Da "Noi Psicologia" numero 42 - gennaio/agosto 1996
STRESS: un ponte tra la mente e il corpo
Immagino che a tutto potesse pensare H. Selye nel 1926, quando "ingenuo"
studente di medicina si arrovellava sulla "sindrome dell'essere ammalati",
fuorchè a quello di poter contribuire in maniera determinante a superare il
misterioso "salto" tra la mente e il corpo. Contributo che scaturirà
dalla sua scoperta del fenomeno dello STRESS avvenuta nel 1936 e dalle successive
ridefinizioni teoriche sul fenomeno che si sono succedute nel tempo fino ai
giorni nostri.
Tenterò brevemente di spiegare in che modo ciò sia stato possibile. Ho sentito
affermare al Convegno di "Psicosomatica" di Lerici nel settembre '95
da un eminente psicoanalista ortodosso ormai acuto, che è da ritenersi oramai
superato il dualismo psiche-soma.
Il geniale Groddeck già nel 1917 (data di inizio del carteggio con Freud) non
aveva alcun dubbio in proposito, anche se le sue "misticheggianti"
supposizioni non convincevano né i rappresentanti dell'ortodossia medica né
di quelli dell'ortodossia psicoanalitica.
Anche prima di Cartesio il corpo era UNO solo ma era corpo totalmente in balia
delle spirito (Divino o Diabolico). Come sappiamo il moderno affrancamento del
corpo dall'anima spirituale avviene con la gesuitica escogitazione di Cartesio
(1596-1650). Le conseguenze pratiche di questa "filosofica" chiarificazione
sono state del tutto evidenti. Il corpo dissacrato può essere nuovamente oggetto
di manipolazione della scienza. Scienza positivistica del tempo che, anch'essa
lo considera UNO, ma questa volta, in senso totalmente materialistico.
Il duello fisicalistico del corpo permane immodificato per almeno duecento anni:
per tutto il Settecento "Secolo dei Lumi" e per quasi tutto l'Ottocento.
Per tutto questo tempo rifioriscono le conoscenze anatomiche del corpo umano,
rese possibili dalla dissezione del cadavere (ancora oggi base e iniziazione
della professione medica) e sull'assunto scientifico deterministico. Principio
che pone il fuoco della sua attenzione sugli agenti aggressori e sulle lesioni
organiche interne. L'obbiettivo della Medicina dei primi del '900: estirpare
col bisturi organi infetti e malformati e disintegrare con disinfettanti e con
farmaci tutti i possibili microrganismi patogeni (funghi, muffe, bacilli, ecc
);
l'Igiene ha il compito di spazzarli via prima che si infiltrino nel corpo e
l'Infettivologia quello di annientarli nel caso si siano già annidati in questo
o quell'organo del corpo.
Disinfettante e Antibiotici, ecco le potenti armi della Medicina sempre in voga.
In questa ottica il corpo umano è ancora considerato come "terreno"
inerte su cui necessariamente viene combattuta la guerra contro l'infiltrazione
nemica. I danni, analoghi a quelli dei bombardamenti a tappeto della seconda
guerra mondiale, sono inevitabili. Questa potentissima macchina bellica della
medicina si è però rivelata del tutto impotente nei confronti del subdolo e
pervicace VIRUS. Con la vittoria sul virus del vaiolo la medicina scopre la
possibilità di sollecitare, mediante vaccinazione, la reazione naturale dell'organismo.
Reazione non di poco conto rispetto alla filosofia precedente che vedeva nel
farmaco l'unico mezzo efficace per contrastare la causa patogena e per la quale
il "terreno" in cui si svolgeva la battaglia non contava nulla.
Coinvolgimento totale di prospettiva che non modifica per nulla l'assunto della
medicina "scientifica", una causa (ovviamente organica), un effetto
(una malattia, fisica o psichica).
In questa ottica di casualità, leggi fisse e generalizzabili che governano batteri
e virus non c'era ancora posto per una reazione di difesa immunitaria dell'organismo
personalizzata.
Individuato l'agente patogeno esterno (es. il famigerato bacillo di Cock) quale
causa della malattia (tbc), infiltrato nel polmone del paziente, si distrugge
inoculando lo specifico antibiotico (la celeberrima Penicillina).
Mentre per sconfiggere l'indistruttibile virus si sollecita col il vaccino la
reazione distruttiva immunitaria propria dell'organismo.
La scoperta della vaccinazione, come sappiamo, è stata resa possibile dalla
semplice constatazione che c'erano dei mungitori di vacche sopravvissuti alla
contaminazione vaiolosa.
Già il monatto di manzoniana memoria che irride la peste avrebbe dovuto far
pensare alla possibile esistenza di spontanee efficaci reazioni immunitarie
individuali di fronte ai microorganismi patogeni.
Combinazione vuole, la notizia di questi giorni, che sia stato assegnato il
Nobel per la medicina a P. Doherty e R. Zinkernagel, pare proprio aver messo
in evidenza la Tipicità e non dunque la Generalità della risposta immunitaria.
