Akkademia di Psicopolis

 

APPUNTI DELLE ULTIME 25 LEZIONI TENUTE DAL PROF. ENZO SPALTRO ALL'UNIVERSITA' DI BOLOGNA, PRIMA DEL PENSIONAMENTO
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OSSERVAZIONI SUL CONCETTO DI GRUPPO

La psicologia del lavoro è ormai diventata un'entità troppo grande per potere essere compresa in un corso universitario, ristretto dai vincoli della suddivisione tipica della nostra mentalità autoritaria e della violenza del linguaggio ufficiale che impedisce altre vie di comunicazione rispetto a quelle imposte dal potere vigente. Per questo motivo ho preferito limitare il corso di quest'anno ad un singolo argomento che possiamo dire trasversale rispetto al problema del lavoro e della sua dimensione soggettiva: il problema del gruppo e della sua natura specificamente soggettiva, che fa parlare sempre di più del lavoro come di un soggetto plurale. Per sviluppare questo settore devo dare alcune caratteristiche specifiche di questo tipo di didattica che richiedono impegno, ma soprattutto attitudine al cambiamento e flessibilità di motivazione. Ricorderò qui un brano di Philip Slater, psicologo e sociologo americano molto acuto nelle diagnosi di situazioni plurali ed anche esperto conduttore e trainer di gruppi non strutturati. Questo approccio specifico porterà poi naturalmente ad alcune modalità di sviluppo del corso e di verifica dei suoi risultati. Queste saranno lievemente diverse da quelle che comunemente si usano nelle università italiane. Slater ha scritto che:
"Gli esseri umani vivono un tempo troppo corto per rendersi conto dei cambiamenti culturali. Noi siamo come dei piccoli insetti che vivono solo poche ore. La metà di loro crede che non esista la notte e l'altra metà è certa che non esista un qualcosa come il giorno. Ma noi abbiamo il vantaggio delle nostre immaginazioni e possiamo usarle per spingerci al di là dei limiti della nostra breve esperienza. Supponiamo che l'intero secolo, ed il prossimo ed il precedente, che è tutto ciò che noi complessivamente abbiamo sperimentato o sperimenteremo nelle nostre vite, tutte la storia odierna, tutto quello che i nostri figli o i nostri nipoti sperimenteranno, supponiamo che tutto questo sia un breve periodo di transizione tra un'era umana ed un'altra.

Come possiamo afferrare istantaneamente (qui ed ora) il significato della nostra posizione? Noi siamo in effetti in questo periodo di transizione. E per questo dobbiamo aiutarci a raffigurare il futuro verso cui noi stiamo puntando. Non abbiamo bisogno di nuovi dati, ma di mettere in comune alcune nostre osservazioni sulla vita del ventesimo secolo, osservazioni che sono state costrette a languire da sole in celle separate dalla mania della suddivisione che oggi dòmina nella nostra mentalità autoritaria. Così, man mano che il secolo va finendo l'aria si fa piena di cattivi presagi. Ogni giorno ascoltiamo notizie e commenti su come il mondo si stia deteriorando e così noi abbiamo un completo menu di scenari depressivi cui attingere. Però quello che sta succedendo non è la fine del mondo, ma solo la fine di un'era: l'era dell'autoritarismo. Un'era che è stata in vigore per più di cinquemila anni, praticamente per tutta la storia conosciuta e che ancora oggi domina le nostre idee ed i nostri costumi. Questo sistema culturale è così vecchio e familiare che noi tendiamo a credere addirittura che esso stia alla base della natura umana. (Philips Slater, A Dream Deferred, Beacon Press, Boston, 1992)

