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Da "Noi Psicologia" numero 41 - gennaio/agosto 1996
IL FUTURO DELLA PSICOLOGIA E' NLL'AREA
PRIVATA.
PROBLEMI E STRATEGIE PER LA TRANSIZIONE VERSO L'ETA' DELL'IMMATERIALE
La psicologia del nostro
secolo, particolarmente in Europa, ha subito una costante riduzione al suo
campo del disagio e della terapia. Le cause di questo fenomeno sono diverse:
dalla subalternità al modello medico, alla progressiva diffusione dell'ideologia
del Welfare State, fino all'aspirazione garantista che ha colpito la psicologia
come tutte le altre professioni. La psicologia sperimentale e sociale, la
psicologia del lavoro e quella educativa, che pure sono all'origine storica
della professione come e forse più della psicologia clinica, sono state trascurate
ed emarginate vistosamente specie dal Dopoguerra agli Anni Ottanta. Anceh
in ambito psicoanalitico, Freud e Jung hanno fatto mettere in secondo piano
Adler. Gli psicologi della percezione, dell'apprendimento, del lavoro, che
pure avevano avuto la preminenza nei primi decenni della psicologia sono stati
dimenticati. La leadership della psicoterapia ha messo nell'ombra figure come
quelle di Gemelli in Italia (che nel 1915 selezionava i piloti dell'aeronautica)
ok Lewin e nel mondo anglosassone (che dal 1936 al 1946 si occupò di consumi
alimentari, conflitti interetnici e boy - scouts). Questo processo è stato
possibile grazie ad una collusione con lo statalismo che da una parte prometteva
di occuparsi di tutti i disagi dei cittadini ("dalla culla alla tomba")
e dall'altra gestiva direttamente servizi che consentivano la sicurezza ai
professionisti della psicologia. La crisi dell'ideologia del Welfare State
ha aperto la prospettiva di un rapporto diretto fra psicologi e cittadini,
senza la mediazione dirigista dello Stato. La concomitante crisi economica
ha ridotto le prospettive di sicurezza nei Servizi Pubblici. La psicologia
conclude dunque il secolo passando dalla dipendenza all'autonomia, dalla limitazione
nel disagio all'espansione verso l'agio, dal settore pubblico a quello privato.
La psicologia continuerà il suo impegno verso la sofferenza, cioè verso quel
5% della popolazione che necessita di un aiuto psicoterapeutico tuttavia l'orizzonte
che si apre è affascinante perché riguarda il 95% della popolazione, i cui
bisogni psicologici vanno ben al di là della terapia. Lo scenario per il prossimo
secolo, attraverso l'interpretazione dei segnali deboli già oggi visibili
nell'onda sommersa del cambiamento, implica anche un vistoso cambiamento della
cultura e della professionalità psicologica.
La psicologia potrà diventare la disciplina e la pratica del 50% della vita,
se accetterà la sfida della privatizzazione e della interdisciplinarità. Gli
psicologi hanno ancora una immagine di sé legata al "lettino" dello
studio privato, o al Servizio Pubblico. La progressiva riduzione dello spazio
nel settore pubblico, che abbiamo descritto nel primo paragrafo, porta con
sé l'inevitabile conseguenza dello sbocco privato. Una professione privata
che non può ridursi allo studio personale con lettino e bio - feedback. Ma
che deve trasformarsi in impresa di servizi psicologici. Così come esistono
le cliniche private che forniscono servizi sanitari ed assistenziali, gli
psicologi devono pensare alla creazione imprenditoriale di "luoghi per
la mente ed il cuore". Organizzazioni professionali capaci di fornire
un servizio completo per la soddisfazione di tutto lo spettro dei bisogni/desideri
immateriali. Imprese impersonali che possano garantire il futuro degli psicologi
titolari, attraverso la costruzione di una "marca", vendibile e
capace di utilizzare soci e dipendenti per un onesto profitto.
Gli psicologi devono creare imprese, devono inventare nuovi prodotti/servizi,
e imparare a "venderli" alle organizzazioni, cioè come singoli privati.
Esattamente come già fanno i medici , gli architetti, gli ingegneri e i pubblicitari.
La creazione di imprese per la fornitura di servizi psicologici implica però
un grande salto culturale: il passaggio da un cultura di coppia ad una cultura
di gruppo. Lo psicologo è abituato a lavorare "in coppia": terapeuta
- paziente; formatore - formando; facilitatore - gruppo. La nuova logica sarà
quella di impresa - cliente: due Soggetti plurali.
Una impresa psicologica non si può fare senza la cooperazione con altre professioni
limitrofe: medici, infermieri, riabilitatori, sociologi, educatori, animatori
per accedere al mercato della formazione; pubblicitari, statistici, artisti
per invadere il mercato dei media. Una impresa di servizi psicologici non
si definirà mai così, ma si caratterizzerà per le sue finalità globali come
la Salute, la Politica, il Consumo, Il Tempo Libero. Ed al suo interno lavoreranno,
con gli psicologi, tutte le professioni necessarie alla missione aziendale.
Analoga strada dovranno seguire gli psicologi che entreranno nei mercati descritti
nei precedenti paragrafi. Abituandosi al lavorare coi medici e gli infermieri,
gli allenatori sportivi e gli insegnanti per l'obiettivo salute. Imparando
a cooperare coi cuochi e gli albergatori, gli attori e i musicisti, i tour
operator e gli hobbisti per l'obiettivo tempo libero. Facendo parte di èquipes
composte anche da industriali, venditori, tecnici, burocrati per l'obiettivo
consumi e fruizioni. E così via. Fuori dallo studiolo
e fuori dalla psicologia, per diventare una professione leader della società
Immateriale.