|
Oggetto nel tempo a progressiva formalizzazione, il modello di bilancio
sociale
sviluppato nellambito di Impresa a Rete da Pares, piccola società
cooperativa aderente
al Consorzio Lavorint, ha trovato finora applicazione in numerosi
interventi formativi e
consulenziali rivolti a cooperative sociali di tipo A e B, associazioni
e consorzi del
territorio nazionale. In questa sede verrà descritto il modello
nella sua architettura e
razionalità complessiva di funzionamento, evidenziandone le
peculiarità rilevanti.
IL BILANCIO SOCIALE COME STRUMENTO DI UNA COSTELLAZIONE DI STRUMENTI
Caratteristica fondamentale del modello è quella di concepire
la rendicontazione
sociale come una costellazione o circolo di strumenti che, seppur
implementabili in
maniera autonoma, rappresentano le fasi rappresentano le fasi necessarie
alla costruzione del
bilancio sociale, in quanto aiutano le organizzazioni a stabilire
basi complete ed articolate di
valutazione sociale (fig. 1).

Il concetto di bilancio sociale è, quindi, declinabile
nel modello sia per indicare in senso
estensivo linsieme di tutti i documenti/strumenti propedeutici
alla redazione e diffusione finale del bilancio sociale vero e proprio,
alcuni con funzioni di analisi (mappa degli stakeholder), altri di
orientamento (politica della qualità, mission, carta etica),
altri ancora di comunicazione (rapporto sociale); sia per intendere
in senso intensivo e circoscritto le attività di contabilità
sociale (quale raccolta e archiviazione incrementale di indicatori)
e di riclassificazione di dati economici (conto economico a valore
aggiunto) necessarie a costruire lossatura informativa del bilancio
sociale come documento rendicontativo.
LA METODOLOGIA DI LAVORO PARTECIPATA
Secondo il modello, lelaborazione del bilancio sociale non dovrebbe
avvenire in maniera né verticistica né esternalizzata,
ma attraverso un percorso di lavoro che, seppur supportato dalla dirigenza,
dagli organi di governo dellorganizzazione ed eventualmente
coadiuvato da consulenti esterni, dovrebbe garantire unadeguata
partecipazione di tutti gli stakeholder. Per questo è essenziale
la costituzione di un gruppo di lavoro il più possibile rappresentativo
dei vari settori dellorganizzazione (dirigenti, responsabili
amministrativi, coordinatori di servizi ed operatori, soci, volontari,
ecc.).
Compito del gruppo è lavorare alla costruzione degli strumenti,
mantenendo comunque modalità di interlocuzione con la restante
base sociale e la più vasta platea di stakeholder esterni,
per evitare che la scrittura (di norma annuale) del bilancio si riduca
ad un mero atto amministrativo ed autoreferenziale. Non è escluso,
benché gli esempi siano ancora limitati, che anche rappresentanti
di stakeholder esterni (utenti, committenti, reti non profit, ecc.)
possano prendere parte al gruppo già nella fase di ideazione
del bilancio sociale.
QUALI PASSI PER REALIZZARE IL BILANCIO SOCIALE?
1. Il piano di lavoro
Primo passo del gruppo di lavoro è lelaborazione
della politica del bilancio sociale, un documento programmatico in
cui si fissano ed illustrano le motivazioni e gli obiettivi che hanno
spinto lorganizzazione alla stesura del bilancio sociale, i
tempi, le risorse, le modalità secondo cui essa intende operare.
Tutta la costellazione ruota attorno a questipotesi di lavoro,
che svolge una funzione orientativa e di verifica del percorso sia
per il gruppo di lavoro che per i destinatari finali del bilancio:
se posta in apertura (come dichiarazione del Consiglio di amministrazione
e nota metodologica), la politica del bilancio sociale può
fungere da agile chiave di lettura del documento nei suoi aspetti
contenutistici e metodologici (fig.2).