Con questo spirito ho progettato questo corso sui gruppi, intesi più come stato d'animo e come modo di pensare che come oggettiva presenza di pluralità umane. Per iniziare una marcia di avvicinamento alla mentalità di gruppo, che è una mentalità an-autoritaria, soggettiva e plurale occorre mantenere in sospeso il più possibile (del tutto non è possibile) la nostra mentalità valutativa che tende a valutare prima di percepire, in modo da percepire solo quello che si ritiene "giusto" (possibile? vero? lecito? ecc.), costituendo così la prevalenza di una mentalità etica e colpevolizzante, eliminando come soggettiva tutta la realtà non gradita dal potere vigente. Questo è stato per millenni il dispositivo mentale dell'autoritarismo, cioè del sopruso e del dominio dei pochi nei confronti delle immense maggioranze assoggettate, manipolate ed impaurite. La paura ha costruito la colpevolezza e la colpevolezza ha permesso la paura, da cui il mantenimento del sopruso nei millenni. Per arrivare ad una simile consapevolezza, così spiccatamente difficile ancor oggi nel mondo del lavoro, dobbiamo lentamente ragionare assieme ed imparare proprio questa abitudine: il pensare assieme, che potremo più in là denominare pensiero collettivo, o soggetto plurale. Questo ragionare assieme propongo di definirlo come il rifiuto di quella concezione del pensiero come fatto puramente individuale e solitario e come la costruzione di un'idea di pensiero che si estenda oltre i cofnini individuali e comprenda il gruppo (group thinking, pensiero di gruppo) e l'irrazionalità (l'intelligenza emotiva o il linguaggio emotivo).

Come conseguenza di tutto ciò ricorderò come l'idea di gruppo sia strettamente legata all'idea di benessere e ne sia un'origine evidente. Il passaggio da una relazione di coppia ad una di gruppo, il passaggo dal pensiero individuale a quello plurale e di gruppo, la dilatazione del tempo e l'allungamento dell'orizzonte temporale sono evidentemente un'uscita dalla scarsità ed una richiesta di abbondanza. Sostituendo l'individuo col gruppo di moltiplica il benessere perhè vi è una maggiore abbondanza di risorse. Da questa intuitiva relazione tra gruppo ed abbondanza, ricchezza, benessere deriva la base della stessa democrazia e la natura politica, non innocente dell'idea stessa di gruppo. L'esplorazione di questa idea è oggi deficitaria e richiede un grande sforzo di accellerazione. Anche perchè l'idea di gruppo non è innocente in quanto propone quasi sempre un'idea di giustizia "paritaria" ed una diversa distribuzione delle risorse. Il tipo di risorse da ridistribuire varia da campo a campo, ma la logica resta sempre la stessa e com-pone la base dell'idea stessa di gruppo.

Per tutti questi moltivi in quedsto corso di psicologia del lavoro esporrò qui talune premesse ed una successione di idee di base per analizzare quelle "nostre osservazioni sulla vita nel ventesimo secolo" che rappresentano una delle porte di ingresso nel pensiero di gruppo e senza le quali la trasparenza e la consapevolezza delle trasformazioni sociali che stiamo vivendo rischiano di rimanere insufficienti e quindi pericolose per il nostro stesso benessere. Qualeche azzardata previsione sul secolo ventunesimo completerà questa ràpida trattazione dell'emergere della pluralità.

Lezioni di psicologia del lavoro: gruppo, abbondanza, rete, benessere, soggettività nel lavoro odierno

