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Cinque domande ai Signori della guerra (di Paolo Barnard)
Non mi perdo in preamboli: la nostra Guerra al Terrorismo sembra
aver prodotto finora un crimine contro l'umanità pari a quello
perpetrato l'11 Settembre 2001 a New York e a Washington, pari sia
per l'assurdità delle intenzioni che, all'incirca, per il numero
di vittime innocenti. Primo punto: quanti civili afghani sono stati uccisi da questa
guerra? Infatti ancora non esistono cifre ufficiali sulle vittime
innocenti della triade di fuoco americana Cruise-Daisy Cutters-Cluster
Bombs, fatta piovere dal cielo sulle distese afghane. Tuttavia un
tentativo di raccogliere dati attendibili sui morti civili dei bombardamenti
è stato fatto, e il risultato parla di 3.767 vittime finora
("A Dossier on Civilian Victims of United States' Arial Bombing
of Afghanistan", Prof. Marc Herold, Department of Economics,
University of New Hampshire, Usa); è una cifra per difetto,
poiché il Prof. Herold non ha tenuto conto:
Secondo punto: quanti morti fra i civili afghani ci saranno? Sto
parlando dei futuri morti per freddo, per fame o per malattia in seguito
all'interruzione delle forniture umanitarie causata dai bombardamenti,
e alla quale la cosiddetta "liberazione" di Kabul ha posto
assai pochi rimedi. Ma andiamo con ordine. Christian Aid, una delle più stimate ONG del mondo, ha dichiarato che "Dall'11 Settembre il nostro lavoro è stato di fatto bloccato" e "Dal 12 di novembre, data della liberazione di quasi tutto l'Afghanistan, la quantità di aiuti che ci è concesso portare è crollata di più della metà, nonostante l'assenza dei Talebani." (Independent on Sunday, 9/12/2001). La giornalista del Sunday Telegraph Christina Lamb ha testimoniato di aver visto in pieno Afghanistan "liberato" gente morire di fame e bambini in fasce succhiare dagli stacci delle loro madri già morte di assideramento (Maslakh, provincia di Herat il 9 dicembre 2001). Il responsabile degli aiuti dell'ONU, Kenzo Oshima, ha dichiarato: "Ci saranno molti decessi di civili nelle prossime settimane se la situazione di anarchia e violenza nell'Afghanistan liberato non cesserà" (Conferenza di Berlino, Dic 2001). Norah Niland, dell'Uffico di Coordinamento dell'ONU a Kabul ha detto: "I dissensi e la violenza fra le fazioni vittoriose ha drasticamente ridotto la nostra capacità di prevenire sul terreno i disastri dell'inverno imminente" (The Independent, 9/12/2001). Il World Food Programme ha portato 1.000 tonnellate di farina nelle zone dove gli afghani sono ridotti a mangiare erba, ma, ha dichiarato la portavoce Abby Spring, "...abbiamo il cibo, i camion, il denaro... ma con i nuovi capiguerriglia che ora si contendono le strade vi sono zone che non possiamo raggiungere." (The Associated Press, 08/01/2002). Oxfam, un'altra autorevole ONG internazionale, ha semplicemente commentato:
"Stiamo lavorando sull'orlo del precipizio" (The Guardian,
22 nov. 2001). E ora passo alla facile previsione di quanti afghani
e (soprattutto) afghane verranno uccisi dalla violenza endemica dei
"nostri amici" dell'Alleanza del Nord, che, ricordiamolo,
fuggirono da Kabul nel 1996 inseguiti dai Talebani, lasciandosi alle
spalle 50.000 morti in soli 4 anni di governo ("Afghanistan,
making human rights the agenda", Amnesty International, Londra
13/11/2001). RAWA, l'associazione rivoluzionaria delle donne afghane
che ha vissuto sulla propria pelle gli orrori sia dei Talebani che
dei loro predecessori, ha scritto: "La nostra gente non ha dimenticato
gli orribili anni di terrorismo e oscenità per mano dei Jehadis
(l'Alleanza del Nord). Sono degli assassini." (RAWA Statement,
11/10/2001). In un recente scritto Rasil Basu, che fu Consulente del Governo afghano per conto del Programma di Sviluppo dell'ONU, ci ha rinfrescato la memoria su chi veramente siano i "nostri amici" dell'Alleanza del Nord, i "liberatori" oggi al governo a Kabul grazie soprattutto alle nostre bombe. Scrive Basu: "Usavano violentare e torturare le donne come arma di controllo sulla popolazione civile, e l'impunità per le loro truppe era totale.... Il terrore degli stupri spinse molte donne al suicidio, e alcuni padri uccisero le figlie per evitare quell'onta... Già nel 1994 (con l'Alleanza del Nord al governo) la Suprema Corte di Kabul ordinava alle donne afghane l'uso del velo su tutto il corpo e proibiva loro di uscire di casa, e questo perché erano considerate sediziose" ("The Rape of Afghanistan", 31/12/2001, ZNet). Non a tutti sono arrivate le dichiarazioni del nuovo ministro della
giustizia afghano, Karimi, e di un suo giudice, Ahamat Uliha Zarif,
rilasciate alla Agence France Presse. Sono parole dei "nostri
alleati", non dimentichiamocelo: "I Talebani appendevano
pubblicamente i cadaveri dei giustiziati per 4 giorni. Noi li appenderemo
per 15 minuti soltanto", e ancora: "Adulteri e adultere
saranno certamente lapidati, ma noi useremo pietre più piccole"
(Alexander Cockburn, Killing with smaller stones, 08/01/2002). Terzo punto: è stato sconfitto, o almeno minato, il terrorismo
