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Estratto da ULTIME RIFLESSIONI PRIMA DEGLI SPARI (Mircea Meti, Marzo2003)

 

1. AUTODETERMINAZIONE E NON INGERENZA

Nel delirio del dibattito sull'esportare/imporre la democrazia nei Paesi islamici, sembra scomparso un concetto basilare del diritto internazionale: l'autodeterminazione.
Questo valore è il corrispondente a livello internazionale del concetto di sovranità. La democrazia si fonda sul principio della sovranità del popolo (il demos) al suo interno, e della sovranità dello Stato verso gli altri Stati. Anche laddove il regime di un popolo è sgradito ai regimi limitrofi, il diritto internazionale non consente alcuna ingerenza. Anzi, tale ingerenza viene considerato un atto di aggressione che può arrivare a giustificare una guerra fra Stati. Non sono stati rari i casi di guerre scoppiate per semplici questioni di confine.
La critica alla dottrina dell'autodeterminazione e della non ingerenza, si fonda sulla fattispecie di un regime totalitario e dispotico che, non rispettando i diritti universali individuali, legittimerebbe l'ingerenza di altri Stati. A sproposito, viene citato il caso del nazifascismo, di cui il mondo si è liberato grazie all'intervento "esterno" degli Stati Uniti. La citazione non è logicamente coerente, perché l'ingerenza degli Stati Uniti a difesa degli Stati europei non è avvenuta a seguito della emersione del carattere dispotico del nazifascismo. Nessuno degli Stati di "democrazia doc" come l'Inghilterra e gli Usa ha ma avuto da ridire sugli atti di dispotismo di Hitler e Mussolini, come le leggi razziali, il confino o l'omicidio delle opposizioni, la creazione dei "partiti unici". I "liberatori", non sono intervenuti nemmeno dopo l'aggressione di Hitler a Austria, Polonia, Francia: ma solo dopo l'attacco dei giapponesi a Pearl Harbor. Dunque, la Seconda Guerra mondiale non è stata un caso di "buona ingerenza" dei paesi democratici contro regimi totalitari, ma una reazione ad una serie di deliberate ed esplicite aggressioni territoriali. La stessa guerra del Golfo, pur essendo discutibile per altri aspetti, ha avuto almeno l'apparenza di una reazione a difesa di un Paese (il Kuwait) aggredito. Oggi è evidente che gli aggressori sono gli Stati Uniti e l'aggredito è l'Iraq, come era chiaro nel caso dell'Afghanistan.
Questa aggressione è stata giustificata via via con 3 diverse motivazioni.
La prima è quella del legame fra l'Iraq ed Al-Qaeda. Questa argomentazione è priva di legittimità per due motivi: 1) non è stato ancora provato il nesso univoco fra l'11 settembre e Al-Qaeda; 2) non esiste alcuna prova giuridicamente seria di una connivenza speciale fra Iraq e Al-Qaeda.
Se usiamo il criterio del fiancheggiamento, è innegabile che i maggiori aiuti ai dirottatori sono venuti dagli stessi Stati Uniti che li hanno ospitati e addestrati per anni, che non hanno saputo intercettarli durante i dirottamenti, che non hanno ancora trovato i mitici flussi bancari che avrebbero finanziato Bin Laden. Quanto al legame fra Iraq e Al-Qaeda, è noto il carattere non religioso del regime di Saddam. Per cui fra i paesi islamici, l'Iraq è certo fra i meno coinvolti nel legame col fondamentalismo. Non è escludibile che molti terroristi si siano addestrati in Iraq, ma non si vede perché un Paese in cui avviene l'addestramento militare sia più colpevole di una Paese come gli Usa, in cui è avvenuto l'addestramento al volo.
La seconda motivazione addotta per l'attacco all'Iraq è quella del possesso di armi di distruzioni di massa (atomiche, chimiche, biologiche). Intanto, pochi notano che la certezza con cui questa accusa è mossa da una parte dell'Occidente, si fonda sul fatto che è stato proprio l'Occidente a fornire all'Iraq queste armi. In secondo luogo, queste armi non sono state trovate. In terzo luogo, anche se fossero trovate, non si capisce quale diritto hanno di lamentarsi Stati che le armi di distruzione di massa le hanno in quantità enormi, le producono, le vendono e le usano anche (in Vietnam esistono ancora zone infestate dall'Agent Orange).
La terza motivazione è quella del dispotismo di Saddam e della necessità di esportare la democrazia. Il concetto è un ossimoro, come già l'Europa ha sperimentato nel Settecento con le Costituzioni "octroyées". La sovranità non può venire concessa -tanto meno con un bagno di sangue- ma solo conquistata. La dottrina dell'autodeterminazione dei popoli e della non ingerenza, sta alla base del diritto internazionale sulla base dell'idea -seriamente democratica- che ogni popolo ha il diritto/dovere di darsi le istituzioni che preferisce. Nessuno dall'esterno è legittimato a decidere se il processo di creazione di queste istituzioni sia legale, democratico o dispotico, oligarchico, totalitario, basato su brogli. Se esiste una forma di prevaricazione del consenso, per cui il regime di uno Stato non rispecchia la vera volontà del popolo, è una questione interna. Gli altri Paesi possono interferire con strumenti legali indiretti, che il diritto internazionale riconosce. Nei casi di colpo di Stato per esempio, gli Stati esteri possono non riconoscere il nuovo regime e non accreditare gli ambasciatori. Possono interrompere gli scambi commerciali e culturali. Possono intervenire, con azioni di interposizione e missioni di pace, come Nazioni Unite. Gli Stati esteri possono anche interferire tramite aiuti diretti tesi a sviluppare la società civile, o meglio, riducendo le barriere doganali che solitamente ostacolano lo sviluppo dei Paesi poveri.
L'aggressione degli Usa e dei loro alleati contro l'Iraq non ha alcuna giustificazione giuridica: è una mera azione di conquista. Come tale diventa oggetto di un possibile, legale, intervento delle Nazioni Unite. Le quali, come si sono mosse a difesa del Kuwait, non possono non muoversi a difesa dell'Iraq, pena la scomparsa di ogni loro credibilità.

