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PER GLI ANALFABETI
Un'anarchia, senza ordine né legge, le leggi e
i comandamenti non esistono senza il disordine della realtà,
il tempo è la sola legge. Continuerò a disarticolare ogni
cosa, nella vita degli universi, perché il tempo sono io.
La rivolta generale degli esseri è stata un sogno che ho osservato
come un albero, nel mio angolo, con l'epidermide delle mie mani, e non
ero morto né distrutto, ma nel corpo da qualche parte.
Sono una macchina che funziona benissimo e parte al primo colpo e sono
gli esseri che, con la
dialettica, fanno sorgere falsi problemi per comprendere esplicitamente
quello che dico: che la mia testa funziona.
Seguo la mia strada nell'onestà, nel contegno, l'onore, la forza,
la brutalità, la crudeltà, l'amore, l'acredine, la collera,
l'avarizia, la miseria, la morte, lo stupro, l'infamia, la merda, il
sudore, il sangue, l'urina, il dolore.
Non sono l'intelligenza o la coscienza ad aver fatto nascere le cose
ma il dolore mistero del mio utero, dei mio ano, della mia enterocolite,
che non è un senso, caro signor Freud, ma una massa ottenuta
solo soffrendo senza accettare il dolore, senza rivendicarlo, senza
imporselo, senza starselo a cercare ...
Non c'è scienza, c'è solo il niente, e non la supereranno
la loro scienza se credono. Non si può vivere con tutti questi
parassiti mentali attorno. Io sono colui che ha voluto rendere inutile
il segno della croce.
Il dubbio, l'incostanza, l'ignoranza, l'inconseguenza non costituiscono
uno stato alterato, ma il solo stato possibile, non esiste l'essere
innato che avrebbe infusa la luce, la luce si fa vivendo, ma la sua
natura reale è tenebrosa, non riempie mai lo spirito di consapevolezza,
ma della necessità di accatastare il suo essere, di raccoglierlo
al centro delle tenebre, affermazione consistente di un essere, di una
forma che con la sua misura e i suoi appetiti si affermerà, l'essere,
non dio, nessun principio innato.
Io non sono mai andato a dire agli intellettuali: che cosa volete? Neppure
li ho mai biasimati, li ho solo scandalizzati con la lingua e i colpi.
L'idea che ho di me è che non so nulla e sento sempre qualcosa
dì diverso ìn merìto a un'ìdea del dolore
e dell'amore che non può non uscirne. Non ho mai amato l'atmosfera
delle case di correzione e non accetto che me la si applichi. Lo ripeto,
a guidarmi non è l'orgoglio letterario dello scrittore che vuole
piazzare e veder pubblicato il suo prodotto. Sono i fatti che racconto
che voglio che nessuno ignori, i gridi di dolore che lancio e che voglio
siano sentiti.
No, io, Antonin Artaud, no e poi ancora no, io, Antonin Artaud, non
voglio scrivere se non quando non ho più niente da pensare. Come
chi divori il proprio ventre, l'aria del suo ventre, da dentro. Sotto
la grammatica si nasconde il pensiero che è un obbrobrio più
difficile da battere, una vergine molto più renitente, molto
più difficile da superare quando lo si prende per un fatto innato.
Perché il pensiero è una matrona che non è sempre
esistita. E che le parole gonfie della mia vita si gonfino nel vivere
dei bla bla dello scritto.
Io scrivo per gli analfabeti.
P.S. Bisogna pagare degli ignoranti assoluti con denaro
e buone parole per trasportare oppio, e fucilare i soldati, per vestirsi
con abiti civili e assassinarli tutti, i soldati. Liberare l'oppio dell'Afghanistan
...
UN'ANARCHIA SOCIALE DELL'ARTE
L'arte ha il dovere sociale di dare sfogo alle angosce della propria
epoca. Un'artista che non ha accolto nel fondo del suo cuore il cuore
della propria epoca, l'artista che ignora d'essere un capro espiatorio,
e che il suo dovere è di calamitare, di attirare, di far ricadere
su di sé le collere erranti dell'epoca per scaricarla del suo
malessere psicologico, non è un artista. Come gli uomini, anche
le epoche hanno un inconscio. E quelle oscure parti dell'ombra di cui
parla Shakespeare hanno una vita, una propria vita che bisogna estinguere.
