CAPITOLO TERZO - L'ecologia delle relazioni: il progetto L.A.R.A. (torna a Indice)
"L'apprendimento dei contesti della vita è cosa che deve essere discussa non come fatto interno, ma come una questione di relazione esterna tra due creature" (Gregory Bateson)
Il L.A.R.A., Laboratorio per le Aggregazioni e le
Relazioni con gli Adolescenti, è un progetto nato
nel 1996 da una collaborazione fra il Servizio Attività Educative,
Politiche Giovanili e Sport della Provincia di Pavia e il Centro
Provinciale interventi e servizi educativi e formativi Adolescere.
Il Laboratorio, che si colloca nel quadro teorico
e metodologica del Sistema Formativo Integrato, così come delineato
dal prof. Frabboni, responsabile scientifico del progetto, è
rivolto alle classi degli studenti della Scuola Media Superiore
ed ha la finalità di intervenire nelle difficoltà che fanno
riferimento al sistema di relazioni dei ragazzi, alfine di migliorare
il clima relazionale della classe e di favorire la gestione
dei conflitti che ne compromettono il rendimento scolastico.
Il L.A.R.A. si configura, infatti, come un laboratorio
permanente in cui viene offerta agli studenti un'opportunità
significativa, sul piano relazionale ed esperienziale, rivolta
a promuovere lo sviluppo di quelle abilità comunicative e competenze
sociali che talvolta rimangono inespresse in classe, attraverso
un importante strumento quale il gruppo e le dinamiche ad esso
connesse. Il sistema forse più influente, allinterno
del quale i ragazzi che frequentano la scuola superiore sviluppano
la loro autostima, è, infatti, il gruppo dei pari e lessere
accettati dai coetanei può dare un contributo importantissimo
anche alla formazione del loro senso di competenza e lo stesso
complessivo rendimento scolastico dipende largamente dalla soddisfazione
o dalla frustrazione di tale bisogno di accettazione e dalla
qualità dei loro rapporti relazionali. L'adolescente spesso
non apprende con successo ciò che non gli procura anche una
gratificazione affettiva e se non si sente a suo agio nellambiente
in cui deve compiere le sue esperienze culturali. Pertanto
la valorizzazione della componente affettivo-relazionale, che
sollecita le motivazioni dei ragazzi verso la socializzazione
e la partecipazione, e che facilita quindi le diverse forme
di adattamento sociale e intellettuale, appare centrale per
facilitare l'acquisizione da parte dei ragazzi di quelle abilità
utili per gestire in modo significativo i loro rapporti con
il contesto di interazioni di riferimento e con l'ambiente di
appartenenza in vista anche di un futuro inserimento lavorativo.A
partire da questo presupposto il L.A.R.A. pone l'accento proprio
sulla dinamica relazionale del gruppo, considerata una
risorsa preziosa per favorire lo sviluppo equilibrato dei ragazzi
per stimolarne l'apprendimento di nuove strutture e facilitarne
i cambiamenti. Infatti, in molti casi favorendo
la soddisfazione dei bisogni di accettazione, di relazione,
di espressione personale, riconoscendo e valorizzando la soggettività,
stimolando lenergia dei ragazzi e promuovendo la comunicazione
di gruppo appare possibile intervenire in modo efficace su modalità
comportamentali di tipo aggressivo oppure improntate a forme
di isolamento o di passività e su stati magari di inibizione
o di frustrazione e prevenire perciò successive forme di disadattamento.
In questo modo i ragazzi scoprono spesso di avere risorse e
capacità che non sospettavano di possedere, la cui assenza era
stata anzi in molti casi ripetutamente segnalata nel corso degli
studi, e fanno talora anche rapidi progressi migliorando di
conseguenza nei comportamenti e nei loro rapporti interpersonali
in generale.Il L.A.R.A. si caratterizza quindi
come un laboratorio sulla relazione di gruppo in cui vengono
proposti alle classi contesti comunicativi che, per mezzo di
differenti linguaggi e diversi strumenti, permettono di sperimentare
una dimensione sociale di gruppo che, se adeguatamente consapevolizzata,
diviene qualcosa di più della semplice somma dei ragazzi che
compongono il gruppo e delle loro singole potenzialità.
Tale progetto, infatti, prevede stages residenziali, per
lo più della durata di tre giorni condotti dagli operatori del
Centro Adolescere, che si svolgono in campagna, a "Villa
Fede", un'ampia villa nei pressi di Rivanazzano messa a
disposizione dall'Amministrazione Provinciale, nel corso dei
quali i ragazzi, in quella che è la dimensione di sperimentazione
protetta del laboratorio, attraverso attività strutturate quali:
giochi, simulazioni, esercizi psicomotori mente-corpo, momenti
di riunione e di riflessione in cerchio e grazie alle attività
informali, non strutturate, che la residenzialità porta con
sé, hanno la possibilità di scambiare con i compagni in modo
diverso rispetto a quello che avviene di solito in aula, di
esprimersi talvolta in modo nuovo, di provare a riconoscere
i punti di forza e di debolezza del gruppo, di prendere quindi
coscienza del suo sistema di abilità e di potenzialità.Per
gli ideatori del progetto L.A.R.A., che pongono dunque al centro
del laboratorio le dinamiche relazionali e le relative connessioni
con i processi di apprendimento, il riconoscimento della diversità
e la scoperta dell'altro come opportunità per accedere in modo
più compiuto alle proprie abilità e la ricerca di un'integrazione
e di un equilibrio tra i tre sistemi fondamentali della persona:
affettivo-relazionale, cognitivo e motorio, l'ottica ecologica
di Gregory Bateson rappresenta un punto di riferimento chiave
con il quale dialogare e confrontarsi e fornisce orientamenti
importanti di ricerca e di sperimentazione.Gli
studi di Bateson su come riflettere intorno al costituirsi dei
contesti formativi e al loro essere matrici di significato per
ciascuna delle parti in interazione e le sue considerazioni
sul fatto che ai processi di apprendimento concorrano non solo
forme razionali di conoscenza ma anche dinamiche emozionali
ed aspetti inconsapevoli della percezione, del giudizio e dell'attribuzione
di senso, pertanto forme del pensare che attingono a quelle
caratteristiche dell'umano che condividiamo con quel più vasto
mondo creaturale del quale siamo "ecologicamente"
parte in una dimensione co-generatrice e co-evolutiva, hanno
avuto, infatti, importanti implicazioni nell'elaborazione del
progetto, fortemente connotato da un approccio ecologico di
valorizzazione delle connessioni e di attenzione alla comunicazione.
1. Dalla mente all'interazione fra mentiUno
dei presupposti centrali del L.A.R.A. è connesso all'idea che
ciascuno di noi costruisce il senso dei percorsi della propria
conoscenza anche attraverso lo scambio interattivo che consente
la co-costruzione reciproca delle conoscenze. Questa
considerazione trova il suo riferimento teorico più immediato
nell'analisi sui processi di apprendimento condotta da Bateson,
il quale riflettendo su come la conoscenza si modifica nel momento
in cui si riescono a combinare informazioni provenienti da due
o più sorgenti, evidenzia come dalla combinazione di più informazioni
si genera, a suo avviso, un incremento di comprensione che è
superiore alla semplice addizione. "[
] Combinando
informazioni di genere diverso o provenienti da sorgenti diverse
si ottiene qualcosa di più che la loro addizione. L'aggregato
è più grande della somma delle sue parti poiché la combinazione
delle parti non è una semplice addizione, ma possiede la natura
di una moltiplicazione o di un frazionamento, o della creazione
di un prodotto logico. Un attimo di illuminazione" [60] . A questo proposito va inoltre
ricordato come, nella sua concezione, le informazioni non siano
altro che notizie di differenze le quali, permettendo il formarsi
di dinamiche interattive, sono i veri presupposti dei processi
di conoscenza [61] .Tale analisi è strettamente connessa al
suo concetto di mente , elaborato come criterio esplicativo
della natura organizzata del mondo del vivente, quindi per interpretare
i fenomeni della vita, caratterizzati non tanto dalle parti
che li compongono, quanto dalla loro comunicazione ed interazione.
