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SOMMARIO
Oggi
bisogna chiederci quali siano state le vere origini della psicologia
e se le finalità di partenza siano state o no rispettate. C'è
infatti il dubbio che la psicologia, per essere accettata dalla
società ostile abbia cambiato la propria natura ed abbia con
questo rinnegato le sue origini. Per questo la dimensione soggettiva,
oggi negata, occorre che venga maggiormente sviluppata e che
quindi si parli di una psicologia più soggettiva di quella oggi
esistente. Si propone di chiamare questa psicologia col termine
psichica e la si identifica con la psicologia del benessere.
In effetti quella che oggi si chiama psicologia è in definitiva
una psicologia del malessere e come tale poco soggettiva, menre
la psicologia più soggettiva che è una psicologia del benessere
dovrebbe chiamarsi psichica.
Col
passare degli anni ci si abitua a mettere insieme ed a collegare
molti fatti disomogenei fra di loro, nell'ostinato tentativo
di renderli omogenei e di trovare un destino comune ad idee
disparate. E' quello che avviene facilmente quando si comincia
a ragionare di psicologia con un approccio benestante. Infatti
sviluppare l'ipotesi di una psicologia del benessere è fonte
di sorprese e di scoperte impreviste. Come per esempio quella
per cui la stragrande maggioranza di ciò che sinora è stata
chiamata psicologia in realtà psicologia non è, perchè non si
occupa dei fatti psichici soggettivi, ma insegue un'obbiettività
che la snatura e la costringe ad essere esclusivamente una psicologia
del malessere.
Oggi
in effetti una psicologia del benessere è praticamente una psicologia
quasi inesistente, perchè ciò che esiste è prevalentemente una
psicologia del malessere, basata sull'irraggiungibilità di un
benessere soggettivo che qualcuno stabilisce "obbiettivamente"
per tutti gli altri, giorno per giorno in modo tale da non essere
raggiungibile per nessuno. Una psicologia del benessere è perciò
oggi solo un punto di vista, prevalentremente teorico. Propongo
di chiamarla, per analogia con le altre scienze, Psichica (così
come la fisica, la chimica, la meccanica, che non usano il discorso
su..., cioè la logìa, come fa la psicologia, ma un discorso
per ...). In effetti sinora la psicologia è stata un lungo discorso
sullo psichico, ma quasi mai una ricerca nello psichico. La
psicologia sinora ha parlato dello psichico, ma non é quasi
mai entrata nello psichico, ha parlato molto del nuoto, ma raramente
ha nuotato, per dirla con una ben nota metàfora. Una psicologia
del benessere è così praticamente una psicologia quasi inesistente,
perchè la psicologia che oggi esiste è essenzialmente una psicologia
del malessere. Una psicologia del benessere è perciò ora solo
un punto di vista: prevalentemente teorico.
Quindi
oggi prevale una psicologia che confina la soggettività nel
regno del malessere e così facendo la riduce o addirittura la
elimina. Infatti la soggettività è essenzialmente progettazione
di benessere, che quindi si basa sulla possibile espressione
dei propri progetti di benessere. Nel momento in cui viene costretta
alla scoperta e terapia del malessere, la psicologia perde in
gran parte le sue potenzialità progettuali e quindi le sue possibilità
di permettere ai soggetti la realizzazione del benessere. La
psicologia dominante è oggi quella malestante, dedicata cioè
al trattamento del malessere: quindi una psicologia non soggettiva,
basata sul fatto che il malessere esiste e va scoperto e ridotto,
mentre il benessere non esiste e va continuamente inventato.
Perciò prima di mettersi ad inventare il benessere occorre dedicarsi
a scoprire il malessere. Lo scoprire prevale sull'inventare.
Perciò il conoscere prevale sul costruire.
