| La soppressione del disagio (Guido Contessa,
2026)
La post-modernità non ha soppresso solo
i vizi, trasformandoli in malattie. Fa ogni sforzo per sopprimere
lo scontento, il disagio, il malessere, il dolore. Siamo passati
dal "memento mori" affrescato nelle sale da pranzo romane
o inciso sugli orologi, al bando di ogni riferimento alla morte,
facendola diventare il centro di ogni drammaturgìa massmediatica.
Ai bambini è proibito vedere cadaveri, se
non in tv, e si arriva a nascondere il decesso di un caro. Se a
otto anni il pargolo si sente a disagio coi compagni, gli si cambia
classe. Se non sopporta la maestra, gli si cambia scuola. A dodici
anni il fanciullo piagnucola perchè si sente bullizzato,
e i genitori prima vanno in Tribunale, poi gli cambiano scuola.
Per ripetere, l'anno seguente, lo stesso iter.
Tutto perchè il minore non soffra. Già a sei anni
il bambino viene dotato di cellulare, per non farlo sentire diverso
dai compagni, creandogli un disagio. Per lo stesso motivo si organizzano
feste carnascialesche ai compleanni e più tardi si finanziano
viaggi di studio a Dubai. L'abbigliamento deve essere alla moda
per non far sentire diverso, e dunque a disagio, il minore o l'adolescente.
Il paradosso è che la diversità, l'originalità,
l'unicità abitualmente predicate da scuola e famiglia diventano
un virus da combattere quando si tratta di consumi. I bambini devono
essere diversi, ma non per ciò che riguarda cellulare, abbigliamento,
feste e gite scolastiche. Devono saper dire no quando si tratta
di droghe o crimini di gruppo, ma non per quanto riguarda la marca
dello zainetto.
Alla pubertà iniziano i disagi corporei,
fomentati anche dal bombardamento massmediatico. Il giovane, maschio
o femmina, si sente a disagio per i foruncoli, i pochi muscoli pettorali,
la scarsità di seni o labbra, il naso pronunciato, l'obesità.
Allora partono i tatuaggi, i farmaci e la chirurgìa plastica.
Purchè il disagio sparisca. In qualche caso emergono avvisaglie
di disforìa di genere. Neanche pensare di aspettare i 18
anni. A 14 anni partono le terapie ormonali, perchè l'adolescente
soffre troppo.
L'adolescente sputa in faccia ai genitori e li insulta con epiteti
da carrettiere? Sta solo mandando messaggi di disagio che vanno
ascoltati e assecondati, nella speranza infondata che diminuiscano
con l'età. Fronteggiarli non farebbe che aumentare il disagio
del giovane. La giovane si fa bocciare tre volte, e magari si taglia
le braccia col coltello? Non va rimproverata per non incrementarne
il disagio. Il giovane si droga? Non dobbiamo dirgli che è
un tossico, per non umiliarlo e addolorarlo.
Di fatto, fino alla maggiore età, il minore non può
essere punito per i crimini che commette, non ha doveri nè
può sopportare punizioni perchè ogni comportamento
è solo frutto di un disagio che va compreso e curato. I minori
non sono responsabili per ciò che fanno, perchè ritenuti
incapaci di decidere.
Il primo paradosso è che l'incapacità a decidere vale
solo per i comportamenti illegali o trasgressivi. La scelta dell'abbigliamento,
dell'alimentazione, delle vacanze, del corso di studi, del genitore
con cui vivere, del cambiamento di sesso è invece un diritto
del minore, che non solo va ascoltato, ma sempre seguito in ogni
decisione. I genitori disubbidienti verranno puniti. Un minore ritenuto
irresponsabile diventa così responsabile per se stesso e
per la famiglia.
Ma c'è anche un secondo paradosso. Il minore può decidere
su quasi ogni aspetto della sua vita, tranne quello sessuale. Un
o una dodicenne che decidono di fare sesso con un/una ventenne,
tornano ad essere irresponsabili, incapaci di scegliere e atti a
mandare in galera il o la ventenne. Non importa se il/la minore
mostrano disagio urlando, piangendo, isolandosi. L'idea è
che il disagio si attenuerà col tempo e poi sparirà.
Oppure che il dolore fortifica e aiuta a crescere.
Lo strano è che questi argomenti valgono solo nel caso del
sesso.
Anche gli adulti sembrano terrorizzati dal disagio
e dal malessere. Ogni scricchiolìo del corpo, ogni notte
insonne, ogni segno di debolezza fisica o invecchiamento, vengono
affrontati con pillole, punture, bevande energetiche, creme e unguenti.
I più spudorati arrivano a dire che non sopportano gli ospedali
e i cimiteri, come se il mondo fosse pieno di persone che invece
si divertono in quei luoghi. I più ossessivi si limitano
a comprare sacchi di prodotti per la salute. Tranquillanti, eccitanti,
sedativi, energizzanti, antidolorifici sono i compagni inseparabili
di persone che non sopportano il minimo disagio fisico o mentale.
Il paradosso è che più si consumano prodotti per la
salute, più la salute peggiora.
I grandi lottatori contro il disagio e il malessere sono i consumatori
di chirurgìa estetica. La scusa "sono a disagio col
mio corpo", nasconde spesso "voglio avere un corpo perfetto
come quelli che vedo sulle riviste o in rete". Il paradosso
è che nella metà dei casi il disagio col corpo non
sparisce, ma aumenta. Pettorali, seni, e glutei di plastica, labbra
a canotto sono il segno di un disagio che andrebbe magari curato
con la psicoterapia, invece che con la chirurgìa.
Il terrore del disagio e del malessere porta a comportamenti distruttivi
e criminali come in quei genitori o amici che per lenire il disagio
del tossidipendente, o del parente bulimico, gli forniscono una
dose di morte giornaliera. Naturalmente per "non farlo soffrire",
gli forniscono una eutanasia differita.
Tutti gli adulti destinati a soffrire per la vita sono quelli che
da bambini e adolescenti venivano protetti ad ogni costo dal malessere
e dal disagio. Sopprimere il disagio, anche minimo, impedisce di
imparare a sopportarlo e combatterlo, di accettarne modeste dosi
come parte della vita, di fronteggiare il mondo che sembra fatto
apposta per metterci alla prova.
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