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3. Il computer e la Rete
Quello che accade coi cellulari si registra anche per i pc, ma in
forma peggiore. Ai guai sopra descritti se ne aggiungono altri.
Il problema arriva prima: all'atto dell'acquisto. "Acer
Notebook PC, CPU Intel Core i5 di 7 gen. fino a 3,1 GHz, SSD 480GB,
8GB di RAM, display 15.6 HD LED, Bt, WIFI, Hdmi,Dvd-Cd+r-r, Win10
Pro, Office Pro 2019"., questa è una presentazione
di un pc portatile scelto a caso . Per capire di cosa si tratta
devi prima iscriverti al Politecnico e arrivare al terzo anno. E
devi spendere una settimana per scegliere fra le 100 offerte, di
cui nessuno spiega le diversità.
I pc sono magici. Al punto che se qualcosa si guasta, occorre il
mago Merlino per mettere a posto le cose. Il difficile è
trovarne uno.competente e meno caro di un astronauta. La vita di
un pc è minacciata da tre iatture: virus, privacy, aggiornamenti.
La prima è quella degli anti-virus che, per vendere, inventano
un virus all'ora. Per scoprire che non esiste scudo per virus, warm,
malware e compagnia devi sopportare due paralisi del pc e una settimana
di studi avanzati di informatica.
La seconda è quella della pseudo-privacy. I geni del computer
hanno deciso che non puoi nemmeno accenderlo senza una password,
possibilmente di 10 lettere, di cui 4 maiuscole, e quattro cifre.
Dopo 10 anni di navigazione e il ricorso ad un centinaio di password
(da cambiare ogni sei mesi), scopri che appena ti colleghi alla
Rete ti mandano offerte di acquisto di oggetti che hai solo pensato.
Malgrado la difesa della tua psudo-privacy, sanno tutto di te.
La terza è la maledizione degli aggiornamenti. Qualsiasi
software tu abbia installato, ogni mese vieni sepolto da "avvisi
di aggiornamento", che se ti ostini a ignorare diventano "avvisi
di fine servizio". Siccome ogni pc ha almeno una ventina di
programmi installati, ricevi questi avvisi almeno una volta la giorno.
E non sperare che, fatto l'aggiornamento, l'assalto finisca. La
telematica è in perenne evoluzione, per cui un mese dopo
un aggiornamento, ne arriva un altro.
Da notare che ogni programma ha infinite funzioni che impari in
una decina d'anni, perchè abitualmente ne usi 2 o 3. E devi
pregare che negli aggiornamenti le funzioni che usi non cambino,
altrimenti ti ci vogliono settimane per impararle.
La Rete è un universo fantastico, è la nuova frontiera,
la sola rivoluzione realizzata nell'ultimo mezzo secolo. A prima
vista sembra il nuovo territorio della libertà. In realtà
è una copia del mondo off line.
Anche la Rete è divisa in classi. La prima classe è
quella dei padroni. I proprietari del software e i grandi providers
accumulano profitti, ma soprattutto controllano ogni dettaglio della
vita telematica. La seconda classe è quella dei tecnici informatici.
Il loro sapere informatico li mette nella posizione della casta
sacerdotale che nella storia ha sorretto o contrastato il potere.
Poi c'è un ceto medio (webstars, titolari di domini particolari,
gestori di pubblicità) che accede a porzioni di ricchezza,
ma è totalmente in balìa delle classi superiori. Infine
c'è la quarta classe, quella del web-proletariato che produce
ricchezza per le classi superiori, ed è sottomesso al loro
potere.
Anche in Rete il potere è concentrato in poche mani, che
detengono la ricchezza e l'arbitrio decisionale. Mentre nella realtà
materiale il potere si concentra in aree territoriali limitate (Stati,
Unioni o Imperi), nella realtà virtuale il potere si estende
all'intero pianeta. Ci sono potentati telematici che hanno poteri
maggiori di molti Stati nazionali.
Lo sfruttamento, è molto simile dentro e fuori la Rete. Il
web è riuscito in un'impresa che per secoli tutte le elitès
hanno solo sognato: identificare produzione, lavoro e consumo. Il
web-proletariato lavora gratis per produrre quello che consuma,
mentre il capitale vive di rendita semplicemente offrendo uno spazio
e qualche attrezzo. E' la riproduzione post-moderna del tradizionale
latifondismo agrario.
In questa situazione, il fenomeno più evidente è la
realizzazione del Grande Fratello orwelliano. Malgrado le assillanti
dichiarazioni a favore della privacy, tutto quello che avviene in
Rete è spiato, controllato, vagliato sia legalmente che illegalmente.
Tutti sanno quello che fai o pensi. Dai proprietari dei software
ai providers; dai titolari dei siti ai tecnici informatici; dallo
Stato a coloro che vivono con te o che sono a contatto con te in
Rete; agli hackers dell'intero pianeta: tutti sono in grado di sapere
cosa fai, dove sei, come vivi, come voti, cosa consumi.
Il bello è che questo controllo avviene quasi sempre con
la tua approvazione. Ogni software che installi ti chiede di leggere
dieci pagine di "condizioni d'uso", che nessuno legge
o comprende, ma che terminano con l'obbligo di accettarle con una
firma. Quasi tutti i siti ti accolgono con un avviso di "cookies",
piccoli programmi che autorizzi a entrare nel tuo pc per spiarti.
Poi ci sono siti e servizi (come i "clouds") che ti invitano
a mettere nelle loro mani la tua intera vita telematica. Fino a
un certo punto il deposito è gratuito, poi diventa a pagamento
e se non paghi muori virtualmente.
Poi, il potere di quelli che lo detengono si esprime col diritto
assoluto di cambiare regole, chiudere il servizio, aumentare le
tariffe del tutto liberamente. Per anni contribuisci ad aumentare
il valore azionario di un gestore affidandogli la tua vita telematica,
poi ti avvisano che devi cambiare i tuoi dati di entrata; "aggiornare"
il tuo accesso tramite una pratica che richiede il ricorso a un
tecnico (a tue spese); che le regole sono cambiate; oppure che il
servizio chiude. Arrangiati. I potenti della Rete godono di un arbitrio
assoluto.
Mentre il servizio vive, ti offre decine di links, per capire i
quali devi spendere ore. Nessuno usa più del 20% di quei
links. E appena hai imparato a usare quelli che ti servono, arriva
un aggiornamento che ti costringe a spendere altre ore per impararli.
I Social censurano arbitrariamente la Maja Desnuda di Goya, ma lasciano
mettere online i deliri nazisti e antisemiti.
Infine, lo sfruttamento. La Rete è come un ristorante che
ti offre (spesso a pagamento) solo lo spazio, i tavoli e le pentole
tappezzati di pubblicità. Gli alimenti e le posate devi portarle
tu; il lavoro in cucina è a tuo carico. Se il ristorante
supera il milione di avventori, le sua azioni salgono vertiginosamente,
e il capitale prospera con un bassissimo rischio. I "lavoratori"
della Rete non hanno diritti nè sindacati. Producono con
la loro fatica e il loro tempo, ma sono stati convinti di essere
liberi consumatori "a sbafo".
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