L'atteggiamento
descrittivo-contemplativo prevale su quello interventista. Per
queste ragioni quindi una psicologia del benessere (che non
esiste e va inventato) è oggi praticamente inesistente ed è
quindi prevalentemente teorica. Essa per realizzarsi, deve partire
da un definizione di benessere e dalla presa di coscienza della
natura progettuale di ogni soggettività. Il che equivale a dire
che ogni benessere è soggettivo e che quindi ogni soggetto è
benestante, almeno nelle sue potenzialità di realizzarsi come
soggetto. Il che significa in definitiva che la psicologia deve
diventare più attenta alle soggettività benestanti abbandonando
il modello obbiettivista malestante di derivazione medico-sanitaria
(per cui il malessereesiste e quindi il mondo è fatto di malessere
da curare), ed usando il metodo soggettivista benestante di
derivazione estetico artistica. Ma questo discorso, che è rivoluzionario,
è tutto ancora da fare.
Per
affrontare allora un così vecchio problema come quello della
definizione del benessere, che necessariamente sconfina con
quello della felicità e del piacere, si presenta la necessità
di usare dei modelli inconsueti, cioè dei sistemi coerenti di
ipotesi. In effetti i fatti in sé sono senza senso ed i modelli
servono appunto per dare loro un senso. La vita psichica è insensata
e dipende dai nostri desideri e dalla nostra soggettivitià renderla
sensata. La sensificazione è la base della vita psichica. Lo
pìsichico può infatti essere inteso anche come l'assegnazione
di senso da parte dei soggetti che hanno una loro ipotesi di
benessere.
Si
corre certamente il pericolo di dare ai fatti il senso che noi
vogliamo (wishful thinking). E tale rischio non è eliminabile.
Però si raggiunge il risultato di creare una realtà che allinizio
è inesistente ed alla fine diventa reale. Lo psichico costruisce
quindi la realtà, non solo la percepisce o la influenza. La
cultura e l'ideologia obbiettivista vigenti considerano lo psichico
come una variabile dipendente. Indipendenti sono infatti il
biologico, il fisico, l'economico, ecc. Affermare l'indipendenza
dello psichico significa aìprire la strada per una comprensione
della costruizione soggettiva della realtà sociale.
Questa
costruzione di realtà è però permessa da modelli inconsueti,
che sono essenzialmente di due tipi: quelli abbondanti e quelli
scarsi. I priml sono capaci di rendere abbondanti i beni scarsi.
I secondi sono capaci di rendere scarsi i beni abbondanti. I
primi abbondanti sono tipici della psicologia che disponde di
capacità moltiplicatorie immense, tra cui fondamenale quella
della qualità (es. le attitudini e le capacità psichiche). I
secondi scarsificanti sono tipici delleconomia che dispone
di capacità scarsificanti immense, tanto più se lega il valore
dei beni alla loro scarsità ed alla quantità loro (es. la moneta
e il suo valore di scambio). Per cui tanto maggiore la scarsità,
tanto maggiore il valore. Almeno quantitativamente.
Questi
modelli inconsueti compongono il grande capitolo della psicologia
del benessere che possiamo perciò anche chiamare dei processi
di scarsificazione. In questo campo è fondamentale lequilibrio
dialettico tra quantità e qualità: la quantità porta a rendere
scarsi i beni e la qualità li porta ad essere abbondanti. Per
questo nelle condizioni di benessere la qualità prevale sulla
quantità. Nelle condizioni di malessere la quantità prevale
sulla qualità. Per questo la qualità dell'abbondanza permette
la trasparenzae costruisce le immagini, le appartenenze, le
partecipazioni, mentre la quantità della scarsità richiede l'opacità,
costruisce i tabù, i pudori, le esraneità, tutto a fin di bene
per rendere abbondanti i beni scarsi mediante la scarsificazione
dei beni abbondanti.
I
modelli di scarsificazione permettono infatti molti vantaggi:
e gustificano i rischi di complessità. Un vantaggio è la finalizzazione
del collettivo verso lorganizzazione o listituzione,
cioè verso un obbiettivo esterno (produttività) od interno (sicurezza).
