Da "Noi Psicologia" numero 42 - gennaio/agosto 1996
FORMAZIONE & CONSULENZA NEL SETTORE DEI BISOGNI SOCIALI
FORMAZIONE CERCASI
Quale procedura deve seguire
un giovane psicologo in cerca di formazione post-universitaria, possibilmente
efficace e non troppo dispendiosa?
Innanzi tutto deve compiere una scelta, nel caso non l'abbia fatta nel corso
degli studi per la laurea: fra salute e malattia. Se è a quest'ultima che
vuole dedicare i suoi sforzi, può smettere di leggere queste riflessioni e
può leggere i contributi di alcuni psicoterapeuti in questo stesso numero
del nostro giornale.
Se si vuole invece dedicare all'area del benessere in senso lato, del lavoro,
dell'organizzazione, ha di nuovo due scelte davanti a sé: fare la formazione
a sue spese, magari sopravvivendo di "lavoretti" finch'è non è preparato;
lavorare in una grande azienda nell'ufficio personale o, anche meglio, nell'ufficio
formazione. In questo secondo modo potrà smettere di scegliere, ma godrà di
un percorso formativo deciso per lui da altri.
Nel caso la scelta sia per l'autonomia e la libera professione futura, ecco
qualche indicazione su come orientarsi:
1- utilizzare
tutte le fonti di informazione accessibili per recuperare nomi e indirizzi
delle agenzie che offrono formazione per non terapeuti, per esempio consultando
pagine gialle, riviste di settore, bacheche universitarie, scuole di specialità
universitarie, amici e docenti;
2- ottenuti riferimenti
ed indirizzi, chiedere direttamente informazione sui "pacchetti formativi"
proposti alle varie agenzie;
3- valutare ogni
offerta in se stessa e confrontarla ad altre soprattutto in riferimento a:
durata complessiva e di ciascun seminario, distanza fra gli incontri, costi,
docenti coinvolti, procedure di accesso, esistenza di movimenti di tirocinio
e di supervisione, altre attività extra-aula; naturalmente tutto questo va
analizzato in rapporto agli obiettivi-traguardo che vengono indicati;
4- chiedere un colloquio
di orientamento o per acquisire maggiori informazioni (in alcuni casi è già
previsto dall'agenzia, in altri rappresenta una sorta di approfondimento);
5- raccogliere
dettagli sulla metodologia utilizzata nella formazione (qualsiasi sia l'indirizzo
e l'impostazione teorica, devono essere previste tecniche diverse a seconda
dei seminari e comounque deve esistere una qualche forma di coinvolgimento
diretto dell'allievo, pena un apprendimento solo teorico e superficiale);
esplorare le possibilità concrete di lavoro nel settore e di applicazione
della procedura in contesti anche fra loro diversificati;
6- controllare il
curriculum dell'agenzia o, se essa è di recente costituzione, i curricula
dei suoi docenti e formatori, la loro presenza a convegni e giornate di studio,
le pubblicazioni;
7- frequentare, se
è possibile, un seminario breve per avere un'idea più precisa delle modalità
di lavoro e di gestione dell'aula; in una tale occasione può essere utile
"intervistare" gli altri partecipanti per ricavarne impressioni
e giudizi.
Fatto tutto questo, può accadere comunque il motivo della scelta
sia diverso, per esempio la localizzazione della sede, più vicina a casa;
oppure il calendario degli incontri che consente di svolgere in contemporanea
un lavoro anche a tempo pieno; la simpatia che si è stabilita nel colloquio
di orientamento; la grandezza e la lussuosità degli uffici; la popolarità
dell'agenzia o di qualcuno dei suoi docenti; l'area di intervento più adatta
a quel tipo di formazione; i valori sottostanti la teoria di riferimento;
ecc.
Va precisato che allo stato attuale dei fatti in capo non terapeutico non
esistono scuole di formazione che non abbiano un qualche riconoscimento formale.
Ma è doveroso aggiungere che difficilmente una Scuola produce ricchezza per
i suoi gestori e dunque chi la propone ha scopi di solito culturali e di diffusione
della metodologia di intervento. Questo risulta, alla fine, una garanzia della
serietà dell'offerta.
Un altro modo per formarsi in questo settore è quello di cercare uno studio/agenzia
o un gruppo presso il quale fare una specie di "internato" affiancando
i professionisti nei vari momenti di lavoro, dalla preparazione della promozione,
agli incontri col cliente, all'ideazione dei progetti, agli interventi "sul
campo".
In questo caso non sono previsti costi per l'allievo, ma neppure compensi
per l'aiuto recato. Questo percorso può richiedere dei tempi lunghi, perché
è meno sistematico, ma i risultati sono buoni anche se condizionati dal livello
di investimento.
M. Sberna
LA SIMULAZIONE COME TECNI CA VINCENTE
Le attività di formazione
prevedono l'uso di diversi tipi di tecniche funzionali al raggiungimento degli
obiettivi di ciascuna delle tre aree che caratterizzano il processo complessivo
(Sapere, Saper Fare, Saper Essere).