2. DEMOCRAZIE E NON

L'Occidente considera la democrazia come "fine della Storia". Come se questa forma politica, relativamente nuova nella storia umana, fosse anche l'ultima possibile. La democrazia è un correlato del processo di secolarizzazione e modernizzazione dell'Occidente, che l'Islam rifiuta. La Terza Guerra mondiale avverrà proprio perché l'Occidente, negando le sue radici tolleranti e democratiche, si rifiuta di accettare questa realtà. L'islam è una civiltà diversa e come tale ha lo stesso diritto di esistere del cristianesimo protestante, moderno, secolarizzato, democratico, che è l'ala vincente della civilizzazione occidentale. E' vero che noi occidentali abbiamo introiettato la cultura, la lingua, i valori statunitensi, ma è altrettanto vero che non possiamo definirli come i migliori in assoluto: sono i migliori per noi. Per esempio la Cina e l'India hanno meno analfabetismo degli Usa. La Cina ha meno morti infantili degli Usa. I paesi islamici hanno il chador, ma anche un tasso di stupri e di delinquenza, molto più basso degli Usa. Una società secolarizzata come la nostra, mette al primo posto dei suoi valori la libertà. Altre società mettono al primo posto la religione, la comunità, la tribù: come possiamo negare loro il diritto a questa diversità? Dal nostro punto di vista, un Paese non democratico è un malato da guarire, anche con la forza. Per i paesi arabi è l'Occidente ad essere malato, anzi la malattia. Come possiamo dire se un popolo che non si ribella sia oppresso o consenziente? Dopo la rivoluzione del chador in Afghanistan, il chador non è scomparso: il che significa che era una scelta condivisa da molte donne. D'altronde noi italiani abbiamo per oltre dieci anni applaudito a larghissima maggioranza una dittatura, e non avremmo gradito, intorno al 1935 un intervento americano per liberarci. Oltre a ciò, va ricordato che gli Usa non sono credibili come difensori della democrazia nel mondo. Per tutto il XX secolo hanno inventato, promosso, sostenuto i regimi più sanguinari in Estremo e Medio Oriente, Sudamerica, Africa, Caraibi. Un Paese che ha sostenuto Trujillo, Pinochet, Noriega non ha titolo per giudicare Saddam Hussein.

