Methexis
Collana di studi e testi Dipartimento di Scienze della Politica Università degli Studi di Pisa
Methexis, nel linguaggio platonico, designa il rapporto di partecipazione fra le idee e gli oggetti cui esse si applicano. Anche lo scopo del progetto Methexis è la partecipazione delle idee, non tanto in senso metafisico, quanto in senso politicoculturale. Le idee possono vivere solo se sono lasciate libere, così da poter essere liberamente condivise, discusse e propagate. La vita della scienza, come non può essere soggetta a censura politica, così non deve essere sottoposta a recinzioni derivanti dall'estensione della proprietà privata al mondo dello spirito. Le nuove tecnologie rendono possibile mettere in atto la distinzione fra il libro come oggetto fisico, di proprietà privata, e le idee di cui si fa veicolo, che devono essere liberamente partecipate. In questo spirito, i libri Methexis sono commercializzati, nella loro versione cartacea, secondo le restrizioni abituali, ma, nella loro versione digitale, sono distribuiti in rete e possono venir riprodotti per ogni uso personale e non commerciale.
I padroni del discorso.
Platone e la libertà della conoscenza. (Maria Chiara Pievatolo)

INDICE

Prefazione
I. Introduzione: prospettive sulla libertà dell'informazione
1. Libertà e conoscenza
2. Attualità della vita teoretica
3. Vandana Shiva: la proprietà intellettuale come para
digma occidentale
4. Lawrence Lessig e la libertà del software

II. La pubblicità degli antichi e la pubblicità dei moderni
1. La vita teoretica come problema politico
2. Pubblicità e vita teoretica: Socrate e Kant
3. La libertà degli antichi e la libertà dei moderni

III. Argomenti per la pubblicità della conoscenza
1. La pubblicità come elemento essenziale della demo
crazia
2. L'argomento di Kant
3. Gli argomenti di Platone: esoterismo ed essoterismo
4. La conoscenza e il mercato: la polemica antisofistica
5. L'anàmnesis come emancipazione
6. La misura di tutte le cose
7. I libri e i discorsi

IV. Imprenditori e sofisti
1. Una pietra di paragone
2. La giustizia degli imprenditori
3. Trasimaco
4. La confutazione di Socrate
5. La funzione della giustizia

V. Visibili e invisibili: la costruzione di uno spazio pubblico
1. Perché preferire la giustizia?
2. Potere e controllo dell'informazione: l'anello di Gi
ge e il Panoptikon
3. La società trasparente
4. Il testo della giustizia
5. Una città nel discorso
6. La sociologia della comunicazione
7. Un paradosso tecnocratico: il racconto fenicio
8. Felicità collettiva o felicità di alcuni?
9. La giustizia della città
10. La giustizia dell'anima

VI. Comunanza
1. Tessitrici e filosofe
2. I padroni della vita
3. «Mio» e «non mio»
4. La politica dei filosofi
5. Paradigmi e partecipazione
6. L'uno e il bene
7. La teoria della idee nel X libro della Repubblica
8. Il problema del «terzo uomo»

VII. Paidéia
1. L'educazione come progetto
2. L'allegoria della caverna
3. Democrazia, schiavitù e tirannide
4. Virtù senza padrone: il racconto di Er

Prefazione

Questo libro non dice nulla di mio. È, anzi, stato scritto per dimostrare che nessun libro che abbia un qualche interesse può dire qualcosa che appartenga soltanto all'autore. Il problema della libertà dell'informazione non soltanto dalla censura politica, ma anche dalla proprietà privata, è una questione che oggi è assai viva in rapporto non tanto alla filosofia, quanto ad altri codici che sanno cambiare il mondo: il codice del software e il codice della vita. In questi ambiti, che possono apparire tecnici, settoriali e specialistici solo se si dimentica che la modalità di distribuzione e di uso di questi codici incide profondamente sull'ambiente in cui vivono tutti, è in atto una battaglia fra i fautori della proprietà privata intellettuale ­ nelle forme del brevetto, del copyright, di legislazioni antipirateria, di non disclosure agreement ­ e i fautori di quello che può essere definito come un comunismo della conoscenza. Chi sostiene questa posizione afferma che il codice può essere sviluppato a vantaggio di tutti solo a condizione che esista una libera comunità di discussione e di sviluppo; ma la libertà di questa comunità è a sua volta resa possibile dalla libertà del suo oggetto, vale a dire dal carattere comunitario, pubblico e non privato, del codice. Lavorando in rete, ho avuto la fortuna di venire in contatto con comunità di questo tipo, e di imparare moltissime cose che altrimenti mi sarebbero state inaccessibili, perché non incluse nel curriculum ufficiale di studi delle scienze umane e sociali. Sulla base di questa esperienza, mi è venuto spontaneo interrogare alcuni classici della filosofia, per capire se fosse possibile costruire un argomento per la libertà dell'informazione, cioè a favore del suo carattere pubblico e non privato, il quale da una parte, travalicasse i limiti delle esperienze settoriali, e, dall'altra, fondasse le loro richieste in modo più comprensivo e ampio. La filosofia, nella misura in cui non vuole ridursi a formula, ricetta e ideologia, ha bisogno di uno spazio libero di discussione che sia maggiore degli esiti dell'uno o dell'altro sistema; la democrazia, e ogni alI padroni del discorso 6 tra forma di convivenza politica che ambisca ad una giustificazione, se non vuole ridursi soltanto ad un rituale, ha bisogno della libertà dell'uso pubblico della ragione, che è qualcosa di più del pluralismo nella proprietà dei mezzi di comunicazione di massa. Rendere espliciti questi presupposti, presenti nei classici del pensiero occidentale, può servire a mostrare che le rivendicazioni della libertà del codice non sono connesse solo ad esperienze nuovissime e marginali, ma sono le condizioni di possibilità della conoscenza in generale, riconosciute da una tradizione antichissima. I primi tre capitoli di questo volume sono dedicati alla costruzione di un argomento filosofico per la libertà ed il comunismo dell'informazione sulla base di un confronto fra Kant e Platone. Gli ultimi quattro contengono un commentario della Repubblica di Platone, finalizzato a mostrare che un testo, il quale, nel bene e nel male, è alla radice della filosofia politica occidentale, può ricevere un senso compiuto se aperto col grimaldello ermeneutico del problema della libertà e del comunismo della conoscenza, cioè con lo strumento teorico che i primi tre capitoli intendono costruire. Sono consapevole che l'abitudine di dialogare con antichi e con moderni, per farli parlare su questioni che stanno a cuore agli antichi e ai moderni in modo diverso che ai contemporanei, può apparire eterodossa a chi è abituato ad una visione storica della filosofia: d'altra parte, non ho la pretesa di raccontare una storia, ma solo quella di costruire e ricostruire degli argomenti, dal punto di vista, volutamente unilaterale, di una sola questione. Mi auguro tuttavia che questo libro, se non contiene nulla di mio, riesca tuttavia ad esprimere qualcosa di nostro. Ritengo doveroso ringraziare il professor Giuliano Marini, che ha letto una versione preliminare del mio testo, Angelo Marocco, per il suo prezioso lavoro di impaginazione e di grafica, e tutta la redazione del "Bollettino telematico di filosofia politica", senza la cui presenza ed esperienza questo libro non sarebbe stato pensato.
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