Aspettando l'Apocalisse di TFR, tratto da Green Anarchy
   
  E' già sufficiente aver a che fare con l'arrogante elite Leviatan che in nome del progresso e della civilizzazione sta facendo il proprio meglio contro la biosfera e l'umanità quando lottare per lo sradicamento dell'imminente collasso come cura su tutto, è perfino peggio. Ciò non significa che il collasso non avverrà. Nonostante il modo in cui i suoi apologisti lo difendono (il Leviatan n.d.t), la sua fiducia nella centralizzazione, la sua brama di potere e il suo bisogno di spogliare il mondo conduce verso un percorso suicida.
Esso ha davanti due percorsi: il primo sarebbe una fusione del nocciolo economico o tecnologico. I marxisti l'hanno spesso chiamata "dialettica", ma il termine "entropia" sembra essere più appropriato, poiché la super struttura del capitale continua ad espandersi e a concentrarsi e la sua infrastruttura diventa radicalmente più debole fino a cadere sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Il secondo è di tipo pandemico: la presenza dell'Ebola in Africa (ogni nuovo outbreak mostra l' espansione dei suoi parametri territoriali); l'arrivo della super-influenza ad Hong Kong e il ritorno del terrore dell'aumentata resistenza agli antibiotici (che è una possibilità del tutto reale), che sia aerotrasportato, cose che con la concentrazione della popolazione e i mezzi di trasporto, fanno apparire la Morte Nera molto più innocua a confronto.
C'è molto da dire sulle verità del marxismo (Gramsci, che ha dichiarato che "la storia insegna, ma nessuno impara") e su Santayana, che ha introdotto il concetto secondo cui coloro che ignorano la storia sono condannati a ripeterla. A prescindere da quanto l'umanità intelligente crede di esserlo, ha uno stile diverso di riprodurre i suoi errori e spesso in una scala maggiore.
I nostri celebranti della imminente catastrofe sembrano davvero orientati, per quanto sommariamente, verso le ex civiltà che raggiunsero una massa critica e si disintegrarono. I leviatiani di "Old that rose" sono diventati superspecializzati, pesantemente burocraticizzati e altamente stratificati. Civiltà incapaci di adattarsi al cambio climatico e responsabili della distruzione del loro ambiente. Molto spesso esse seguono uno tra questi due modelli.
Il modello A era molto simile al destino dell'Impero romano d'occidente, che era un impero più di nome che di fatto già molto prima che i Teutonici venissero a distruggere tale finzione. Roma crollò letteralmente ai suoi stessi piedi. I barbari erano solo la compagnia delle pulizie. Il destino dell'URSS seguì lo stesso schema. Il modello B sorse inaspettatamente durante la tarda era del bronzo nel Mediterraneo orientale, i Maya, la Valle Indù, il popolo Anasazi del Sud-est e i costruttori di mucchi della Valle del Mississippi. Il loro declino è stato rapido, spesso nel giro di una cinquantina d'anni.
Secondo il pensiero di Freddy Perlman, ci furono dei ritiri di massa dalla civilizzazione e la gente tornò alle origini più semplici. Ciò che non sappiamo esattamente (tranne per quanto riguarda il modello romano) è se queste ritirate sono state volontarie o causate dalle circostanze. Ma mentre i sostenitori del collasso sono tutti assiduamente concordi nell'ammettere che i segni di questo processo sono evidenti, essi tendono a ignorarne i possibili sviluppi, a differenza di Perlman.
La civiltà cadde a pezzi, con l'eccezione dei costruttori di mucchi (e forse della cultura della Valle dell'Indù), e invariabilmente si ricostruì. Più spesso che mai gli imitatori degli originali accrebbero il loro potere, così come il loro scopo. Ciò che di per sé implica che mentre alcune persone rifiutavano il Leviathan in toto, facendo del proprio meglio per tornare ad uno stato edenistico, altre sognavano le glorie del passato e cercavano di ricrearle.