3. GUERRA AL TERRORISMO

Terrorismo, guerra e repressione sono una catena che si autoalimenta, come le faide mafiose. Il terrorismo, spesso è semplice delinquenza criminale o ingerenza occulta di un Paese straniero. In ceri casi nasce dalla impossibilità di esprimere il dissenso per vie non distruttive. Quando una parte della società decide di ricorrere all'omicidio come mezzo per sostenere le sue richieste, vuol dire che l'intera società non mostra alcuna disponibilità ad ascoltare le sole parole. Nel particolare caso del terrorismo islamico, che resta un crimine inaccettabile -come la guerra, la sua eliminazione passa attraverso un'analisi dei fatti.
E' un fatto che, malgrado gli osanna verso la democrazia, l'Occidente sfrutta i Paesi islamici proprio grazie al fatto che non sono democratici. Attraverso un legame di corruzione con le elites, l'Occidente acquisisce benefici materiali (petrolio, minerali, commerci) e geo-politici (basi militari, benefici monetari, influenze culturali). Se in tutti i Paesi islamici si votasse legalmente e democraticamente su temi come: nazionalizzazione delle materie prime, chiusura delle basi militari straniere, interruzione dei flussi culturali (giornali, televisioni, films), come pensiamo che voterebbe la maggioranza?
E' un fatto che l'alimentazione dei regimi autoritari ha una funzione conservatrice e reazionaria, verso tutti quei popoli che, da sudditi, non hanno alcuna possibilità di esprimere la loro sovranità. Quali possibilità ha, un gruppo islamico che desidera liberarsi del predominio occidentale, di farlo democraticamente? Per esempio, è possibile per un gruppo dell'Arabia, creare un partito, prendere la maggioranza nel Parlamento e votare legalmente la statalizzazione del petrolio o la chiusura delle basi americane? Se qualcuno avesse dubbi, c'è l'esempio algerino a dileguarli. In Algeria un partito islamico fondamentalista ha vinto il primo turno delle elezioni, che sono state sospese con un golpe appoggiato dall'intero Occidente. La maggioranza dei popoli arabi sopporta, e forse anche condivide, i regimi politici che ha. Quando dissente, non ha alcuna via legale per farlo. Da qui il terrorismo.
Poiché è noto che una delle richieste principali del fondamentalismo islamico è la liberazione del loro territorio dall'occupazione degli "infedeli", come mai l'Occidente non ha ancora iniziato un dibattito sull'ipotesi di una graduale evacuazione delle basi militari dislocate in Medio Oriente?
Un altro problema che sorregge le rivendicazioni del terrorismo è lo stato di deprivazione economica di molte aree del mondo arabo. Ormai è noto che il sistema degli aiuti economici non funziona, per il fatto che vengono intercettati dalle elitès locali. L'Occidente ha un modo semplice di aiutare i Paesi poveri, ma non lo prende in considerazione: l'abolizione dei limiti e dei dazi doganali relativi alle merci che i paesi occidentali continuano a porre verso i Paesi del Terzo Mondo. Ma questa "interferenza" non è presa in considerazione, perché non consentirebbe di rafforzare i legami fra le democrazie occidentali e le oligarchie dispotiche medio-orientali o africane. La lotta al terrorismo ha dunque due strade pacifiche possibili: il ritiro dall'occupazione commerciale e militare dei Paesi Arabi, e l'aiuto economico mediante abolizione delle restrizioni alle importazioni. Questo non farebbe dell'Islam un'appendice dell'Occidente, ma consentirebbe la convivenza pacifica sul pianeta di due civilizzazioni che altrimenti sembrano destinate allo scontro all'ultimo sangue.

