Da "Noi Psicologia" numero 42 - gennaio/agosto 1996
d. Sapere Padova -
1995
Collana Te.M.A. - £ 25.000
La psicoanalisi torna ad essere un tragitto di frontiera.
Molto tempo è trascorso da quando, sorpreso dalla audacia del suo stesso scritto
"Mosè ed il monoteismo", Freud ne parlò come una ballerina posta
in equilibrio sopra un piede. Oggi più che mai questa definizione sembra riguardare
la psicoanalisi, la sua teoria e la sua pratica.
Della delicatezza, ma anche della dinamicità, del passo in cui la pratica
psicoanalitica si trova esposta, ora come nei suoi momenti inaugurali all'inizio
del nostro secolo, Germano Bellussi, avvocato, psicologo e psicoterapeuta,
compie una lucida rassegna con il suo libro più recente: "Elementi di
psicoanalisi clinica e forense".
Se infatti, nella sua prefazione, l'autore ci avvisa che la disciplina sta
vivendo delle esperienze di perdita di identità, nondimeno trae da questa
contingenza motivo per proporre nuovi terreni di confronto fra psicoanalisi,
psicologia clinica, psichiatria, medicina. Ne scaturisce una visione molto
aperta all'apporto che possa provenire da settori diversi, in cui la differenza
non serve più a tracciare dei confini segregativi fra le diverse discipline,
ma funge piuttosto, e più utilmente, da agente di trasformazione.
Certo l'orizzonte resta quello freudiano, ma anche l'impianto classico
della metapsicologia freudiana non viene risparmiato dall'autore un lavoro
di trasfert, come quando egli confronta la nozione di psiche o, meglio, di
apparato psichico, con la dialettica rappresentazione - volontà elaborata
da Arthur Schopenhauer, le cui ascendenze su Freud non sono ancora state compiutamente
indagate.
Un'esigenza, questa di fare reagire differenti linee di ricerca, e di farle
reagire su di un piano fortemente connotato in un senso transculturale, che
trova nella nozione di multimedialità della pratica analitica una originalità
ed una attualità di approccio di tutto rilievo. Seppure per vie assolutamente
peculiari, secondo un asse che a detta delle stesso Bellussi rimanda da Freud
a Virel e viceversa, l'autore sembra proseguire la lezione di Lacan che, nella
distinzione fra simbolico, immaginario e reale ha indicate ad ogni analista
le differenti dimensioni che attraversano la pratica di parola. E viene facile
pensare che nel discorso isterico l'interpretazione giunge a dissolvere il
sintomo che è presente nel corpo, ciò sia dovuto proprio alla multimedialità
peculiare della pratica psicoanalitica, in quanto pratica di parola.
Ancora si potrebbe proseguire rintracciando, ad esempio, nel transfert
freudiano, ed in specie nel suo essere frontiera tra il ricordo e la ripetizione,
fra la parola e l'atto, proprio il precursore della multimedialità posta in
evidenza da Bellussi; ma forse ciò ci porterebbe troppo lontano e rischierebbe,
forse, di distorcere il pensiero dell'autore. Sta al lettore allora valutare
dal vivo scorrendo le pagine di questi Elementi.
Risulta infine difficile non sottolineare la parte del libro intitolata: Psicoanalisi
Forense.
Qui l'autore riapre con notevole audacia un dibattito arenatosi oramai da
troppi anni. Occorre infatti risalire molto nel tempo per ritrovare opere
di orientamento psicoanalitico (quale "Il delinquente e i suoi giudici"
di Alexander e Staub) le quali affrontino in particolare il problema di quella
che è la funzione della psicoanalisi in criminologia.
Rileggere tali opere lascia trasparire perché questo dibattito sia stato abbandonato
e per quale ragione sia, come dicevo, assai arduo riprenderlo.
La riflessione psicoanalitica confrontandosi da sempre con la problematica
della responsabilità e della colpa ha infatti messo in luce la valenza profondamente
simbolica dell'azione giudiziaria. Simbolica perché, potendo comportare la
punizione, l'azione del giudice affonda le sue radici nello scenario edipico
al quale poi ciascuno riconduce l'esperienza della giustizia e la funzione
stessa della legge. Ora rendere conto della dimensione simbolica dell'agire
umano è compito e motivo stesso dell'esistenza della psicoanalisi.
Appare ora forse più chiaro per quale ragione riaprire il dibattito
sulla psicoanalisi e la giustizia, fino a dettare, come fa il Bellussi, il
profilo della possibile psicoanalisi forense, significhi attribuire al diritto
il compito di prendere in esame la dimensione simbolica del fatto appunto
perché quest'ultima è al diritto congruente e consustaziale. Ciò ovviamente
non può evitare dei pesanti contraccolpi ad una visione obiettivistica, quale
è quella corrente, del diritto stesso.
Tanto più interessante dunque il contributo di "Elementi di psicoanalisi
clinica e forense" nel suo delineare, accanto ad una differente prospettiva
della psicoanalisi, anche una differente direttrice di sviluppo nel campo
giuridico.
Angelo Varese