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IL T-GROUP DAGLI ANNI SETTANTA AD OGGI di Guido Contessa |
1. Il T-group fra terrorismo e riflusso negli Anni Settanta Ho incominciato ad occuparmi di gruppi, e di T-group in particolare, agli inizi degli Anni Settanta, poco dopo letà delloro descritta da Spaltro. Nel panorama italiano mi considero dunque un esponente della seconda generazione.I primi Anni Settanta non sono stati unepoca di fondazione ma di differenziazione e hanno anticipato (o subito in anticipo)* Laureato in Scienze Politiche, ha ricevuto la sua formazione psicosociale presso 1LRIPS di Milano negli anni 197172 e 1975 77.Ha contribuito nel 1973 alla fondazione dellISMO di Milano e nel 1978 dellArips di Brescia, del Direttivo del quale è tuttora membro.Dal 1973 e consulente libero professionista per i processi di cambiamento nei macrosistemi e per gli interventi di formazione. In questa veste ha effettuato interventi per numerosi enti pubblici e privati, sia del mondo produttivo sia del settore sociale. E cofondatore e redattore del Giornale Noi Psicologia Oggi. E curatore della Collana Gruppi e Comunità edita dalla Clup di Milano, nella quale ha pubblicato Prevenzione Primaria delle Tossicodipendenze; ha pubblicato oltre cento articoli e numerosi libri.Ha contribuito alla fondazione della sezione Regionale Lombardia della SIPS ed alla Divisione di Psicologia di Comunità della SIPS. Attualmente è membro del Consiglio Nazionale.E socio straniero della American Psychological Association.molti tratti dello sviluppo sociale, culturale e politico degli anni seguenti. Credo che lo sviluppo del T-group, negli USA prima e in Europa una decina danni più tardi, sia strettamente legato al processo di maturazione della democrazia laica e liberale moderna. Lattesa fino agli Anni Sessanta per la diffusione del T-group in Europa va spiegata con il perdurare degli esiti della cultura totalitaria che ha dominato il continente per oltre mezzo secolo.Alcune delle ancora attuali difficoltà del T-group in Italia e in Europa si devono a mio avviso a residui di concezioni politiche e sociali di stampo autoritario e pedagogico, supportate dalla maggioranza sia del pensiero cattolico sia di quello marxista. In altre parole, il ritardo della diffusione del T-group si collega al ritardo dellavvento di una cultura sociale e politica di marca laica e liberale moderna.In termini di dottrine politiche la differenza sostanziale fra pensiero laicoliberale e cattolico o marxista consiste nel rifiuto di un ruolo pedagogico del Governo verso la società. In senso laico il Governo è garante del rispetto delle regole del gioco democratico e solo esse sono la sostanza della sua etica, il suo contenuto. Tali regole del gioco sono più neutre e permissive, come nel liberalismo di S. Mills, oppure più egualitarie e progettuali, come nel liberismo moderno permeato di. elementi di socialismo. In entrambi i casi, però, raramente il Governo indica alla comunità la strada da seguire, i comportamenti quotidiani che devono prevalere, letica della convivenza. Nelle culture cattolica o marxista prevalgono invece i contenuti, i valori e la pedagogia delle masse. Ciò che il pensiero laico definisce come contesto, nel pensiero non laico è un vero e proprio testo.Il valore della libertà e della differenza viene sottomesso a quello della giustizia e delluguaglianza. Non pare dubbio che il T-group, nella sua origine lewiniana, sia frutto del pensiero laico-liberale. E negli Anni Sessanta, la sua diffusione europea ha avuto proprio il senso di una irruzione laica e liberale nel panorama della didattica tradizionalmente autoritaria, delle relazioni industriali sostanzialmente repressive, della società genericamente conservatrice.Spaltro esprime bene, nel suo contributo, il senso innovativo del T-group sulla scena italiana. Una tecnica riformatrice non a caso apparsa nel decennio kennediano, giovanneo e kruscioviano: cioè nel decennio della secolarizzazione planetaria.I cardini del T-group classico sono il corrispettivo didattico della dottrina politica laicoliberale moderna: regole del gioco minime ma uguali per tutti, partecipazione di tutte le risorse diverse presenti nel gruppo, confiittualità simbolica e negoziabile, interventi ridotti al minimo da parte del trainer (autorità e Governo nel gruppo) e comunque centrati sui rischi, i costi, i significati di ogni evento piuttosto che sulle cose da fare e le direzioni da intraprendere. |
