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Emarginazione grave adulta e dinamicità dei percorsi di esclusione e povertà (Raffaele Gnocchi)

Sommario
Introduzione __________________________________________________________ 3
1. Panoramica generale sulla popolazione afferita al Servizio di ascolto ___________ 5
2. La popolazione dei senza dimora ________________________________________ 8
2.1. Persone senza dimora nuove o già conosciute ________________________ 10
2.2. Genere_______________________________________________________ 11
2.3. Età __________________________________________________________ 11
2.4. Titolo di studio ________________________________________________ 12
2.5. Stato civile ___________________________________________________ 12
2.6. I bisogni delle persone senza dimora _______________________________ 13
2.7. Richieste e risposte delle p.s.d. ____________________________________ 15
2.8. Colloqui _____________________________________________________ 17
Conclusioni__________________________________________________________ 18
Indice delle tavole
Tavola 1 – Soggetti conosciuti e nuovi per tipologia di genere ....................................... 6
Tavola 2 – Soggetti senza dimora e soggetti residenti per tipologia di genere ................ 7
Tavola 3 – Soggetti senza dimora conosciuti e nuovi per tipologia di genere ............... 11
Tavola 4 –Classi di età per tipologia di genere .............................................................. 11
Tavola 5 –Titolo di studio per tipologia di genere ......................................................... 12
Tavola 6 – Stato civile per tipologia di genere............................................................... 13
Tavola 7 – Categoria bisogni per tipologia di genere..................................................... 13
Tavola 7bis – Categoria bisogni per tipologia di genere – valori percentuali................ 14
Tavola 8 – Categoria delle richieste per tipologia di genere .......................................... 16
Tavola 8b – Categoria delle richieste per tipologia di genere – valori percentuali ........ 16
Tavola 9 – Categoria delle risposte per tipologia di genere ........................................... 16
Tavola 9bis – Categoria delle richieste per tipologia di genere – valori percentuali ..... 16