Anche questa recentissima acquisizione non è cosa da poco ai fini del ricongiungimento
di corpo e mente.
Sempre per meglio capire, riprendiamo il discorso sulla medicina del corpo oggetto,
quindi anonimo, generalizzabile, il cui modello fisicalistico esclude la mente
identificandola totalmente con il cervello.
I tanti clamorosi successi ottenuti dalla medicina sulla base di questo riduttivistico,
eppure efficace modello, si sono decisamente dissolti sul fronte della malattia
mentale. È a questo clamoroso insuccesso della scienza medica che si deve imputare
la moderna frattura fra il corpo (soma) e il mentale (conscio-inconscio), insita
nell'opera di Breuer e Freud (1893) sul sintomo somatico, quello isterico, tra
i tanti, il più "effimero" di tutti.
Sintomo che il medico dell'epoca considerava "simulato" dal bugiardo
paziente, in quanto non trovava "riscontro obbiettivo" a livello neurofisiologico.
Infatti, adeguatamente stimolato il falso cieco isterico contraeva la pupilla,
la finta paralitica presentava il riflesso rotuleo. Per prova definitiva incontrovertibile
sul tavolo anatomico il cadavere dell'isterico non presentava nessuna lesione
anatomica del cervello.
In base a tutto ciò, la Medicina scientifica, piuttosto che constatare l'inadeguatezza
del modello neurofisiologico a spiegare il disturbo (sostituendo il nuovo dogma
materialistico a quello spiritualista decaduto) non trovava altro di meglio
se non quello di "diagnosticare" la falsità del paziente.
Pochissime voci si dissociano dal coro del diniego ufficiale del sintomo isterico.
Valida per tutti quella di Charcot che pronunziò l'ormai famosa frase: "ç'a
ne l'empeche pas d'exister".
La pratica evidenza della remissione del sintomo isterico (cecità, paralisi,
ecc
) mediante "decodifica" psicoanalitica, rivela con certezza
un recondito legame tra sintomo somatico e apparato psichico, senza troppo riuscire
a indicare il meccanismo psiconeurofisiologico soggiacente. Non poteva farlo
certamente ancora una medicina che identificava grossolanamente la mente col
cervello. Autori che svolgono ricerche nell'ambito della psico-neuro-endocrino-immunologia
e sullo stress, in effetti continuano ad perversare nell'errore. Nulla importa
che ci sia una conoscenza più ampia del cervello e dei collegamenti esistenti
fra i vari sistemi un tempo ritenuti separati fra loro, quali il SNC-SNA e Sistema
Ormonale e Sistema Immunitario. Il fatto di riconoscere nel cervello il centro
coordinatore dell'organismo non è sufficiente per poterlo identificare con la
mente. Mente che nell'ottica olistica può influenzare il corpo e viceversa.
Al di là del convincimento positivistico di Freud che anche la psicoanalisi
si fondasse su leggi deterministiche dell'universo, tuttavia, nel tentativo
di ricercare la causa "psicologica" del sintomo isterico, Freud si
trova ad adottare il metodo storico o, altrimenti detto, ideografico.
Metodo psicoanalitico che pone al centro del sua attenzione il vissuto emotivo
globale del soggetto nei confronti dell'evento scatenante. Vissuto emotivo globale
che era riuscito (prima di sublimarsi nell'onirico), a trovare una sua aderenza
al "corpo erogeno", ma non a quello fisico. Mentre sul fronte del
principio "una causa una malattia", sopola scoperta dell'Edipo infantile,
Freud compie una rilevante innovazione mettendo il "complesso" (l'equivalente
termine di sindrome) al posto della "causa".
Le varie teorizzazioni psicoanalitiche successive, ma anche cognitivistiche,
hanno gettato luce sui più reconditi e sofisticati meccanismi della "scatola
nera". È in particolare nei concetti di immagine corporea, sé emotivo,
immaginario, immagine mentale, dialogo interiore, che si può cogliere l'evoluzione
complessa del modello psicologico del corpo, pronto ormai a integrarsi con il
modello fisio-neuro-endocrino-immunologico della medicina contemporanea. La
Psicologia moderna dopo un lungo travaglio durato almeno 150 anni è ora in grado
di integrarsi agevolmente con l'attuale modello fisio-neuro-endocrino-immunologico.
Dalla parte del modello organicistico l'aggancio con la "scatola nera"
della mente si è resa possibile fondamentalmente per il contributo di Selye.
La scoperta dello Stress comporta necessariamente la modifica dell'assunto "una
causa una malattia", che, semplificando al massimo, diventa "tante
cause, un'unica reazione globale dell'organismo".