Nell'ottica batesoniana le diverse parti non sono riducibili
in elementi né sono spiegabili separatamente dal tutto che concorrono
a determinare; pertanto come visto nei capitoli precedenti,
anche le dinamiche di apprendimento, così come i processi evolutivo,
sono co-evolutivi, non riguardano cioè singoli individui, o
singole specie, ma individui e specie nel loro ambiente.L'idea
batesoniana di mente, intesa come continuo gioco relazionale
ed interattivo stimolato dalle differenze, ha fornito indicazioni
importanti agli ideatori del Laboratorio per giungere a focalizzare
l'attenzione sul tema delle interazioni fra menti, (nel
contesto educativo: insegnante-studenti, studente-studente,
sudente-studenti, ecc.), che consente la co-costruzione di conoscenza
ed è uno dei presupposti dei processi sociali di cooperazione.
A partire da questo importante concetto si è sviluppata,
infatti, una metodologia in cui le esperienze formative proposte
hanno come riferimento l'apprendimento in gruppo che tuttavia
non avviene come in aula attraverso lezioni frontali ma con
l'immedesimazione nelle situazioni relazionali che si sviluppano
fra gli attori coinvolti. Le attività che si svolgono
durante gli stages sono, in effetti, legate a giochi di ruolo
e simulazioni che richiedono la partecipazione attiva di tutti
e la messa in campo di differenti abilità e competenze per il
conseguimento dell'obbiettivo comune. Inoltre le metafore utilizzate,
che costituiscono la cornice delle attività proposte, richiamano
frequentemente la necessità dell'esplicitazione dei diversi
punti di vista, dello scambio reciproco, della condivisione,
ma anche del conflitto e della negoziazione per arrivare a compiere
scelte di gruppo indispensabili al progredire del gruppo stesso.Per
una descrizione dettagliata degli itinerari formativi, delle
proposte e delle suggestioni individuati per gli stages si rimanda
al testo curato da F. Frabboni e F. Montanari, Lara. Nuove
abilità relazionali nell'avventura scolastica, Franco Angeli,
Milano, 2002, tuttavia vale la pena ricordare qui una metafora,
impiegata spesso in stages di base, che suggerisce l'importanza
di far emergere le risorse e le potenzialità che il gruppo possiede
valorizzando la soggettività di ciascuno e le diversità che
a queste si accompagnano. " Per diversi milioni
di anni sulla terra una nuova specie di mammiferi, che aveva,
come tutti, il problema di difendersi e procurarsi cibo, scelse
come forma collaborativa di aggregarsi in piccoli gruppi di
circa 15 elementi.Questa fase prese avvio prima
nelle foreste dell'Africa e poi, a causa di mutamenti ambientali,
nelle savane, espandendosi in tutto il mondo.Il
gruppo dei cacciatori doveva essere non troppo piccolo e non
troppo grande, le abilità di ciascuno dovevano essere conosciute
da tutti, così come i limiti e i difetti.Il gruppo
doveva alla fine essere qualcosa di più della somma degli individui.
Il gruppo doveva conoscersi, fidarsi l'uno dell'altro,
capirsi con un solo colpo d'occhio. Per sviluppare questa abilità
l'uomo ha impiegato milioni di anni.Oggi questa
nostra caratteristica è iscritta nel DNA ed è ancora la maggiore
risorsa di cui possiamo disporre.Ma è un'abilità che
va rinnovata e riconquistata." [62] Tale metafora che rimanda
al ruolo essenziale del gruppo per lo sviluppo e la sopravvivenza
di ciascuno, richiama uno dei concetti centrali della epistemologia
batesoniana: l'idea che il processo di cambiamento e di crescita
di specie ed individui non sia evolutiva bensì co-evolutiva.
Se la crescita e l'apprendimento possono essere riferiti agli
individui, l'evoluzione, anche nell'accezione batesoniana di
co-evoluzione, riguarda le popolazioni di individui e le specie;
tuttavia appare qui pertinente utilizzare il concetto di co-evoluzione,
sebbene non in modo strettamente scientifico, quanto in senso
essenzialmente metaforico, per alludere a quei processi di cambiamento
che possono coinvolgere soggetti in gruppo.La co-evoluzione
richiede, infatti, la condivisione di alcuni presupposti, a
cominciare da quello che ogni individuo accetti l'eventualità
di cambiamenti che talvolta può anche non ritenere strettamente
vantaggiosi per sé, che sia cioè disposto ad ammettere il cambiamento
necessario alla co-evoluzione. Inoltre affinché tra due individui
o tra gruppi di individui si possa parlare di co-evoluzione
va sottolineato come la rete di conoscenze, di esperienze, di
sentimenti comuni deve essere mantenuta anche nella giusta proporzione
con quello che ciascuno non condivide con altri, vale a dire
con la soggettività del singolo individuo, con quella che, con
le parole di Bateson, si potrebbe chiamare "l'epistemologia
personale".Fra gli studenti di una classe
il terreno della co-evoluzione è rappresentato dal percorso
di crescita personale, che in una continua alternanza fra resistenza
a cambiare e cambiamento, tutti concorrono a creare e di cui
tutti sono responsabili. 2. La relazione e il
gruppoIl concetto batesoniano di mente non
individualistica ma relazionale ed interattiva, che permette
di riflettere su come un contesto educativo possa favorire la
costruzione reciproca delle conoscenze, richiama la nozione
di relazione che, come visto nella parte precedente,
attraversa tutta la ricerca epistemologica di Bateson e assunse
un significato centrale nello studio che egli condusse sull'organizzazione
del vivente. Nella sua concezione, ricordiamo, infatti, come
non siano tanto le singole parti di un organismo o di un aggregato
sociale ad essere centrali nella definizione di quell'organismo
o aggregato sociale, quanto i legami che uniscono le singole
parti e le relazioni che intercorrono tra queste.L'idea
che nei sistemi viventi le relazioni possano essere considerate
per certi versi primarie rispetto ai termini stessi della relazione,
quindi che la logica di cui sono intessuti sia essenzialmente
interattiva, costituisce non solo un importante orientamento
del L.A.R.A., ma ne costituisce lo sfondo dal quale nascono
le proposte formative che lo caratterizzano.Gli
stages rappresentano, infatti, una sorta di percorso verso la
consapevolezza delle dinamiche relazionali presenti nella classe,
del ruolo che queste rivestono sul livello di apprendimento,
di autostima e di fiducia di ciascuno e di come eventualmente
possono essere modificate per accrescere il benessere generale
del gruppo classe. Un buon clima relazionale è considerato,
in effetti, condizione essenziale da un lato per favorire lo
sviluppo sia dei processi di costruzione della conoscenza a
livello individuale sia di quelli collettivi del pensare insieme,
mediante il quale tutti possono cooperare e partecipare alla
definizione dei saperi condivisi e, dall'altro per consentire
l'emergere della soggettività e del protagonismo di ciascuno.A
questo proposito è utile richiamare la nozione di "gruppo
di lavoro" di W. Bion, a cui gli operatori del L.A.R.A.
si ispirano per sottolineare i comportamenti che la classe può
mettere in atto per favorire la costruzione di senso rispetto
a ciò che sta' imparando e al modo in cui lo sta' facendo e
per garantire modi e spazi per intervenire a tutti coloro che
ne sono coinvolti. Affinché una classe moduli i suoi comportamenti
nella direzione del gruppo di lavoro, il L.A.R.A. richiama l'attenzione
dei ragazzi sull'importanza che il gruppo prenda coscienza da
un lato dei punti di forza di ciascuno per individuare quali
percorsi si possono costruire per impiegare al meglio tali risorse
e dall'altro dei punti di debolezza per capire qual è il cambiamento
a cui il gruppo deve tendere. Infatti, una volta che il gruppo
è in grado di rimandare al singolo un'immagine positiva delle
sue abilità, l'autostima di quest'ultimo ne viene rafforzata
e questo spesso gli consente di affrontare con minore difficoltà
i suoi punti di debolezza e di lavorare nella direzione del
benessere generale.Inoltre nell'ottica del L.A.R.A.
