Da "Noi Psicologia" numero 42 - gennaio/agosto 1996
Il Drammautogeno è un tentativo
di tecnica che si struttura attimo per attimo. La psicoterapia del D/A è un
modo per passare attraverso le tecniche di sopravvivenza dell'individuo, mettendole
a contatto con lo "specchio disabitato", cioè la morte. La psicoterapia
del D/A rassomiglia più ad una scultura che ad un dipinto, poiché si tende
semplicemente a mettere in luce quel che già c'è. Cioè si cerca di togliere
le cose che appesantiscono e offuscano e confondono l'immagine reale dell'esistenza.
Il D/A diviene un continuo alleggerimento delle ridondanze sovrastrutturali,
cioè difese eccessive, che impediscono di muoversi adeguatamente e di crescere
nel presente.
Così questa prassi terapeutica è una continua ricerca del continuo collegamento
con "Intervallo del Presente" e si può usare come strumento rivelatore
alla guisa di una forcella da robdomante. In un lavoro di questo tipo, si
tende a portare alla luce le "non azioni", questi intervalli intensi
come espressione del presente, dell'armonia e dell'equilibrio tra un'azione
e l'altra e spesso sotterrati dalle difese dell'individuo. Il mondo è spesso
pieno di tanti teatri, alcuni appaiono utili e altri si configurano sempre
più come "scatole vuote". Le scatole vuote sono teatri, in cui l'azione
dell'individuo è stata in qualche modo congelata e quindi quello che rimane
non è altro che un freddo monumento delle proprie potenzialità; questo monumento
ogni tanto apparirà in situazioni molto lontane e l'individuo si sentirà in
molti casi bloccato e congelato in una situazione di "già vissuto".
Per riempire le scatole vuote, bisogna per prima cosa aprirle, poi fare uscire
il vuoto e pi fare entrare il presente.
Questa è la pratica Drammautogenica, per aprire teatri chiusi da molto
tempo per socializzarli e collegarli con la realtà. Non è possibile riempire
tutte le scatole vuote perché l'azione di aprirle comporterebbe automaticamente
la distruzione stessa della scatola. Allora molti contenitori bisogna lasciarli
chiusi, possibilmente cercando con le tecniche "infiltrative" di
smitizzare il vuoto e di dinamicizzarlo, dandogli cioè una "energia autogena".
Esempio, gli occhi vuoti dello schizofrenico non si possono riempire, ma vanno
semplicemente carezzati per far estrinsecare la loro pienezza, ma quando
non è possibile carezzarli, l'unica via è di infiltrarli in una parte lontana
dagli occhi, un altro tipo di contatto caldo che in quel momento può apparire
meno pericoloso e ansioso, ad esempio tenendogli i piedi.
Il D/A non lavora sulle difese ma ci passa attraverso, non si può buttare
giù un muro per entrare nella casa, anche una piccola finestra è sufficiente.
Il D/A può meglio definirsi come una terapia del "BUCO", attraverso
cui scorre via l'acqua eccessiva: è dunque una TERAPIA DI INFILTRAZIONE e
non di demolizione. Se demoliamo il Colosseo e lo rimontiamo con gli stessi
mattoni, esso non sarà più tale, sparirà, rimarranno solo mattoni rimontati,
perderà la traccia che gli ha dato l'identità per duemila anni. Se invece
vogliamo che il Colosseo "viva", possiamo regalargli un po' di energia
in più "infiltrandola" lentamente come una piccola pioggerellina
quando splende il sole.
Il D/A lavora sul collegamento fra l'IO consapevole e l'intervallo "P",
cioè tende a scavare un piccolissimo passaggio attraverso le difese, le emozioni,
le regressioni, le consapevolezze, i sogni, le situazioni inconsce che hanno
nel fondo una luce brillante, che dà un ritmo e una vita a tutte le situazioni
dell'individuo: questa luce non è altro che la consapevolezza dell'I.P., cioè
del proprio ritmo esistenziale. È bene sottolineare come non sia bene dimenticare
uno schema, per poi impararne un altro, anche se questo può servire, ma quello
che nel D/A è importante, è poter usare lo schema già posseduto, non solo
come difesa, ma come movimento per lasciar apparire le radici dei collegamenti
fra le parti coscienti, consapevoli, le parti ignorate, le parti semi-ignorate,
le parti incoscienti. Dire che la psicoterapia è un lavoro sulla difesa, è
come affermare che la riparazione di una macchina equivale allo smontaggio
della carrozzeria; le difese sono dunque delle muraglie, delle intercapedini,
comunque delle strutture atte anche a dare sicurezza durante una eventuale
situazione di crisi o di difficoltà. Quando le difese sono troppo pesanti,
allora vuol dire che la carrozzeria della macchina si è appesantita, per la
troppa vernice, per la sporcizia, per gli accessori in più. Può dunque servire
una buon pulita delle difese, attraverso quella che abbiamo definito "Infiltrazione
Terapeutica". Nel lavoro analitico, per esempio, c'è un grosso lavoro
di scavo, ma il rischio è che il materiale che emerge da questo scavo può
essere così abbondante da "coprire" gli interessi del presente.
Nella situazione drammautogena si tocca l'inconscio senza necessariamente
avere bisogno di togliere via il materiale, e ci si penetra dentro lentamente
e inesorabilmente, non muovendo troppo, quindi, distraendo il meno possibile
l'individuo dal presente. Nella terapia del D/A si cerca di scoraggiare l'eccessiva
razionalizzazione proprio per evitare questo fenomeno di scavo. La cultura
terapeutica che propone alla fine, è centrata soprattutto sul SILENZIO. Proprio
perché, quando c'è silenzio e le emozioni fluiscono naturalmente, si toccano
tra di loro e si allontanano guidate dal vento, la persona si accorge che
è viva e sta vivendo la vita.
ROSSELLA SONNINO