  • Da pochi giorni siamo usciti dal secolo del collettivo e siamo entrati nel secolo dell'inforrmatica. Ci sembra di aver conquistato lo spazio e di potere conquistare il tempo. La pluralità caratterizza sempre di più la soggettività e per questo la psicologia, scienza della soggettività, stenta a comprendere e influenzare la doppia natura colletiva dello psichico. Caratteristico a questo riguardo è il caso del comportamento di rete, dell'apprendimento di rete, della mentalità "ricorsiva" di rete. Se ne è parlato molto negli ultimi tempi, ma non si è sottolineato sufficientemente il concetto per cui un modello di rete ha bisogno di una psiche abbondante. Quindi di una psicologia dell'abbonfdanza e del benessere, quella che ultimamente si cominciua a definire' come "psichica". Ciò vuol dire che il comportamento di rete richiede una mentalità, una psiche, una modellistica, un dispositivo mentale specifico, benestante ed abbondante.
  • Ciò caratterizza la trasformazione delle società basate sulla povertà e sulla scarsità di risorse in società basate sulla loro ricchezza ed abbondanza. Per cui oggi lo sviluppo del benessere degli uomini passa attraverso al doppio equilibrio dinamico tra abbondanza e scarsità. Il conflitto tra sé e gli altri diventa prima il conflitto tra individuo e gruppo e successivamente quello tra abbondanza e scarsità. L'abbondanza è simbolicamente plurale ed i legami simbolici esistenti tra gruppo, abbondanza e pluralità sono molteplici, tanto che possiamo i rapporti tra pluralità ed abbondanza come un legame stretto per i fautori della cultura di benessere, che lsi dovrebbero considerare come punto di partenza di ogni mentalità di rete. D'altronde sembra essere intuitivo che il più è più abbondante del meno e che il meno è più scarso del più. Il gruppo è più abbondante dell'individuo e 'individuo è più scarso del gruppo. Ciò porta ad impossibili decisioni, a contraddizioni difficili ed a coflitti quasi costanti tra benestatnti e malestanti.
  • Tale conflitto richiede in partenza un pensiero duale, cioè una mentalità dualistica e di specifica qualità. Il conflitto indivudo/gruppo e scarsità abbondanza. Ma questa constatazione porta con sé alcune importanti conseguenze. Possiamo così cominciare dall'ipotesi per cui un modello confllittuale e dualistico (della doppia verità, del doppio gioco, del doppio canale di comunicazione, ecc.), sia preferibile nelle analisi "abbondanti" della realtà sociale, mentre un modello più tradizionalmente unitario (dell'unica verità-gioco-canale) sia invece preferibile nelle analisi "scarse" della stessa realtà. L'abbondanza va quindi d'accordo con la pluralità-gruppo, mentre la scarsità va d'accordo con la singolarità-individuo. Abbondanza e scarsità sono peraltro da considerare opzioni soggettive, del tutto disconnesse dalle condizioni obbiettive esistenti. Ridurre l'abbondanza, significa perciò "scarsificare", ed oggi questo processo sta acquisendo importanza particolare specie se diventa il motivo dell'analisi della riduzione dell'abbondanza e diventa così un processo che possiamo appunto definire di "scarsificazione".
  • Il contrario della scarsificazione, tipica della società povera, si chiama "moltiplicazione" e storicamente gli uomini si sono intensamente dedicati a meccanismi ed azioni "moltiplicatorie" (come per es.il denaro). Ma tale funzione moltiplicatoria è stata delimitata a piccolissime frange della società che ha tenuto sempre fuori dai processi di mloltiplicazione delle risorse la stragrande maggioranza della società. Una delle cose esse nziawli che ogni potere ha preteso è stata quella di avocare a sé i processi di moltiplicazione delle risorse. Il conflitto tra scarsificazione-rarefazione e moltiplicazione è perciò sempre stato doppio, se si considera la funzione della scarsità nel mantenimento del potere. La cultura risente di una tale origine conflittuale del benessere e della ricchezza. Così si cerca l'abbondanza ma la si rifiuta per paura del potere altrui. Così si conbatte la scarsità, ma la si produce per attaccamento al nostro potere-privilegio basato sulla debolezza altrui.