un gruppo di lavoro diviene il luogo dove si giunge a risultati
condivisi attraverso la negoziazione che si colloca alla fine
di un percorso, affrontato con altri, in cui le idee di ciascuno
hanno potuto trovare una collocazione. La negoziazione e il
conflitto rappresentano, infatti, momenti importanti che, se
consapevolizzati, diventano spesso una opportunità di crescita
per i ragazzi, un'occasione per verificare le loro modalità
di pensare e di agire con gli altri e per aprirsi alla costruzione
di nuove. In tal senso il richiamo è nuovamente
a Bateson, il quale invita a riflettere sul fatto che apprendere
a vivere differenti contesti relazionali implica anche l'imparare
a gestire i diversi conflitti che questi pongono, sia accettandoli
sia per certi versi lavorando a comporli; questo significa che
se non si è in accordo è necessario trovare il modo di andare
d'accordo, di negoziare e di contestualizzare le ragioni del
disaccordo e capire che quell'elemento di disaccordo è ciò che
aiuterà a progredire.In riferimento al gruppo va
inoltre ricordato che esso, dal momento che consente di esperire
una pluralità di relazioni, permette di giungere anche a livelli
diversi di collaborazione, di cooperazione e di negoziazione
ed è in questo senso che viene sottolineata l'importanza di
non annullare le differenze bensì di riconoscere la diversità
e valorizzarla in quanto fornisce delle possibilità in più di
crescita e di apprendimento e rappresenta quindi una ricchezza
per il gruppo. A tale proposito le attività pensate
per gli stages L.A.R.A., alfine di suggerire ai ragazzi una
riflessione su queste tematiche, sono rappresentate da giochi
in cui vengono sollecitate le decisioni di gruppo, nei quali
diviene essenziale individuare strategie comuni e infine in
cui l'essere in grado di agire il conflitto e il sapere impostare
una buona negoziazione assumono una funzione cruciale per il
conseguimento di un risultato positivo. Lo scopo di tali momenti
ludici è, infatti, quello di consentire ai ragazzi di esplorare
le potenzialità del gruppo; "fare gruppo" non è "diventare
tutti amici", come spesso erroneamente essi credono, bensì
trovare la modalità di stare insieme che consente di fare emergere
il loro sistema di abilità relazionali e di competenze affinché
ciascuno possa svolgere un ruolo significativo all'interno della
classe.Bateson, nei suoi scritti non fa un esplicito
riferimento al concetto di gruppo, tuttavia il L.A.R.A. ha intravisto
in questa struttura lo strumento che meglio può condurre i ragazzi
a prendere coscienza del "modo di essere relazionali che
ci abita in quanto creature viventi"; il gruppo consente
loro, infatti, di comprendere come le nostre idee e le nostre
azioni non siano tanto il frutto di menti individuali quanto
di relazioni interattive più ampie di ciascun singolo e di sviluppare
una maggiore consapevolezza dei processi dell'interagire e delle
forme e dei processi del comunicare. Una buona comunicazione
di gruppo permette ai ragazzi di sintonizzarsi con i ritmi delle
loro interconnessioni, di sperimentare interazioni e retroazioni
con gli altri punti di vista, di fare l'esperienza di un'ecologia
nella quale le differenze possono sviluppasi all'insegna di
una logica non duale bensì plurale, di sviluppare quindi quella
sensibilità estetica che per Bateson consiste nella capacita
di vedere per relazioni e strutture al di là delle singole parti
di cui esse si compongono e di percepirsi parte di più ampie
unità mentali.Va infine ricordato il contributo che ,
ha fornito al L.A.R.A la riflessione di Bateson sul ruolo che
le emozioni rivestono nella nostra comprensione del mondo.Nella
concezione batesoniana le emozioni e il loro linguaggio,
non rappresentano un limite alla nostra possibilità di esplorare
i sistemi viventi ma, al contrario negli incontri che si verificano
tra persone appartenenti a differenti contesti di riferimento
o a culture diverse, le emozioni che si generano costituiscono
degli strumenti conoscitivi fondamentali che ci permettono di
riconoscere le espressioni e i giudizi costruiti socialmente
e quindi di rivedere criticamente le premesse implicite delle
cornici in cui ci muoviamo.In questo senso il laboratorio
attribuisce un'importanza notevole al ruolo dell'emotività e
dell'affettività nella formazione dei ragazzi e considera la
risorsa emotiva una componente fondamentale per affrontare la
complessità. La gestione di quest'ultima non richiede, infatti,
solo conoscenze tecniche ma anche competenze relazionali e ha
bisogno di armonia, di sostenibilità, di emozioni, di estetica
in senso batesoniano.È pertanto a partire da questi
presupposti che durante gli stages L.A.R.A. si dà spazio all'espressione
di emozioni e si accompagna il gruppo nella scoperta e nell'osservazione
degli stati d'animo che nascono al suo interno.Per
cogliere le emozioni dei ragazzi, i sentimenti di gioia e di
partecipazione o al contrario di blocco e di esclusione che
provano, il grado di fiducia che condividono, l'energia che
si scambiano, alcuni aspetti del loro modo di entrare in relazione,
vengono proposte attività e giochi psicomotori che, sollecitando
la corporeità e facilitando i contatti offrono la possibilità
di avere una risposta immediata sulle emozioni e sulle sensazioni
che il gruppo si scambia. Tali esperienze vengono poi verbalizzate
nei consueti momenti di riflessione in cerchio, che seguono
alle attività, in cui si confrontano i vissuti, si esprime ciò
che si è provato e si scambiano le impressioni ricevute.
3. Metafore, storie e giochiNella
epistemologia batesoniana, per la comprensione dei fenomeni
legati ai sistemi viventi, accanto alla logica razionale, acquista
un particolare rilievo la logica metaforica, mediante
la quale il mondo biologico della Creatura si costruisce e comunica.Nel
mondo del vivente, infatti, nella sua concezione, come già ricordato
nei capitoli precedenti, appare essenziale non tanto soffermarsi
sulle singole parti della relazione quanto sulle relazioni che
si ritiene esistano tra di esse e la metafora che " [
]
prende ciò che vale per un gruppo di cose e lo applica a un
altro gruppo"
[63] , quindi non varia la relazione che presenta,
mentre sostituisce i termini delle relazioni con elementi diversi,
rappresenta un'importante strumento per comprendere la complessità
di tale mondo.Tutti i sistemi viventi, a suo avviso, sono del
resto delle metafore in quanto tutto ciò che vive, mentre
vive, allude, rimanda sempre a qualcos'altro proprio come fanno
i linguaggi metaforici dell'arte, del sogno o della religione.
A suo avviso anche il gioco e il "pensare per
storie" condividono tale elemento metaforico, una storia,
a suo parere, infatti, non è altro che un tipo particolare di
metafora estesa, caratterizzata da un accurata elaborazione
e da un'inquadratura temporale di genere narrativo."
[
] Tutti pensano per storie. Il fatto di pensare in termini
di storie non fa degli esseri umani qualcosa di isolato e distinto
dagli anemoni e dalle stelle di mare, dalle palme e dalle primule.
