IL PRATO

Al centro dell'abisso
brilla un evento
senza il consistente terreno
che ti trattiene nel sistema
fissato al parallelepipedo
di insostenibili contatti.
D'ora in poi, andrai a nuoto
nell'abbraccio delle onde,
baciato dai delfini, privo
del laccio che ti svuota
la tua voglia di attraversare
lo spazio, la nuvola, il vuoto,
il silenzioso oceano con la navicella
di bambù e di petali di magnolie.
E tutto questo peso,
tutta questa illusoria concretezza,
il gelo asfittico del luogo,
qui, dell'attimo, il brivido
che guizza (senza scopo?),
il miele dell'intermittenza,
iato dell'effimero,
la prepotenza dell'istinto,
la fragile visione,
appassionata e tenera,
della dorata Maremma
tessuta sulle spole delle icone,
la siderea sete di terra,
la fulva chioma della Naiade
che ho posseduto or ora?
Sparito tutto, svanito nel nulla
di fronte alla perfezione,
umile e orgogliosa,
mondana ma quasi planata
da ignote scaturigini,
dal colore che ricorda
un mare d'aria,
suo progenitore,
della mammola.                        Lorenzo Cimino