Il prevalere delloggettività-esterna sulla soggettività-interna
determina la creazione delle organizzazioni. Viceversa il prevalere
del soggetto-interno determina il crearsi dellistituzione,
che paradossalmente è così intesa come molto più soggettiva
dellorganizzazione. Pur avendo questi vantaggi i modelli
presentano il rischio di farci descrivere il mondo così come
lo desideriamo e non come esso in realtà è. Anche se lidea
di essenza è un vecchio problema ancora tutto da risolvere,
il desiderio fa dei brutti scherzi alla conoscenza e di questo
occorre tener conto. Si ripropone qui il problema della relazione
tra contenuto e contesto, in cui l'ideologia "essenziale"
privilegia il contenuto rispetto al contesto, creando una logica
centralista che porta direttamente all'ortodossia.
Il
fine giustifica i mezzi, lobbiettivo costruisce
il collettivo, il clima costruisce la struttura. Questo è quanto
è sinora successo: il contenuto sceglie il contesto; il presente
influenza il passato, il futuro determina il presente, come
J. Lacan ha affermato. Un modello sta quindi sempre alla base
della realtà, anche di quella collettiva. Infatti lo scopo di
un modello determina la sua efficacia ed il suo tipo di costruzione:
conoscendo gli effetti di un modello si determina la sua formulazione
e la sua scelta. Nella scelta di un modello che dia un significato
ai fatti (senza modello non vi è significato) occorre tener
presente che spesso esistono due modelli: un modello vigente
e un modello emergente Per cui la modellistica è quasi sempre
duale.
Ciò
porta al crollo della coerenza nella costruzione della realtà.
Non si può più usare un modello formale unico: lortodossia
non costruisce di necesstà più la base dei modelli usati. Una
giovane psicologa del lavoro brasiliana Ana-Silvia Rocha Ipiranga
afferma che esistono due modelli di analisi: uno in cui lordine
presente è accettato ed uno dove questordine è rifiutato.
La psicologia é un pretesto per una ricerca, con alcune ipotesi
sperimentali sui due modelli. In particolare la sua ipotesi
é quella di proporre un'alternativa al modello in cui l'ordine
vigente viene accettato mediante un modello di analisi dellatteggiamento
verso lordine presente, quando viene rifiutato ed in modo
che luomo si sobbarchi la sorte del mondo proponendo
la soluzione di ogni situazione intolleranbile di mancanza".
Per
quanto forte sia, un modello vigente non può dimenticare un
sempre presente modello emergente. Oggi per esempio il modello
vigente è la scarsità, mentre il modello emergente è labbondanza.
Tra luno e laltro si costituisce una cntinuità ed
una discontinuità, cioè una transizione, che non è tanto un
contenuto temporale, quanto un processo logico, una trasformazione
di modello più che un tempo di passaggio, una riconversione
di elementi disomogenei, ma equilibrati e di pari influenza
più che una modificazione di elementi disomogenei, ma disequilibrati
con la dominanza o lesercizio di potere.
Molte
volte ho avuto modo di osservare, anche in me stesso, come la
voglia di innovazione porti spesso alla richiesta di
successo e come paradossalmente il successo uccida l'innovazione.
Per questo motivo assurdamente chi vuole innovare ha resistenze
verso la realizzazione della propria innovazione, come se, avendo
successo, distruggesse la propria potenzialità innovativa. E'
quello che il cantante Francese George Brassens descrive nella
propria canzone 'Auprès de mon arbre, je vivais heureux' vcino
al mio albero io vivevo felice, lamentando come il successo
gli avesse distrutto la creatività. Il problema è delicato e
fondamentale per la psichica, perchè tocca il passaggio dalla
mentalità etica della scarsità alla mentalità estetica dell'abbondanza
ed è quindi cruciale per questa definzione di una scienza "psichica",
cioè una psicologia del benessere, cme stiamo tentando di proporre
qui.
