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LA TRAGICOMMEDIA DELLA TECNOLOGIA
di Vanessa Gucci


1. Morte al contante
La criminalità organizzata con un fatturato complessivo di oltre 137 miliardi di euro e un utile di oltre 104 miliardi di cui oltre 65 miliardi in denaro contante, è "la più grande azienda italiana". A lanciare l'allarme è Confesercenti e Sos Impresa nella XIII edizione del rapporto 'Le mani della criminalità sulle imprese' sottolineando che il ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell'impresa, da solo sfiora i 100 miliardi di euro, pari a circa il 7% del Pil nazionale. Sono 250.00 gli emigrati italiani negli ultimi 10 anno con una perdita stimata di 16 miliardi (secondo Sole24ore). Sono invece, secondo La repubblica, 16,6 i miliardi annui fatturati dalle ecomafie. Ammontano a 7-8 miliardi annui le esportazioni di armi italiane.

Naturalmente, i partiti che lottano contro l'evazione, non discutono su come legalizzare e fiscalizzare la prostituzione; su come legalizzare e fiscalizzare gli stupefacenti; su come controllare meglio il cliclo dei rifiuti; o tassare la vendita di armi. Discutono su come abolire il contante. E la tecnologia è il santo protettore di questa lotta. insieme alle banche ed ai gestori delle carte di credito. Un affare colossale, se arrivasse a loro solo l'1% del contante in circolazione. L'idea è quella che lo Stato controlli e incroci tutte le transazioni elettroniche, arrivando così ad azzerare l'evasione. Pura utopìa, per uno Stato che marcisce sotto una burocrazia e una Magistratura da terzo mondo. Ma vediamo i danni di questa manìa tecnologica.

Ogni esercente (il carrettino dei gelati come l'ipermercato) deve avere un telefono, anche se vende castagne all'ingresso dei cinema. Poi, con solo 500-1000 euro deve avere una macchinetta per le ricevute fiscali. Se ne ha una comprata 5 anni fa, oggi deve cambiarla (altri 500-100 euro). Poi ci vuole una macchinetta che legga le carte di credito e le carte bancomat (altro costo). Naturalmente le banche e i gestori delle carte trattengono una percentuale, fino al 5-6%. Alla base di tutto c'è la necessità dell'esercente di avere un conto corrente, che ha un costo. Inoltre mentre fino a qualche anno fa depositare soldi in un conto corrente produceva modesti interessi, oggi gli interessi sono negativi. Il che significa che prima depositavi 1000 euro e dopo dieci anni ne avevi 1050, oggi ne trovi 900. A tutto questo infuriare tecnologico si aggiungono le ore spese per i controlli dei rendiconti, i contenzioni su quelli errati, la manutenzione delle macchinette.
I cittadini devono avere un conto corrente, che costa ed ha interessi negativi. Quando arrivano all'acquisto consegnano la loro carta, ma purtroppo non c'è segnale. In Italia la Rete telematica è come quella idrica: lenta e piena di buchi. Se tutto va bene ricevono un pezzo di carta da non smarrire, ma archviare. Giunti a casa non si contano le ore spese per i controlli dei rendiconti e i contenzioni su quelli errati. Per molti, il disagio e la complessità sono tali, da spingerli al ricorso a un commercialista, naturalmente a loro spese.

Oltre alla lotta all'evasione, i tecnofili giustificano l'abolizione del contante un passo avanti verso la sicurezza. Col contante, i malfattori avevano solo tre strumenti: il furto con destrezza, lo scippo, la rapina a mano armata. Oggi è una pacchia. Possono fare le stesse cose di prima, ma verso le carte invece che verso i contanti. Inoltre, possono taroccare il bancomat; clonarti la carta di credito o il bancomat; craccare le linee telefoncihe degli esercenti; il tutto da una postazione in Bulgaria o in India. I più bravi arriveranno a infilarsi anche nel cervellone statale (l'hanno fatto con la CIA e la NASA) e rubare o truccare tutti i dati delle ricevute fiscali.