Selye, nel 1936, ricercatore ancora inesperto, dopo aver constatato sui ratti
morti in seguito a somministrazioni di innocui estratti ovarici fortemente inquinati
da varie imputità, "un insieme inconfondibile di tre sintomi: ulcere gastrointestinali,
ingrossamento delle surreni, riduzione delle strutture linfatiche, compreso
il timo" (71), che dopo illuminante intuizione definisce come "sindrome
causata da vari fattori nocivi". Il notevole sviluppo di questa geniale
intuizione prenderà il nome di "Sindrome da stress o sindrome generale
di adattamento".
Questo è quanto basta per consentire di rivoluzionare al visione dell'ottocentesco
modello neurofisiologico del corpo e predisporlo in termini interattivi, anche
nei confronti dei fattori psicosociali e intrapsichici. Il Selye degli anni
'80 lo conferma pienamente: "Ho constatato che certi veleni non sono di
per sé nocivi, ma che il danno deriva dalla reazione che la PERSONA (mia l'evidenziazione)
mette in opera contro la loro azione".
Oggi possiamo dire con certezza che trattasi di " reazione PSICOFISIOLOGICA
globale dell'organismo umano" ad un qualunque tipo di aggressione (interna-esterna).
Scoperta che recupera l'antica concezione olistica del corpo da parte della
medicina moderna.
Reazione globale dell'organismo che ha tutte le caratteristiche per potersi
definire in altri termini: funzione comportamentale che esprime significatamente
un conscio o inconscio senso e intuizione. In definitiva, comportamento che
ha una sua finalità. Finalità di difesa individuale e della specie.
Molte sono le questioni da chiarire sui significati attribuiti allo stress (27).
Istinto di sopravvivenza individuale quando si tratta di predare per il cibo
o di sfuggire al predatore (pulsione aggressivo-sessuale) di preservazione della
specie, quando si tratta di lottare all'interno del branco per assicurarsi l'accoppiamento.
È infatti profondamente diverso il significato e le conseguenze somatiche dell'atteggiamento
dello stato d'allerta che sfocia nell'attacco, da quello che sfocia nella fuga,
così come di quello che sfocia nell'immobilismo, che in termini umani si potrebbe
tradurre con comportamento nevrotico, ma non solo umano, come è stato dimostrato
dalle nevrosi sperimentali indotte negli animali. Ma per il chiarimento dello
STRESS (effetti psicologici e effetti somatici) sui reconditi meccanismi della
"scatola nera", giocoforza, ci si deve avvalere delle notevoli conoscenze
acquisite dalle scuole di psicologia che delle mente si sono specificatamente
occupate.
Corpo riunificato dunque ma complesso.
Con piena consapevolezza che la componente psichica (soggettiva) permea indissolubilmente
e interamente il corpo organico (oggettivo).
Corpo riunificato ma assai più chimerico e sfuggente di quello fisico ben tangibile
e ben palpabile di fine Ottocento.
Eppure, corpo riunito tanto per la medicina che per la psicologia su cui è possibile
"incidere", nel bene o nel male, sia col gesto (bisturi o spada),
sia con l'emozione (gioia, rabbia, paura, tristezza), sia con l'immagine mentale
( canale visivo e livello di pensiero figurativo-fantastico-immaginativo) e
il linguaggio interiore ( canale prevalentemente uditivo e livello di pensiero,
intuitivo, razionale, logico-matematico).
La prima teoria Freudiana individuava il trauma reale quale causa (incesto)
primaria di nevrosi, mentre con la seconda teorizzazione viene individuato nel
vissuto emotivo-fantastico (attuato o immaginato) la causa della nevrosi. L'elemento
che unisce le due teorie è nello choc emotivo. Ma nel primo caso il vissuto
emotivo viene messo in moto da fattori reale del mondo esterno mentre nel secondo
caso, l'emotività viene messa in moto dalla sola scena immaginativa rappresentata
nella mente.
In definitiva sembra essere l 'EMOZIONE l'anello di congiunzione che unisce
COMPORTAMENTO (osservabile dall'esterno) la MENTE (rappresentazioni mentali,
immaginativo-verbali, dinamismi di adattamento e difesa) analizzabile mediante
introspezione, rappresentazione figurativo-immaginativo-verbale e ORGANISMO
FISIO-NEURO-endocrino-IMMUNOLOGICO (funzioni dell'organo e apparati interni)
osservabili con tutta la strumentazione biotecnologica di cui è dotata la medicina
e la psicologia sperimentale. È ancora il fenomeno-vissuto EMOTIVO che consente
il possibile dialogo tra metodo ideografico (proprio del vissuto soggettivo
e metodo) e metodo nomotetico, proprio dell'osservazione del comportamento (esterno-interno
dell'organismo) mediante l'uso di strumenti tecnologici atti a sondarlo in ogni
sua più intima parte.
Ormai "la grande connessione tra psiche, sistema nervoso, sistema endocrino
e sistema immunitario", come la definisce F.Battaccioli (10) è una verità
scientifica assolutamente acquisita. Non resta, da un lato che divulgarla e
dall'altro per gli addetti ai lavori approfondirla in termini specialistici
interdisciplinari
Luigi Fasce
Presidente AIRSAD-GE