2. I primi Anni Settanta Agli inizi degli Anni Settanta il mondo occidentale, dopo la catastrofe(intesa come repentino passaggio di stato) del Sessantotto stava mettendo in crisi lancora poco espresso modello liberale moderno. In particolare, nellEuropa continentale stavano avviando una competizione mortale ben quattro modelli socio-politici: il regime monarchicofascista nei suoi residui culturali più socialmente insediati di quanto si pensasse; il modello marxistarivoluzionario, apparentemente prossimo a vincere; il modello radicaleggiante fortemente sospinto da echi orientali; ed il modello riformista laico di ispirazione anglosassone.Questi quattro diversi modi di intendere la società e la politica iniziavano un confronto drammatico proprio nei primi Anni Settanta: un confronto destinato a durare per quasi quindicianni, ed a ripercuotersi sulle vicende dei gruppi e del T-group. In quegli anni lIRIPS di Milano era il centro della galassia delle tecniche di gruppo in Italia, e per la sua storia di allora (fino alla chiusura nel 1976) è paradigmatica, come lo è la storia di Enzo Spaltro, leader del movimento dei gruppi in Italia. Allinterno delllRIPS si sono scontrati, a momenti con ferocia, i tre modelli innovativi in senso politico di allora; e tutti e tre si sono scontrati con la cultura conservatrice, ancora maggioritaria nella società e nelle imprese.La tendenza riformista, laica e liberale, che aveva dominato nel decennio precedente il movimento dei gruppi era in vistoso declino. Questa vedeva nel T-group una tecnica di cambiamento dentro il sistema produttivo e sociale; una tecnica che oggi chiameremmo migliorista, funzionale alla umanizzazione delle relazioni umane ma anche alla modernizzazione produttiva e dunque allincremento della efficienza. Poco prima del 1970, lIRIPS aveva visto una prima scissione che dette vita allo Studio di Relazioni Interpersonali, che, aldilà delle questioni personali, si giustificava per una più accentuata ispirazione cattolica e riformista. Fra i fondatori dello Studio ricordiamo Stella, Casnati, Manoukian e Kaneklin. Non a caso lo Studio è riuscito negli anni seguenti a far sopravvivere il T-group e a diffonderlo in molte organizzazioni e servizi del mondo cattolico, sia pure il più laico e moderno. Nel 1972 avveniva una seconda scissione, promossa da unala in parte anchessa cattolica e laica ma soprattutto interessata alle va-lenze riformiste del T-group verso la modernizzazione delle organizzazioni produttive e sociali. Questo gruppetto diede vita allIstituto per gli Studi Multidisciplinari nelle Organizzazioni, ISMO, che da allora a tuttoggi ha saputo inserire la cultura dei gruppi nel mondo dellimpresa. LISMO fu fondato da Volpe, Contessa, Miradoli e Trogu. Queste due successive scissioni sottrassero allIRIPS, per un certo perinodo, lala riformista e non mi pare casuale avvicinare questi episodi alle vicende di Enzo Spaltro, che proprio a cavallo del 1970 si trovò a dover uscire dallUniversità Cattolica per emigrare nella fucina di Trento. La tendenza dominante nei primi Anni Settanta a11IRIPS era quella che possiamo definire radical-rivoluzionaria. Essa criticava il T-group per le sue valenze riformiste; ipotizzava uno psicologo organico alla classe operaia; negava il valore di tutte le tecniche di cambiamento. Quello che a posteriori possiamo indicare come il leader di questa tendenza, Pier Enrico Andreoni, arrivò fino ad entrare nel sindacato come funzionario quasi in concomitanza con un intervento di sviluppo organizzativo finalizzato al miglioramento della sicurezza