4. ANTIAMERICANISMO

I sostenitori della guerra accusano gli oppositori di antiamericanismo, per il fatto che criticano gli Usa per la loro belligeranza, mentre non mostrano la stessa sensibilità per le 100 guerre in atto sul pianeta. Chi conosce appena un po' di psicologia sa che noi critichiamo con più forza coloro che amiamo e che riteniamo simili a noi. Critichiamo con ferocia gli Usa perchè siamo essenzialmente affini. E perchè consideriamo gli Usa il paese leader dell'Occidente, per cui le azioni di quel Paese ci rendono automaticamente corresponsabili. Inoltre, aggiungiamo il fatto che quando un'etnìa, una tribù o uno Stato non occidentale aggrediscono qualcuno, in genere non chiedono all'Europa nè solidarietà, nè l'uso di trasporti nè basi militari. Nel caso della guerra contro l'Iraq, cioè contro un Paese islamico, l'aggressione Usa fa temere che le conseguenze saranno pagate più dai Paesi europei che dagli Stati Uniti. L'Europa ha sul suo territorio almeno 10 milioni di musulmani, ed è vicino a Stati fondamentalisti: ci si stupisce perchè siamo più sensibili a questo caso che verso le stragi a Timor Est?

5. PACIFISMO

I guerrafondai usano con disprezzo la parola pacifista, come una posizione infantile, irenica, utopica. L'idea che la guerra debba essere bandita dalla storia e dal diritto internazionale, come l'omicidio è stato bandito dal diritto penale, agli amanti della guerra sembra assurda. Nessuno obietta più che uccidere il vicino di casa che si sospetta o si sa colpevole di spaccio, sia un crimine. Nessuno obietta nemmeno al fatto che un poliziotto che uccide un rapinatore in fuga, sia perlomeno passibile di un'attenta inchiesta. Se si accerta che il poliziotto ha sparato scientemente al rapinatore, senza che questi abbia prima esploso colpi contro i poliziotti, ma solo in base al sospetto che il rapinatore sia armato o solo per punire la rapina, la giustizia lo considera il fatto un omicidio. Solo la legittima difesa, comprovata, rispetto ad un'aggressione con possibili esiti mortali diretti ed immediati, giustifica un omicidio. Tutto ciò non ha spazio nei regimi dittatoriali, dove l'omicidio -anche di Stato- è spesso considerato legittimo; nè aveva spazio in epoca pre-moderna, quando le faide interfamiliari erano la norma. La modernità, lo Stato di diritto, il senso della giustizia occidentale affermano che l'omicidio è un reato, anche quando è perpetrato dallo Stato, con la sola eccezione della pena di morte (da molti peraltro criticata) che viene eseguita dopo anni di indagini e diversi gradi di giudizio. Perchè pensare che la stessa logica non possa essere applicata alla guerra nell'ambito del diritto internazionale?

6. E SE ANDASSE MALE?

Tutti parlano come se la guerra possa avere un solo esito: la morte di Saddam e l'occupazione dell'Iraq da parte degli Usa. E' probabile che finisca in questo modo, ma cosa accadrebbe se Saddam (come già Bin Laden) riesce a cavarsela, se gli aggressori vengono irretiti in una guerriglia infinita, se tutte le capitali occidentali diventano bersaglio di attacchi terroristici ? Bush, già oggi in gravi difficoltà politiche, sarebbe cacciato. Saddam diventerebbe il capo dell'Islam, e l'Islam diventerebbe più forte e aggressivo. Con l'aggravante della distruzione dell'Onu che comunque, vittoria o sconfitta, è già iniziata con l'aggressione unilaterale dell'Iraq. In altre parole, Bush sta giocando, per sancire la leadership planetaria degli Usa, il futuro dell'Occidente, senza il consenso dell'Occidente.