Al contrario, se il mondo è connesso, se in ciò che dico ho
sostanzialmente ragione, allora pensare in termini di storie
dev'essere comune a tutta la mente o a tutte le menti, siano
esse le nostre o quelle delle foreste di sequoie e degli anemoni
di mare." [64] È a partire da queste riflessioni
che le metafore e le storie vengono considerate
negli stages L.A.R.A. degli strumenti privilegiati, da un lato
per stimolare la capacità dei ragazzi di mettere in rapporto
fenomeni, situazioni, eventi che solo apparentemente sono nettamente
separate in modo che ne aumenti la comprensione e dall'altro
per far comprendere loro che la costruzione di relazioni significative
è possibile anche con chi è diverso da noi. Il Laboratorio valorizza
le dinamiche dialogiche e negoziali che permettono di salvare
le differenze, dal momento che è nella capacità di differenziazione
che risiede la possibilità per i ragazzi di costruire e mantenere
un'identità e, l'impiego delle metafore consente di far sperimentare
loro come la logica metaforica possa essere ciò che più di altro
consente di mettere in rapporto tali differenze creando le premesse
per l'apprendimento di nuove strutture.Ecco quindi
che le metafore e le storie offrono la possibilità ai ragazzi
di entrare meglio nelle diverse situazioni e diventano un pretesto
per parlare di comunicazione e di interazione.Anche
il gioco contiene una forte componente metaforica ed
è un altro strumento ampiamente utilizzato nel corso degli stages.
Bateson considera il gioco come una forma di comunicazione
capace di instaurare con la realtà un rapporto analogo a quello
esistente tra mappa e territorio, vale a dire tra la rappresentazione
mentale della realtà e la realtà stessa che viene continuamente
modificata da tale rapporto. Secondo il modello epistemico di
Bateson il gioco rimanda, infatti, alla realtà non ludica e
quest'ultima viene stabilita, di volta in volta, sia autonomamente
dal soggetto che gioca, sia attraverso una attività di negoziazione
tra le persone che giocano insieme.In particolare
molte delle attività ludiche proposte consistono in giochi di
ruolo e di simulazione nei quali, all'interno di un contesto
protetto, determinato da confini stabiliti in modo esplicito,
( le regole del gioco) si finge, si immagina un ambito (uno
spazio, un tempo, una dinamica) per capirne le cause, ricostruirne
il funzionamento, ipotizzarne gli sviluppi. Attraverso questi
giochi di simulazione è possibile, infatti, comprendere anche
dinamiche talvolta nascoste e complesse della realtà, come ad
esempio l'origine e le caratteristiche dei conflitti, o di processi
lenti come l'evoluzione di una specie e si può decentrare il
proprio punto di vista giocando ruoli diversi dal proprio, capendone
ragioni, limiti e responsabilità. 4. La comunicazione:
un processo circolareL'incontro di Bateson
con la cibernetica, che ha apportato strumenti nuovi per affrontare
i sistemi interattivi di natura informazionale, di cui anche
la comunicazione umana fa parte, lo ha portato ad elaborare
una teoria della comunicazione che, basata sui principi del
procedimento sistemico, ha fornito importanti linee teoriche
anche al progetto L.A.R.A..Bateson, assumendo come
quadro metodologico le interrelazioni all'interno di reti in
cui vi sono meccanismi circolari di regolazione, si oppone a
una concezione lineare delle successioni delle azioni e delle
reazioni tra elementi isolati e, sottolinea come anche l'essenza
della comunicazione risieda in processi relazionali ed interrelazionali
complessi. In particolare egli ha superato la concezione lineare
della causalità, ed è giunto alla visione di una causalità circolare,
in cui ciascuno dei comportamenti è, grazie al principio di
retroazione (feedback), dentro un gioco complesso di implicazioni
e di azioni che lo collega agli altri,. Egli individua, a questo
proposito, due forme di retroazione: positiva e negativa; la
prima porta ad accentuare un fenomeno, la seconda, al contrario
ad attenuarlo e costituisce un meccanismo di regolazione che
tende a conservare il sistema in uno stato stabile.Inoltre,
a suo avviso, ogni comportamento umano ha un valore comunicativo,
tutte le relazioni possono venire percepite come un vasto sistema
di comunicazioni che si rispondono e si implicano reciprocamente.
A suo parere, infatti, è "impossibile non comunicare"
poiché è impossibile non avere un comportamento (l'immobilità
o il mutismo assoluti sono anch'essi dei comportamenti) e ogni
comportamento è comunicazione. A partire dal momento in cui
degli individui sono presenti in uno spazio, vi sia brusio o
silenzio, gesticolazione o immobilità, tra di loro si stabilisce
una certa forma di comunicazione e i loro rispettivi comportamenti
dipendono almeno in parte da quelli degli altri, sia che gli
attori coinvolti siano coscienti o meno di questo fenomeno.
Bateson, infatti, non pone al centro della sua attenzione unicamente
il linguaggio verbale, la sua struttura e il suo significato,
ma considera anche su tutti quei fatti espressivi che possono
avere un valore comunicativo: i gesti, le posture, le mimiche
le tonalità ed inflessioni del discorso e più in generale tutto
il linguaggio non verbale.Queste considerazioni
assumono un particolare significato se si richiama anche un
altro concetto importante dell'epistemologia della comunicazione
di Bateson, che si riferisce ai livelli di senso di un messaggio.
A suo avviso, ogni messaggio comporta due livelli di senso:
da un lato trasmette un'informazione su dei fatti, delle opinioni,
delle esperienze e, dall'altro esprime anche, direttamente o
indirettamente, qualcosa sulla relazione tra gli interlocutori;
egli chiamò il primo livello "indice" ed il secondo
"ordine", successivamente la Scuola di Palo Alto ha
parlato nel primo caso di "contenuto" del messaggio
e nel secondo di "relazione". Bateson ha osservato
come spesso, in molte comunicazioni, il contenuto sia secondario
e la funzione prima del messaggio si situi a livello della relazione;
quest'ultimo può esprimersi verbalmente ed esplicitamente o
più spesso, in maniera non verbale, attraverso la gestualità
e la mimica.Va ricordata ancora l'importanza che
assume per Bateson la metacomunicazione, vale a dire la comunicazione
sulla comunicazione. Metacomunicare significa, infatti, per
due o più persone in interazione discutere intorno al loro comunicare;
la metacomunicazione, nell'ottica batesoniana, può vertere sul
contenuto o sulla relazione e può essere esplicita e verbale
oppure implicita ed esprimersi in modo comportamentale o contestuale.A
partire da tali indicazioni teoriche il L.A.R.A. punta a far
sperimentare ai ragazzi come una comunicazione consapevole possa
migliorare le loro relazioni e possa consentire contatti più
sereni e scambi più efficaci. Essi pertanto, attraverso l'esperienza
in gruppo vissuta durante gli stages, possono fare esperienza
diretta di come, nei sistemi interpersonali, il comportamento
di ogni persona influenzi e sia influenzato dal comportamento
di ogni altra persona. I ragazzi, infatti, sono invitati a riflettere
sulle loro modalità comunicative, a porre attenzione non solo
alla comunicazione verbale ma anche a quella corporea, a considerare
l'importanza del feedback, (del rimando) che può aiutare a raggiungere
e a mantenere la stabilità delle loro relazioni o viceversa
favorire cambiamenti o posizionamenti diversi, a guardare alla
metacomunicazione, (che rientra in quell'insieme di operazioni
intellettuali coscienti che si riferiscono all'auto-riflessione),
come a una possibilità per precisare il senso che danno ai loro
messaggi per eventualmente rettificare in questo modo gli errori
di ricezione o di interpretazione dei loro interlocutori.In
riferimento a ciò va sottolineato come negli stages L.A.R.A.
venga utilizzato il cerchio come struttura privilegiata di comunicazione,
che permette a tutti i ragazzi di guardarsi negli occhi e di
percepire anche il linguaggio non verbale dei compagni e, come
luogo simbolico e al tempo stesso concreto, in cui gli scambi
sono basati prevalentemente sul "qui ed ora" e dove
viene favorito il passaggio da "posizioni di autocentratura
basate sulla coerenza a posizioni di eterocentratura basate
sulla ricerca di coordinamento" [65] .
