| La
farsa dello sciopero di Guido Contessa, 2024
Un po' di storia
Il primo sciopero di cui abbiamo testimonianza è quello
che si svolse nell'antico Egitto durante il regno del faraone Ramses
III, sovrano della XX dinastia, regnante nel XII secolo avanti Cristo.
A Deir el-Medinet il malcontento fra gli operai, impegnati nella
costruzione di tombe, era scoppiato per il ritardo della paga effettuata
allora in derrate alimentari, cioè in grano, pesci, legumi
e per la mancata consegna di unguenti necessari a proteggersi dal
sole e dal clima secco del deserto. Il faraone dovette poi acconsentire
alle legittime richieste. L'evento è documentato nel Papiro
dello sciopero conservato a Torino presso il Museo Egizio.
Il commediografo greco Aristofane (V - IV secolo a. C.) scrisse
la commedia Lisistrata in cui tratta di una sorta di "sciopero
del sesso" indetto dalle donne greche durante la guerra del
Peloponneso. Esse si rifiutarono di avere rapporti sessuali con
i loro mariti fino a che questi non avessero smesso di combattere.
Nel 1889, con l'entrata in vigore del nuovo codice penale (Codice
Zanardelli), fu abrogato il reato di sciopero, ma esso doveva svolgersi,
ai sensi degli articoli 165 e 166, senza «violenza o minaccia».
Il senso dello sciopero è storicamente stato quello di danneggiare
qualcuno da cui si vuole ottenere qualcosa. Per Ramses lo sciopero
diceva "niente paga, niente tombe". Per Aristofane il
senso era "niente pace, niente sesso". Alla fine dell'Ottocento
lo sciopero era contro i padroni terrieri o industriali: niente
lavoro senza aumento di paghe e diritti.
Lo sciopero come spettacolo
Verso l'ultimo quarto del XX secolo, lo sciopero è diventato
una manifestazione. Non si sciopera più per ricattare, danneggiare
e ottenere, ma per far sapere. Lo sciopero diventa marcia, concerto,
fiaccolata, sbandieratori e salamelle. Non più contro qualcuno,
ma per qualcosa. Lo scopo è reclamizzare una causa e far
sapere che chi organizza lo sciopero ha il potere d farlo. Spesso
gli unici danneggiati sono i cittadini che devono sopportare traffico
bloccato, ritardi dei mezzi pubblici, danneggiamenti vari. Naturalmente
l'efficia di questi scioperi è nullo. Non si ottiene niente.
Il fenomeno assume caratteri paradossali se pensiamo che quelli
che scioperano, marciano, manifestano per la pace sono gli stessi
che da decenni votano per tutti i Governi guerrafondai del sistema.
Le morti annuali sul lavoro sono dalle 1000 ai 2000 da oltre 20
anni. E da oltre vent'anni si ripetono scioperi, marce e manifestazioni
contro Governi che non fanno quasi niente ma vengono regolarmente
rieletti, anche dagli stessi professionisti dello sciopero.
In Italia nel 2022 si sono contati 3.159 morti e 223.475 feriti
sulle strade, secondo i dati Istat. La cifra è più
o meno la stessa dal 2010. Cortei, marce e scioperi si ripetono
ogni volta ad opera di manifestanti che ogni anno confermano la
loro fiducia a Governi del tutto incapaci di contenere la strage.
Per non parlare della vergogna della Shoah, che ogni anno vede manifestazioni
decorative, mentre i pochi condannati all'ergastolo in Italia vivono
liberi in Germania; facciamo l'amore nella UE coi loro figli e nipoti;
e facciamo le fusa ai figli, ai nipoti e agli allievi degli "scienziati"
che hanno firmato il Manifesto della razza.
Lo stesso paradosso si ritrova nelle manifestazioni contro i femminicidi,
l'inquinamento, il dissesto idrogeologico, il cambiamento climatico.
Grandi spettacoli in piazza senza il minimo turbamento per i Governi
che da decenni fingono soltanto di affrontare questi fenomeni.
Lo sciopero del Terzo Millennio
Si spera che prima o poi i professionisti dello sciopero si rendano
conto della futilità di quello che fanno. Un vero sciopero
deve ricattare e danneggiare i responsabili del fenomeno che si
vuole contrastare, ottenendo cambiamenti concreti.
Se si vuole ottenere qualcosa dagli imprenditori pubblici o privati,
bisogna colpirli nel portafoglio. Sospendere la produzione o il
servizio finchè un vero cambiamento non viene effettuato,
o finchè le figure apicali non vengono cacciate o il loro
emolumento dimezzato. Un'altra possibilità è continuare
la produzione ma lanciare uno sciopero dei consumi. Sabotare, ritardare,
scoraggiare le vendite di una o più imprese è toccare
nel portafoglio. Efficace potrebbe essere anche lo sciopero degli
ascolti radio-televisivi. La Rete che manda spots di un'impresa
che deve cambiare, può venire danneggiata da uno sciopero
della audience.
Se si vuole ottenerte qualcosa dal sistema politico si può
fare uno sciopero delle tasse o delle multe. Se un milione di persone,
invece di sfilare in piazza, smettesse di pagare nello stesso tempo
le tasse o le multe, è impossibile che lo Stato o le Regioni
riescano ad avviare e vincere cause giudiziarie repressive. Oppure,
ancora meglio, attivare uno sciopero del voto. Non votare per niente
può essere efficace. Ma anche meglio sarebbe votare per la
squadra di calcio più amata, invece che per i politici e
i partiti che nei 5 anni precedenti non hanno fatto nulla per affrontare
seriamente il problema che sta a cuore. Il messaggio "state
a casa" fin quando non sarete capaci di risolvere o attenuare
il problema, arriverebbe forte e chiaro.
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