dell'organizzazione familiare, l'insorgere della schizofrenia in un membro della famiglia, si rivelava, infatti, paradossalmente una condizione del mantenimento dell'omeostasi del sistema familiare, di una robustissima stabilità che gli garantiva un senso di sicurezza.Nel frattempo, all'interno del gruppo di ricerca stavano tuttavia emergendo delle divergenze proprio sulle implicazioni pratiche dell'ipotesi del doppio vincolo. Bateson stava vivendo un periodo molto creativo delle sue ricerche e ritenendo fosse giunto il momento di superare la fase di studi più immediatamente legata alla psichiatria cominciò a privilegiare gli interessi rivolti al più ampio campo dei rapporti formali che connettevano i processi dell'evoluzione biologica e questi con quelli dell'apprendimento; mentre il resto del gruppo non intendeva seguirlo verso la fondazione di questa scienza eco-genetica dei sistemi viventi a cui stava pensando, in particolare J. Haley maturò un interesse specifico per le applicazioni del modello in campo clinico, sviluppandone una propria interpretazione pragmatica e D. D. Jackson, nel 1959 ottenne dall'amministrazione dell'ospedale la costituzione di un centro permanente di studi sulla psicoterapia sistemica, il Mental Research Institute. Questo centro sarebbe diventato uno dei principali poli di ricerca e di formazione sulla terapia familiare, tuttavia Bateson, non gradendo che le sue teorie fossero utilizzate in modo riduttivo e strumentale per costruire tecniche terapeutiche, rifiutò di collaborarvi rendendosi conto che per lui era di nuovo tempo di cambiamenti radicali. Inoltre, alle divergenze intellettuali con i colleghi, si aggiunse il fatto che, anche a seguito della pubblicazione del volume Pragmatics of Human Communication di P. Watzlawick, J. Bevin e D. Jackson, che utilizzava molte delle sue idee sulla schizofrenia, Bateson si rese conto che l'ambiente di persone che lo circondava era forse meno attento alla purezza della ricerca teorica e meno cauto nell'applicazione delle ipotesi scientifiche e più orientato a sfruttare le sue ricerche. Il conflitto all'interno del gruppo andò pertanto acuendosi negli anni successivi e portò al suo scioglimento nel 1962 e al definitivo allontanamento di Bateson dall'ambiente psichiatrico.   
  1. L'epistemologia delle relazioni: dalla comunicazione fra organismi viventi all'unità necessaria di mente e natura

Nei primi anni '60 Bateson andò orientando sempre più i suoi studi sulla comunicazione animale e affiancato da Lois Cammack, un'assistente sociale psichiatrica che nel 1961 era diventata la sua terza moglie, cercò di allestire in casa propria un allevamento di polipi in acquari climatizzati per studiarne le interazioni. Tuttavia nel 1963 a causa delle grandi difficoltà tecniche che la gestione di una struttura del genere comportava, dopo aver cercato senza successo di convincere un istituto oceanografico di La Jolla ad accordargli un progetto di ricerca, decise di abbandonare questa esperienza e di accettare l'invito rivoltogli dallo psichiatra J. Lilly, direttore alle Isole Vergini del Communication Research Institute, ad entrare a far parte di uno staff che si occupava di ricerche su polipi e delfini. Bateson si trasferì quindi a St. Thomas con tutta la famiglia che allora si componeva oltre che della moglie Lois, del figlio John e del figlio di lei Eric.Avvicinandosi allo studio dei delfini e di altri cetacei, Bateson notò come l'adattamento di questi animali al loro ambiente aveva comportato la perdita degli originali indicatori analogici: essi, infatti, non avevano né orecchie che potevano drizzare, né peli erettili, né tantomeno un muso espressivo (che peraltro non sarebbe stato chiaramente visibile in ambiente marino); possedevano però un sonar estremamente sensibile ed emettevano inoltre vocalizzi molto caratteristici. J. Lilly era stato tra i primi ricercatori ad avanzare l'ipotesi che quest'ultimo fosse il sistema di comunicazione utilizzato da questi animali e che consentiva all'uomo di stabilire con essi un rapporto linguistico. Secondo il parere di Bateson, tuttavia, se era vero che il delfino comunicava acusticamente, ciò non doveva indurre nell'errore di considerare i suoi vocalizzi un linguaggio digitale; infatti, dal punto di vista evolutivo, non aveva senso sostenere che un animale privo di  mani adottasse un linguaggio che faceva