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Da "Noi Psicologia" numero 42 - gennaio/agosto 1996
Il 24 febbraio 1997 si festeggeranno
8 anni da quando è stata riconosciuta la professione dello psicologo con la
Legge 56 che, benchè ricca di imperfezioni e portatrice di problemi, ha messo
qualche "paletto". Entro la prossima estate si dovrebbe completare
il rinnovo di tutti gli organismi regionali e nazionali dell'Ordine e, finalmente,
si "entrerà a regime", anche se episodi come la mancata approvazione
del Codice Deontologico sono di per sé un brutto segnale. In effetti la situazione
è più complessa e difficile di quanto potrebbe essere anche perché continua
a predominare la filosofia del "ciascuno pro domo sua" piuttosto
che quella collettiva. D'altra parte va riconosciuto che anche per questo
motivo c'è un grande fervore e una sorta di "stato nascente". Sono
numerose le aggregazioni più o meno formali esistenti. Esse agiscono quasi
in competizione fra loro all'interno dei diversi settori, quello sindacale
(dove esiste l'AUPI ma si stanno costituendo sindacati per i professionisti
privati); quello accademico; quello culturale, dove la diaspora dalla SIPs
ha moltiplicato le opportunità e forse anche ha stimolato l'iniziativa.
La più grande difficoltà che chiederà molto tempo, molti sforzi e grandi
energie per essere superata, è costituita dalla rivalità esistente non solo
fra i gruppi citati, ma addirittura a livello di impostazione scientifica
di riferimento. In casi simili, una via di uscita per abbattere gli ostacoli
è quella di avere un "nemico esterno". Per esempio Ordine ed AUPI
si trovano attualmente insieme per difendere i diritti degli psicologi psicoterapeuti
nei confronti dei medici. Oppure gli psicologi professionisti privati, che
non si sentono rappresentati da nessuno, si aggregano per dare la scalata
all'Ordine e conquistare più significativi spazi di influenzamento. Ma in
campo scientifico per alcuni accademici vale ancora il principio che solo
l'università garantisce la serietà e la scientificità delle ricerche e degli
studi, benchè sia ormai evidente che il lavoro sul campo ha prodotto per lo
meno la stessa quantità di avanzamenti, ed anzi sta aprendo altri spazi di
intervento e di concrete possibilità di lavoro. Quindi il cammino da fare
resta lungo ed incerto, perché richiede un allargamento della sensibilità
personale ed uno sforzo di comprensione della diversità altrui che sola garantisce
non solo spazio per tutti, ma anche lo sviluppo e l'evoluzione della disciplina
stessa. I soliti pionieri, che si trovano in qualsiasi ambito, apriranno la
strada a fatica, magari pagando alti costi personali: sono la nostra speranza
per il 1997, perché il loro sforzo renda evidente che la cooperazione è più
premiante e produttiva della competizione.