2. Ladozione di un approccio multi stakeholder
Chiarite le premesse generali, il punto di partenza effettivo per
la stesura del bilancio sociale è costituito dalla mappa degli
stakeholder, una sorta di raffigurazione dellambiente sociale
in cui lorganizzazione è inserita ottenuta identificando
e classificando tutti quei gruppi o individui
con cui essa interagisce in modo significativo. Ragionare sulla rete
di relazioni tracciata dalla mappa dovrebbe permettere di chiarire
quali sono i bisogni conoscitivi degli stakeholder e gli impegni di
responsabilità sociale dellorganizzazione nei loro confronti,
che proprio le
informazioni del bilancio sociale dovrebbero soddisfare e verificare.
È evidente che un tale ragionamento attorno alla mappa non
può che giovarsi di un confronto diretto con gli stakeholder,
che dovrebbero poter esprimere direttamente le proprie aspettative.
La costruzione del bilancio sociale nella prospettiva multi-stakeholder
suggerita dal modello, invita, quindi, a considerare gli stakeholder
secondo tre modalità:
(1) come destinatari del bilancio sociale, a
tal punto da modulare, a secondo delle loro
attese conoscitive, forma, contenuto e modalità di comunicazione
del documento stesso;
(2) come base di rendicontazione, nel senso che a ciascun stakeholder
individuato dalla
mappa possono associarsi in sede di bilancio sociale una o più
aree tematiche su cui
produrre valutazione;
(3) come attori da coinvolgere nel processo, individuando modalità
con cui gli stakeholder possano partecipare direttamente nelle fasi
di elaborazione del bilancio, aldilà della semplice diffusione
finale dei risultati.
Tutto questo perché, se lorganizzazione si considera
effettivamente al centro di un crocevia di scambi fra una pluralità
di portatori di interessi diversi (multistakeholder), essa dovrebbe
prendere in considerazione i bisogni e le aspettative dei propri interlocutori,
assumendoli come punti di riferimento nei processi decisionali.
Realizzare processi di rendicontazione sociale partecipati comporta,
tuttavia, attivare risorse e competenze non sempre disponibili o vincere
resistenze allapertura; per questo il modello consiglia un approccio
graduale di attivazione degli stakeholder che parta dalla consultazione
di alcuni gruppi più rilevanti e disponibili per muovere verso
il loro coinvolgimento diretto in seno al gruppo di lavoro.
3. La fissazione di obiettivi e di valori
Se per valutare lutilità sociale prodotta è necessario
adottare il punto di vista dei soggetti che beneficiano o sono danneggiati
dalle attività dellorganizzazione, un passaggio non meno
rilevante è quello che aiuta a chiarire, attraverso una dichiarazione
di missione ed una carta etica, rispettivamente le finalità
ultime che lorganizzazione si pone ed i valori alla base delle
sue scelte e dei suoi comportamenti. Data lelevata arbitrarietà
di giudizio nel campo della rendicontazione sociale che porta le organizzazioni
spesso a pubblicare documenti inventariali, dove tutto ciò
che è citato è positivo, oppure a rimettersi al giudizio
pur sempre soggettivo di esperti esterni, solo la presenza di questi
strumenti orientativi rende lagire dellorganizzazione
valutabile proprio alla luce degli obiettivi e dei valori che essa
dichiara di perseguire.
Il bilancio sociale si dimostra, quindi, nel modello come uno strumento
di misurazione di coerenza fra impegni/principi enunciati nella mission
e nella carta etica, e fatti gestionali, mentre la rendicontazione
sociale diventa la trattazione numerica e verbale, attraverso opportuni
indicatori, della misura di questa concordanza. Solo così il
bilancio sociale permette agli stakeholder di capire quali obiettivi
di missione e criteri etici lorganizzazione abbia rispettato
oppure no.
4. Dal piano delle intenzioni al piano delle azioni
Nella logica del modello la presenza dei primi tre strumenti del ciclo
(mappa, mission e carta etica) facilita, quindi, il percorso di bilancio
sociale, che però può non esaurirsi in essi: come lorganizzazione
può decidere, tenendo fisso il piano degli stakeholder, di
rendere conto su obiettivi centrali della mission o temi critici della
carta etica, può altresì identificare altri temi sociali
rilevanti su cui produrre rendicontazione (ad es. tratti da leggi,
statuti o regolamenti interni, protocolli di intesa, contratti, ecc.).