Non
illudiamoci perciò che il trapasso dalla cultura malestante
a quella benestante avvenga senza colpo ferire. La transizione
sarà lunga e sofferta e dovrà analizzare il capitolo delle nevrosi
da successo e del rifiuto dell'oggettività e della sicurezza.
La decriminalizzazione del benessere richiederà un passagio
difficile dalla priorità etica della colpevolezza a quella estetica
dell'ansietà. Le istituzioni fionalizzate alla sicurezza cederanno
sempre di più il passo alle organizzazione finalizzate all'efficienza.
Le strutture istituzionbali si sfalderanno e verranno sostituite
da sentimenti, stati d'animo e climi. E la condizione normale
degli uomini sarà appunto l'insicurezza e la mancanza di norme.
Quindi non di presidio dell'interiorizzazione delle norme ma
della loro abolizione loro si occuperà la futura psicologia
del benessere, quella che qui stiamo proponendo di chiamare
"psichica".
Il
modello vigente è però ancora quello della scarsità, dell'etica,
dell'istituzionalizzazione delle norme. Invece quello emergente
è il modello dellabbondanza. La transizione può anche
essere pensata come passaggio dalle vecchie alle nuove scarsità:
perchè il modello emergente non può essere ancora utilizzato.
Però stiamo già nella morsa dei due modelli, anche se uno è
vigente, forte ed ortodosso, e l'altro è possibile, débole ed
eretico. Noi oggi in effetti utilizziamo già modelli abbondanti,
quando nei consumi l'abbondanza di un bene aumenta paradossalmente
il valore di beni e di servizi (es. i servizi delle telecomunicazioni).
Ma continuiamo ad usare modelli scarsi, ponendoci al bivio tra
vecchie e nuova scarsità.
Le
vecchie scarsità sono così più o meno: cibo, salute, sesso,
terra, potere, conoscenze, ecc. Esse derivano dal una concezione
terriera: la scarsità di terra, la superficie a due dimensioni
e quantitativa, quindi limitata a somma zero, il potere a somma
zero sono il modello vigente, quindi limitato e materiale. Il
primato della scarsità, delleconomia e della finanza:
lottica monetarista; la metafora (tedesca?) della macchina
e la gestione minacciante delle risorse prevalentemente materiali.
L'uso sistematico della pedagogia della minaccia: questa è così
una caratteristica del modello vigente della scarsità. Difficile
da abbandonare sia per labitudine, sia per gli indubbi
vantaggi che ha portato nei secoli allumanità. Le nuove
scarsità sono relazioni, fantasia, estetica, futuro, movimento,
ecc. Esse derivano da una concezione spaziale di risorsa: l'abbondanza
di spazio e di qualità, la somma di potere diversa da zero,
la metafora della famiglia (giapponese?) ed in fondo, la gestione
promettente delle risorse prevalentemente immateriali, ecc.
Tramite
labitudine alla loro gestione e soluzione si spera di
raggiungere presto luso sistematico del modello emergente,
quello dellabbondanza, della concezione spaziale: quello
basato sulla scarsità di spazio e di potere, sulla corsa verso
lonnipotenza, sullo spazio a tre ed a N dimensioni, sul
potere qualitativo, quindi espanso a somma variabile: il potere
a somma variabile o illimitato ed immateriale è forese una delle
caratteristiche più salienti del modello del benessere. Il primato
dellabbondanza, della psicologia e del volontariato: lottica
motivazionale; la metafora della famiglia e la gestione promettente
delle risorse sono altri aspetti dellidea di benessere.
Dal cambiamento-potere malestante basato sulla minaccia si sta
passando al cambiamento-potere benestante basato sulla promessa.
Oggi è vigente il malessere ed è emergente il benessere. Per
capire questa transizione abbiamo bisogno lentamente e con molta
produenza di abituarci ad usare altri modelli che non siano
quelli vigenti ed altri processi mentali che non siano quelli
minaccianti dellortodossia.
