GLOSSARIO DELLA FORMAZIONE
a cura del Prof. U.Margiotta
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Q

Qualità della formazione

In ogni caso le premesse su cui il cambiamento del curricolo e lo sviluppo formativo nei Paesi europei va già producendosi sono le seguenti:

·         La funzione primaria della scolarizzazione, a fronte delle inedite trasformazioni sociali ed economiche, consiste nell’abilitare gli studenti ad esercitare il proprio diritto alla mobilità culturale prima che a quella geografica e lavorativa come condizione di controllo e di negoziazione del proprio futuro su una scala globale e a geometria variabile.

·         In conseguenza di ciò l’insegnamento formativo dovrà puntare piuttosto a sviluppare qualità personali dinamiche nell’allievo che non qualità conformistiche e passive tradizionalmente associate  alla trasmissione dei tradizionali ambiti disciplinari di conoscenza. Gli insegnanti dovranno stimolare l’allievo a sviluppare crescente autonomia di giudizio rispetto ai propri stili di apprendimento e di conoscenza, sviluppando le loro capacità di organizzare conoscenza e informazione in modo personale, stimolandoli sistematicamente ad autoregolarsi e ad autovalutare le loro esperienza a fronte della reale evoluzione quotidiana dell’esperienza spirituale, sociale ed economica.

·         Il curricolo va ripensato, riorganizzato, ricostruito in modo da abilitare realmente gli studenti a scoprire e a realizzare i propri talenti individuali e il loro potenziale di apprendimento. Ciò significa che mentre un curricolo siffatta punterà ad incrementare la responsabilità personale di ciascun allievo rispetto al proprio futuro di conoscente, esso dovrà assicurare un ceppo unitario e comune di conoscenze, di comprensione e di abilità in modo da stabilire percorsi di modulazione degli indirizzi di conoscenza  personalmente fruibili dall’allievo e comunque tali da assicurargli, nella diversità, condizioni equivalenti di partecipazione alla vita economica e sociale; nonché le condizioni per una cittadinanza attiva e responsabile dei processi globali di scelta e di decisione.

·         La struttura organizzativa dei sistemi e delle scuole dovrà essere manifestamente fondata sul rispetto della capacità degli studenti di autodirigersi, di autoregolarsi, di autovalutarsi. Un sistema formativo la cui organizzazione preveda esplicitamente di rendere possibile agli studenti di definire quali esperienze di apprendimento sono educativamente più utili per loro differisce significativamente da un altro che designa i percorsi formativi in termini di categorie di esperienza predeterminate rispetto al loro valore educativo senza alcun riscontro obbiettivo e senza alcun riferimento attuoso agli interessi, alle attese e alle motivazioni degli studenti

·         Il principio di equità e di eccellenza in educazione andrà interpretato  come offerta di opportunità di sviluppo equivalente del differenziale di apprendimento di ciascuno in accordo con i suoi talenti e le sue abilità. Ciò significa che ogni fraintendimento della funzione socializzante della formazione va abolito e che la formazione stessa deve porre ogni studente in condizione di scoprire, nello sforzo, nel lavoro responsabile, nella ricerca del proprio sviluppo personale, la dimensione massima possibile di compimento del proprio potenziale. Ciò è del tutto diverso dalla corrente interpretazione della uguaglianza delle opportunità che si traduce nel far apprendere a tutti le stesse cose e che, per comodità o per vieto conservatorismo culturale, fissa gli standard di qualità dell’apprendimento negli obiettivi minimi definiti alla luce delle minime uguali cose fatte apprendere a tutti.

·         Il  curricolo effettivo del futuro vuole essere quello che rende abili gli studenti ad assumersi piena, diretta responsabilità nel costruirsi il proprio futuro. 