A questo servono le opere d'arte.
Il materialismo dei nostri giorni è in realtà un atteggiamento
spiritualista poiché, per meglio distruggerli, ci impedisce di
raggiungere l'essenza di quei valori che sfuggono ai sensi. Questi valori,
il materialismo li chiama "spirituali" e li disdegna: e cosi
avvelenano l'inconscio dell'epoca. Ora, nulla di ciò che la ragione
o l'intelligenza possono raggiungere è spirituale. Abbiamo i
mezzi per lottare, ma la nostra epoca sta morendo, dimenticando di usarli.
Agli inizi, la Rivoluzione Russa ha fatto una vera carneficina di artisti,
e dappertutto si è levato il grido contro questo sprezzo dei
valori spirituali che le esecuzioni della. Rivoluzione Russa sembravano
rappresentare.
Ma, a ben vedere, qual era il valore spirituale degli artisti che la
Rivoluzione Russa ha mandato al muro? In che cosa le loro opere, scritte
o dipinte, testimoniavano dello spirito catastrofico dei tempi?
Gli artisti, al giorno d'oggi
più che mai, sono responsabili del disordine sociale dell'epoca,
e la Rivoluzione Russa non li avrebbe colpiti se avessero avuto il sentimento
reale della propria epoca.
Perché in ogni sentimento umano autentico c'è una forza
rara che impone a tutti il rispetto.
Nel corso della prima Rivoluzione Francese è stato commesso il
crimine di ghigliottinare André Chénier. Ma in un tempo
di sparatorie, di fame, di morte, di disperazione, di sangue, nel momento
in cui si decideva nientemeno che dell'equilibrio del mondo, André
Chénier, smarrito in un percorso inutile e reazionario, ha potuto
scomparire senza danno alcuno né per la poesia, né per
la sua epoca. E i sentimenti universali, eterni, di André Chénier,
se li ha provati, non erano né cosi universali, né così
eterni da giustificare la sua esistenza in un'epoca in cui l'eterno
si celava dietro un particolare dalle preoccupazioni innumerevoli. Un'arte,
appunto, deve impadronirsi delle preoccupazioni specifiche, e innalzarle
al livello di un'emozione capace di dominare i tempi.
Non tutti gli artisti sono in grado di giungere a questa identificazione
magica dei propri sentimenti
con i furori collettivi dell'uomo. E non tutte le epoche sono in grado
di apprezzare l'importanza dell'artista e questa funzione di salvaguardia
che esercita nei confronti del bene collettivo.
Lo sprezzo dei valori intellettuali è alla radice dei mondo moderno.
In realtà, questo disprezzo dissimula una profonda ignoranza
della natura di questi valori. Ma non possiamo perdere le forze nel
tentativo di farlo capire ad un'epoca che, tra gli intellettuali e gli
artisti, ha prodotto traditori in gran numero, e, nel popolo, ha generato
una collettività, una massa che non vuole capire che lo spirito,
cioè l'intelligenza, deve guidare il corso dei tempo. Il liberalismo
capitalista dei tempi moderni ha relegato all'ultimo posto i valori
dell'intelligenza, e l'uomo moderno, di fronte a queste poche verità
elementari che ho elencato, si muove come una bestia o come l'uomo spaventato
dei tempi primitivi. Per preoccuparsene, aspetta che queste verità
diventino atti, e che si manifestino attraverso terremoti, epidemie,
carestie, guerre, ossia col tuono dei cannone.
NON SOPPORTO
L'ANATOMIA UMANA
Non sopporto l'anatomia umana e soprattutto non sopporto le scissioni
dell'anatomia. Costretto nella camicia di forza, sbattuto in cella,
fermato con tutti i mezzi, avvelenato, paralizzato con l'elettricità,
non dirò di aver conservato un vecchio fondo di pietà
umana, ma dirò di averla vista sovraeccitata, la mia sensibilità
umana, in un modo tale che non posso più veder passare un mutilato
senza sentire dentro di me non so quale antica criniera elettrica drizzarsi
dalla testa ai piedi.