Abbiamo
visto come la transizione sia innanzi tutto il passaggio dai
vecchi ai nuovi malesseri. Nell'uso cioè di un modello euristico
di ricerca diverso da quello vigente. Vediamola in un malessere
classico: quello che declina alcune malattie simbolicamente
importanti in alcuni luogo e tempi di una malessere tipico:
la malattia. Dal vaiolo, oramai concepita come malattia eradicata
si è passati allAIDS, malattia che qualcuno ipotizza come
malattia creata: il sentimento di potere consiste infatti nella
costruzione di realtà, mediante luso di modelli emergenti.
Così, rispetto alle malatte-simbolo, si capisce sia il potere
di eliminare, che quello di inventare malattie: ambedue i poteri
sono sintomo della corsa verso ujn modello emergente: quello
dellonnipotenza, detto anche del potere qualitativo a
somma variabile. Ed è sigfnificativo che questo modello onnipotente
si sviluppi proprio nel momento storico del relativismo culturale
spinto e dellincertezza sovrana, segno che questo sentimenti
appaerntemente limitanti, sono di fatto stimolanti, esplosivi
e potenzianti la voglia umana di sviluppo e di crescita continua
ed inarrestabile.
Lonnipotenza
ed il modello che la sostiene, che vede costituirsi nellistituzione
una maggiore soggettività di quanto non ritenga esistere nellorganizzazione,
acquista poi rilevanza particolare come movente della dimensione
pubblica: immortalità, onniscienza ed ubiquità sono tre declinazioni
soggettive dellonnipotenza. Altri effetti non trascurabili
dellemergere di un modello di benessere come altrernativo
al malessere vigente. Ed infatti sono questi i territori dove
si costruisce la dimensone pubblica, quella dei grandi desideri
degli uomini. Anche questo è paradossale, ma non casuale: proprio
nella dimensione pubbica formale ed impersonale si concentra
il massimo di soggettività e di onnipotenza, segno che il pubblico,
apparentemente disumanizzato, come res nullius, rappresenta
forse il massimo della speranza di onnipotenza e di immortalità
degli uomini di oggi. La dimensione pubbica appare così traditrice
perchè le speranze che gli uoimini vi ripongono sono immense
e praticamente infinite.
Ciò
porta di necessità al metafisico, che nella dimensione pubblica
è molto presente e che lì viene continuamente costruito e distribuito:
vedasi per esempio il problema del pensionamento e quello del
debito pubblico abbondantemente impostati con criteri metafisici.
Il metafisico nella dimensione pubblica viene continuamente
prodotto dagli uomini nella loro corsa verso lonnipotenza.
Da questo punto di vista la dimensione pubblica è una dimensione
religiosa e non è a caso che spesso diventi teocratica, cioè
basata su premesse fideistiche, come quelle del welfare state
o della proprietà collettiva. Il grande esperimento storico,
(fallito forse proprio perchè metafisico-teocratico) del socialismo
reale, è stato lultimo grande tentativo di mantenere in
vita il modello vigente del malessere, in cui il rinvio del
successo di unoperazione collettiva alle prossime generazioni
ha provocato il ritiro libidico ed emozionale dal progetto e
conseguentemente il suo svuotamento psicologico, da cui il suo
fallimento sociale.
Oggi,
in dimensioni più ridotte, si stanno moltiplicando i tentativi
di mantenere parzialmente in vita i modelli di malessere e metafisici
in chiave sociale. Stiamo vivendo la transizione tra le vecchie
e le nuove scarsità. La pedagogia del benessere non riesce ad
affrontare direttamente la socieità abbondante per educare i
nuovi ai suoi parametri ancorta non chiari e realizzati. Oggi
la pedagogia del benessere sta oggi traversando il momento della
trasformazione delle scarsità: dalle vecchie alle nuove scarsità.
Ma pur sempre di scarsità si tratta. E la paura del metafisico
impedisce ai nuovi modelli di assestarsi e svilupparsi. Si ha
sempre paura di dover rimandare ad un al di là la soddisfazione
dei desideri. E la natura onnipotente degli uomini rifiuta questo
rimando metafisico.
