╔tienne de La BoÚtie
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Discorso sulla Servit¨ Volontaria
Titolo originale dell’opera "Discours de la Servitude Volontaire" - Traduzione di Vincenzo Papa
Saggio introduttivo “Un’ambigua utopia repubblicana” e note al testo di Enrico Voccia
Parte 1 | 2 | 3 | 4
Un’ambigua Utopia Repubblicana
In primo luogo, credo che sia fuori dubbio che, se vivessimo secondo i diritti che la natura ci ha dato e secondo gli insegnamenti che ci rivolge, saremmo naturalmente obbedienti ai genitori, seguaci della ragione e servi di nessuno. (╔tienne de La BoÚtie, Discorso sulla Servit¨ Volontaria)
Negli Essais di Montaigne noi troviamo un lungo capitolo intitolato "Dell’amicizia", quasi totalmente dedicato alla celebrazione ed al ricordo di un amico scomparso in giovane etÓ.

D’altronde, ci˛ che noi chiamiamo ordinariamente amici e amicizie, non sono che accostamenti e familiaritÓ annodate per qualche occasione o convenienza, attraverso la quale le nostre anime si trattengono reciprocamente. Nell’amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono l’una nell’altra, in un insieme cosý universale, che esse smarriscono e non ritrovano pi¨ la connessione che le ha unite. Se mi si costringesse a dire perchÚ l’amavo, sento che non potrei esprimere la cosa altrimenti che rispondendo: “PerchÚ era lui, perchÚ ero io.” (...)á Ci cercavamo prima di esserci visti (...) ci abbracciavamo per mezzo dei nostri nomi. E al nostro primo incontro, che avvenne casualmente in una grande festa e riunione cittadina, ci trovammo cosý presi, cosý conosciuti, cosý obbligati fra noi, che da allora niente fu tanto vicino quanto l’uno all’altro. (...) Le nostre anime hanno viaggiato insieme talmente unite, si sono considerate con cosý ardente affetto, e di questo stesso affetto si sono scoperte fino al fondo delle viscere l’una e l’altra, tanto che, non solo io conoscevo la sua come la mia, ma certamente mi sarei affidato pi¨ volentieri a lui che a me stesso. [1]

Queste pagine sono state per lungo tempo il migliore passaporto per la posteritÓ di ╔tienne de La BoÚtie, l’autore di un testo “maledetto” che – spesso e volentieri in edizioni clandestine – ha percorso con la sua carica liberatoria i movimenti di opposizione all’ancien rÚgime prima, allo stato borghese/liberale poi, e che in Italia conobbe la sua prima traduzione durante la Rivoluzione Napoletana del 1799. [2]

Vita di un ateniese antico nella Francia del XVI secolo

╚tienne de La BoÚtie era nato il 1 novembre del 1530 a Sarlat, piccola cittÓ del PÚrigord non lontana dal capoluogo della regione, PÚriguex: restato orfano in giovane etÓ era stato allevato dallo zio, che era il curato di Bouilhonas, e da questi avviato agli studi. In questo periodo era Vescovo di Sarlat un cugino dei Medici di Firenze, Nicol˛ Gaddi, personaggio dotato di un’enorme cultura – legato strettamente alle esperienze dell’umanismo italiano – che intendeva fare della propria diocesi una sorta di “Atene del PÚrigord”. In questo sogno classicista il giovane La BoÚtie venne ben presto introdotto: fu in un tale ambiente che egli entr˛ in contatto con il culto e le idee repubblicane dell’antichitÓ classica che forniranno gli strumenti concettuali al suo pensiero maturo.

Dopo gli studi collegiali gli si fece balenare davanti l’occasione di accedere alla magistratura ed ╔tienne, allora, si iscrisse alla FacoltÓ di Diritto dell’UniversitÓ di OrlÚans. Il giovane pensatore francese incontr˛ nei suoi studi universitari una serie di insegnanti molto brillanti e, spesso, anche assai poco ortodossi: in effetti la FacoltÓ di Diritto cui si era iscritto La BoÚtie era all’avanguardia degli studi giurisprudenziali dell’epoca. In questa sede infatti le opere di Lorenzo Valla, di Angelo Poliziano, di AndrÚ Alciat circolavano abbondantemente e, con esse, l’abitudine di applicare la filologia e le conoscenze erudite di storia antica allo studio del diritto. Ad OrlÚans insegnava in particolare Anne du Bourg: [3] l’interpretazione grammaticale delle espressioni giuridiche, l’analisi semantica dei termini, le riflessioni di filosofia del diritto, l’esame critico dei testi erano il tratto distintivo del suo insegnamento. La tipica forma mentis razionalistica e non puramente storicistica delle argomentazioni che La BoÚtie inserirÓ nel suo Discorso sulla Servit¨ Volontaria si svilupperÓ proprio nel clima culturale vissuto in questi anni da docenti e discenti della FacoltÓ di Diritto dell’UniversitÓ di OrlÚans.