Troppe guerre in questi ultimi anni hanno fatto saltare via troppe braccia
e troppe gambe dai corpi che le tenevano. Perché l'uomo si batte
fuori? Perché dentro è la sua anatomia a fargli guerra,
e da secoli non ci si chiede più di sapere perché, nel
mezzo della peste, della carestia, della guerra, della sifilide, dell'epilessia,
dei mercato nero, dell'elettroshock e dell'insulinoterapia, l'uomo,
corpo su corpo di trincea, ne muore uomo, e da
Vercingetorige ad Attila, quanti lo sono ma chi sa la bara della gamba
di Vercingetorige o Attila, ecc., ecc.,
l'uomo, dico, non ha smesso di sragionare perché i veri malati
mentali non sono nei manicomi, ma sono fuori, tra di noi, tra i conquistatori,
principalmente, Signor Carlo Magno, Signor Napoleone, Signor Carlo V,
ecc.
Quanto ai vivi, non sono io, ma è la storia che prossimamente
li nominerà, non è vero, Signor Mussolini (anche se lei
è morto), non è vero, Signor Churchil, ma lei è
ancora vivo, non è vero, Signor Dalai Lama, ma dov'è lei
adesso? Dico che sono i folli al potere che hanno mantenuto l'anatomia
attuale di un uomo che non smette di perdere gambe e braccia nel corso
di tutte le guerre che gli vengono e gli verranno mosse, perché
quest'anatomia è falsa e chi gliela farà?
Tutti e nessuno, si risponde, il caso, lo spirito malvagio e il niente,
ebbene no, né tutti né nessuno né il caso
né lo spirito malvagio e neppure il niente ma questi sempiterni
profittatori del potere e questi ricchi, ricchi di denaro e ricchi anche
della coscienza dei potere, ma non è mai la loro scienza che
gli ha fatto guadagnare potere, ma quella del Signor mutilato, Signor
squartato, Signor amputato, Signor decapitato nei reticolati e nelle
ghigliottine del potere discrezionale della guerra che fa la guerra,
ed evita la pace, tra le mani di chissà quali eterni miliardari
della potenza e del comando. Poiché sono sempre gli stessi che
danno e ricevono il resto di 30 denari. Guerra, pace, poesia, libertà,
ordine, disordine,
anarchia, ribellione prigione, manicomi, libertà, alienazioni
e alienati sono e furono sempre idee, stati, convenzioni e nozioni che
non hanno mai avuto valore se non per la lingua che per la prima volta
le ha farfugliate o leccate, prese, sorprese, attaccate o abbandonate,
difese ed enunciate.
Voglio dire che questa lingua, la lingua, che la lingua è una
massa di carne che vale nella e per l'anatomia generale e che l'anatomia
generale dell'uomo è da secoli monca perché è stata
improvvisata, improvvisata da quei sobillatori smaniosi d'esseri, che
si chiamarono Jeova, CarloMagno, Gesù-cristo, Copernico, Giamblico,
Proteo, Prometeo, il buddha, Mosè, di León e Maometto.
Oh, signor Artaud, tutto questo è superficiale e lei stesso è
troppo precipitoso! No, l'anatomia umana è falsa, è falsa
e io lo so per averlo provato dalla testa ai piedi durante i miei 9
anni passati in 5 manicomi e i responsabili non sono quelli che ho appena
elencato, ma un tempo si nascondevano sotto quei nomi, e sono loro che
hanno sviato la scienza, e hanno imposto all'uomo oppresso quella cosa
che si è voluta chiamare scienza.
LA
FAME NON ASPETTA...
Decongestionare l'Economia vuoi dire semplificarla, filtrare il superfluo
perché la fame non aspetta.
Così poco inclini come siamo ad occuparci d'Economia, è
sotto il suo aspetto Economico ed esclusivamente Economico che la situazione
attuale ci colpisce, e lo fa in maniera pressante, angosciante, richiedendo
soluzioni immediate, se non vogliamo che siano gli avvenimenti a imporci
le loro soluzioni, che sarebbero disastrose, ma probabilmente decisive.
E la questione che si pone è quella di sapere se bisogna provare
a orientarli, gli avvenimenti, accelerandone il ritmo nel loro verso,
o se per caso non valga la pena di lasciarli correre, fino a che l'ascesso
si svuoti da sé, una volta per tutte, e per davvero.