riferimento ad oggetti ed alla loro manipolazione. Dal momento che il delfino era un animale con una spiccata indole sociale, appariva molto più verosimile l'ipotesi che la sua comunicazione fosse invece sulla relazione ma che per realizzarla avesse dovuto utilizzare un sistema digitale. Si presentava quindi il problema di come fosse possibile studiare un sistema così diverso da quello umano e Bateson, dal momento che a suo avviso conoscere era soprattutto percepire empaticamente, formulò l'ipotesi che, non potendo l'uomo avere alcuna empatia per un sistema digitale che trasmetteva su relazioni, per comprendere la comunicazione del delfino dovesse prendere come riferimento qualcosa che si situasse anche nel suo codice abituale, quindi ciò che restava del comportamento cinetico del delfino. Per Bateson era, infatti, possibile studiare e capire un animale, un fiore, uno schizofrenico od una società tradizionale poiché vi poteva essere un'empatia nei loro confronti, perché era possibile riferirsi ad una struttura comportamentale, formale, processuale che ci connetteva ad essi. Per questo arrivò poi ad affermare in "Verso un'ecologia della mente", la raccolta dei suoi saggi più significativi pubblicata nel 1972, che i messaggi avevano significato per chi li riceveva non perché contenevano un'informazione, ma poiché erano contestualizzati dal ricevente in strutture di relazioni, in cui essi si adattavano ed evocavano significati. Questi ultimi nascevano quindi dall'interazione, come risultato di un processo coevolutivo, in cui le parti in causa imparavano a contestualizzare adeguatamente i messaggi ricevuti. Infatti, in quest'opera riportando alcune esemplificazioni sostenne che quando il gatto affamato miagolava insistentemente rivolto al padrone, ciò che esprimeva nel suo modo analogico fosse essenzialmente la struttura relazionale del gattino verso la madre, era come se asserisse: "Dipendenza! Dipendenza!" ed era di fatto il padrone che compiva il passo deduttivo conseguente, assegnando a questo comportamento il significato "Latte". Proseguendo in questa direzione in "Mente e Natura", la sua ultima opera uscita nel 1979, un anno prima della morte, Bateson sarebbe giunto alla considerazione che l'estetica, l'apprezzamento della bellezza fosse il riconoscimento di una somiglianza, di una struttura che ci connetteva a ciò che osservavamo, era quindi la relazione ad essere bella, non l'oggetto in se stesso e, utilizzando un esempio preso dal mondo delle scienze naturali affermò che quando K. Lorenz osservava un animale, empatizzava con esso sino a diventarne la metafora, poiché faceva leva su quelle parti del suo sé che aveva in comune con lui.Le ricerche compiute sui cetacei ebbero quindi un ruolo importante nell'elaborazione delle teorie successive di Bateson, tuttavia, a causa di gravi problemi economici e logistici, l'Istituto delle Isole Vergini nel 1964 dovette chiudere ma grazie al personale interessamento di J. Lilly, Bateson trovò un altro lavoro come direttore di ricerca associato all'Oceanic Institute delle Isole Hawaii, diretto da K. e T. Pryor. Anche i sette anni che trascorse in questo centro di ricerca, dal 1964 al 1971, rappresentarono un periodo stimolante della sua vita intellettuale. Ebbe frequenti contatti con molti studiosi, il sociologo e terapista gestalt P. Goodman e il romanziere P. Wylie gli furono amici e vicini di casa, inoltre molti scienziati andarono all'Istituto per fargli visita e tenere seminari: gli antropologi R. Firth ed E. P. Leach, l'etologo K. Lorenz e vecchi amici come E. Hutchinson e C: Waddington, o giovani talenti come il matematico teoretico A. Holt. A questo si aggiunse il fatto che in quegli anni Bateson si mosse in sintonia con quella che veniva definita la "seconda cibernetica" o "cibernetica di secondo ordine", legata a personalità quali H. von Foerster, G. Pask, H. Maturana, F. Varela, che ampliava il modello cibernetico di Wiener considerandolo come un circuito più vasto del quale l'osservatore e il contesto erano parti integranti. In effetti, mentre nella prima cibernetica l'osservatore era considerato fuori dal sistema, nella cibernetica di secondo ordine l'osservatore veniva reintegrato nella descrizione dei sistemi e l'assunzione dell'impossibilità di una conoscenza oggettiva, indipendente da un osservatore, veniva radicalizzata. Inoltre all'interno di