NAVIGANDO DI …. VERSI PSICOPOESIA
I destini
umani sembrano essere sempre più legati alla creatività; si potrebbe dire, anzi,
che essa è una via obbligata, quasi una condanna, per sopravvivere e anche per
trovare un nuovo impulso vitale. Infatti la natura impone di creare per evitare
l'estinzione e di essere creativi per difendersi da essa. Ma c'è un'attività
creativa necessaria per affrontare le manie distruttive e autodistruttive che
spesso affliggono l'uomo. Questo karma creativo, in qualche modo, crea ansia,
come qualsiasi sfida che può rivoluzionare l'ordine costituito; l'ideale dell'io
talvolta è una sfida permanente all'altra parte della Persona che cerca di esaudire
il desiderio di pace piuttosto che la sfera narcisistica che esige il successo
e il riconoscimento degli altri. La creatività applicata all'arte dello scrivere
va considerata come processo interattivo che costituisce un circuito di scambio
innescante dei meccanismi comunicativi psicologici, sociologici, tecnologici,
commerciali, storici e politici di grande rilevanza sociale oltre che letterario
e/o scientifica. M.me de Stael fu la prima già nell'800 che cercò di porsi il
problema: "Io mi sono proposta di esaminare qual è l'influenza della religione,
dei costumi e delle leggi sulla letteratura e qual è l'influenza della letteratura
sulla religione, i costumi e le leggi. Psicologicamente l'origine dell'espressione
letteraria (che non è detto sia comunicazione letteraria) è stata posta da Freud
stesso (ne "Il poeta e la fantasia") come bisogno di soddisfare il
desiderio inconscio, dovuto probabilmente a insoddisfazione e frustrazione dello
stesso desiderio. Non si può certo sottovalutare "il gusto di scrivere",
quasi una proiezione dell'Io all'esterno, una parte intima di ciascuno che si
delinea nel foglio, talvolta sul muro, sulla sabbia, sulla pietra dei cimiteri,
sulle pareti dei cessi, nelle prigioni che imprigionano i corpi dietro le solide
sbarre.
Scrivendo si può protestare, esprimere il proprio dolore, l'erotismo, la rabbia,
l'eroismo, la religiosità, l'amore, l'ideologia, la solitudine, la speranza,
la disperazione, la paura, la dipendenza, la follia, il desiderio, ecc. Quando
manca o diminuisce la corporeità della scrittura, e quindi il piacere funzionale
diminuisce a causa dei mezzi sempre più sofisticati di scrittura (registratore,
computer, ecc.) rimane, come vorrebbe M. Proust, "il piacere procurato
della scoperta di un'idea". Mentre Freud suggerisce in "Inibizione,
sintomo, angoscia" che lo scrivere potrebbe essere un atto simbolico del
coito, per altri si esprime in un flusso libero, una pulsione che, per citare
una parola di Kafka, si traduce in "una completa apertura del corpo e dell'anima".
Questa funzionale fisicità si può mettere in relazione con la funzione libertoria
dell'alleviamento di una tensione interna con una scarica motoria; qui ci viene
in mente "La funzione dell'orgasmo" che W. Reich sintetizza nella
formula: eccitazione, carica, scarica, rilassamento. Certamente ci sono cose
in comune tra lo scrivere e l'amore; c'è una correlazione tra la spontaneità
dell'eccitazione (quando naturalmente ci si sente attratti da qualcuno e da
qualcosa) e la passionalità dello scrivere finché si è scaricata tutta l'energia
disponibile. Talvolta dopo un breve riposo ci si può mettere in movimento (per
far l'amore, per scrivere); naturalmente tutto questo assume qualità diverse
e sapore diverso in tutte le attività che si fanno perché "bisogna farle"!
Il processo letterario è simile a quello analitico, cioè è evidente quando il
soggetto realizza che ha molto in comune con il personaggio che sta leggendo
(o descrivendo) e riesce a proiettare se stesso identificandosi nell'altra persona.
