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In termini psicosociali si danno almeno 4 tipi
di relazione interumana.
1. La prima è quella che viene definita
di "indipendenza", che equivale a estraneità
e indifferenza. I soggetti non hanno legami atti a influenzare
i loro comportamenti. Questo tipo corrisponde ad una non-relazione,
cioè all'assenza di qualsiasi legame, e richiede una condizione
di distanza emotiva, se non anche fisica.
2. La seconda è qulla che possiamo definire
di "estraneità", e consiste in una relazione
di prossimità, priva di influenze reciproche. I soggetti
sono vicini fisicamente e magari anche emotivamente (come gli
spettatori di un film), ma il loro comportamento non viene alterato
da questa prossimità.
3. La terza è quella che definiamo di dominio/sottomissione.
I soggetti costituiscono un legame nel quale uno domina e l'altro
è dominato. L'influenza può anche essere reciproca,
ma contiene una visibile diseguaglianza di valore e di potere.
Quella del dominatore è un'influenza esplicita, imposta
e ineludibile; quella del dominato è un'influenza sotterranea,
implicita, informale.
4. Il quarto tipo di relazione è quella
che viene definita di "interdipendenza", e consiste
nello scambio di influenzamenti , dovuti alla compresenza in uno
stesso "campo psichico" che spinge entrambi a modificarsi.
Questa relazione si fonda sulla prossimità e sull'affettività,
e si traduce in uno scambio bi-direzionale.
Come si declinano questi tipi
di relazione se li applichiamo al problema dell'integrazione fra
culture ?
1. A casa mia fai quello che dico io / a
casa tua faccio quello che vuoi tu (autonomia)
Questo tipo di relazione inter-culturale è stato in voga
per secoli, quando le relazioni commerciali , politiche e culturali
erano occasionali. Marco Polo ha cercato di adattarsi alla cultura
cinese, come gli scienziati arabi si adattavano alle regole delle
corti normanne. Tale tipo di relazione partiva dall'assunto che
ogni cultura era autonoma e il viaggiatore, il commerciante, l'immigrato
erano "ospiti". Questa concezione ha sviluppato una
serie di convenzioni secolari sull'ospitalità, il diritto
di asilo, i salvacondotti, ecc.
Tutto ciò non ha più spazio nell'epoca moderna con
la nascita degli Stati nazionali, lo sviluppo del commercio e
infine la globalizzazione dei mercati, dei capitali e della forza-lavoro.
I legami inter-culturali sono ormai ineludibili.
2. A casa mia fai quello che dico io / a
casa tua faccio quello che voglio io (impero / colonizzazione/
assimilazione)
Il primo tipo di relazione interculturale storicamente
realizzato è stato quello della colonizzazione. Dall'impero
romano a quello britannico, le relazioni inter-culturali sono
consistite in una serie di conquiste di alcuni popoli da parte
di altri. Questo non ha impedito forme di reciproco influenzamento.
La Roma imperiale è stata invasa dalle religioni asiatiche
prima e dal cristianesimo poi. Le campagne d'Egitto di Napoleone
hanno dato il via ad uno stile artistico egizio-europeo. Lo schiavismo
dei neri ha dato agli Usa la migliore musica. Questa tipologia
di relazione inter-culturale si fonda su una forte disparità
di potere fra cultura colonizzatrice e cultura colonizzata, e
funziona solo fin quando una può controllare l'altra. L'idea
di fondo è che la cultura più forte sia per questo
legittimata al dominio e quella più debole sia naturalmente
costretta alla sottomissione. La forza è stata per secoli
basata solo sul numero di spade e cannoni, ma oggi è definita
anche in base alla disponibilità finanziaria.
3. Viviamo vicini, ma rigorosamente separati,
ognuno con le sue regole (ghetto / apartheid)
Questo tipo di relazione, simile a quella sopra definita
di "estraneità", è sempre esistita come
formula transitoria da applicare quando una cultura subalterna
non era abbastanza debole da essere dominata, nè abbastanza
forte da emanciparsi. I ghetti per gli ebrei, il segregazionismo
americano, l'apartheid sudafricana e le chinatowns odierne esprimono
questo tipo di relazione. In certi casi la relazione si sviluppa
con l'invasione del dominante: il che è sempre accaduto
verso gli ebrei, e spiega l'antisemitismo come frutto di un senso
di colpa. Nella maggioranza dei casi l'estraneità è
stata seguita da diverse forme di relazione integrativa.
4. Dobbiamo convivere.....e dunque ci cambieremo
a vicenda (integrazione)
La globalizzazione è una sorta di frullatore planetario,
per il quale stati nazionali, culture, capitali e religioni subiscono
una continua spinta all'integrazione. Tutti influenzano tutti.
Il "campo" psichico e relazionale di ogni cultura è
sempre di più l'intero pianeta. La terra è sempre
esistita, ma mai come oggi i suoi abitanti la percepiscono come
un insieme. Milioni di soggetti investono i loro soldi in altri
Paesi. Milioni di persone lavorano in uno stato diverso da quello
in cui sono nati. Miliardi di persone viaggiano ovunque. Le culture,
anche grazie alla globalizzazione, diventano sempre più
"equipotenti", e sempre più legate l'una all'altra
da esperienze di scambio. L'autonomia, la colonizzazione e le
segregazione sono tipi di relazione inter-culturale sulla via
del tramonto. Sono miliardi le persone che mangiano la pizza,
il kebab e gli involtini primavera, tifano per il calcio e cantano
col karaoke, vedono Batman al cinema e praticano yoga o karate,
indossano Adidas e sentono musica caraibica, navigano sul web
e indossano tuniche.
I problemi sono di ordine psicologico. Continuiamo
a pensare che non cambreremo o che sarà l'altro a dover
cambiare. Gli europei continuano ad illudersi che, malgrado il
10% della popolazione musulmana, i loro stati, le loro legislazioni,
le loro usanze non cambieranno. Gli immigrati extra-comunitari
continuano a sperare che, malgrado lavorino, si sposino, consumino
qui potranno continuare a costringere le loro donne a velarsi.
Entrambe le culture vivono nel passato e lo difendono anche con
la violenza. La situazione potrà cambiare solo quando tutte
le culture accetteranno di influenzarsi a vicenda, senza ripetere
le patetiche espressioni del tipo "a casa nostra devono fare
come vogliamo noi", oppure "vivo qui, ma la mia cultura
non si tocca". La globalizzazione ha molti meriti e altrettanti
difetti, il primo dei quali è la riduzione della socio-diversità.
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