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Estratto da L'INCOMMENSURABILE POTENZA DELLA RELAZIONE (di Alberto Raviola)
Sino a che la società sarà fondata sul denaro, non ne avremo mai abbastanza (volantino, Parigi, 1995)

Nell'economia post fordista, nel sistema produttivo caratterizzato dalla rivoluzione informatica, nei servizi immateriali, quelli che contano sono i beni cosiddetti intangibili, dei quali c'è molta incertezza su come determinarne il valore. Tecnologie mentali, simboliche, comunicative, sfuggono alle logiche della PRODUTTIVITÀ: non sono misurabili sulla base della quantità di prodotto per ore lavorate e neppure riferibili ad una azienda o ad un settore specifico. Ciò significa rompere la corrispondenza presente nel lavoro salariato tra DENARO E LAVORO, principio dell'economia classica, da Ricardo a Smith, contestata da Marx, ripresa da Keynes.
Nel Moderno il rapporto sociale mediato dal denaro si presenta come rapporto tra cose, "liberato" dalla necessità di mantenere una relazione personale. Infatti il denaro crea rapporti tra le persone ma lascia le persone "aldifuori" di esso. Dobbiamo a Marx la definizione del carattere feticistico della merce (una "cosa" rappresenta rapporti sociali!): nella cultura moderna gli uomini definiscono la libertà in termini contrattuali (tempo/lavoro/denaro). Nel PostModerno il lavoro si trasforma da produzione materiale e servizio immateriale. La dimensione strumentale della produzione economica non si distingue più dalla sfera comunicativa delle relazioni umane e produce un'elevazione della produzione ai più alti livelli di complessità dell'interazione umana. Il denaro non basta a significare (quantificare, definire, compensare) il legame tra le persone, nello scambio degli affetti e della cura.

Nel lavoro immateriale in gioco c'è ciò che di più prezioso abbiamo: la nostra LIBERTA' che non può essere semplicemente subordinata al mercato. Il valore simbolico che risiede negli scambi personali che si realizzano nella relazione affettiva (cuore dell'immateriale) non si esaurisce nel denaro. La sfera della relazione (sociale, formativa, educativa) stabilisce o richiede legame; e il legame sociale sfugge, è altrove rispetto alla sfera del controllo esercitato dallo Stato (Assistenziale) o dall'Impero (Economico). Ad una condizione: se la relazione mantiene la sua estraneità all'utilitarismo, si può vendere sé stessi, la propria libertà, ma non possiamo acquistare l'anima dell'altro, l'amore dell'altro, a meno che non si pensi in termini di equivalenza con un terzo (denaro, moneta, affare)! Nella relazione c'è azzardo. Si tratta di uno scambio non garantito e squilibrato. Ciò che la caratterizza è la non equivalenza. La questione è che la visibilità di questa dinamica è oggi sottoposta essenzialmente al suo valore di mercato. La sfida è di renderla visibile rimanendo fuori dal mercato, facendone emergere il valore simbolico piuttosto che il plus valore economico. Significa denunciare (rinunciare) all'equivalenza dell'atto, creativo e generativo, con il denaro; significa uscire dalla logica assistenzial-vittimista che ogni "dono" sia dovuto, quando il donatore è lo Stato. Significa rimettere in gioco la propria IDENTITÀ non solo come lavoratore, ma anche come persona: la formula "io mi chiamo e faccio" potrebbe essere sostituta da "io mi chiamo e sono…". Possibile scarto all'istituzionalizzazione e alla quotazione dello scambio immateriale che hanno come tragica deriva la nostra IMPOTENZA. Il regime capitalista e le sue forme di ramificazione statuale, hanno prodotto un declino sociale delle risorse personali, delle competenze e delle capacità di agire personale. Lo Stato Assistenziale dà diritto ad assistere e essere assistiti ma si risolve nella negazione della soggettività, producendo un declino sociale delle risorse personali, sia di chi promuove e agisce, sia di chi è oggetto, dell'aiuto.