islamico? Fin dalle prime ore dopo quel terribile 11 Settembre abbiamo saputo che i più spietati e determinati terroristi islamici della storia moderna erano quasi tutti Sauditi e di classe media, mentre il responsabile della Giustizia Usa John Ashcroft ci confermava che l'operazione era stata pianificata in Germania. Per la maggior parte sono Sauditi anche i terroristi islamici che infestano Luxor, in Egitto, e Saudita è lo studio legale che li difende ("Beirut to Bosnia", Channel 4, 1993, GB). Di origine Saudita è anche il tipo di purismo islamico che ha ispirato i Talebani: si chiama Wahhabismo ("War Against the Planet", Vijay Prashad, Trinity College Hartford, 9/2001). Saudita è stato anche il grande sponsor dei Talebani protettori di Bin Laden: si chiama Principe Turki bin Feisal al-Saud, ex capo dei servizi segreti di re Fahd ("Taliban", Ahmad Rashid, 2001). E ancora. Nel 1994 Mohammed al-Khilewi, un diplomatico Saudita presso l'ONU, chiese asilo politico negli Usa; con sé portava documenti riservati con le prove dei finanziamenti Sauditi a vari gruppi terroristici islamici, fra cui Hamas. Al-Khilewi incontrò gli agenti dell' FBI poco dopo, e piazzò i documenti sul tavolo, ma gli agenti si rifiutarono di prenderli ("King's ransom", Seymour Hersh, The New Yorker, 22/10/2001). Nel 1996 l'FBI dovette archiviare una indagine sulla World Assembly of Muslim Youth, una organizzazione presieduta da Abdullah bin Laden, fratello di Osama, e sospettata di terrorismo. L'ordine di archiviare venne dall'alto perché "...bisognava evitare di coinvolgere la famiglia reale Saudita e di indagare le connessioni fra i Sauditi e l'acquisizione di tecnologia nucleare da parte del Pakistan" (The Guardian, 7/11/2001). Questo per dire che solo un gonzo può credere che bombardando i più disastrati Paesi del terzo mondo, ma lasciando intatti i grandi sponsor del terrore, si potrà mai sconfiggere il terrorismo. Gli interessi in gioco sono altri, è evidente, e certamente non sono la nostra sicurezza come cittadini né, come si è visto, quella dei diseredati del sud del pianeta, che sotto le bombe ci muoiono. Infine, e non volendo trattare qui le cause del profondo risentimento
del mondo islamico verso la triade Usa-GB-Israele, la vicenda di Richard
Reid, l'inglese che voleva massacrare 196 passeggeri sul volo AA 63
con una bomba nelle scarpe, dimostra che gli addentellati del terrore
islamico siano sparsi come povere in milioni di micro celle in tutto
il mondo, occidentale e non, e prova soprattutto che l'idea di risolvere
il problema con la guerra e con i B-52 è ridicola e non merita
considerazione. Solo opposizione. Quarto punto: quali dubbie cambiali politico-economiche sono state firmate dall'Occidente per ottenere consenso internazionale a questa azione bellica? Eccone una lista che credo si commenti da sola: a sottolineare che tutti gli Stati sopraccitati si macchiano da anni di efferati abusi dei più elementari diritti umani (Amensty International, Rapporto 2000). Ancora: come può questo mercato di biechi interessi contribuire alla stabilità mondiale? Quinto e ultimo punto: quali conseguenze avrà questa guerra
(con il precedente che ha creato) sul fragilissimo (ma preziosissimo)
impianto della Legalità Internazionale? Ci si chiede infatti: con quali mezzi la Corte internazionale di
giustizia potrà nuovamente sfidare i potenti del mondo, come
accaduto il quando il Nicaragua ha chiesto e ottenuto la condanna
degli Stati Uniti per "complicità nel terrorismo"
assassino dei Contras (John Pilger, The New Statesman, 26/11/2001)
- Come potranno i giudici belgi chiamare a processo Ariel Sharon,
premier israeliano, accusato di crimini di guerra per la sua complicità
nella strage di 2.000 palestinesi a Sabra e Chatila (Libano) nel 1982.
Sapete per esempio che Katie Sierra, una quindicenne della Virginia
(Usa), dovrà comparire di fronte alla Suprema Corte dello Stato
per aver espresso a scuola la sua indignazione contro il bombardamento
americano in Afghanistan? I tribunali militari speciali americani, illegali perché voluti
da Bush il 13 novembre senza prima ottenere dal Congresso una formale
dichiarazione di entrata in guerra (American Civil Liberties Union,
29/12/2001) potranno processare i sospetti terroristi sulla base di
prove circostanziali o di semplici "sento dire" (The Independent,
29/12/2001)!. Infine Alina Lebedeva, di 16 anni: è stata arrestata e incriminata in Latvia per aver schiaffeggiato con un fiore il Principe Carlo d'Inghilterra durante una sua visita al Paese. Alina protestava contro la guerra e contro la Nato. E' un'adolescente che rischia oggi 15 anni di galera. Infine c'è la Gran Bretagna, che dopo l'11 Settembre ha riproposto la carcerazione preventiva illimitata per i sospettati di terrorismo (Internment Without Trial), una misura di sicurezza abietta e già fallita nell'Irlanda del Nord, dove non produsse un singolo arresto di rilievo ma solo infiniti errori giudiziari. Poche parole per concludere. I sostenitori della Guerra al Terrorismo devono rispondere a questi punti. Il silenzio o risposte incomplete appartengono alla sfera della disonestà morale, o peggio.
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