Da "Noi Psicologia" numero 42 - gennaio/agosto 1996
Il titolo del Convegno ASFOR in collaborazione
con ISVOR-FIAT in cui si è parlato di questo argomento era "Quali formatori
per quale formazione per quali destinatari. Nuove figure di formatori per
una formazione più integrata con i bisogni dell'impresa." Gli Atti sono
pubblicati sul numero speciale del primo semestre 96 di "lettera ASFOR".
Il programma della giornata era intenso e certamente stimolante. Qui vogliamo
offrire qualche spunto ricavato dai contributi della tavola rotonda sul tema
"Il cambiamento del ruolo del formatore in un sistema articolato di formazione"
condotta da Pierluigi Bontadini, Consigliere ASFOR e professore di sistemi
organizzativi al Politecnico di Milano. Le competenze che vengono ritenute
cruciale per un formatore sono innanzi tutto collegate con la sua capacità
di evolversi in armonia con le modificazioni dello scenario e le esigenze
dell'impresa. Nell'era post-industriale è ormai evidente la necessità di focalizzarsi
su soggettività, affettività, qualità della vita, creatività estetica, etica
anche nell'azienda dove diventano sempre più determinanti i fattori intangibili
e passa in second'ordine la tecnologia. Anche l'accelerazione del cambiamento
richiede al formatore delle modificazioni nel suo comportamento ed in particolare
la capacità di anticipare i tempi.
I problemi che la formazione dovrà affrontare sono numerosi e riguardano:
la comprensione dei bisogni di cambiamento delle aziende; l'individuazione
di strategie che connettano la quotidianità con l'innovazione; la riduzione
dei fondi economici disponibili; la necessità di riconvertire e di riqualificare
il personale reso superato dalle innovazioni tecnologiche così come dal diffondersi
del telelavoro; la competitività che costringe a fare i conti ormai con i
mercati mondiali; la necessità di rendere le imprese sempre più flessibili
ed adattabili ad una realtà in evoluzione accellerata.
Il formatore dunque dovrà essere una specie di "facilitatore culturale"
per Guido Gay, presidente FENDAC e CFMT, dotato di efficacia
comunicativa, visione sistemica, leadership, competenza, grandi capacità relazionali,
"cuore". La capacità di mediazione insieme alla capacità di sviluppo
delle competenze "personali" dei formandi sembrano gli elementi
più significativi di un'evoluzione auspicata, così come quella che in altri
settori viene indicata come action-learning e formazione di gruppo.
Pietro Beltrame, responsabile della formazione quadri di Telecom Italia Spa
sostiene che la competenza principale del formatore non sarà più quella relativa
ai contenuti, ma piuttosto sarà metodologica nel senso di "estrarre conoscenza"
dalle persone che non sanno di averla, facilitando i processi di apprendimento
individuale, di gruppo e organizzativo.
Senza voler negare l'importanza di questi discorsi, mi pare che essi evidenzino
la costante situazione di difficoltà di scambi e comunicazioni fra i vari
settori e le diverse modalità di azione. Da sempre fare formazione in azienda
ha significato soprattutto informare e addestrare all'esecuzione dei compiti.
È abbastanza di recente l'introduzione di seminari su quelle che vengono definite
"skills psicologiche". A me pare che il problema stia proprio qui
ed abbia una significativa biforcazione. Da un lato le grandi aziende e le
grandi agenzie fornitrici di formazione si trovano con un patrimonio di risorse
umane non sempre adeguate alle necessità, più legate ai contenuti che ai processi
e alle capacità, più normative e direttive che creative e stimolanti. Ed il
problema pare essere come renderle adeguate alle nuove necessità. D'altra
parte esiste già sul mercato un nuovo tipo di professionista che può essere
utile in questo frangente e che ha già le caratteristiche necessarie: si tratta
dello psicologo specializzato in formazione, sviluppo delle risorse umane
e dell'organizzazione. Non si suggerisce qui di "togliere il pane di
bocca" a chi fino ad oggi è stato impegnato in questo settore. Più semplicemente
si suggerisce di integrare gli staff con risorse specialistiche ed immediatamente
disponibili che potrebbero consentire di superare più velocemente gli attuali
problemi, in più evitando l'emersione di possibili disagi negli addetti che
lavorano nelle imprese.
La proposta, conoscendo un po' l'ambiente, troverà qualche problema di attuazione,
perché anche nell'era di internet risulta comunque difficile comunicare con
chi sta accanto nel pieno senso della parola.
Mi sorge un dubbio: non è che questo "trend" alla fine renderà la
tecnologia sempre più potente e determinante della cultura e della società
del terzo millennio?
M. Sberna