Il concetto di "identificazione proiettiva" elaborato da Klein su
può senz'altro adottare per chi scrive e/o legge; perciò si può costituire
un meccanismo di difesa nei confronti dei fantasmi prodotti dalle nostre fantasie
aggressive, con un espulsione ed un proiettamento all'esterno e nei confronti
di situazioni oscure e non conosciute. L'opera letteraria quindi, facendo proiettare
le parti che ci appartengono, rende più familiare e accettabile la realtà estranea
e quindi potenzialmente pericolosa. Questa terapeuticità dello scrivere e del
leggere, ormai confermata dai migliori studiosi di psicologia e arte, si estrinseca
attualmente con varie associazioni che cercano di sviluppare l'Art Therapy,
Poetry Therapy, ecc. che focalizzano interventi che presuppongono l'uso terapeutico
dell'arte e della poesia come provocatori della realtà individuale e collettiva
e quindi come elemento di prevenzione del disagio psichico e della depressione.
Lo scrittore vive tante volte quello che scrive:
1)
mentre percorre una quotidianità, un'esperienza con altri, un
rapporto, un conflitto, una speranza, un dolore, ecc.
2) mentre ripensa
e elabora (magari durante il viaggio di ritorno a casa) i suoi vissuti
3) mentre scrive la
propria storia sintetizzando e/o ampliando le immagini che sono rimaste nella
testa e/o le tracce (tensioni, dolore, piacere) di cui si "ricorda"
il corpo
4) mentre si rilegge
il manoscritto prima di darlo (talvolta meravigliandosi e talvolta annoiandosi
del proprio prodotto letterario)
5) quando comincia
ad avere un feed-back dai lettori che hanno percorso la storia, l'hanno fatta
loro, interpretata, criticata, amata, alimentata, elaborata, integrata nella
propria vita, ecc.
Un poeta può anche dire cose profondissime e intelligentissime
ma se "non arriva" ai lettori il suo poetare diventa un mero esercizio
espressivo che sa d autismo. Talvolta per rappresentare il proprio bisogno di
poesia, invece di leggerla negli altri o nella quotidianità dell'esistenza,
la si scrive; m se nessuno legge il testo, la poesia non esiste socialmente
e letterariamente, come non esiste un pensiero che si traduce in parole. Il
poeta, se si vuole essere coerenti con il suo nome, è colui che agisce facendo
vivere e/o rivivere un'emozione, comunicando parole, ritmi, assonanze, significati,
silenzi. Così lo vedo io nella raccolta di versi "Il guaritore del tempo"
che è in corso di stampa presso l'Editore "Libro Italiano" di Ragusa
IL POETA
Il
poeta ha una storia strana
È maschio e femmina
Ha la sua età
È di tanti paesi
Ha tanti numeri telefonici
Il poeta è pieno di compagni
Ha paura di morire
Abita capanne, case, castelli, aerei, navi, pozzi
Caverne
Lava piatti, stoviglie e fa il bucato
Riempie la gente di auguri di Natale
Il poeta fa sempre l'amore con tutti
Ha un orario di lavoro
Vende biglietti della lotteria
Ha la tessera dell'American Express
È massone, mafioso, cattolico,
comunista, nazista,
buddista, tifoso, ebreo, nomade, qualunquista
il poeta ha tante specializzazioni
va spesso in vacanza
cerca di rendere incinte più donne
coltiva fiori e alleva animali
vota e fa votare
il poeta sogna sempre cose poetiche
costruisce cose robuste intorno a sé
doma animali difficili
traversa oceani facilmente
nutre gli altri del suo sangue
IL POETA NON HA STORIA
Non ha sesso, non ha età né cittadinanza e non ha telefono
IL POETA NON HA COMPAGNO
Non ha paura di morire, non ha dimora e non scrive ad alcuno
IL POETA NON FA L'AMORE
Non timbra il cartellino, non ha il conto in banca
Il poeta si chiama POETA
Non va in vacanza, non ha figli, non coltiva fiori
Né tiene animali
IL POETA NON SOGNA COSE POETICHE
Non costruisce muraglie né costituisce rapporti
Non scrive poesie per i concorsi poetici
Non aggredisce i silenzi
Il poeta è …..