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Da tempo
il dibattito sull'orientamento al lavoro sembra fermo. I metodi
ed i professionisti continuano a riprodurre la situazione degli
Anni Ottanta e Novanta, come se nessuno si fosse accorto dei
cambiameno della società e del lavoro di questa soglia
di millennio. Chissà perchè, nessuno scrive o
dice quello che leggerete sotto, anche se molti lo sanno e molti
lo fanno già.
- Niente
più ascese di classe
Per decenni ci siamo illusi che fosse finalmente possibile
accedere a ceti e classi superiori, e che non fosse ineluttabile
il destino di restare per l'intera vita nella condizione sociale
della nascita. Ci hanno detto che l'educazione e la formazione
erano una grande opportunità di ascesa sociale. La
cattiva notizia è che non è più così:
l'ascesa di classe è sempre meno possibile. La buona
notizia è che la "discesa di classe" è
sempre più facile anche per i ceti superiori. Le posizioni
sociali elevate e d'èlite sono sempre più chiuse,
corporative, ereditarie. Tutti abbiamo ampie possibilità
di morire più poveri di quando siamo nati, e sempre
meno sono quelli che muoiono più ricchi.
- Identità
slegata al lavoro
Siamo cresciuti con l'idea che la nostra identità fosse
data dal lavoro: eravamo il lavoro che facevamo. Non è
più così. Ora, in grande maggioranza, siamo
chi siamo a prescindere dal lavoro che facciamo. Quando iniziavamo
a lavorare da bambini anche 10 ore al giorno e morivamo giovani,
passando una vita senza week-ends e senza vacanze, il lavoro
era la gran parte della nostra esistenza. Oggi iniziamo a
lavorare tardi, lavoriamo un numero di ore giornaliere, settimanali
ed annue inferiori a quello dei nostri nonni, andiamo in pensione
in anticipo e moriamo molto più vecchi: il lavoro -quando
c'è-occupa solo un quarto o un quinto della nostra
vita.
- Lavoro
precario/saltuario come stabile
Abbiamo in mente l'idea che il lavoro saltuario e precario
sia transitorio. Finora l'abbiamo fatto "in attesa "
del lavoro stabile e continuativo. Oggi dobbiamo iniziare
a pensare che la stabilità sia proprio il lavoro saltuario
e precario, segnato da intervalli di disoccupazione. Non importa
chi vincerà le elezioni. Il lavoro sarà sempre
più saltuario e precario per il semplice motivo che
l'economia italiana ed europea sono uscite dall'onda del progresso
e sono entrate in quella del regresso. Imprese precarie non
possono che offrire lavoro precario. L'impero celeste, l'impero
egizio, l'impero romano sono tramontati: le civiltà
invecchiano come gli esseri umani, e l'Occidente è
entrato nella quarta età. Il XXI secolo sarà
dell'Oriente.
- Nessun
nesso fra formazione e lavoro
Nell'orientarci, abbiamo creduto (e per decenni è
stato vero) che esistesse un nesso fra educazione-formazione-curriculum
e lavoro. Non è più così, se non per
modeste minoranze. Puoi laurearti in archeologia e pagare
l'affitto facendo il pizzaiolo. Puoi diplomarti in ragioneria
e fare la commessa, saltuaria. Puoi fare il taxista, tenendo
sul cruscotto una laurea in filosofia. La prima buona notizia
è che puoi scegliere di studiare quello che ti piace
senza pensare a quello che serve sul mercato del lavoro. Studieremo
tutti solo perchè ne avremo voglia, e non per fare
carriera. La seconda buona notizia è che la maggior
parte dei futuri lavori che ti offriranno, potrai farli senza
avere alcuna preparazione: la poca che ti servirà,
te la forniranno sul posto di lavoro. La cattiva notizia è
che avrai a disposizione solo lavori senza altro senso che
quello di pagarti due pasti al giorno.
Se le cose
stanno così, esistono consigli per orientarti nelle scelte
per lavorare e per vivere in questo secolo? Non esistono ricette,
ma qualche spunto di riflessione, posso dartelo. Se non sei
nato ricco, non hai parenti potenti e non riesci a sposarti
con qualcuno del ceto dominante, comincia a pensare a queste
suggestioni:
Emigrare?