Introduzione
Il lavoro di analisi dei dati circa determinate fasce di popolazione caratterizzate da condizioni di vita precarie richiede innanzi tutto al ricercatore la messa in chiaro dei presupposti dai quali partire chiarendo, sin dalle prime fasi del lavoro, quali obiettivi si pone ed in ordine a quale concezione antropologica. L’auspicio nel processo di definizione dei presupposti è che sia chiarito il taglio che al lavoro di analisi si vuole dare; da una lettura delle informazioni perché suscitino percorsi di comprensione e non di spiegazione fino a definire come l’interpretazione degli stessi si colloca necessariamente all’interno della dialogicità delle esperienze di vita che nel processo dell’incontro e della ricerca avvengono. In sintesi possiamo affermare che l’obiettivo di questo lavoro è ridare cittadinanza alla coscienza di sé come interlocutori di un sociale che troppo spesso si dimentica degli ultimi quasi in una rilettura (ed anche in un
approccio) del problema della povertà e dell’emarginazione in termini neodarwinisti.
Il lavoro che ci accingiamo a presentare è il prodotto dell’elaborazione di alcuni dati di esperienza raccolti nel corso dell’anno 2002; ma anche ci sembra opportuno ribadire la necessità di fornire continuità a questa opera di valutazione perché i fenomeni sociali, oltre ad una loro dimensione di carattere quantitativo, permettono il disvelarsi di questioni più profonde e richiamano in modo imprescindibile l’unicità e la particolare condizione di sofferenza di chi cerca aiuto. Ovvero crediamo che la forma della ricerca e dell’incrocio dei dati in una prospettiva neolongitudinale permetta di significare i racconti e le storie autobiografiche riconsegnate con fiducia dalle persone in difficoltà agli operatori e al territorio nella sua globalità.
Nella ricerca di elementi che permettano una ricostruzione sufficientemente reale della condizione delle persone senza dimora, dobbiamo sempre più affidarci anche all’interpretazione fornita da coloro i quali operano a stretto contatto con queste persone. Certamente si rende necessario porre in essere un chiarimento circa l’universo di riferimento e l’utilizzo del termine persona senza dimora. Questo sarà oggetto del §2, cercando in tal modo di fornire un orientamento alla possibile concettualizzazione della homelessness nelle forme e nei tempi che a noi oggi sono dati di sperimentare.
La riflessione all’interno delle scienze sociali in merito alle persone in stato di emarginazione grave e ai senza dimora è oggetto di un processo dialettico che pone da un lato una sorta di forzata definizione grazie alla quale è possibile pensare ad interventi strutturali da parte di un territorio, dall’altra una volontaria de-categorizzazione che pone sì le persone in stato di emarginazione sullo stesso livello della maggioranza della cittadinanza ma poi, in effetti, si disinteressa di esse riconsegnando loro solo alcuni strumenti per l’accesso alle risposte lasciando però alla scarsa consapevolezza di ognuno l’esatto e proficuo utilizzo. Un altro aspetto riguarda poi come ci si approccia al problema perché fra operatori e persone senza dimora non ci sia quella separazione così evidente in altri servizi ed in altre strutture che lavorano per un benessere più generale affinché la riflessione circa le buone prassi si ammanti di una maggiore ricchezza introspettiva oltre che operativa1.
La necessaria attenzione nel categorizzare fenomeni sociali riconducendoli a qualsivoglia teoria o prospettiva di indagine avulsa dalla complessa realtà della vita deve essere ancora più presente nel caso dei senza dimora. A fronte della necessaria prospettiva di lettura sociologica del dato in esame cercheremo comunque una rilettura a carattere pedagogico, ricercando nelle pieghe di questa “paradossale quotidianità” gli elementi che forniscono e riconducono ad una speranza di carattere esistenziale.
Il rapporto considera ed analizza il profilo della persona gravemente emarginata senza dimora milanese, nello specifico della sua componente italiana, lasciando ad un futuro approfondimento l’analisi della componente straniera. Riteniamo inoltre che sarà necessario ricercare strumenti e modalità per meglio conoscere tutte queste realtà legate da un continuum, quale la strada, e che spesso sono separate per comodità di analisi o per scarsità di strumenti. Difatti oggi la strada si presenta come “un luogo polimorfo dove accanto a comportamenti normali, vivono, molti soggetti a rischio di disagio o in condizione di disagio conclamato” (Tramma, 1999) in una sorta di cuntinuum difficilmente interpretabile e categorizzabile. Nell’ottica precedentemente esposta, risulta peraltro evidente che lo studio della povertà diventa una delle possibili chiavi di lettura dell’intero meccanismo di strutturazione sociale, poiché si presume che “i meccanismi che producono le condizioni di scarsità di risorse e di estraniazione dai circuiti di socializzazione sono gli stessi che producono benessere ed integrazione” (Benassi, 2003). In questa prospettiva è possibile ipotizzare che la condizione di povertà sia un’aggregazione assai problematica di condizioni e tensioni che “rendono vulnerabili gruppi di popolazione privandoli degli strumenti per fronteggiare le situazioni di crisi individuali o familiari” (Castel, 2000). Si aprirebbe allora la necessità
di contestualizzare un’analisi circa i sistemi di welfare e le modificazioni che essi hanno prodotto e producono tuttora, sia a livello macro-sociale, sia a livello micro-sociale; difatti siamo concordi che il mancato funzionamento dei meccanismi di produzione del benessere possono rappresentare i fattori di produzione della povertà, ma anche che “il problema dell’emarginazione grave è una questione di trasformazione qualitativa dei processi di impoverimento” (Ambrosini, 1999). E ciò sarà più chiaro quando prenderemo in esame i dati relativi alle persone che hanno utilizzato il servizio di ascolto cittadino (Servizio Accoglienza Milanese) in sostituzione dei canali istituzionali di risposta al disagio.
Trasformazioni occupazionali segnate dall’incertezza e modificazioni circa le strutture familiari e microsociali informano e orientano la riflessione (qui accennata) verso schemi non lineari di interpretazione della richiesta e della risposta al bisogno espresso; la presenza e la dinamica prodotta dall’incrocio di queste ed altre numerose variabili determinano l’impossibilità di utilizzare schemi lineari, dove le sequenze e le scadenze esistenziali (nascita, matrimonio, lavoro, riproduzione e decesso) si succedono secondo logiche predefinite2. Nel presentare i dati, sarà nostro compito porre attenzione perché la storia di ogni persona, che ha potuto chiedere un aiuto al servizio della Caritas diocesana milanese, sia esemplificativa di una condizione che può essere generalizzata e, quindi, informare correttamente coloro i quali sono chiamati a definire e strutturare politiche e percorsi di inclusione sociale non solo a livello locale.


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