lavorativa. Comunque non erano pochi gli operatori e gli allievi dellIRIPS che militavano nei partitii rivoluzionari: in quegli anni a Trento Curcio partecipò con la moglie ad un T-group. Lo stesso Spaltro era molto ambivalente verso questa ala. AllIRIPS era normale la lettura psicosociale dei Grundrisse di Marx; furono ospitati più volte i lacan-marxisti (Finzi e Spinella) per seminari interni; lo stesso Spaltro gestì un lungo seminario sul tema gruppi e anarchia, e poi riflessioni su Seve e Politzer.Poco dopo il Settanta fece una breve apparizione allIRIPS una terza tendenza che possiamo definire radical. Sotto linfluenza di Mary Pagès e Barry Simmons, il T-group classico dellIRIPS (un misto di funzionalismo lewiniano, socio-analisi tavistockiana, esistenzialismo sartriano e marx-maoismo) assunse sfumature più individuali e terapeutiche. Linteresse per il gruppo e il cambiamento sociale-organizzativo veniva sostituito da quello per il potenziale individuale, per il corpo e la espressività non verbale. A questa tendenza portavano anche certe esperienze, fatte da alcuni seniores dellIRIPS, con lo psicodramma, in particolare quello triadico della Anne Aucelin Schultzenberger. Questa tendenza, che ho definito radical fu una meteora allIRIPS, durata non più di un paio danni. Essa terminò addirittura con la defenestrazione dellallora segretario generale, Aldo Cantoni, a seguito di uno scandaloso seminario tenuto da Max Pagès a Cison di Vai Marin. I fatti di Cison sono esmplari. Pagès, su invito dellIRIPS, fece un seminario ultrasperimentale che, partendo dal T-group, si basava sulla rottura dei confini temporali (niente orari di iniziofine seduta) e sulluso di tutti i linguaggi espressivi (Pagès si presentò con dei bongos).I partecipanti al seminario erano quadri di impresa, che vennero letteralmente terrorizzati dal primo giorno dellesperienza e chiesero alle rispettive direzioni di tornare a casa. Le direzioni aziendali iniziarono a demonizzare Spaltro, lIRIPS e il T-group; Spaltro chiese la testa del segretario generale che aveva promosso liniziativa: così larea radical fu espunta dallIRIPS e quindi dal T-group. Tuttavia alcune acquisizioni restarono, perchè, malgrado gli aspetti folcloristici, questa tendenza, un po umanista e un PC orientale, aveva in sè elementi assai coerenti con la stagione storica che stava iniziando. Linteresse per il potenziale individuale, listanza terapeutica, i bisogni primari di ordine pre-verbale sarebbero diventati centrali per la seconda metà degli Anni Settanta. Il movimento dei nuovi gruppi esplose come centrale nella stagione del riflusso; molti operatori provenienti dalla cultura del T-group si spostarono nel settore clinico.In sostanza, dal 1969 al 1974 il T-group classico di ispirazione riformista veniva surclassato prima dalla temperie rivoluzionaria e poi dalle istanze radical. Verso la fine del 74, tuttavia, entrambe queste meteore erano già bruciate, ed espunte dallarea del T-group. Lala rivoluzionaria si è fusa -nella pratica politica impegnandosi in gruppi di autocoscienza, gruppi sindacali, o (in pochi casi) gruppi eversivi. Lala radi-cal prese la strada della bioenergia, della Gestalt-Therapy, degli Encounters Group o dello psicodramma.Intorno agli anni 1975-76 lIRIPS tentò di riprendere la strada del riformismo, cercando spazi nuovi per lapplicazione del I group. Tuttavia ormai era tardi. I conflitti sociali erano asprissimi ed il precedente lustro nel quale la sinistra rivoluzionaria o radical aveva avuto la leadership, aveva reso le imprese molto diffidenti quando non decisamente reattive.Allinterno dellIRIPS tutte le contraddizioni esplosero, aprendo durissimi conflitti che Spaltro, in parte deluso e in parte perennemente ambivalente, non fu .in grado di ricucire.Nel 1976 lIRIPS esplose come una supernova, e gli operatori allora presenti presero ciascuno la sua strada. Spaltro si dedicò allUniversità e alla SIPS; Sangiorgi riattivò la SPO; Vaccani si impegnò nello staff della Bocconi; Consiglio aprì P. O. a Genova; Contessa fondò lARIPS. |