questa particolare prospettiva di analisi anche ciò che alterava o disturbava un messaggio poteva a sua volta divenire un fattore di organizzazione e dare vita a nuove configurazioni. L'ampliamento della spiegazione cibernetica, che contemplava fra i principi basilari dell'epistemologia la reintegrazione del caso e della reciproca appartenenza di osservatore e sistema, fu molto importante per le ricerche di Bateson, il cui interesse si era sempre rivolto alla comunicazione fra organismi piuttosto che sulla mera trasmissione di informazioni. Infatti, i modelli cibernetici gli permisero di tematizzare con sempre maggiore chiarezza, così come era successo per l'omeostasi familiare nella ricerca sulle distorsioni comunicative nelle relazioni genitore-figlio, sia l'interazione comunicativa quale unità microecologica, sia il disordine ambientale nel processo di trasformazione della natura. Il clima amichevole e ricco di stimoli intellettuali in si trovò a lavorare all'Oceanic Institute favorì l'avvio di una fase molto creativa della sua opera che gli consentì di cominciare a connettere organicamente ed a raccogliere in una riflessione unitaria e coerente le varie esperienze ed idee maturate negli anni nei diversi ambiti: biologico, antropologico, psichiatrico. Bateson, infatti, collegando le teorie paterne sui processi dell'evoluzione, la poetica di W. Blake, le sue ricerche sulle teorie della comunicazione, la Teoria dei Tipi Logici, i modelli cibernetici giunse ad elaborare una profonda critica al predominio della dimensione conscia e razionale a discapito dell'unità e della complessità dell'esperienza del vivente. A suo avviso, l'errore epistemologico fondamentale della cultura occidentale consisteva nel sopravvalutare quella esigua rappresentazione della vastità dell'esperienza che era la coscienza. Aveva già sottolineato in uno scritto del 1952, "La matrice sociale della Psichiatria", come ci fossero valide ragioni per ritenere tecnicamente irrealizzabile la rappresentazione da parte dello schermo della coscienza della totalità degli eventi mentali e come si dovesse ipotizzare l'esistenza di una sorta di legge economica che inducesse il sistema mentale a collocare nell'inconscio tutta una serie di conoscenze. [11] Ad abitare l'inconscio non era solo il rimosso psicoanalitico, ma anche le premesse cognitive, le abitudini, le abilità ben apprese; conoscenze che si configuravano come inaccessibili direttamente dall'indagine conscia, perché il livello del processo primario seguiva una codificazione diversa, iconica e metaforica. Per Bateson tutto ciò avrebbe dovuto quindi portarci a diffidare della coscienza, in quanto semplice componente di un vasto sistema cibernetico "uomo-società-ecosistema" [12] che operava in base ad un'informazione sempre parziale, e perciò inadeguata per l'adattamento, infatti, la finalità cosciente era per sua definizione semplificante, tendeva ad ignorare la complessità sistemica per perseguire direttamente il risultato desiderato seguendo il percorso più semplice e più breve e pertanto, non considerando la causalità come un evento essenzialmente relazionale, un rapporto in una rete dinamica di rapporti, non poteva che produrre false reificazioni di cause ed effetti.L'occasione per approfondire tali questioni fu offerta nel 1967 da L. Osmundsen, la direttrice scientifica della Fondazione Wenner Gren che, colpita dalle tesi da Bateson sulla coscienza, gli diede la possibilità di organizzare un simposio residenziale nel castello austriaco di Burg Wartenstein dal titolo "Effetti della finalità cosciente sull'adattamento umano".Bateson si rese conto che il convegno rappresentava un'opportunità per poter avviare un mutamento della filosofia sociale proprio a partire dall'essenza dell'epistemologia cibernetica; vi si dedicò perciò con passione e chiamò a raccolta tutte quelle persone che avevano preso parte al suo cammino o avevano rappresentato un particolare passaggio, come T. Schwartz, che dopo di lui era stato collaboratore di M. Mead, la figlia M.C. Bateson, l'amico W. McCulloch, A. W. Holt, G. Pask, B. Commoner ed altri. Il soggetto scientifico degli incontri fu il tentativo di illustrare il modo in cui la pretesa umana di gestire l'ambiente secondo il modello della finalità cosciente fosse all'origine della crisi ecologica. Dal momento che il simposio si concluse con una generale