Ciò
non ostante le frontiere del metafisico si sono dilatate e rese
più flessibili. E la dilatazione delle sue frontiere ha mondanizzato
questo mondo metafisico: non è più monopolio delle religioni,
un al di là, un Inferno o Purgatorio, ma un appannaggio della
progettazione collettiva del benessere, una politica, un al
di qua. La società futura del socialismo reale è stata per esempo,
una metafisica, un al dilà, mai verificato: perchè in quella
situazione il mondo delle cose non bastava più ed occorreva
usare quello delle non-cose, un meta-fisico. Oggi non regge
più ed occorre mondanizzarlo. Così facendo la Umding, la non-cosa
come la chiamava Kant, lo sconosciuto si restringe soggettivamente
e la Ding, la cosa, il conosciuto si allarga sempre soggettivamente:
ciò porta al pluralismo, alla perdita delle distinzioni e alla
condivisione amico diventa complementare con nemico, materiale
con immateriale, presente con futuro.
La
stretta morsa del modello vigente del malessere si sta così
allentando. Anche il benessere diventa così complementare al
malessere, per cui il benessere non è solo da intendersi come
mancanza di malessere, ma anche il malessere si può concepire
come mancanza di benessere: da questa complementarietà può derivare
una definizione positiva, per affermazione, di benessere e non,
come sinora è stato, una definizione negativa, per negazione,
del benessere. In altre parole è possibile definire direttamente
il benessere.
Questo
ci consente di elencare le principali caratteristiche della
società del benessere. Una società del benessere può essere
definita come una società complessa, ricorsiva e plurale con
unidea di benessere soggettivo e con la evidente centralità
dellinvidia: se i benestanti non fanno star bene i malestanti,
i malestanti fanno star male i benestanti. La sua gestione è
più difficile perchè basata sui desideri e non sui bisogni,
sulla speranza e non sulla paura. Tutto questo si basa anche
sulla gestione fondata sulla scarsità, e quindi sulla scarsificazione
e sulla creazione della struttura che la sostiene: infatti le
strutture sociali sono programmate per il malessere e stentato
a riprogrammarsi per il benessere: le strutture (mentali?) vigenti
tendono a perpetuare la cultura vigente da cui sono state inventate
ed al di fuori della quale dovranno sparire.
Ciò
porta alla fine dei vecchi tabù (scarsificazione!): distanza,
emozione, conflitti, fame, partecipazione, sesso, ecc. ed allinizio
nuovi tabù (scarsificazione!): notte, pensionamento, ecologia,
estetica, televisione, relazione, ecc. Ciò porta ad una mentalità
di frontiera, fatta di rischio e futuro, di clima e soggettività,
non di struttura e oggettività. Da ciò deriva che il benessere
è apprendibile, quindi non si nasce benestanti Allora perchè
nelle condizioni di benessere prevale la previsione del benessere
futuro sulla prevenzione del malessere passato e cè abitudine
al controllo dei sensi di colpa collettivi? Così le organizzazioni
diventano stati danimo e mentalità e costruiscono lentamente
la centralità degli stati danimo per la costruzione sociale.
Oggi sono i climi che fanno le strutture e non viceversa: ne
deriva la natura soggettiva della ricchezza: le banche come
scuole, limprenditorialità vince sulla managerialità i
modelli deboli prevalgono su quelli forti, il fai da té si diffonde
nelle organizzazioni.