3. La seconda metà degli Anni Settanta e i primi Anni Ottanta
La corrente riformista che aveva dato vita allo Studio di Relazioni
Interpersonali continuò ad operare ed aumentò gradualmente il suo prestigio,
specie nel settore sociale.Thttavia, subendo il fascino dellemergente
paradigma clinico, perseguì una sintesi fra cultura del T-group e pensiero
psicoanalitico, spesso privilegiando il secondo sul primo.La seconda
ala riformista, di cui lISMO è esempio, che con-tinuò a usare
il T-group nel settore dellimpresa, fu gradualmente risucchiata
nella cultura organizzativa, in parte spostandosi verso approcci sociologici
ed organizzativistici, in parte annacquando il T-group per toglierne
gli aspetti che più minacciavano la committenza.Una terza frangia del
gruppo riformista, in questo gruppo possiamo annoverare lARIPS,
iniziò ad operare in due direttrici. La prima fu quella della formazione
dei formatori o della formazione al lavoro di gruppo degli
operatori in servizio. Attraverso questo canale centinaia di operatori
furono in qualche modo sensibilizzati e formati secondo la cultura del
T-group che cercarono di importare nelle proprie organizzazioni (scuola,
USL, tempo libero, servizi formazione delle imprese). La seconda direttrice
fu quella della traduzione della cultura dei gruppi nel lavoro territoriale,
poi detto di comunità. Il manifesto di questo orientamento
può essere considerato larticolo apparso su Rivista di Psicologia,
organo SIPS (anno LXXI nn. 3-4, 1977) Psicologia del lavoro sociale
di Guido Contessa. Dal 1975 al 1985, allincirca, la tradizione,
la cultura e la tecnica del T-group hanno avuto una strana vicenda.
In senso formale ed ufficiale questo patrimonio è stato messo in ombra.
Lultimo Convegno sul T-group, promosso dallIRIPS e presieduto
dal sottoscritto, fu tenuto presso lUniversità Cattolica nel 1975
come celebrazione dei Quindici anni di gruppi in Italia.
Si può dire, anche se i partecipanti allora non mostrarono di rendersene
conto, che quel Convegno fu linizio di un lungo sonno. La rivista
Psicologia e Lavoro, promossa dallIRIPS e per anni
portavoce della cultura dei gruppi, cominciò allora a diventare più
che saltuaria. La Scuola di Psicosociologia dellOrganizzazione-SPO,
che per anni era stata il vivaio dei futuri trainers di gruppo, fu continuata
da Sangiorgi ma perse il ruolo di leadership che aveva avuto. Alla ribalta
della psicologia e sulla scena dei gruppi il decennio ha visto prevalere
il paradigma clinico e in sottordine, il paradigma radical
o più genericamente umanistico. Tanto per fare due esempi ricordiamo
la direttrice clinica dei gruppi ispirata alla coinemica di Fornari,
alla psicoanalisi bioniana riscoperta come novità, o alla gruppoanalisi
foulkesiana rilanciata da Ancona; e la direttrice radical-umanistica,
inizialmente più caiiforniana (con limportazione di
gruppi esaleniani) in seguito più produttivistica ed accademica (con
i transazionalisti ed i rogersiani). LEditoria, i Convegni, le
Scuole che hanno dominato nel decennio la scena dei gruppi appartenevano
ad una delle due direttrici. Come sottacqua, tuttavia, la cultura
del T-group ha continuato ad espandersi sia pure in modo silenzioso
e informale, dentro molte organizzazioni clienti. A migliaia si contano
i quadri aziendali, i managers, gli operatori della scuola, i sindacalisti,
gli animatori, gli operatori del Servizio Sanitario, gli assistenti
sociali, gli educatori, gli studenti di psicologia che hanno partecipato
ad esperienze simili al T-group, spesso dentro le loro organizzazioni,
nel corso di programmi formativi con varia articolazione.11 T-group
ha subito una sorta di omertà definitoria, forse a causa
del suo passato burrascoso, ed ha smesso di essere una esperienza
a sè. Ma sotto forme diverse e contestualizzato in percorsi differenti,
ha sperimentato una grande diffusione. Negli Anni Sessanta e nei primi
Anni Settanta, il T-group ha avuto un forte impatto di immagine: è stato
al centro del dibattito.Tuttavia, per la sua forza, la sua novità e