impressione di successo un secondo analogo convegno fu organizzato, sempre grazie alla Fondazione Wenner Gren, nel 1969 sul tema "La struttura morale ed estetica dell'adattamento umano". Dal canto suo Bateson fu molto soddisfatto dei risultati dei lavori: se da un lato vide confermata la validità delle sue preoccupazioni sul ruolo dominante rivestito nella nostra cultura dalla finalità cosciente, dall'altro ebbe l'impressione di aver posto le basi di quella scienza integrata dei sistemi viventi che stava progettando sin dalla fine degli anni '50 e che avrebbe poi chiamato ecologia della mente.Nel 1968 intanto, ormai sessantaquattrenne, Bateson divenne padre per la terza volta di una bambina, Nora.Ottenne inoltre la possibilità di condurre un corso sperimentale che intitolò "Sistemi Viventi", presso il Dipartimento di Antropologia dell'Università delle Hawaii; al tempo stesso però il National Institute of Mental Health, considerando che le sue ricerche non erano ormai più basate su dati né sperimentali né clinici, cancellò il finanziamento che gli accordava da dieci anni. Trascorse quindi l'intero 1971 alla guida di un piccolo gruppo di studenti americani, selezionati da C. Jaeger, un pedagogista indipendente, per un seminario itinerante attraverso l'Asia, nel corso del quale, Bateson molto colpito dalle conversazioni avute con i monaci e i maestri buddhisti incontrati, ebbe l'idea di effettuare una ricerca sull'illuminazione mistica considerata alla luce della sua teoria della gerarchia logica degli apprendimenti. Tuttavia, anche l'Oceanic Institute finì purtroppo con l'avere problemi finanziari e Bateson, che cominciava ad accusare problemi di salute, lasciò le Hawaii  per ristabilirsi in California. Ne conseguì un anno di forzata inattività e di depressione che coincise tuttavia curiosamente con il successo che ottenne la pubblicazione di "Verso un'ecologia delle mente" che rendeva ormai manifesta la sua personale e complessa proposta epistemologica. Curata, infatti, con l'aiuto di alcuni studenti, questa antologia dei suoi scritti più significativi testimoniava il salto di qualità che si era prodotto nel suo pensiero, volto ormai non più a ricercare una coerenza epistemologica, bensì ad aprire di fatto la strada ad una nuova epistemologia, fondata sulle relazioni fra le cose, piuttosto che sulle cose in se stesse. Con il termine epistemologia, Bateson, infatti, non intendeva quella disciplina teorica che di norma si propone di studiare i nostri modi di conoscere bensì con esso designava piuttosto una sorta di attività del vivente, un modo di relazionarsi al più ampio contesto di cui si è parte e di coevolvere con esso. (Per un approfondimento relativo alla struttura e ai contenuti di "Verso un'ecologia delle mente" [13] Nel frattempo, sul finire del 1973, Bateson venne invitato a far parte del corpo docente del Kresge College dell'Università della California, un istituto sorto alcuni anni prima secondo le linee guida della psicologia umanista di A. Maslow e C. Rogers che, in seguito al suo coinvolgimento nel movimento della Controcultura, aveva subito una perdita di prestigio e di credibilità scientifica. Gli amministratori, alla ricerca di una figura che potesse ridare smalto e rigore scientifico al College, gli offrirono la gestione di un corso, assicurandogli massima libertà di azione. Bateson accettò e vi istituì un seminario permanente intitolato "Ecologia della Mente", in cui il suo stile di ricerca spaziò fra argomenti quali il ruolo delle premesse epistemologiche nella percezione e nel comportamento culturale, l'etologia, il linguaggio degli schizofrenici, la morfologia delle piante e, per la gestione del quale si avvalse della consulenza di sei capisezione: un biologo molecolare, un astronomo, uno zoologo, uno storico, un letterato ed infine un frate domenicano che si era dedicato alla poesia. In questo periodo ebbe inoltre inizio l'amicizia con J. Brown, l'anticonformista Governatore della California, che gli dimostrò la sua stima proponendogli di entrare nel Consiglio dei Reggenti dell'Università, il consiglio di amministrazione del più vasto complesso educativo e finanziario universitario di tutto lo stato che vagliava i progetti di ricerca e stabiliva l'assegnazione dei relativi finanziamenti. Bateson, dopo un'iniziale perplessità, pur non avendo mai fatto realmente parte di un'istituzione, accettò