  • Il potere nostro e la debolezza altrui porta alla distinzione tra bisogni e desideri. I bisogni sono più "pesanti" dei desideri i quali sono più "leggeri". Perchè i bisogni sono più soggetti a frustrazione ed i desideri invece sono più facilmente soddisfacibili. La dualità motivazionale si colloca infatti qui tra l'abbondanza dei desideri e la scarsificazione degli stessi. Tutti noi abbiamo paura dei nostri desideri. Ed allora come possiamo incentivare la motivazione senza correre il rischio dello scoppio dei desideri? Possiamo chiedere ai soggetti di interessarsi alle cose e poi di controllare questi loro interessi entro "certi" limiti? Se per esempio chiediamo ai lavoratori di pensare come possiamo pretendere che loro non pensino quello che vogliono? Come possiamo incentivare la motivazione al lavoro scarsificandola e rendendola pregevole solo perchè scarsa? Come possiamo produrre lavoro e renderlo abbondante se il suo valore dipende dalla sua scarsità e dalla conseguente necessaria disoccupazione? Possiamo aumentare la motivazione senza deprezzarla perchè abbondante ed incentivata, senza distruggerla nel tentativo di renderla scarsa e quindi pregevole solo in quanto difficile e disincentivata?
  • La condizione di rete, essendo moltiplicatoria, tende ad essere abbondante: ed allora come può aumentare il suo valore? Se il valore è determinato dalla scarsità, almeno nella società scarsa da cui proveniamo, come si può lanciare l'abbondanza mediante la scarsità? Questo paradosso tende a bloccare lo sviluppo psichico ed economico delle società in trasformazione ed a rigettarle nelle bracca delle classi potenti e scarsificanti i beni altrui per poter aumetare quelli propri. Eppure paradossalmente la rete propone un valore basato sull'abbondanza e non sulla scarsità. E così facendo stravolge sia la costante abitudine del potere vigente e scarsificante, sia dimostra l'utilità del pensiero duale che proclama la scarsità e pratica l'abbondanza come valori. E' allora davvero necessaria la scarsificazione per la produzione della ricchezza? E' evidente come la mentalità di rete dia delle risposte precise a queste domande e come il significato ricorsivo, an-autoritario e plurale della rete ne fa un concetto rivoluzionario, amatissimo e temutissimo dal potere che formalmente non può più vietarla, ma che di fatto la ostacola continuamente.
  • La funzione della scarsità è stata fondampentale negli ultimi millenni. Gli scarsificatori tradizionali (politici, sacerdoti, scienziati, ecc.) ci hano continuyamente proposto nuove forme di scarsità. Siamo da millenni abituati all'idea di risorsa scarsa, tanto da affermare che il valore di una qualsiasi merce è inversamente proporzionale alla sua quantità. L'economia é stata per questo definita spesso come la scienza che studia i beni scarsi, ovvero la scienza del valore. Ed é anche stato detto che il valore di un oggetto dipende dalla relazione che questo oggetto ha con una persona. Il valore della persona viene spesso infatti attribuito alle cose. Possiamo chiamare questo fenomeno "effetto reliquia", essendo la reliquia un oggetto che riceve valore sacro dalle relazioni con persone rilevanti che vengono attribuite all'oggetto. La reliquia infatti, avendo una relazione con un santo, esprime la santità ed ha un valore simbolico elevato: il valore di una relazione di una persona con un oggetto determina il valore di questo oggetto: questo é il parere dell'economista Slomo Maital, dell'Università di Tel Aviv. L'effetto reliquia vale per tutti i beni scarsi, perchè basato sulla scarsità del personaggio guida, dalla cui relazione col bene, dipende il valore del bene stesso, che è socialmente pregevole perchè poco disponibile. Vale anche per la rete l'effetto reliquia?
  • Tre tabù hanno contraddistinto la mentalità feudale scarsa e malestante. Per millenni, quella che Slater ha definito l'era dell'autoritarismo, la cultura della scarsità ha protetto tre pilastri della società feudale, derivante direttamente da Dio e dal potere metafisico, opaco e non negoziabile. I tre pilastri dell'assolutismo sono stati: la proprietà ereditaria, la guerra e la religione. Questi tre pilastri o funzioni corrispondettero per millenni ai ruoli che nella famiglia feudale avevano i suoi componenti e cioè composta il padre per fuori e per l'obbiettività la materialità e il potere, la madre per dentro e per la soggettività l'immaterialità e la manutezione, i figli maschi rigidamente programmati: il primo per la proprietà ereditaria, il secondo per la guerra e il terzo per la mediazione metafisica e religiosa. I figli dopo il quarto e le donne non avevano né spazio, né funzione, né ruolo. Così questo meccanismo basato sui tre pilastri dell'eredità, della guerra e della religione servì come modalità ottimale di sopravvivenza per gli uomini della società povera, autoritaria e metafisica, durata diversi sécoli in quasi tutte le parti del mondo ed ora in ràpido dissolvimento. La scarsità è stata così controllata mediante norme rigide e cerioniali immutabili. Ma questo controllo non riesce più a funzionare in clima di abbondanza. Perchè l'abbondanza ed il benessere stanno velocemente sconvolgendo questo tipo di organizzazione sociale.
