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Quali tasse?
La questione delle tasse sembra essere diventata
importante, nel dibattito attuale. Tuttavia nessuno ha il coraggio
di dire esplicitamente che non può esserci Governo (nè
di destra nè di sinistra) in grado di portare effetti
e concrete riduzioni.
Cosa intendiamo per tasse? Abitualmente vengono
considerate tasse solo le imposizioni dirette sul reddito e
la rendita. In sè, queste sottrazioni di danaro hanno
anche una logica accettabile. I cittadini danno allo stato una
porzione dei loro introiti, in cambio di servizi. Si può
discutere sulla quantità esosa dei prelievi e sulla qualità
scadente dei servizi, ma il principio sembra accettabile. Un
lato positivo di queste tasse è la loro proporzionalità,
per cui paga di più chi incassa più soldi.
Il problema è che le imposte dirette
sono solo una parte del prelievo dello Stato e degli Enti collegati.
Le somme che lo Stato incassa con le imposte dirette non bastano
a retribuire i suoi servizi. Molti dei quali sono a pagamento.
Televisione, poste, trasporti, università, giustizia,
sanità, sono esempi di servizi pubblici che il contribuente
paga parzialmente o del tutto.
Una vistosa porzione di reddito viene prelevato
mediante le imposte indirette, il cui carattere di ingiustizia
è palese. Queste gravano praticamente su ogni consumo
o transazione di tutti i cittadini, a prescindere dai loro redditi.
Comprando un litro di benzina, un pacchetto di sigarette, una
bottiglia di vino, il miliardario e il diseredato versano allo
Stato una somma uguale. La famosa Iva è detraibile per
le imprese ma non per tutti i cittadini che vedono ogni loro
acquisto penalizzato del 20%. Queste tassazioni sono indiscriminate
e del tutto slegate dal concetto di condivisione degli introiti
con lo Stato: non è tassato il ricavo ma il consumo.
Un'altra porzione di reddito prelevata ai
Cittadini è legata al sistema buro-amministrativo. Non
esiste quasi atto amministrativo che non richieda marche da
bollo. Non esiste attività che non obblighi ad autorizzazioni,
licenze, patenti e patentini (dalla patente al passaporto, dalla
licenza di caccia al patentino per fare l'ambulante). Il sistema
diventa abnorme per le imprese, che però hanno il vantaggio
di scaricare questi costi sui prezzi, e dunque sui cittadini.
Per esempio, un ristorante con 6 frigoriferi deve avere 6 licenze
e pagare per i 6 relativi rinnovi annuali, a parte le licenze
per avviare l'esercizio, per i tavolini su strada, per l'insegna,
per gli alcolici, ecc. Esiste un mercato fiorentissimo delle
"licenze" dei pubblici esercizi, malgrado si tratti
di un'evidente irregolarità. Questi costi si traducono
in carichi sui prezzi e dunque diventano tasse indirette per
i cittadini.
Un'altra cospicua porzione di reddito dipende
dalle esazioni coatte dei gruppi corporativi e parassitari che
lo Stato tutela. Gli Albi professionali, le Camere di Commercio,
i documenti notarili, le certificazioni, gli accreditamenti
non richiedono versamenti volontari in cambio di servizi, ma
contributi resi obbligatori da leggi e regolamenti. Il triangolo,
la giubba fluorescente, la revisione obbligatoria, le marmitte
euro-varie, sono tasse sull'auto. Il paradosso sta nelle quote
di reddito versate ai contabili-fiscalisti, la cui necessità
nasce solo dalla farraginosità delle leggi fiscali: paghiamo
qualcuno per pagare le tasse.
Un'ulteriore tassazione indiretta si nasconde
nel sistema di multe e sanzioni, comminate dallo Stato in conseguenza
di sue proprie inadempienze. Non ci sono sufficienti servizi
di trasporto pubblico: lo Stato e gli Enti Locali lucrano sulle
multe. Le biglietterie ferroviarie non funzionano e le carrozze
di seconda classe sono scarse? Non basta pagare i biglietti
sul treno, occorre la multa. La posta non ti consegna in tempo
un avviso di pagamento: pagherai la sovrattassa di mora.
Infine, esiste una tassazione mai contabilizzata,
perchè non è propriamente in danaro, ma in tempo.
Il tempo è considerato danaro in tutte le transazioni
del sistema capitalistico, fuorchè nei rapporti fra cittadino
e Stato o pubblico servizio. Ogni anno il cittadino è
obbligato a prestare centinaia di ore gratuite per ottemperare
alle centinaia di obblighi sulla vita quotidiana: ore spese
a tavolino, nella compilazione di moduli e documenti vari, o
nelle code inevitabili di ogni sportello.
L'insieme di tutte le tasse indirette,
nascoste, implicite è ben più del doppio delle
tasse dirette. Il che spiega la futilità di una riduzione
del 5% delle imposte sul reddito, o della soppressione della
tassa sui due dipendenti di una piccola impresa.
Ridurre delle imposte: missione impossibile
Un Governo italiano, di qualsiasi orientamento,
non può realizzare alcun significativo taglio delle imposte.
L'elenco delineato sopra implica due fattori determinanti l'irriducibilità.
Il primo è l'ipertrofia legislativa.
Nessuno sa esattamente quante sono le leggi, i regolamenti e
le delibere nazionali e locali che soffocano il nostro Paese.
C'è chi dice addirittura un milione. La maledizione europea
sta incrementando questo numero con una progressione geometrica.
Certo è che un numero così vasto di tasse, imposte,
accise, patenti e multe deriva da una legislazione delirante
che si è stratificata in decenni di progressiva invadenza
dello Stato, legando l'intera società in una rete oggi
sostanzialmente inestricabile. Diminuire sensibilmente il
gioco fiscale richiede il taglio di un terzo o della metà
della legislazione. Impresa che nessuno saprebbe o vorrebbe
fare.
Il secondo è la corporativizzazione
del regime. L'ipertrofia legislativa ha diverse cause, la prima
delle quali è che ogni legge favorisce una determinata
corporazione che è rappresentata da e controlla una porzione
del corpo legislativo. Sulle imposte dirette e indirette non
vivono solo i circa 4 milioni di dipendenti pubblici (di Stato,
enti locali ed enti vari), ma almeno altrettanti milioni di
cittadini beneficiati in via diretta o indiretta dal sistema
fiscale e normativo. Diminuire le tasse significa dimezzare
la forza lavoro pubblica e insieme delegiferare, togliendo introiti
vistosi alle corporazioni parassitarie - fino a dimezzarne il
peso. Ad occhio e croce si tratta di depauperare altri 3 o 4
milioni di italiani. Poichè i dipendenti pubblici e le
frange corporativo-parassitarie sono una parte centrale dei
ceti dirigenti rappresentati da tutti i partiti, nessun governo
potrebbe formarsi con un simile programma. E se per caso
ne nascesse uno, creerebbe una guerra civile.
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