In particolare la stimolazione e lo sviluppo delle skills psicologiche richiedono
procedure che consentono di "toccare" la persona nella sfera della
sua emotività in senso ampio. Ed è qui che trova la sua giusta collocazione
la tecnica della simulazione che in realtà non ha le sue radici nella psicologia,
ma che rimanda alle situazioni ludiche tipiche dell'esistenza ed anche dei
processi di apprendimento di ogni essere umano. Anche senza dotte citazioni
di Huizinga o di Caillos che hanno pubblicato i saggi fondamentali del gioco
e sulle sue caratteristiche, basta che ognuno ripensi alla sua infanzia per
trovare numerose occasioni in cui la simulazione era adottata come base del
gioco e di essa costituiva il principale elemento di divertimento: guardie
e ladri, piuttosto che indiani e cow-boy o il famoso gioco "del dottore".
Quest'ultimo esempio è certamente illuminante per chi non ha esperienze di
simulazione in età adulta, perché rappresenta la sintesi degli elementi fondamentali
di questa tecnica in campo formativo: la somiglianza con la realtà, da un
lato, e dall'altro il dirompente coinvolgimento emozionale. Dunque la simulazione
consiste nel creare una situazione o un contesto che somigliano alla realtà
pur senza esserlo e in cui le persone coinvolte agiscono concretamente, ma
senza subire materialmente le conseguenze di quello che fanno, errori compresi.
Si tratta quindi di una condizione particolarmente adatta all'apprendimento
perché consente di osservare i risultati del proprio comportamento "normale"
(cioè che adottiamo di solito in quella circostanza), ma permette anche di
raccogliere dati su comportamenti diversi e magari nuovi adottati da un protagonista,
così da consentirgli una sorta di sperimentazione senza impegno e senza conseguenze.
In questo modo si può per esempio sperimentare il rischio senza per questo
farsi male fisicamente oppure senza andare in rovina economicamente. Non
si hanno cioè danni permanenti derivanti dalle proprie azioni, magari maldestre.
Le emozioni e i sentimenti che sono stimolati dalle situazioni simulative
non sono falsi o recitati, ma sono vissuti effettivamente e sono ciò che consente
l'apprendimento ed anche la sua esportabilità.
È proprio come giocare: non erano necessarie tante istruzioni o regole
quando da piccoli giocavamo agli "esploratori", o a "principesse",
e il divertimento non era diminuito dai travestimenti approssimativi o dall'invenzione
"in itinere" di particolari importanti per lo svolgimento del gioco.
È più o meno così anche per la simulazione che ha anche il vantaggio di richiedere,
per quanto riguarda la formazione psicologica, pochi dettagli tecnici, a differenza
di quanto accade in altri settori dove sono richieste macchine sofisticate
(per esempio per simulare la forza di gravità lunare).
Gli unici che parevano porre dei limiti alla possibilità d'uso di questa tecnica
riguardavano la numerosità delle persone da coinvolgere e la durata dell'esercitazione.
Di solito riguardo al numero si trattava di 10-15 persone al massimo, corrispondenti
ad un piccolo gruppo; la durata dell'attività in genere era di una unità di
lavoro di 90/120 minuti, con esperimenti che raggiungevano la metà giornata
o, raramente, la giornata intera.
ARIPS ha risolto questi problemi utilizzando simulazioni che definiamo, per
capirci, "fantasy". In pratica si tratta di creare un contesto del
tutto irreale - nel quale però i partecipanti possono continuare ad essere
sé stessi misurandosi con problemi e difficoltà che analogicamente riproducono
quelle che fanno parte della realtà di ciascuno. Per esempio, se si intende
far esplorare il problema dell'identità sia individuale che di gruppo si può
avviare un dibattito, ma si può anche predisporre una simulazione che faccia
vivere sentimenti in merito: per esempio, se gli extraterrestri invadessero
il nostro mondo prendendo le sembianze, i comportamenti esteriori e le abitudini
degli uomini, come potremmo distinguerli per poterci difendere e preservare
la nostra razza? Può parere una banalizzazione, ma, essendo esplicito che
si tratta di una situazione "come se", del tutto irreale e fantastica,
si può anche accettare il gioco e misurarsi con le ipotesi e le azioni che
potremmo agire in tale contesto. In fondo gli UFO per alcuni sono una realtà
concreta e persino gli scienziati ammettono la possibilità che la nostra o
altre Galassie siano abitate. Dunque lo scenario della simulazione non è impossibile.
Può restare qualche dubbio sul coinvolgimento emotivo e sulla possibilità
che una fantasia del tutto gratuita e decisa da altri abbia effetto su un
centinaio di persone molto motivate, ma insieme un po' perplesse. Credo che
questo problema sia di semplice soluzione, basta pensare all'ultima volta
che ci è capitato di giocare a Monopoli: che volessimo o no misurare le nostre
capacità imprenditoriali, ci siamo certo "arrabbiati" parecchio
se abbiamo perso e se un altro giocatore più abile, o più furbo o semplicemente
più fortunato di noi è diventato proprietario di case ed alberghi. Le riflessioni
e gli apprendimenti che derivano da un'esperienza di simulazione sono ben
più profondi e radicati nei partecipanti proprio perché sono frutto di un'esperienza
"a tutto campo" che produce una sorta di insight ai tre livelli
cognitivo, operativo ed affettivo-emozionale. L'evoluzione e la crescita della
persona sono una naturale conseguenza di tutto ciò, anche se non determinabile
con sicurezza nei contenuti: ognuno fa un suo percorso e "raccoglie"
in base a quanto ha seminato. Questo vale anche per i formatori che in queste
occasioni arricchiscono sia il loro bagaglio professionale che quello personale.
Margherita Sberna