la sua scarsa duttilità (come sembrava allora ai suoi cultori) era sempre
stato una cultura ed una tecnica élitaria. Circoli ristretti nè parlavano,
in termini anche un po esoterici; poche persone ne entravano in
contatto. Nel periodo di massimo fulgore, lIRIPS non faceva nemmeno
dieci T-groups allanno e coloro che ne facevano esperienza non
arrivavano al centinaio.E proprio negli anni di crisi
ufficiale che il T-group ed i suoi derivati sperimentano una diffusione
significativa. Tale diffusione però ha due caratteristiche. La prima
è che i partecipanti sono tali a titolo individuale. I T-groups si
fanno a livelli interorganizzativi, perchè nessuna organizzazione se
ne fa committente. Le organizzazioni pubbliche o sociali a causa della
loro arretratezza culturale; le imprese, a causa della loro diffidenza.Non
va dimenticato che il decennio a cavallo degli Anni Ottanta vede nel
suo primo lustro un conflitto armato fra terroristi, imprese e Stato;
nel suo secondo lustro registra la vittoria dello Stato e delle imprese,
i quali si inoltrano verso processi di ristrutturazione fondati su procedure
cogenti come lautomazione e il licenziamento. Il T-group, come
tecnologia di crescita individuale e cambiamento organizzativo, era
una pratica troppo raffinata per gli anni di piombo e i successivi anni
di repressione.La seconda caratteristica è che, quando il T-group è
usato dentro le organizzazioni, esso viene ridefinito con nomi e tagli
diversi, da una parte per una sorta di prudenza, dallaltro per
una sua naturale evoluzione.Invece di parlare di T-group si parla di
seminario sulle relazioni umane", sulla comunicazione"
o sulla leadership. Un certo impatto drammatico, che era
tipico degli anni precedenti, viene ammorbidito con una maggiore strutturazione
e con stili di conduzione rassicuratori. Il classico T-group poi non
e più isolato, ma inserito in un contesto formativo che prevede un prima
preparatorio e un dopo stabilizzatore. Infine, esso viene giustamente
più focalizzato e finalizzato alle reali esigenze dellorganizzazione
committente.
4. Dal 1985 in avanti
Il 1985 è solo una indicazione casuale, tanto per indicare la
fine di un decennio. Essa indica la fine di unepoca durata circa
20 anni, nella quale lItalia ha vissuto lultimo trauma della
modernizzazione. Oggi la cultura riformista, liberai socialista
e laica sembra emergere come forza trainante verso la scena post
industriale. E noti è questione di partiti, bensì77di cultura nazionale.
Lipotesi rivoluzionaria è stata sepolta come un sogno isterico
e infantile; lidea del vvelfare state ènaufragata contro
gli scogli realistici del bilancio nazionale; le tentazioni radical
e orientaleggianti, sono state ridimensionate dalle distruttive deviazioni
della droga e dalla conversione alla produttività degli imperi di Oriente.Infine,
la cultura tradizionale ed autoritaria è stata piegata dal terziario
avanzato ed informatico.Oggi si fronteggiano due culture. La prima più
liberale in senso classico, cioè più liberista; laltra liberaisocialista.
La prima più attenta ai problemi della libertà, la seconda più sensibile
ai problemi della giustizia e della solidarietà. In entrambi i casi
lidea di un Governo autoritario, in senso repressivo o diigista
o protettivo, sembra tramontata. Ma cè molto di più.Oggi la situazione
è quasi rovesciata rispetto a ventanni fa. Allora i cittadini
(le masse) volevano il cambiamento ed il Sistema reagiva. Oggi il Sistema
vuole il cambiamento (o almeno molti cambiamenti) e sono i cittadini
che resistono.Ventanni fa proporre il T-group nelle imprese aveva
un sentore rivoluzionario; oggi il sistema produttivo è nella necessità
vitale di innovarsi. Allora la modernità era nella società (nel territorio),
dove oggi regna la conservazione: oggi la modernità è nei processi
produttivi. Limpresa ritorna motore del cambiamento; le organizzazioni
sociali, sia pure in ritardo, stanno rincorrendo limpresa.Inoltre,
alla soglia degli Anni Novanta, litalia è sostanzialmente pacificata.