Dopo una brillante carriera di studi, La BoÚtie si laure˛ in Giurisprudenza il 23 settembre del 1553; pochi giorni dopo, il 13 ottobre, ottenne la licenza reale che gli consentiva di accettare la carica di Consigliere al Parlamento di Bordeaux e, dopo un periodo di prova ed un esame, il 17 marzo 1554 venne definitivamente integrato in tale carica. Tre anni dopo, nel 1557, diverrÓ Consigliere al Parlamento di Bordeaux anche Michel de Montaigne e nascerÓ tra i due la celebre amicizia che quest’ultimo descriverÓ coi toni che giÓ conosciamo.

I due amici svilupperanno la loro amicizia in un contesto politico estremamente travagliato: il Parlamento di Bordeaux venne infatti trascinato, volente o nolente, nel pieno dei disordini legati allo scontro religioso e al diffondersi della Riforma nel Midi acquitano. Chiamato al lealismo realista, attraverso di esso passarono dapprima numerose condanne a morte [4] e poi, nel 1560, l’applicazione di un editto reale che, oltre a negare ogni diritto di associazione agli ugonotti, imponeva una repressione feroce contro ogni istanza alternativa al cattolicesimo.

╔ in questo contesto che nel 1560 venne affidata a La BoÚtie una missione segreta di riconciliazione religiosa presso Caterina dei Medici, la reggente al trono per il decenne Carlo IX – missione nascosta sotto l’apparenza di una discussione presso il potere centrale della paga dei magistrati della cittÓ. Il motivo per cui una missione cosý delicata fu affidata ad un consigliere cosý giovane e, fino ad allora, con una carriera non particolarmente brillante, va ricercata nel fatto che La BoÚtie era, sotto molti punti di vista, l’uomo pi¨ adatto per una tale incombenza. Innanzitutto il giovane consigliere si era formato alla scuola intellettuale di Nicol˛ Gaddi, parente della reggente, ed era perci˛ un elemento ben accetto alla corte reale francese. Inoltre proprio il fatto che La BoÚtie era rimasto notevolmente in ombra durante tutta la sua attivitÓ di Consigliere al Parlamento di Bordeaux era segno evidente, al di lÓ dei comportamenti obbligati e della sua fede cattolica, di una posizione in qualche misura dissidente rispetto alla politica ottusamente repressiva attuata dal Parlamento nei confronti dei non cattolici.

╔tienne de La BoÚtie per svolgere questa missione entr˛ in contatto con il cancelliere Michel de L’Hospital, fautore della politica di pace e di tolleranza religiosa inaugurata dalla reggente, con cui si leg˛ in un’amicizia al tempo stesso personale e politica. Il cancelliere affid˛ al giovane amico il compito di farsi interprete presso il Parlamento di Bordeaux, fino ad allora seguace della politica repressiva e filocattolica legata al partito dei Guise, della nuova linea di tolleranza i cui punti salienti erano contenuti nell’ordinanza degli Stati Generali emanata ad OrlÚans il 31 gennaio 1561. Dopo aver svolto brillatemente tale compito, de L’Hospital gli affid˛ il tentativo di mediazione pacifica di alcuni scontri religiosi avvenuti nella zona di Agenais. In tale compito La BoÚtie affianc˛ il luogotenente reale de Burie; il suo ruolo fu essenziale nel raggiungere una soluzione di compromesso sostanzialmente soddisfacente per entrambe le parti in lotta. [5]

Il rapporto strettissimo che legava oramai il giovane cancelliere alla politica di conciliazione religiosa della reggente e del suo cancelliere si concretizz˛ nella pubblicazione della MÚmoire sur l’Edit de Janvier, [6] dove La BoÚtie prendeva posizione a favore della politica di relativa tolleranza religiosa della reggente Caterina dei Medici e del suo entourage. In questo testo egli denunciava, da un lato, i pericoli connessi agli scontri religiosi che dilaniano una nazione, dall’altro, l’inutilitÓ – anzi la dannositÓ rispetto allo scopo della conciliazione sociale – della repressione violenta. Il cattolicesimo sarebbe dovuto restare la religione principale dello stato francese, ma la strada per la pacificazione nazionale consisteva, a suo avviso, nella creazione di un “cattolicesimo riformato” in cui cattolici tradizionali e protestanti avrebbero potuto riconciliarsi.

In questo periodo ╔tienne de La BoÚtie collabora con il suo grande amico Michel de Montaigne per convincere le ali cattoliche oltranziste del Parlamento di Bordeaux a non ostacolare la politica di pacificazione nazionale portata avanti dalla reggente e dal cancelliere de L’Hospital. Nel dicembre 1562 egli Ŕ ancora una volta protagonista di un riuscito tentativo di pacificazione, entrando a far parte di una missione incaricata di arrestare un piccolo esercito ugonotto che si dirigeva verso Bordeaux. Dopo vari anni di anonimato, La BoÚtie cominciava ad assumere un ruolo politico di una qualche rilevanza; pochi mesi dopo per˛, all’etÓ di nemmeno 33 anni, egli si ammal˛ bruscamente. Sentendosi prossimo alla morte, il 14 agosto 1563 egli redasse il suo testamento; Montaigne era accorso al suo capezzale e, il 18 agosto, ╔tienne de La BoÚtie morý tra le sue braccia, invocando il nome del grande amico che ne raccoglieva l’ultimo respiro. [7]

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