CAPITOLO QUARTO -L'ecologia dell'apprendimento:il progetto Pietragavina
"Prive di contesto, le parole e le azioni non hanno alcun significato. Ciò vale non solo per la comunicazione verbale umana ma per qualunque comunicazione, per tutti i processi mentali, per tutta la mente, compreso ciò che dice all'anemone di mare come deve crescere e all'ameba che cosa fare il momento successivo" (Gregory Bateson)Il progetto Pietragavina prende avvio nel 1995 ed si è sviluppato, come il progetto L.A.R.A., grazie a una collaborazione tra il Servizio Attività Educative, Politiche Giovanili e Sport della Provincia di Pavia e il Centro Provinciale interventi e servizi educativi e formativi Adolescere.Tale progetto, a differenza di quello descritto nel capitolo precedente, è stato pensato per le classi della scuola media inferiore, e propone laboratori residenziali, in genere di tre giorni, presso il Centro Montano di Pietragavina nel comune di Varzi, legati a percorsi ambientali caratterizzati da obbiettivi di formazione che integrano quella offerta dalle tradizionali lezioni in classe.Gli stages al Centro Montano nascono dall'intento di offrire l'opportunità ai gruppi classe, da un lato di sperimentare l'ambiente come una sorta di aula esterna alla scuola, in cui compiere esperienze che li mettano in relazione con la natura e la cultura del territorio e dall'altro, di riflettere sul rapporto che esiste tra l'ambiente inteso come eco-bio-socio sistema, quindi come un intreccio di fenomeni naturali, culturali, sociali, simbolici e le dinamiche attraverso cui si costruiscono le conoscenze e i comportamenti.Se i contenuti che animano i diversi itinerari formativi individuati fanno riferimento in particolar modo alla storia e alla cultura contadina, allo sport d'orientamento, alla drammatizzazione e simulazione nel bosco, all'educazione all'immagine, al concetto di sviluppo sostenibile e alle tematiche ambientali, l'approccio metodologico impiegato non privilegia sguardi disciplinari separati, ma linguaggi, tagli interpretativi e procedure che mettono in evidenza gli intrecci profondi tra fenomeni naturali ed attività umane e che consentono di stabilire connessioni fra la complessità del sistema ambiente, che fa da sfondo a tali itinerari, e la complessità dei processi educativi di costruzione della conoscenza.I percorsi dei laboratori residenziali sono, infatti, legati a concrete situazioni di lavoro didattico che consentono di apprendere attraverso l'esperienza, al di fuori delle canoniche spiegazioni frontali e che, pur richiedendo ai ragazzi la messa in gioco di conoscenze, competenze, schemi comportamentali, atteggiamenti, di cui sono già in possesso, propongono loro di affrontare compiti per lo più diversi da quelli richiesti dalla scuola, alfine di consentire loro di sperimentare diversi punti di vista, di percepire in modo più immediato differenze ed analogie, e di prendere coscienza della pluralità delle differenti modalità di classificare la realtàA questo va aggiunto come i laboratori, per favorire la costruzione delle conoscenze, prestino attenzione non solo al contenuto delle attività proposte ma anche al contesto, alle condizioni di contorno che contribuiscono a dare significato alle attività stesse, dal momento che la rete di relazioni che connette i diversi elementi si configura, nell'ottica del progetto, come ciò che permette di comprendere che cosa sia e che significato abbia ciascun elemento considerato. Va inoltre sottolineato come le attività di carattere laboratoriale o ludico espressivo che si svolgono durante gli stages, impegnando aspetti cognitivi, affettivi, sociali, motori che afferiscono ai tre sistemi fondamentali della persona vanno nella direzione di un'educazione integrale.I processi di conoscenza fanno riferimento a una trama di rapporti la cui logica si colloca oltre quella del pensiero razionale ed astratto ed ingloba vissuti, emozioni, immagini e in cui l'affettività riveste un ruolo non secondario e in questo senso, gli itinerari di lavoro proposti a Pietragavina pongono una costante attenzione al gruppo, inteso come luogo in cui i bambini possono vivere una situazione di benessere emotivo e in cui sia possibile sviluppare produttivi processi di apprendimento. La qualità della vita relazionale del gruppo è, infatti, essenziale affinché i ragazzini possano apprendere conoscenze nuove circa la realtà che li circonda e provare a riflettere sulle loro concezioni, sulle loro strategie nel pensare e nel fare e sui loro comportamenti nella relazione con gli altri e con le cose. Questi apprendimenti sono possibili quando nel gruppo vi è un buon livello di comunicazione e un clima di fiducia tale da permettere ai bambini di mettere in gioco, senza il timore di incorrere in dinamiche di giudizio e in conflitti di superiorità/inferiorità, o di protagonismo/marginalità, le loro posizioni e convinzioni e di confrontare i loro punti di vista, sperimentando come nei discorsi dei compagni possano trovare contributi essenziali anche per il loro pensiero.La struttura delle attività che vengono proposte durante gli stages richiede, pertanto, la partecipazione attiva dei bambini, la rielaborazione dell'esperienza e il confronto, l'analisi delle cose viste, vissute e pensate da ciascuno. Tali esperienze si riferiscono da un lato, ad attività che si svolgono all'esterno del Centro Montano, che hanno per lo più come teatro la pineta e che sono legate all'esplorazione e alla conoscenza dell'ambiente, alla percezione sensoriale, al contatto con gli elementi del bosco, all'orienteering e alla drammatizzazione in ambiente naturale e dall'altro, ad esperienze che avvengono all'interno della struttura caratterizzate da attività di decentramento rappresentate da giochi di ruolo e di simulazione, da momenti laboratoriali di tipo espressivo e da spazi di riflessione in gruppo, discussioni in cerchio in cui vengono riconsiderate le esperienze condotte. Dopo ogni attività viene, infatti, fatto seguire sempre un momento di rielaborazione che permette di mettere a fuoco il senso complessivo di quanto emerso durante l'esperienza, di esplicitare le cose pensate e vissute e che crea le condizioni affinché sia possibile tentare di arrivare a un livello di pensiero che vada oltre la diversità di opinioni e che consenta la costruzione della conoscenza. Il progetto Pietragavina, che attiva, come descritto, percorsi di apprendimento connessi a tematiche ecologiche e ambientali legate a una concezione sistemica di ambiente, al quale gli esseri umani non sono estranei o ininfluenti, ma che contribuiscono a comporre e a trasformare, ha trovato, come il progetto L.A.R.A., nella sua attività di elaborazione e di progettazione educativa, suggestioni teoriche importanti nella riflessione epistemologica batesoniana.Gregory Bateson, come si è visto nei capitoli precedenti, sviluppa un metodo concettuale centrato sull'ecologia della mente che consiste nel considerare un singolo processo mentale e le sue relazioni, connesso con la più ampia ecologia entro cui esso si situa, e nel confrontare questo processo e le sue relazioni ecologiche, con le ecologie dei processi mentali situate in altre regioni del mondo del vivente. Tale epistemologia, che giunge quindi ad individuare nel mondo biologico, delle forti analogie fra i fenomeni di crescita e quelli di apprendimento ha fornito, infatti, alcune indicazioni centrali per elaborare quell'idea formativa che contraddistingue il progetto Pietragavina, rappresentata da percorsi ambientali che non puntano a trasmettere ai bambini mere conoscenze sull'ambiente, bensì ad offrire spunti di riflessione sui loro processi di apprendimento e sulle loro abitudini comportamentali e relazionali e a fornire un'occasione per provare ad acquisire un nuovo modo di essere in relazione con i loro ambienti di vita che, basato su un pensiero ecologico, riesca a tenere conto delle connessioni e delle dipendenze ma anche delle differenze e delle autonomie e che sia in grado di interpretare in modo integrato il mondo della natura e il mondo della cultura. 