Così
i conflitti, prima lotta, poi relazioni industriali, dopo diventano
conversazione sociale. Il fai da té prevale anche nel settore
dei conflitti: leccellenza è una conseguenza del fai da
té, lo psichico sta prevalendo sulleconomico. La rappresentanza
non usa più i concetti della scarsità e della povertà e la politica
diventa la scienza-tecnica per aumentare il benessere. Il lavoro
arbeit si trasforma in attività taetigkeit e le vecchie scarsità
lasciano il posto alle nuove scarsità. Il modello didattico
da simmetrico diventa asimmetrico: imparare e insegnare non
coincidono. Tutto questo porta di necessità a definire meglio
le nuove capacità che sono essenzialmente delle nuove abilità
negoziali. Anzi le possiamo chiamare capacità negoziali emergenti
perchè emergono dal crollo del sistema ddidattico magistrale
e dalla costituzione del sistema pedagogico del fraintendimento.
Queste
abilità negoziali emergenti sono essenzialmente il pluralismo
come condizione desiderabile non negativa, la posizione della
periferia dominante rispetto a quella del centro, la pari importanza
delle diverse scienze e tecnologie, lidea di disequilibrio
e di rischio come positiva, la natura complessa della negoziazione:
molti soggetti obbiettivi e tecniche, la circolarità della negoziazione,
il prevalere dei climi sulle strutture, il passaggio dalla cultura
della centralità alla centralità della cultura, il passaggio
dalla cultura della negoziazione alla negoziazione della cultura,
e quindi la negoziazione come semplificazione di rapporti, il
passaggio dalle buone alle belle relazioni: parlare,
scrivere, muoversi, gruppare, organizzare ed ascoltare.
La
negoziazione può essere così concepita come la conseguenza e
come il trattamento della scarsità relazionale: la società del
malessere è domenicale, vigente, razionalista ed etica. Si capisce
così come invece la società del benessere sia sabbatica, imminente,
costruttivista, negoziale, estetica. Il primo modello è quello
dello stimolo-risposta. Il secondo modello è quello della profezia
che si autoavvera. Il primo lo possiamo anche chiamare razionalista
cognitivista, il secondo emozionale costruttivista. Ma al di
là di queste imprecise definizioni esiste un primo modello pedagogico
e didattico, tipico della società del malessere e della scarsità
(primo si denomina qui storicamente, perchè precedente) ed un
secondo modello tipico della società del benessere e dellabbondanza.
Come
conseguenza di questo emergere della psicologia del benessere,
possiamo parlare di una pedagogia del benessere. Una pedagogia
(che è composta sempre da una psicologiw e da una didattica)
può essere caratterizzata nel seguente elenco di processi psichici
che ne costituiscono anche la didattica. Innanzi tutto una concezione
creativa del benessere, soggettivo e tuto da inventare quotidianamente.
Poi unalfabetizzazione a nuovi linguaggi, per diventare
poliglotti sociali come conseguenza dellabbondanza e della
sua declinazione multi soggettiva, nazionale, razziale, culturale.
Perciò sembra ovvio seguire oggi nella didattica e nella formazione
la crescente importanza di una pratica crescente di lavoro di
gruppo e di pluralismo, un trattamento di situazioni e problemi
con mentalità ludica, un apprendimento del passaggio dal gioco
al rischio, un imprenditorialità diffusa come rischio
personale di successo e insuccesso, una centralità del conflitto
cittadino/stato (non più capitale/lavoro !), una capacità di
intervenire sulle relazioni (in tempo reale!), una sensibilità
nel distinguere e nel trattare bisogni e desideri (scarsità
e abbondanze), una resistenza allambiguità al mutamento
e alleffimero, una desiderabilità personale e sociale
del negoziare, ed una negoziazione come clima e non come struttura
(funzione sociale ineliminabile in tutte le strutture sociali
benestanti), una professionalizzazione dei compiti negoziali
ed una soggettività, ed una pluralità come premessa della qualità,
una capacità di tradurre i problemi quantitativi in qualitativi
ed una capacità costante di interrompere la naturale tendenza
ad identificare quantità e verità.
Tutto
questo può essere sintetizzato in tre parole e cioè: decriminalizzare
il benessere. La didattica del benessere sarà la conseguenza
di tutto questo, con la fine del modello magistrale, la perdita
di ruolo dellortodossia, luso sistematico del pluralismo
e dellidea di gruppo ed un crescente costruttivismo sociale.