Il futuro è ad Oriente. Qualcuno segnala il BRIC (Brasile,
Russia, India, Cina) come l'impero prossimo venturo. In generale,
ci sono molti Paesi con
una maggioranza di popolazione giovanile, che hanno davanti
uno sviluppo garantito.
Se vuoi fare carriera in base ai tuoi meriti, se ami il rischio
e la libertà, emigra. Tieni presente che sono decine
i Paesi nei quali puoi fare una vita decorosa, quasi abbiente,
con la stessa somma che ti passa la famiglia per vivere in un
monolocale della più squallida periferia italiana. Paesi
nei quali spariscono le esigenze di spendere e puoi guadagnare
qualcosa con l'esperienza che ti viene dalle tue radici. Potrai
sempre tornare in Italia come turista, per goderne solo i lati
migliori.
Abìtuati
alla parsimonia
Se vuoi continuare a vivere in Italia, inventati uno stile di
vita parsimonioso. Ricordati che tuo padre è vissuto
felice senza telefonino e tuo nonno è invecchiato senza
automobile. Per secoli i tuoi antenati hanno vissuto con l'intera
tribù nella stessa fattoria, e con una famiglia di 8-10
persone in una sola stanza (con bagno all'aperto). Vale ancora
la pena che tu spenda la tua vita alla ricerca di un lavoro
impossibile, e magari insensato, per pagare il mutuo di un bilocale
tutto tuo? E' ora che tu pensi a nuove forme di coabitazione
fra amici o famiglie allargate: vivere in comunità ha
vantaggi e svantaggi, come vivere nella famiglia nucleare. Fino
a un secolo fa, turismo voleva dire cavallo e ospitalità
presso amici, parenti e conventi: forse non lo sai, ma anche
oggi puoi girare il mondo senza pagare nè aerei nè
alberghi.
Creati
un'identità a prescindere dal lavoro
Smetti di presentarti come Maria Rossi, insegnante o Flavio
Neri, geometra. Comincia a pensare a te stesso come essere umano
con interessi, hobbies, passioni, credenze personali interessanti,
ed al lavoro come un'attività che svolgi o per pura passione
(quindi anche gratis) o per sbarcare il lunario (perciò
senza farne un distintivo). Interessati a qualcosa che ti piace
senza pensare a quanto può rendere. Impegnati in qualcosa
che potrai fare anche da disoccupato o in pensione. Studia solo
se e quello che ti appassiona.
Il
diritto alla casa ed al salario minimo garantiti
Non perdere tempo a lottare per ottenere un lavoro stabile e
garantito. Hai pochissime possibilità di averlo e potresti
averne uno che ti rende infelice. Non credere ai politici che
danno ricette per il lavoro stabile: l'unico lavoro stabile
cui pensano è il loro. Se proprio vuoi lottare fallo
per sancire il tuo diritto, come essere umano, di avere un tetto
e due pasti al giorno garantiti. Lo Stato te li deve garantire
perchè è lo Stato che ha fatto in modo che tu
non possa più trovarteli da solo. E' lo Stato che ti
proibisce di piantare una tenda dove vuoi e di coltivare un
orto per le tue cene. Se non riesce a garantirti questo diritto
naturale, ha il dovere di darti una casa ed un salario minimio
garantito.
Competenze
personali
Dedica molto tempo alla creazione
ed all'abbellimento di una "statua di te stesso".
Fai di te un essere umano onesto, forte e felice: è questa
la bellezza. Ciò che veramente devi "imparare"
sono le competenze personali, il saper essere, le capacità
che porti con te, ovunque vivrai ed qualsiasi lavoro farai.
Fra queste competenze le
principali sono la
capacità di gestire l'insicurezza e la libertà,
la capacità di imparare, la capacità di esplorare
e rischiare, la capacità di darti regole e rispettarle,
la capacità di essere accogliente e complice, l'apertura
verso gli altri e le novità. Migliora ogni giorno queste
capacità e non morirai mai di fame.
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