1. Ambiente e processi di apprendimentoFra i presupposti batesoniani, che implicitamente motivano e sorreggono gli itinerari formativi individuati per i laboratori residenziali al Centro Montano, una posizione centrale è occupata dalla sua teoria dell'apprendimento. Ricordiamo come tale teoria ponga l'accento soprattutto su due aspetti: l'importanza del contesto in cui un apprendimento si verifica e il fatto che questo non sia un processo lineare, bensì un processo gerarchico che comporta delle discontinuità e delle soglie. Per quanto attiene al primo aspetto, Bateson evidenzia che, se una parte considerevole del processo di apprendimento consiste in una discriminazione dei contesti, un'altra dimensione importante di tale processo si riferisce al fenomeno di generalizzazione che consente di trasferire un comportamento appreso in un contesto specifico, in altri contesti; la discriminazione tende quindi ad introdurre una discontinuità tra contesti che potrebbero sembrare similari, mentre la generalizzazione porta invece ad avvicinare contesti che sono apparentemente differenti. In riferimento al secondo aspetto, la sua teoria sottolinea come esistano vari livelli di apprendimento in relazione alla natura dei meccanismi in opera e al grado di complessità del contesto in cui si verificano. [66] , ed individua, ponendo in relazione il suo approccio teorico con la Teoria dei Tipi Logici di Russel-Withehead, una strutturazione gerarchica di tali apprendimenti in quattro livelli [67] . Il fatto che questi apprendimenti siano gerarchici sta' a significare che ogni contesto di livello superiore rappresenta un metamessaggio che sovradetermina il significato dei messaggi di livello inferiore.Ad esempio, via via che il bambino è impegnato negli apprendimenti elementari (apprendimento 1) che lo conducono ad acquisire certi comportamenti, questi vengono nello stesso tempo categorizzati dall'ambiente circostante e questa valutazione svolge la funzione di rinforzo positivo o negativo: tende a costruire un metacontesto che trasmette al bambino le regole implicite sul modo in cui deve apprendere ad apprendere (apprendimento 2). E' quindi a partire da queste linee teoriche che gli stages a Pietragavina predispongono contesti formativi in cui sia possibile apprendere dall'esperienza diretta, la quale consente ai bambini di capire qualcosa della realtà che li circonda e nel contempo di loro stessi. Si ricercano, infatti, quelle condizioni educative che permettono l'immersione in situazioni didattiche che possono rappresentare una cornice concettuale entro cui suscitare nei bambini curiosità ed interesse, alfine di sviluppare processi di apprendimento di vario livello. In questo senso può apparire esemplificativo il richiamo a quelle attività di esplorazione, che si svolgono all'esterno della struttura, rivolte all'osservazione e alla conoscenza dell'ambiente naturale circostante, che gli operatori del Centro Montano propongono per consentire ai bambini di porre attenzione alle caratteristiche dei fenomeni e degli "oggetti ambientali" [68] che incontrano, per metterli nella condizione di confrontare le differenze e le somiglianze riscontrate, passando da ciò che essi già sanno a nuove conoscenze, e infine per portarli ad indagare sulle modalità che essi impiegano per comprendere e apprendere nuove strutture. Durante un'uscita in pineta, si possono ad esempio osservare indizi legati al passaggio di un animale (impronte lasciate sul terreno, rametti spezzati, ecc.) o quantomeno alla sua presenza (pigne rosicchiate, gusci di castagne svuotati, e così via), e a partire dagli elementi ritrovati è possibile sviluppare anche un ricco itinerario di ricerca. Uno spunto può, infatti, di frequente dare vita a una sorta di ragionamento collettivo, a una struttura di ragionamento che si autoalimenta a partire da domande di tipo più semplice fino a domande di tipo più complesso, e che si articola in diverse operazioni: si osserva e si discute, si valuta l'oggetto o l'impronta dal punto di vista della forma, dell'aspetto, ecc. vengono posti interrogativi e proposte delle ipotesi,. In questo modo i bambini si accorgono ben presto che per comprendere un qualsiasi "oggetto ambientale", questo deve essere messo in rapporto con qualcos'altro, non si può ad esempio, parlare di una pigna senza considerare l'animale che l'ha rosicchiata, il posto in cui è stata trovata, non è possibile capire perché è lì se non la si collega all'albero di cui è una parte, al fatto che conteneva dei semi, e così via.Come ci ricorda il pensiero di Bateson per comprendere una qualsiasi cosa dobbiamo cercare di connetterla ad altre, di pensare per relazioni; la rete di relazioni che ingloba tutti gli elementi è, infatti, ciò che ci permette di parlare di cosa è ciascun elemento e che gli dà un significato. Nella realtà di un bosco ciò ci appare ancora più evidente perché sono le relazioni con gli altri esseri viventi e con le cose che rendono reale, anche fisicamente, un organismo.Una volta che si è analizzato l'oggetto ritrovato o il fenomeno osservato, che i bambini si sono posti delle domande, che hanno prodotto ipotesi, cercato delle verifiche, al rientro in struttura, nei momenti di riflessione in cerchio, si possono ancora imparare molte altre cose importanti: per esempio quali domande porsi, quali di esse promettono più aperture, come collegare i pensieri , quali strategie provare per cercare, per trovare e per riconoscere, e via dicendo.Va inoltre ricordato come questa modalità di procedere nei ragionamenti, se da un lato consente di produrre analogie che possono servire come modello per interpretare o rappresentare i fatti di cui ci si occupa, dall'altro invita a non fidarsi troppo di tali schemi interpretativi e delle conoscenze ed informazioni di cui si è già in possesso.Infatti, ed il richiamo è di nuovo alla riflessione batesoniana, "la mappa non è il territorio", e se le mappe sono ciò che ci consente di organizzare coerentemente la nostra visione ed organizzazione del mondo, Bateson, con questa immagine di Korzybski ci rammenta nel contempo che non si possono mai sperimentare le cose, così come sono; esperire qualcosa significa di fatto attivare sempre i nostri schemi, le nostre mappe e tali mappe sono diverse per ognuno di noi.A questo punto gli apprendimenti a cui si giunge, non riguardano più l'oggetto d'indagine su cui si era appuntata l'attenzione durante l'escursione in pineta, ma conoscenze sui modi in cui si procede per comprendere qualcosa: sono quindi conoscenze circa le modalità del conoscere, metaconoscenze.Tale apprendimento sull'apprendimento, definito, nella gerarchia dei livelli logici dell'apprendimento di Bateson, "apprendimento 2", è considerato nell'ottica educativa del Progetto Pietragavina di grande rilevanza, in quanto i procedimenti autoriflessivi, ad esso connesso, permettono ai ragazzini di contestualizzare i loro comportamenti e di provare a spiegarne il perché, di introdurli alla presa di coscienza del limiti dei loro modi di interpretare e di agire e possono aprire loro la strada a modalità più consapevoli e flessibili. 2. Pensare per relazioniLa prospettiva connettiva di Bateson, che coglie nella varietà dei fenomeni che caratterizzano il mondo del vivente, il sistema delle relazioni che li mette in rapporto e che conferisce loro significato, ha fornito al progetto Pietragavina importanti indicazioni per la messa in opera dei contesti formativi e per l'individuazione dell'approccio metodologico a cui far riferimento durante gli stages. Tale prospettiva ha suggerito, infatti, agli operatori del Centro Montano, di ricercare nel fare educativo, strutture che connettano gli elementi formativi contenuti nei percorsi proposti, e gli individui coinvolti, alfine di favorire i processi di apprendimento. L'individuazione di una "struttura che connette", non fa tuttavia essenzialmente riferimento a un contenuto monografico che possa fare da collante a tutte le attività proposte, ma alla ricerca di una sorta di "sfondo integratore" [69] che, sensibile alle relazioni, permetta ai ragazzini di avvicinare e collocare fenomeni ed eventi anche molto distanti fra loro e che, come ci ricorda Bateson, possa contestualizzare e facilitare gli apprendimenti; "Infrangete la struttura che connette gli elementi di ciò che si apprende e distruggerete necessariamente ogni qualità" [70] , si legge, a questo proposito, nelle prime pagine di "Mente e Natura".Va inoltre ricordato come il concetto di struttura connettiva appare di grande utilità per capire in che modo i processi cognitivi si compiono e quale simbologia consenta di memorizzarli e di raccordarli. Le procedure mentali e i processi cognitivi hanno, infatti, bisogno di simbologie radicate nel soggetto e un approccio metodologico che ricerca le connessioni tenta di raccordare tali processi alla simbologia di carattere emotivo presente nel soggetto e non alimenta, quindi, spaccature e contrapposizioni tra dimensione cognitiva ed emotiva, ma ne ricerca una connessione profonda. A questo si aggiunge il fatto che un lavoro di sfondo, che tende a costruire strutture che connettono, facilita il passaggio da un pensiero che separa a un pensiero che connette, che mette in relazione; infatti, se l'attività del disgiungere, del discriminare, dell'individuare differenze è alla base del funzionamento stesso del nostro cervello, senza la quale peraltro nulla potrebbe essere pensato [71] , imparare a vedere strutture che uniscono al di là delle apparenze, delle stesse evidenze percettive è per lo più una capacità che va acquisita.Di nuovo, a Pietragavina, come a Villa Fede, sono spesso le metafore, le storie, i racconti proposti che, riproponendo per certi versi, quella modalità organizzativa del vivente che si esprime nell'essere in relazione con qualcosa di più ampio, facilitano l'acquisizione di questa capacità e portano i bambini a connettere eventi, fenomeni, situazioni differenti [72] .