Da qui originerà uno sviluppo crescente della soggettività nelle
istituzioni pubbliche, la costruzione delle dimensioni sociali
sulla base dei desideri nostri e non sui bisogni dei nostri
nonni, una sorridente e scettica affettuosità verso le nostre
relazioni, oggi così in pericolo e domani, speriamolo, così
varie e divertenti che il semplice immaginarle oggi ci può riempire
di speranza e di allegria. Una pedagogia relazionale quindi
per un futuro plurale: questa è forse la pedagogia del benessere
che oggi possiamo cominciare a costruire. E la costruiremo soltanto
se riusciamo ad uscire dalla paura del wishful thinking, del
pensiero desiderante. Dopo tutto descrivere il mondo come noi
lo desideriamo offre anche qualche piccolo vantaggio per il
nostro benessere.
Tutto
questo sembra paradossale perchè rovescia la logica vigente.
Ma la psicologia è oggi sempre di più una scienza paradossale,
soprattutto se da malestante pretende di diventare benestante,
non solo teoricamente, ma anche praticamente, non inseguendo
sogni di dipendenza dall'oggettività o tentazioni igienico-sanitarie
rispetto ad un malessere esistente e da scoprire, ma riaffermando
la sua natura di variabile indipendente, soggettiva e progettista
di benessere possibile e da inventare. A questo punto occorre
ricordare come una pedagogia del benessere sia la conseguenza
di una psicologia praticamente benestante. Oggi una tale psicologia
manca ed occorre costruirla dalle origini. Innanzi tutto una
psicologia del benessere deve essere soggettivista. Questo vuol
dire accettare la sfida della solitudine: che è quella che si
prova quando si abbandonano i vecchi consueti modelli obbiettivisti
che hanno portato a definire la psicologia come sovra-strutturale.
Se non si possiedono metodi specifici inconsueti
e si usano modelli altrui come consueti, gli altri manterranno
sempre la psicologia in stato di sudditanza. Il benessere soggettivo
non potrà essere messo alla base della psicologia.
Occorre
spiegare bene il perchè i modelli debbano essere inconsueti
ed appartenere quindi allarea della scarsificazione. Possiamo
chiamare tali modelli inconsueti anche con laggettivo
specifici. Perchè oggi i modelli usati dalla psicologia
sono quelli consueti ed aspecifici, importati dalle altre scienze.
Tipico è lesempio della misura delle variabili psicologiche
che sono ancora soggette alla tirannia della quantità che nega
il singnificato-valore di misura ad ogni rilevazione non quantitativa.
Un modello quantitativo é consueto in psicologia, perchè altrui
e perchè, in termini di abbondanza/scarsità, porta a mantenere
in vita una psicologia scarsificante, una psicologia del malessere,
terapeutica e non soggettiva.
Invece
un modello qualitatito è inconsueto, perchè specifico e perchè
porta a rendere primarie le risorse psichiche, misurabili specificamente,
che permettono di uscire dal processo di esclusione culturale
che economisti ed ideologi diversi hanno usato per impedite
il benessre, la soggettività e la libertà delle masse, considerando
la psicologia come sovrastrutturale, la soggettività
permessa solo ai potenti ed il benessere obbiettivo, quindi
deciso solo da loro. Il legame stretto tra psicologia, benessere,
soggettività, pluralità e libertà permetterà passi da gigante
nello sviluppo di una psicologia soggettiva e di un benessere
altrettanto soggettivo e reale, cioè possibile per tutti. Queste
sono le caratteristiche di una psicologia (e quindi di una
pedagogia) del benessere che speriamo passi rapidamente dalla
teoria alla pratica. Desideriamo chiamarla con un nome diverso
dalla psicologia. Proponiamo quello di "psichica",
scienza del soggetto, progettista di benessere e positivamente
capace di costruire oggi soggettivamente e pluralisticamente
la realtà sociale futura.
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