Possiamo affidare al caso, certo, il compito di giungere a soluzioni
estreme; ma non è affatto certo che il caso non guidato faccia
bene e completamente quanto deve, ma un intervento, poiché un
intervento è inevitabile e necessario, potrebbe darsi, per essere
al contempo efficace e decisivo, solo nel senso di un certo numero di
necessità naturali e fiutando gli avvenimenti.
Che la situazione sia grave, angosciante, e ancor più che angosciante,
minacciosa, nessuno lo negherà e forse non dipende ormai più
da noi il fatto che diventi, dall'oggi al domani, catastrofica. Qualunque
cosa avvenga, c'è un certo numero di fatti elementari che è
indispensabile che siano da tutti compresi, per contenere o precedere
il disastro, e in tal caso farlo evolvere in un corso vantaggioso e
comunque efficace perché se ne tragga il maggior vantaggio. Si
sa che quest'anno, come "tredicesima", i salari sono stati
ridotti qui dei 10, altrove dei 20%, e questo in modo unanime, in tutta
la Francia. In questa notte di fine d'anno, prima dell'anno nuovo che
non osiamo più sperare si conduca meno fiaccamente e meno ...
dei precedente, sappiamo che la maggior parte dei teatri di Parigi ha
registrato incassi che si possono considerare i peggiori dell'anno,
e per i cinema gli incassi sono diminuiti, in rapporto alla vigilia
di Natale, di un sesto.
Otto giorni fa, il maggior industriale serico di Lione, Gillet, la cui
azienda era vecchia di oltre un secolo, è fallito, accusando
una perdita di capitale di un miliardo, e lasciando sul lastrico più
di tremila operai.
Lo Stato non concede sussidi di disoccupazione, ma le autorità
locali, che non vogliono lasciar morire di fame i trecentomila disoccupati
della regione parigina, prendono, da casse di mutuo soccorso frettolosamente
messe in piedi, da sei a otto franchi al giorno che distribuiscono a
ogni disoccupato, che per poco che tenga famiglia ha a mala pena di
che conservare forza sufficiente per vedersi lucidamente morire di fame.
Questa è la soluzione come si mostra ai non prevenuti e agli
ignoranti. Ma questi elementi sono
insufficienti per sbattere, davanti agli occhi di chi non ha paura di
affrontare la verità, il quadro premonitore di immense, inevitabili
e indubbiamente salutari, perché necessarie, rivoluzioni. Capitalizzare
la fame.
LETTERA AI RETTORI
DELLE UNIVERSITA EUROPEE
I bambini sanno qualcosa fino al giorno in cui li si manda a scuola.
A partire dal giorno in cui sono affidati alle mani di un professore,
dimenticano. Le scuole sono un fascismo della coscienza, questa vecchia
dittatura fossilizzata sulla puttana dell'innato pedagogo. Il bambino
di sei anni che per la prima volta entra in una scuola avrebbe molto
da insegnare al suo presunto maestro, se solo questi avesse la saggezza
e l'onestà di credere che c'è qualcosa [da] imparare dalla
coscienza di un nuovo nato. Ma qual è il maestro che avrà
lo spirito di riporre la chiave sulla porta mettendosi lui stesso a
scuola delle future natalità? La disgrazia, signori rettori delle
Università Europee, è che non ci sarà più
alcuna nascita, perché a forza di tirare la corda ...
E non è alla scuola delle nascite che vorrei mettervi, io, magnifici
rettori, poiché per la scienza imbecille che rappresentate non
è più tempo di nascere, è tempo di morire.
LETTERA AL SINDACO
DI PERUGIA
Signor Sindaco, mi chiede di partecipare a una manifestazione da Lei
organizzata e di darLe, in ogni caso, la mia risposta. Eccola:
Non vedo, del resto, che cosa abbia da spartire il teatro con il romanzo,
che sia realista o no, anche se presumo di intuire il particolarissimo
significato che Lei attribuisce, in questo contesto, al termine. Ciò
significa continuare ad assimilare il teatro a un genere, letterario
o no, ma pur sempre canonizzato, mentre sono vent'anni che io lotto
per la dissoluzione assoluta del teatro da ogni genere d'arte ...
E per il suo reinserimento nel trambusto dell'attività quotidiana,
quella dei carri di bestiame, di una
Transiberiana, della bomba atomica o di un equipaggio d'alto bordo.