"Il nostro apprezzamento
di una margherita è nella stessa misura un apprezzamento della
sua somiglianza con noi stessi"
(Gregory Bateson)
Il progetto Pietralara, nato per la prevenzione del disagio, è un ulteriore percorso educativo promosso dalla Provincia di Pavia, in sinergia con il Centro Adolescere ed è rivolto alle ultime classi della scuola media inferiore ed alle prime classi degli istituti superiori.Tale progetto ha origine dall'incontro e dall'integrazione fra le esperienze relative ai laboratori residenziali, pensati per i ragazzini della scuola dell'obbligo, che si svolgono al Centro Montano di Pietragavina, caratterizzati da itinerari formativi legati a tematiche ecologiche e ambientali e gli stages residenziali sulle dinamiche relazionali di gruppo proposti agli studenti della scuola secondaria superiore a Villa Fede, dal progetto L.A.R.A.. Le esperienze che connotano il Pietralara coniugano l'idea di ecologia dell'apprendimento, che sostiene il progetto Pietragavina, con l'attenzione al gruppo come luogo in cui sviluppare abilità sociali e sensibilità relazionale, che connota il progetta L.A.R.A., adeguando le metodologie specifiche dei due percorsi alle peculiarità che caratterizzano la fase pre-adolescenziale attraversata dai ragazzini a cui sono rivolte.Il periodo pre-adolescenziale e quello adolescenziale in particolar modo, si accompagnano alla necessità, da parte dei ragazzi, di affrontare una serie di compiti di sviluppo che passano attraverso il confronto con una realtà, che a quell'età, va configurandosi come sempre più complessa ed articolata. Se ciascun individuo, in quanto attore sociale, per il fatto di essere un sistema in relazione contestuale con una molteplicità di altri sistemi, si trova ad agire in situazioni complesse, la cui gestione appare talvolta non priva di difficoltà, in adolescenza il muoversi e il prendere decisioni in situazioni caratterizzate da incertezza e complessità può risultare oltremodo difficoltoso e causare non di rado disagio. Operare con efficacia in situazioni complesse implica, infatti, il prendere coscienza della molteplicità delle reti di relazioni variabili in cui si è immersi, l'entrare in conflitto o cooperazione con altri punti di vista, interessi o scelte, il produrre effetti di diverso tipo a livelli sistemici diversi, alcuni dei quali si caratterizzano peraltro come retroazioni che innescano interazioni circolari. Il disagio che avvertono i ragazzi è spesso proprio legato alla difficoltà di cogliere le reti di connessioni che mettono in rapporto i diversi aspetti della realtà, di identificarsi o quantomeno di cooperare con altri punti di vista, di valutare e scegliere strategie di comportamento a seconda dei differenti contesti, di formulare ipotesi o previsioni circa gli effetti delle loro azioni ai diversi livelli sistemici. Il progetto Pietralara punta a promuovere nei ragazzi la costruzione di tali competenze e a questo proposito vengono proposti ai gruppi classi stages residenziali svolti al Centro Montano di Pietragavina, in cui i percorsi ambientali organizzati, oltre a permettere ai ragazzi di sperimentare l'ambiente come una sorta di aula decentrata e di individuare il rapporto tra le dinamiche ambientali e i processi di costruzione delle conoscenze, consentono di cogliere in modo più compiuto le connessioni fra l'individuo e il suo ambiente, partendo proprio dalle reti di relazioni in cui sono inseriti i ragazzi stessi e tentando di confrontarle con quelle di altre ecologie e promuovono la ristrutturazione di quegli schemi mentali che impediscono di percepire che cosa e quanto ci unisce alle altre specie viventi.Nel corso degli stages, le esperienze che, inserite in diversi contesti ambientali, si svolgono all'esterno della struttura, permettono, infatti, ai ragazzi di riflettere sulla trama di relazioni che li collega ad altri sistemi, viventi e non, nel loro contesto quotidiano di vita, siano essi organismi, oggetti, attività, istituzioni o componenti fisiche dell'ambiente e sui rapporti e sugli scambi di tipo materiale, culturale, simbolico o affettivo che con questi ultimi intrattengono. Le attività che generalmente vengono invece organizzate all'interno fanno spesso riferimento a giochi di simulazione nel corso dei quali i ragazzi devono prendere una decisione in una situazione di incertezza relativamente a un problema complesso, alfine di far cogliere loro i numerosi elementi che possono caratterizzare tali situazioni e le modifiche che una decisione, qualunque essa sia, può apportare sempre a tali relazioni. Inoltre tali attività consentono ai ragazzi di esplorare le loro configurazioni e le altre possibili in quanto invitano al confronto a alla gestione del conflitto che talvolta si accompagna alle dinamiche decisionali che si attivano all'interno del gruppo.Il gruppo, assume infatti, nel progetto Pietralara, come nel laboratori L.A.R.A., una funzione cruciale, diviene il luogo dove i ragazzi possono sviluppare competenze relazionali, confrontare le rappresentazioni che hanno di loro stessi e della realtà, trovare gli stimoli per tentare l'automodificazione delle loro abitudini mentali e comportamentali, provare a mettersi nei panni degli altri e a condividere bisogni o aspettative senza tuttavia omogeneizzare differenze bensì assumendo il dato dell'esistenza delle differenze come insopprimibile ed arricchente e tentando quindi di farle dialogare in modo costruttivo.Il gruppo favorisce questi processi nella misura in cui al suo interno vi è , un buon clima relazionale e una buona comunicazione e in questo senso gli operatori del progetto Pietralara estendono il concetto di "sviluppo sostenibile", a cui si appoggiano alcuni itinerari educativi del progetto Pietragavina, alle relazioni all'interno del gruppo classe, proponendo un'idea di ecologia non solo dell'ambiente ma anche delle relazioni: una crescita e uno sviluppo in equilibrio con le risorse individuali, di gruppo e dell'ambiente, una crescita e uno sviluppo intese, in senso batesoniano, come processo co-evolutivo.Gli stages Pietralara propongono quindi un continuo passaggio tra le esperienze e le osservazioni relative alle dinamiche e alle interrelazioni ambientali, e le attività e le considerazioni legate alla relazione e al confronto tra i ragazzi, in quanto tale approccio basato sull'accostamento di diverse ecologie viene considerato un presupposto costruttivo di abilità poi generalizzabili anche ad altri contesti, con una particolare attenzione a quello scolastico nel quale l'apprendimento realizzato dal singolo è strettamente legato alla possibilità della classe di diventare "gruppo di lavoro" [73] . In questo senso, anche nel corso degli stages Pietralara, viene riservata una notevole importanza ai momenti di discussione in cerchio che attivano nei ragazzi processi autoriflessivi che unendo in un'unica dinamica cognitiva la comprensione dei fenomeni di realtà e insieme di loro stessi, concorrono ad attivare l'autotrasformazione di taluni comportamenti. I ragazzi, infatti, quando ragionano intorno a qualcosa, utilizzano idee e strategie di cui difficilmente colgono i presupposti, le origini, le motivazioni e pertanto appaiono utili quelle attività che contribuiscono a produrre la percezione di tali rapporti e a costruire la conoscenza di come si apprende.Da quanto descritto può apparire evidente come anche il quadro teorico del progetto Pietralara, nato dalle esperienze sulle relazioni di gruppo di Villa Fede e dalle proposte ambientali del Centro Montano, si possa ricondurre, per ampi tratti alla epistemologia batesoniana.Quella circolarità aperta e dinamica che induce molte altre circolarità, e si riferisce al complesso sistema di differenze e di somiglianze che Bateson definisce ecologia della mente, il rapporto che egli individua tra processi viventi e processi mentali, l'attenzione che rivolge al procedimento autoriflessivo e l'importanza che attribuisce al vedere per relazioni, al di là dei singoli termini di cui esse sono costituite, rappresentano, infatti, i riferimenti che fanno da sfondo all'approccio educativo e formativo del progetto Pietralara [74] .