Da qui il senso di un bilancio sociale estensivo per indicare
una rendicontazione che si produce di volta in volta su elementi né
rigidi né immutabili nel tempo. Come certi temi possono scomparire
così altre variabili inserirsi nel mutevole sistema di relazioni
fra lorganizzazione e gli stakeholder, per cui se mission e
carta etica sono strumenti orientativi costantemente aggiornati così
da enunciare quali obiettivi e criteri operativi lorganizzazione
simpegna a perseguire nelle relazioni con gli stakeholder, allora
il bilancio sociale può essere uno strumento di valutazione
sempre attuale ed efficace non solo per rendere conto dei risultati
raggiunti alla luce delle intenzioni dichiarate, ma anche per progettare
e definire linee future dazione.
Il modello sviluppato in Impresa a Rete, intende, quindi, il bilancio
sociale non solo come strumento primario di comunicazione verso gli
stakeholder circa i risultati raggiunti sotto il profilo sociale,
ma anche come strumento di governo che permette allorganizzazione
di valutare, programmare e pianificare di anno in anno le proprie
strategie in funzione degli obiettivi e dei valori sociali in cui
si riconosce.
5. Governare e comunicare
La potenzialità gestionali del bilancio sociale si accentuano
anche grazie alla connessione fra dati economici e informazioni sociali
prevista dal modello attraverso il richiamo in seno al bilancio sociale
del conto economico riclassificato secondo il valore aggiunto.2 Mostrare
come lorganizzazione produce ricchezza e la distribuisce ai
suoi interlocutori, pur non essendo un indicatore diretto del grado
di benessere sociale indotto sugli utenti, permette di leggere nella
performance economica elementi di socialità, tanto più
che il valore aggiunto rappresenta una forma di ricchezza socializzata
più affine alla logica non privatistica e utilitaristica dellorganizzazione
non profit.
Nonostante le connessioni sotto il profilo gestionale, il bilancio
sociale rimane, tuttavia, un potente strumento di comunicazione rivolto
agli stakeholder. Per questo motivo, tenendo presente la difformità
dei destinatari in termini di competenze, conoscenze ed interessi,
il modello traccia una distinzione tra la produzione di un bilancio
sociale più tecnico e corposo, ed uno o più rapporti
sociali, più sintetici e leggeri, maggiormente fruibili per
gli interlocutori. Anche se la proposta di un rapporto sociale come
selezione semplificata di dati indirizzata a determinati interlocutori
può sembrare rischiosa nellidea che limpresa tenti
di celare informazioni negative e deludenti, in realtà tale
distinzione è nata per sottolineare come non tutti gli strumenti
di comunicazione sociale (volantini, brochure, relazioni, ecc.) siano
vendibili come bilanci sociali. Se si vuole affiancare
al bilancio sciale un documento di più facile lettura, è
necessario comunque che i dati di partenza siano rispettati e che
la selezione
delle voci rispecchi le attese informative degli interlocutori e non
le pretese comunicative dellorganizzazione. Il rapporto sociale,
come selezione semplificata di dati del bilancio sociale indirizzata
agli stakeholder, chiude così il ciclo di rendicontazione sociale
ed apre a
quello successivo, nella misura in cui lorganizzazione saprà
fare tesoro - in sede di
diffusione dei risultati - dei ritorni, dei suggerimenti e delle critiche
provenenti dai propri interlocutori.
Bibliografia
AA. VV., Calcolare
la rotta. Idee per un bilancio sociale, «Fuori Orario»,
n. 9, 1995.
AA. VV., Bilancio sociale e altri strumenti, «Fuori Orario»,
nn. 18/19, 1999.
AA. VV., Calcolare la rotta. Strumenti di governo e di comunicazione
per dare forza
alle imprese sociali nella lotta allesclusione, « Fuori
Orario », nn. 22/23, 2000.
AA. VV., Bilanci sociali e cooperative A. Ricerca comparata e definizioni
di linee guida, «Fuori Orario», nn. 27/28, 2001.
MANFREDI F. e MAINO G., (a cura di), Il governo e la comunicazione
della qualità, EGEA, Milano, 2000.
PUCCI L. e VERGANI E., (a cura di), Il bilancio sociale nel terzo
settore. Guida
pratica alla redazione, EGEA, Milano, 2002.
|