Questo è in sintesi il problema della natura del collasso. Molti di coloro che celebrano il crescente sfacelo agiscono come se, una volta imploso il nostro Leviathan globale , e dopo la "morte a domino" (un altro eufemismo, come il danno collaterale, la pulizia etica, il fuoco amico, e un ospite di altri termini che attutisce l'importo reale di ciò che implicano) l'umanità potesse essere ancora in equilibrio con la natura e venisse promossa una politica tipo ecologica. E' come la versione moderna delle vecchie favole, in cui c'è un lieto fine, nonostante nelle primissime il finale era ben lungi dall'essere felice.
Tutto ciò non è altro che LSD teoretico per gli ingenui. Timothy Leary sosteneva l'idea che l'LSD espandesse la coscienza; i nostri biocentri offrono la nozione che nella veglia funebre di un collasso le nostre sensibilità verranno ristabilite.
In un certo qual modo rievoca gli evangelisti cristiani degli anni Ottanta, che credevano che la loro eccessiva devozione avrebbe assicurato il loro status di beatitudine, mentre il resto del mondo sarebbe andato letteralmente all'inferno. I nostri ecologisti sfegatati agiscono nello stesso modo, sebbene con una diversa gamma di prospettive. Teologicamente il problema con i primi era che la prima cristianità aborriva il narcisismo; con i secondi il fatto che nemmeno l'ingenuità è una possibile soluzione. La convinzione che un collasso aprirebbe un capitolo totalmente nuovo negli annali dell'umanità, ricordando dove dovrebbe essere il suo ruolo ecologico all'interno dell'ecosistema, è incredibilmente semplicistica.
Innanzitutto, sembrano suggerire che saranno gli unici a sopravvivere dopo il collasso, come se avessero garantita una condotta sicura, come se la natura e i conflitti sociali che seguono nella veglia funebre del collasso operassero su basi selettive. Spiacenti, ma non sembra che sarà proprio così. Un collasso non emana condotte sicure, così come i flagelli non discriminano tra vittime potenziali. Invece apparirà una nuova costruzione ideologica.
Ma uno vecchio e familiare troverà terreno fertile nella zona devastata. Il darwinismo sociale. Trova il suo fertilizzante in un periodo in cui prevale il caos e non vengono date risorse alternative. Prevarrà una grande carestia, che porterà a lotte per il cibo, lotte di razza, guerre civile, neo-ladri baroni e la diffusione delle malattie. Non vedremo l'affiorare del biocentrismo, che sarà la preoccupazione minore dei sopravviventi, l'agricolturà riprenderà e ci saranno abbastanza campi vuoti da mantenere i sopravviventi. Ci sarà una pulizia delle rovine del vecchio e verrà sviluppata ulteriormente la tecnologia.
Questa è la storia scritta della civiltà. I maya ricostruirono la loro cultura, seguendo lo stesso percorso dei loro antenati. I greci, malgrado in una maniera diversa, ricrearono le vecchie città stato, basate su vecchi metodi (commercio marittimo, pirateria e schiavitù). Lo sforzo di Ghengis Khan fu distruggere tutta la civiltà, creare una steppa vasta solo per finire con un nipote che incarnava la vera cività che detestava.
In un collasso futuro vedremo gli abitanti delle aree rurali con migliori possibilità di sopravvivenza, ma anche i sopravviventi e la supremazia dei bianchi che useranno ogni opportunità per raggiungere i propri obiettivi. Spesso vivono in aree rurali, sanno come vivere in altri ambienti e si sono spesso sottoposti ad addestramenti di guerriglia, hanno armi e sanno come usarle. Nel caos emergerà un nuovo ordine e non sarà quello che concepiamo attualmente. Verrà un tempo in cui i bulli dovranno mettere a prova i propri muscoli. Un futuro di guerrieri della strada.
Un vecchio detto dice: "state attenti a ciò che bramate. Potreste ottenerlo".



Si ringraziano per la traduzione: Edo, Clara e Giulio. Il testo originale (che trovate all'http://www.tmcrew.org/eco/primitivismo/ga_spring2001.html non è chiarissimo e contiene numerosi errori sintattici. Anche la traduzione pertanto è da prendere con le pinze.
 

 

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