Quanto al romanzo esistenzialista, non sapevo nemmeno che esistesse
uno, e significa attribuire troppo valore e troppo peso a delle cazzate
letterarie cominciate con bassi trucchetti da bettola e arrivate, di
colpo, a prendere un premio che ci si stupisce abbiano ricevuto.
Le confesserò, Signor Sindaco, che tutto quel che riguarda Jean
Paul Sartre, più che l'impressione di
una porcheria, mi dà l'impressione di una passeggiata su una
vipera particolarmente avvelenata. Per giudicare l'opera di un uomo
non mi basta averla in mano, la sua opera, voglio averne in mano anche
la vita, e anche quando lo scrittore è morto, essa continua a
trasudare nella sua opera. E l'opera di Jean-Paul Sartre è, moralmente
parlando, quella di un pezzente, di un'intelligenza fragile e manipolabile.
E senza scrupoli, e si vede da dove ... la vita di tutta una parte del
mondo dello spirito (e che cosa devo farci io col mondo dello spirito
e degli spiriti intorno alle produzioni e manifestazioni di una intelligenza
come quella?).
La città di Perugia ha un sacrario celebre di cui lei farebbe
bene a mostrare l'articolazione dei segreti canoni a certi scrittori
europei piuttosto che riprendere sempre gli stessi piagnistei poetici,
laddove si tratta sempre del medesimo insulso puzzo erotico attorno
allo stesso "capolavoro" malriuscito.
Per arrivare a questo sacrario bisogna scendere lungo irti cunicoli
dove non si passa che ad uno ad uno, cunicoli che danno, a chi li attraversa,
il brivido nero dell'orgasmo.
INGIUNZIONE
Del corpo attraverso il corpo con il corpo dal corpo e fino al corpo.
La vita, l'anima non nascono che dopo. Non nasceranno più. Tra
il corpo e il corpo non c'è nulla ...
Un corpo, niente spirito, niente anima, niente cuore, niente famiglia,
niente famiglie d'esseri, niente legioni, niente confraternite, niente
partecipazione, niente comunione dei santi, niente angeli, niente esseri,
nessuna dialettica, nessuna logica, nessuna sillogistica, nessuna ontologia,
nessuna regola, nessun regolamento, nessuna legge, nessun universo,
nessuna concezione, nessuna nozione, niente concetti, niente lingua,
niente ugola, niente glottide, niente ghiandole, niente corpi tiroidei,
nessun organo, niente nervi, niente vene, niente ossa, niente fango,
niente cervello, niente midollo, nessuna sessualità, nessun cristo,
niente croce, nessuna tomba, niente resurrezioni, niente morte, niente
inconscio, niente subconscio, niente sonno, niente sogni, nessuna razza,
nessun genere maschile o femminile, nessuna facoltà, nessun principio,
nessun atto, nessun fatto. Nessun avvenire, nessun infinito, nessun
problema, nessuna questione, nessuna soluzione, niente cosmo, niente
genesi, nessuna credenza, nessuna fede, nessun'idea, nessuna unità.
Niente anarchia, niente borghesia, niente partiti, niente classe, niente
rivoluzione, niente comunismo, la Rivoluzione, l'anarchia, la notte,
la logomachia, lo ketenor dui / bezui buibela / orbubela/ topeltra,
niente analisi, niente sintesi, niente "di dentro", niente
riserve, niente essudato, niente sudore, niente ispirazione, niente
sospiri,
nessun ghetto, nessuna irradiazione, nessuna fisiologia, nessuna classe,
nessuna lotta di classe, la
Rivoluzione...
Io rinnego il battesimo, la patria, la scienza, il verbo, la letteratura,
i rituali, la liturgia, le esperienze,
la pedagogia, l'insegnamento, la legge, le leggi, la prova, la salvezza.
Non credo al valore della salvezza. Non rinnego la poesia, la musica,
la pittura, il teatro, la danza, il canto, la muratura, la falegnameria,
l'arte dei fabbro, il lavoro, lo sforzo, il dolore, i fatti, le prove.
Non voglio più vedere i corpi degli uomini mutilarsi nelle guerre
e nei massacri, non voglio più vedere corpi di esseri umani imprigionati
nei feretri.
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