La qualità dell’istruzione e della formazione non può allora più essere misurata dai vantaggi comparativi che essa può assicurare. Prospettive e indicazioni quale quella di B. Bloom (1979) appartengono appunto, all’epoca in cui era ancora possibile bilanciare il tempo di apprendimento, il tempo di lavoro e quello del divertimento nella vita di un uomo. In sintesi Bloom definisce la qualità dell’istruzione come “quel grado di adeguatezza degli stimoli, dell’esercizio e del rinforzo dell’apprendimento ai bisogni dell’allievo”, sì che essa risulti misurabile in quanto differenza tra le caratteristiche degli allievi (prima che essi vengano esposti ad un intervento di istruzione) e quelle che i medesimi presentano in conseguenza dell’apprendimento sviluppato. Ciò che infatti - secondo Bloom - può alterare il rapporto tra il prima e il dopo nelle caratteristiche degli allievi, è proprio ciò che egli definisce la qualità di istruzione.  Questo modello non regge più alla prova dei fatti, perché non risulta né sufficientemente esplicativo né predittivo. Non è esplicativo perché non consente di comprendere perché e in che modo la personalità dell’allievo (il suo potenziale di apprendimento) si auto-organizza e si auto-modella per corrispondere alla complessità del suo attuale mondo di vita, utilizzando e filtrando anche gli interventi di istruzione. Non è predittivo perché limitandosi il modello a descrivere i vantaggi comparativi acquisibili dall’allievo in conseguenza di un intervento di istruzione, esso perde di vista il reale termine di confronto, che per l’allievo non è la formazione ma il lavoro o la sua esistenza per sé.

La qualità della formazione, invece, va misurata sui vantaggi competitivi che possono derivare o meno ad un allievo dalla sua partecipazione ai processi formativi, e consisterà nel grado di auto-organizzazione che mostrerà di aver raggiunto nel combinare e nel dirigere a buon fine gli stimoli, gli esercizi, le risorse che la società, il lavoro e la formazione gli hanno insegnato ad utilizzare in modo proprio. ( U.M.)

Q SORT

La denominazione di Tecnica Q. o Metodo Q. è stata usata per la prima volta nel 1935 dallo statistico americano W. Stephenson per designare una certa tecnica di investigazione della personalità. Propone l’applicazione di un metodo statistico per analizzare la distribuzione e l'inter-relazione degli atteggiamenti individuali nella valutazione di gruppo di una certa situazione.[U.M.]

Questionari di valutazione (v.anche qui)

I questionari riuniscono strumenti che, sebbene in diverse forme, hanno come scopo la raccolta delle informazioni in svariati ambiti: i fatti, i comportamenti, gli atteggiamenti, le motivazioni, le opinioni, le credenze, le conoscenze, ecc... presso un universo di soggetti che rappresenta una popolazione dalle caratteristiche specifiche. L'uso di questi questionari favorisce un approccio quantitativo e consente il trattamento statistico dei dati raccolti. Il termine "questione" va inteso nel suo significato più generale di domanda posta al fine di ottenere un'informazione. Somministrare un questionario significa presentare proposizioni che rappresentano unità psicologiche e sintattiche, e che possono presentarsi sotto forma di frasi (affermative, negative, interrogative) o di parole (verbi, sostantivi, aggettivi, avverbi). Un questionario è un insieme  di domande standardizzate, che possono essere organizzate in testi, oppure apparire nel loro ordine di presentazione.

Per un valutatore, l'interesse di un questionario di valutazione è permettergli di ottenere risposte alle domande che esso pone presso un gran numero di persone, sia che si tratti di un'intera popolazione, sia che si tratti di un campione rappresentativo della popolazione stessa. L'interesse del valutatore, in questo caso, non si incentra sulle risposte che un singolo ha fornito a tutte le domande del questionario, ma sulle risposte che l'intera popolazione interrogata ha fornito a ciascuna domanda del questionario: per ciascuna domanda posta, il valutatore conterà il numero globale di risposte fornite dall'universo indagato. L'interesse del valutato risiede invece nel confronto operato tra le sue risposte individuali e le risposte fornite dall'intera popolazione indagata. Anche per che è stato valutato, il fatto stesso di aver risposto ad un questionario riveste un certo interesse, nella misura in cui i problemi sollevati dalle domande poste sollecitano la sua riflessione.

Gli obiettivi generali di un questionario sono di operare una stima delle entità, descrivere determinate popolazioni di soggetti rilevando le loro caratteristiche e, ovviamente, verificare delle ipotesi. Con questa introduzione si vogliono presentare brevemente le varie forme di questionari, e dare delle avvertenze piuttosto che consigli per la formulazione di questionari specifici. Nella bibliografia acclusa sono state citate le opere di riferimento sull'elaborazione, la registrazione ed il trattamento dei questionari, e sui vari metodi di analisi del contenuto. [U.M.]