Opere su Gregory Bateson
Altri riferimenti bibliografici
Regione Piemonte: Collana Fascicoli Della Rete
[1] G. Bateson, Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 34
[2] G. Bateson, Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 278
[3] G. Bateson, Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 25
[4] Si veda in proposito M. Deriu, (a cura di), Gregory Bateson, Bruno Mondadori, Milano, 2000, pp. 95-97.
[5] R. De Biasi Gregory Bateson. Antropologia. Comunicazione. Ecologia, Raffaello Cortina, Milano, 1996 p. 15
[6] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 108
[7] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 442
[8] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 230
[9] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 235
[10] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 245
[11] V. Cap. 1, Par. Ⅰ.3 p.
[12] S. Brunello, Gregory Bateson. Verso una scienza eco-genetica dei sistemi viventi, Edizioni GB, Padova, 1992 p. 115
[13] Per un'analisi più approfondita della struttura e dei contenuti di quest'opera si rimanda al Cap. Ⅱ, Par.Ⅱ.1.
[14] S. Manghi , (a cura di), Attraverso Bateson. Ecologia della mente e relazioni sociali, Raffaello Cortina, Milano, 1998, p. 42
[15] Per un approfondimento dei contenuti di quest'opera si rimanda al Cap. Ⅱ, Par.Ⅱ.2.
[16] Per un approfondimento dell'opera si veda il Cap. Ⅱ, Par.Ⅱ.3.
[17] S. Manghi , (a cura di), Attraverso Bateson. Ecologia della mente e relazioni sociali, Raffaello Cortina, Milano, 1998, p. 67
[18] V. Cap. Ⅰ, Par. Ⅰ.4, pp. 30,31
[19] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 320
[20] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 333
[21] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 344
[22] Ibidem p. 343
[23] M. Deriu, (a cura di), Gregory Bateson, Bruno Mondadori, Milano, 2000, p. 73
[24] Ibidem.
[25] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 365
[26] Ibidem, p. 344
[27] Ibidem, p. 351
[28] Ibidem, p. 351
[29] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, pp. 189-191
[30] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 19
[31] Per un richiamo del concetto di scismogenesi, si rimanda al Cap. Ⅰ, Par. Ⅰ.2
[32] Bateson G., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, pp. 134,135
[33] G. Bateson, Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 149
[34] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 468
[35] Ibidem, p. 465
[36] Cfr. G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 465
[37] Cfr. Ibidem , pp.464-484
[38] Ibidem
[39] S. Manghi , (a cura di), Attraverso Bateson. Ecologia della mente e relazioni sociali, Raffaello Cortina, Milano, 1998, p. 150
[40] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 174
[41] V. Cap. Ⅰ.2 Par. Ⅰ.5
[42] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p.448
[43] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, pp. 448, 449
[44] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p.479
[45] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 462
[46] S. Manghi , (a cura di), Attraverso Bateson. Ecologia della mente e relazioni sociali, Raffaello Cortina, Milano, 1998, p. 187
[47] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, pp. 444, 445.
[48] G. Bateson., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 21
[49] G. Bateson., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 27
[50] G. Bateson., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 243
[51] G. Bateson., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p.231
[52] G. Bateson, "Bateson workshop", in Beyond the Double Bind, citato in S. Brunello, Gregory Bateson. Verso una scienza eco-genetica dei sistemi viventi, Edizioni GB, Padova, 1992, p.153
[53] Ibidem
[54] V. Cap. Ⅱ Par. Ⅱ.1
[55] V. Cap. Ⅰ, Par. Ⅰ.1
[56] M. C. Bateson, Dove gli angeli esitano. Verso un'epistemologia del sacro, Adelphi, Milano, 1989, p. 25
[57] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 480
[58] M. C. Bateson, Dove gli angeli esitano. Verso un'epistemologia del sacro, Adelphi, Milano, 1989, p. 215
[59] Ibidem, p. 53
[60] G. Bateson., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, pp. 119, 120
[61] V. Cap. Ⅱ, par. Ⅱ.5 e par. Ⅱ.6
[62] F. Frabboni, F. Montanari, (a cura di), Lara. Nuove abilità relazionali nell'avventura scolastica, Franco Angeli, Milano, 2002, p. 279
[63] G. Bateson , Verso un'ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1995, p. 96
[64] G. Bateson., Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p. 28
[65] R. Conte "Uno sguardo valutativo dell'esperienza", in F. Frabboni, F. Montanari, (a cura di), Lara. Nuove abilità relazionali nell'avventura scolastica, Franco Angeli, Milano, 2002, p. 120
[66] In merito a questo, Bateson precisa che, come sottolineato nel capitolo precedente, al paragrafo Ⅲ.1, nel campo dei comportamenti umani, gli apprendimenti più significativi, quelli la cui complessità supera i semplici riflessi condizionati, si elaborano in un contesto interrelazionale di comunicazione. Cosa che gli permette di affermare che, in questo campo, il contesto è sempre una certa struttura di comunicazione e che è costituita da una rete di messaggi. Cfr. Marc E., Picard D., La scuola di Palo Alto, Red, Como, 1996, p. 88
[67] V. Cap. Ⅱ, Par. Ⅱ.1.2, pp. 56-59
[68] Borgarello G., Trusel E., Educazione ambientale: la proposta di Pracatinat, I.R.R.S.A.E. Piemonte, Quaderno di Educazione Ambientale n.1, Laboratorio Didattico sull'Ambiente, Prà Catinat, Fenestrelle (TO), 1991, p. 17
[69] S. Manghi, (a cura di), Attraverso Bateson. Ecologia della mente e relazioni sociali, Raffaello Cortina, Milano, 1998, p. 175
[70] G. Bateson , Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1994, p.21
[71] In merito alla funzione della differenza nei processi di apprendimento, si rimanda al Cap. Ⅱ, par.1.6
[72] V. Cap. Ⅲ, Par. Ⅲ.3
[73] In merito al concetto di "gruppo di lavoro" si veda il Cap. Ⅲ, Par. Ⅲ.2, p. 109
[74] Dal momento che tali riferimenti sono condivisi anche dal progetto L.A.R.A. e dal progetto Pietragavina, per una analisi più approfondita si ritiene opportuno rimandare ai Capitoli