la proposta scorgendovi un'opportunità per ostacolare l'obsolescenza degli strumenti concettuali della scienza moderna in favore di un approccio ecologico. Tuttavia, se da un lato la sua fama e il suo pubblico negli ultimi anni erano cresciuti notevolmente, dall'altro il mondo scientifico continuava a non prendere in considerazione le sue idee e così decise di dedicare gli ultimi anni della sua vita al tentativo di sistematizzare le sue teorie in un libro che potesse rappresentare in modo chiaro la sua prospettiva scientifica ed epistemologica, che illustrasse il rapporto tra le sue idee e la teoria dell'evoluzione e che gli desse la possibilità di chiudere, per così dire, l'ampio cerchio che aveva aperto quasi cinquanta anni prima, quando aveva lasciato la biologia per farsi antropologo. Riprese pertanto una sorta di dialogo anzi di "metalogo" ideale con il padre William ed iniziò a lavorare a "Mente e Natura" in cui presentava la sua idea di mente intesa come "concetto centrale di tutta la biologia" [14] e le sue teorie fondamentali sui grandi processi stocastici e sull'analogia tra evoluzione e apprendimento in rapporto alle caratteristiche "mentali" di entrambi [15] . Tuttavia all'inizio del '78 un aggravamento dei disturbi polmonari di cui soffriva da tempo confermarono il sospetto di cancro e contro il parere dei medici, temendo di perdere l'energia e la lucidità necessarie al lavoro che si era prefissato, consigliatosi con M. Mead, chiese alla figlia Mary Catherine, che lavorava come antropologa presso l'Università Di Teheran, di raggiungerlo per aiutarlo nella stesura del libro. I due lavorarono alacremente, soprattutto di notte quando i dolori si attenuavano, riuscendo in pochi mesi a portare a termine "Mente e Natura" che venne pubblicato nel 1979.Tuttavia Bateson notò con profondo rammarico che "Mente e Natura" non raccoglieva le attenzioni del mondo scientifico e che l'atteggiamento di disinteresse nei confronti non era mutato.Nell'ultimo periodo della sua vita si avvicinò pertanto alla controcultura americana: ecologisti, terapeuti alternativi, seguaci delle discipline religiose più diverse, che sembravano al contrario essere molto interessati alle sue riflessioni. Nonostante i molti punti di divergenza con le forme di pensiero prevalenti in tali comunità si ritirò, infatti, con la moglie presso l'Esalen Institute, una comunità sorta a Big Sur sulla scia dell'interesse per il misticismo e per le psicoterapie alternative prodotto dalla controcultura. Tale scelta non fu tuttavia dettata da una sorta di vulgata misticheggiante che si era prodotta nelle sue teorie, ma semplicemente dal fatto che Bateson si trovava ormai tutto sommato più a suo agio negli ambienti della controcultura che non fra i suoi colleghi scienziati o fra i politici che lo avevano profondamente deluso e significativamente, nel 1979, diede le dimissioni dal consiglio dei Reggenti dell'Università della California per protestare contro l'intenzione dell'università di insistere nell'indirizzare una parte della ricerca accademica in fisica alla produzione di armi nucleari.Inoltre in quel periodo dal momento che le sue condizioni di salute sembravano migliorare ed il cancro essersi arrestato, cominciò a stendere le note per un libro che mostrasse le connessioni epistemologiche fra scienza, estetica e sacro: "Là dove gli angeli esitano" [16] . Tuttavia poco dopo si acutizzarono alcuni problemi dovuti ai danni subiti dagli accertamenti diagnostici, che avevano molto indebolito il suo organismo ed inoltre la morte di M. Mead, anch'essa malata di cancro, aprì un grande vuoto. Tale peggioramento lo costrinse pertanto a ricorrere di nuovo all'aiuto della figlia Mary Catherine per poter continuare il lavoro al nuovo libro ma nel Giugno del 1980 si ammalò di polmonite e chiese di essere trasferito dall'ospedale, dove era ricoverato, al Centro Zen di San Francisco, dove morì pochi giorni dopo, il 4 Luglio 1980.Mary Catherine, assemblando con cura gli appunti del padre e integrandoli con propri interventi, riuscì a pubblicare "Là dove gli angeli esitano" nel 1987, opera postuma che vedeva un rigoroso Bateson schierarsi decisamente contro chi aveva equivocato le sue idee e le sue scelte di vita, utilizzandole per confermare ora il proprio misticismo ora il proprio scientismo.

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