E finita lipotesi rivoluzionaria, ma sta finendo anche
la pratica reazionaria delle ristrutturazioni dure, come
sta finendo la gestione giudiziaria delle relazioni industriali.Il
sistema sociale e produttivo torna ad avere bisogni simili a quelli
che negli Anni Sessanta invocavàno i cittadini: cambiamento, innovazione,
potenziale umano, cooperazione, creatività, connessioni. Perciò il T-group
sta tornando alla ribalta.5. Cosa era il T-group Altri
raccontano meglio di me, in questo libro, cosa era il T-group, per Lewin
e i suoi allievi. Vorrei solo delineare cosa era a cavallo degli Anni
Settanta in Italia, per chi come me, vi si accostava.La mia idea di
cosa fosse il T-group mi derivava dalle esperienze fatte con Spaltro,
Ducceschi, Drioli come partecipante prima e come partner poi; dalle
interminabili discussioni fatte allIRIPS coi maestri
e coi giovani colleghi; e dai seminari da me condotti in quel clima.
In termini concreti il T-group era una cosa addirittura banale, fondata
su regole minime ma ferree, che erano:
1) strutturazione rigorosa e cadenzata del tempo, come unico contenitore
predeciso;
2) esclusione dei contenuti e focalizzazione quasi esclusiva
sulle dinamiche;
3) centratura esclusiva sul noi, qui ed ora;
4) massima estraneità ed eterogeneità fra i partecipanti;
5) stile di conduzione non pedagogico (nè direttivo nè supportivo).
Naturalmente queste regole fondamentali erano poi interpretate da ciascuno
in base al proprio personale stile e le differenze erano soprattutto
legate al modo con cui ognuno interpretava il ruolo di trainer, più
o meno freddo, più o meno silenzioso, più o meno empatico. Le regole
1), 2), 3) erano quasi indiscusse, allIRIPS. La scissione dello
Studio di Relazioni Interpersonali, fu motivata, fra laltro,
da un dissenso sulla consistenza del noi come unico oggetto
di analisi, e sulla maggiore importanza dellio.tu,
cioè appunto della relazione interpersonale. Le deviazioni
dei radical-umanisti erano accusate di centrarsi troppo
sul singolo partecipante e di sostituire lattenzione alle dinamiche
di gruppo con la focalizzazione sui problemi individuali e la espressività
corporea. Commistioni spurie erano pure considerate le escursioni troppo
lunghe nei contenuti, cioè nei problemi di lavoro dei partecipanti,
sia da parte di costoro sia ad opera del trainer.In termini tecnici
questa impostazione era un misto della eredità lewiniana e delle esperienze
del Tavistock (Bion e Jaques in particolare). Dalla prima proveniva
soprattutto linsistenza sul feed-back fra i partecipanti, come
dispositivo centrale dellapprendimento; ma ahche il castello
concettuale delle dinamiche di gruppo, ed il considerare il gruppo
come entità autonoma, gestalt (forma) originale.Di ascendenza
tavistockiana, cioè psicoanalitica (Klein, Bion), derivava la ossessiva
attenzione al setting, alla neutralità del trainer, ed al suo ruolo
proiettivo-interpretante. In termini meta-teorici erano visibili le
ascendenze marxiane, filtrate dal pensiero francese di Sartre e dal
famoso gruppo dellARIP di Parigi (Enriquez, Lapassade, Pagès).
Una sorta di esistenzial-marxismo il cui perno era il concetto di conflitto
come dinamica fisiologica di ogni aggregazione; le cui afferenze erano
lidea di opposizione allautorità, come passaggio essenziale
per lautonomia, e lidea di alleanza fra pari per un progetto
di liberazione.Ogni tanto, qua e là, facevano capolino altre due metateorie.
Una era quella produttivistica, che vedeva nel T-group un momento per
lacquisizione di una maggiore efficienza relazionale, organizzativa
e produttiva. A questo proposito va detto che sempre il T-group era
collegato ad un doppio obiettivo: la crescita dei partecipanti come
ruoli professionali, e la crescita indiretta dellorganizzazione
cui essi appartenevano. LIRIPS, in opposizione allapproccio
radical-umanista, rifiutava quasi sempre la riduzione dellesperienza
del T-group80a pura occasione di crescita personale.La seconda metateoria
era di matrice cattolico-solidaristica. Spesso nei T-group appariva
lidea che la solidarietà fra i membri di un gruppo, il self-help,
poteva essere un potente elemento di crescita individuale e gruppale,
oltre che un fatto etico; e che il gruppo e la comunità fossero un bene
in sè.
