La riflessione della settimana

Questa, che spero sia la prima riflessione su un esperimento come quello di PSICOPOLIS, vuole invitare i cittadini a un dibattito sul futuro del concetto di comunità. L'idea di comunità è, nel pensiero moderno, sempre legata al territorio. Ma non è sempre stato così, e oggi sperimentiamo nuovi aspetti di questa idea.
Le società segrete o esoteriche hanno percorso la Storia. La comunità cristiana si considera ecumenica, cioè più che planetaria, universale e meta-storica (comprende anche i defunti). Le comunità degli immigrati in un Paese non hanno come territorio l'intero Paese di immigrazione. Gli ordini cavallereschi e monastici erano, e sono, comunità di appartenenza senza un radicamento specifico. Il web ritrova l'attualità di una "comunità senza terra" e, dunque, richiede un ripensamento dei modelli di questa aggregazione umana, che sembra necessaria all'uomo anche più della famiglia ristretta. I casi di individui senza famiglia sono molto più frequenti dei casi di individui senza comunità di appartenenza.
Il primo problema sorge dal criterio di adesione. La comunità territoriale assegna l'adesione alla nascita, alla residenza, alla classe, cioè a indicatori deterministici. È in un certo modo più oggettiva. La comunità non territoriale lega l'ammissione alla scelta, al merito, oppure a certi caratteri acquisiti: è dunque più soggettiva. È vero che la comunità territoriale, per funzionare, richiede anche un'adesione soggettiva (il sentimento di appartenenza). Ma è evidente che la comunità non territoriale si fonda solo su un'appartenenza soggettiva. Mentre nella prima gli elementi coattivi sono decisivi, nella seconda sono inesistenti. Questo ha implicazioni importanti sul processo di recessione. Mentre nella comunità territoriale la recessione è difficile, quando non impossibile (non si può scegliere di uscire dalla comunità nera, per esempio); nella comunità non territoriale l'elemento volontaristico e negoziale è preponderante: si può uscirne liberamente. Il che implica che l'appartenenza alla comunità territ
oriale sussiste (almeno in modo oggettivo) anche senza una scelta dell'individuo, mentre l'appartenenza alla comunità non territoriale è sempre legata alla scelta. Con la conseguenza che gli elementi di motivazione all'appartenenza devono essere molto più forti nelle comunità non territoriali.

Adamus

     

Non sono completamente d'accordo!
Non sono completamente d'accordo con quanto detto da Adamus sul concetto di comunità territoriale e
comunità non territoriale (sul web). Prima di tutto perché molti individui si considerano, e si sono
considerati nel passato, parte di una comunità in modo indipendente dal territorio: vedi i gruppi nomadi,
coloro che basano la loro comunità su un'ideologia o su una religione ecc. ecc.
Inoltre, sul web non è più propriamente vero che non si è vincolati al territorio: i nuovi sistemi di identificazione
di chi si collega a un sito ci identificano benissimo se usiamo un computer e un accesso a internet da
una nazione piuttosto che da un'altra, se usiamo un sistema operativo piuttosto che un altro.
Insomma, l'idea di aterritorialità sulla Rete è finita da un pezzo. Solo che la maggior parte degli utenti
di internet non lo sa e crede di poter fare tutto ciò che vuole nell'anonimato.
Tutti noi siamo e saremo sempre più vincolati all'appartenzenza a un gruppo, a una comunità o
a qualsiasi altra cosa che ci accorpi a qualcosa o qualcuno e ci distingua da tutti gli altri.

Giorgio

     

No, no, no !
No. Facciamo qusto esempio. ISP indiano, sito in lingua spagnola, società tunisina come proprietaria del dominio, redattori e cittadini della comunità residenti in 5 continenti. Qual è il territorio? Adamus

adamus

     

riflessione
Se penso al concetto di comunità mi si prospetta un insieme infinito di possibilità. Penso che ognuno di noi abbia una propria percezione, apertura-chiusura, consapevolezza di sé e della comunità di cui fa parte e che ci circonda. C?è interazione fra il sé e tutto il resto. Il concetto di comunità è quindi in parte già percepito e fatto proprio da ognuno, in parte può non essere compreso o considerato. Le esperienze e le diverse situazioni che viviamo modificano la nostra concezione della comunità, nel corso degli anni si conoscono persone, luoghi, possibilità; la realtà cambia e con essa il nostro modo di percepirla. Uno dei grossi compiti della psicologia di comunità sta nell?aumentare la consapevolezza delle possibilità offerte dalla realtà in cui si vive, è collocata qui l?importanza della circolazione (circolare) delle informazioni, è necessario sapere e far sapere quali disponibilità ci sono, cosa si può fare, chi se ne occupa e, d?altro canto, che richieste è bene soddisfare. Ogni persona, nella indivi
dualità che le è propria, potrà così usufruire e richiedere servizi (perché saprà come fare), avendo maggiori possibilità e consapevolezze riguardo a quali situazioni aderire o sottrarsi all?interno della comunità che vive.
La Comunità è in questo caso un insieme di persone ed eventi che ognuno coglie e conosce per quanto può e/o vuole, è un concetto in evoluzione, in cambiamento, non tanto legato ai luoghi o agli altri quanto alla percezione che ognuno ha di essi.
Silvia Grignani

silvia grignani

     

Memoria corta

Sarà forse per "fatti recenti", ma questo discorso richiama per associazione l'intolleranza raziale e la contraddizionde fra esperienze fatte -magari a livello collettivo, di popolazione- rispetto a principi dichiarati. Esempi:
1- i diritti dei neri negli USA e le loro guerre per "difendere i deboli"
2- gli italiani come immigrati nei vari Paesi del mondo nella prima metà del XX secolo e l'attuale atteggiamento nei confronti degli extracomunitari
3- gli ebrei ed i palestinesi rispetto all'individuazione di un territorio-nazione per entrambi e alla "divisione" dei luoghi sacri
4- il cristianesimo con i missionari e la percezione dei mussulmani come invasori assetati di potere e di dominio.

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