6. Dal T-group alle esperienze autocentrate
Oggi è difficile dare del .T-group una definizione precisa e unitaria.
Oltre venti anni di percorsi tortuosi, di fusioni e di intersezioni,
di influenze e di sperimentazioni, sviluppati da centinaia di operatori
in situazioni diverse e perlopiù isolati, ne hanno fatto un arcipelago.
E difficile indicare quale ne sia il minimo comune denominatore.
Oltretutto il T-group ha assunto decine di nomi diversi. In questo libro
Miller parla di Leicester Conference; Spaltro cita il termine Lab; Lapassade
ha formulato una variante del T-group detta Analisi Istituzionale;
io trovo più chiaro il termine esperienza autocentrata.
Credo che tuttavia esista un nucleo forte, che risale al Tgroup, che
è comune a molte esperienze e che consente di distinguere questa pratica
da altre. Tale nucleo è composto di elementi precisabili come segue.Il
primo elemento distintivo è lesistenza di un contratto formativo,
cioè di un patto finalizzato allacquisizione di competenze. Un
contratto ricreativo, operativo, terapeutico sono cose diverse, che
escludono il T-group.Questo implica che i partecipanti, sia pure in
condizioni di bisogno di apprendere, abbiano una precisa autonomia negoziale.Laddove
esiste un contratto ricreativo o operativo i membri del gruppo non sono
in stato di bisogno apprenditivo; laddove si pone un contratto terapeutico,
gli attori, per definizione, sono81in stato di potere e responsabilità
asimmetrica: in altre parole lutente non è in condizioni di autonomia
negoziale. Questo principio è essenziale. Esso da una parte rifiuta
lequivoco per cui alcuni hanno tentato di usare il T-group in
situazioni terapeutiche, quindi riduce lambito di applicazione
del T group.Daltra parte però, rifiuta con chiarezza la
invasione di atteggiamenti o domande terapeutiche nel campo del T-group.Il
secondo elemento è la centratura dei partecipanti e del trainer (conduttore
o animatore) su ciò che avviene nella stanza del T-group: cioè la focalizzazione
sullauto. Questo auto può essere un indivrduo,
un fatto, una relazione o lintero gruppo, un sentimento, un corpo
o dei pensieri, il che differenzia le situazioni e gli approcci: ma
la rifiessività è lelemento caratteristico.Il terzo elemento è
il ruolo non pedagogico del trainer, o meglio la sua posizione di membroconsulente.
Questo elemento è collegato al primo. Nel T-group è il gruppo che impara,
con laiuto del suo membro più autorevole, il quale tuttavia non
ha il compito di dare direttive, soluzioni, giudizi: la detenzione
dei criteri etici o economici è nelle mani dei membri come singoli e
del gruppo come insieme. Luscita da questo schema non è di per
sè condannevole: semplicemente muta il carattere del T--group. Questo
è tutto, a mio avviso.Lesistenza di questi tre caratteri è il
minimo comune denominatore del T-group, che preferisco ora chiamare
esperienza autocentrata:
1) esistenza di un contratto formativo
2) centratura sul qui ed ora
3) ruolo consulenziale del trainer.
Lelemento tempo può essere variato in base alle esigenze: si danno
esperienze autocentrate di unora come di dieci giorni; gli incontri
possono essere segmentati in periodi di 90 o 120 o 60 minuti; si possono
fare tre giorni intensivi oppure sedutesettimanali per un anno, e così
via.Anche la distinzione fra contenuti e dinamiche o processi è secondaria.
Specie in gruppi di operatori delle relazioni umane, può essere difficile
e inutile separare nettamente luna cosa dall altra.Infine,
la strutturazione limitata al tempo, può essere affidata anche ad attività
diverse (giochi, eventi, provocazioni), purchè il lor& scopo sia
infine la riflessività ed il ritorno al qui ed ora, e purchè
tali attività non assumano un ruolo direttivo.
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