  • E' evidente che se il valore deriva dalla scarsità, la produzione di valore quasi sempre coincide con la produzione di scarsità. La scarsità di relazioni determina così l'effetto reliquia. Ma comunque la ricchezza si riferisce a beni scarsi, in questo contesto culturale. E per questo da sempre la scarsificazione e gli scarsificatori sono considerati sinonimi di produzione e di produttori di ricchezza. Ne deriva che la distruzione di relazioni può essere considerata come necessaria per la produzione di ricchezza nella società scarsa. Gli scarsificatori rendono quindi "rari" beni, servizi e relazioni nel desiderabile tentativo di creare ricchezza. E spesso ci si lamenta di soffrire la fame per mancanza di cibo, proprio quando si distrugge il cibo per mantenere alto il livello dei prezzi. E così si tenta di creare ricchezza agendo soltanto sul valore derivante dala scarsità. Il paradigma dell'unità, dell'oggettività, della repressione serve a creare ricchezza. Anche la scarsificazione di relazioni rende preziose le relazioni e le predispone alla funzione di dominio, di paura e di potere. Oggi la scarsificazione sta però mostrando i suoi limiti e le sue impossibilità.
  • Per molti motivi però per millenni la scarsificazione e gli scarsificatori sono stati il modo più usato dal potere per controllare le masse. Gli scarsificatori sono stati da sempre dei "sacerdoti" cioè dei controllori dei desideri e della loro tendenza alla soddisfazione. Per impedire la loro soddisfazione, gli scarsificatori hanno usato innanzi tutto la scarsità obbiettiva, distruggendo ricchezza con guerre od accumuli totalizzanti (es. l'idea di "municipio" raccolta dei doni, esistente nelle piccole comunità o di monarchia assoluta e divina nelle grandi comuntà, il Sacro Romano Impero). Un'altra modalità è stata quella di trasformare i desideri in bisogni dosandone la soddisfazione e quindi la frustrabilità loro in una serie pressocchè infinita di pratiche sociali, di tempi e luoghi di soddisfacimento sino alla creazione di caste, classi e stratificazioni sociali, tutte basate sulla possibiità differenziata di soddisfazione dei bisogni. La libertà dal bisogno ha assunto così per molti decenni il valore simbolico di libertà. E la trasformazione del bisogno in desiderio si può dire abbia aperto la strada all'epoca attuale, quella del desiderio. Questo sta avvenendo però con il rallentamento dei processi di scarsificazione e con l'avvento dell'ideologia dell'abbondanza.
  • Stiamo assistendo ad una veloce e continua trasformazione dei desideri in bisogni (e anche viceversa). I bisogni sono qui concepiti come desideri a bassa speranza di soddisfazione e ad alta frustrazione e frustrabilità, mentre i desideri sono concepiti come bisogni ad alta speranza di soddisfazione ed a bassa frustrazione o frustrabilità. La scarsificazione rappresenta così una delle modalità più frequenti di controllo sociale, proprio perchè aumenta il numero di bisogni rispetto a quello dei desideri ed aumenta anche la loro frustrabilità. Le élite scarsificano i beni, le relazioni ed i servizi abbondanti per poter meglio controllare le masse. Il malessere infatti consente maggior controllo sociale del benessere perchè la scarsificazione squilibra a favore del malessere l'equilibrio abbondanza/scarsità. In queste condizioni il controllo sociale è evidentemente più agevole. Una rete permette una maggiore presenza di desideri, come è è titpico di ogni condizione di potere a somma diversa da zero.
  • Oggi viviamo inoltre un passaggio graduale ed inarrestabile dalla fruizione di beni materiali a quella di beni immateriali, da cui deriva la centralità dei servizi, del settore terziario e della creazione di abbondanza e di gestione di desideri. Lo scoppio dei desideri, che fornisce la base ideologica ed economica della società del benessere, rappresenta la massima trasformazione della qualità del potere che si sia avuta nel corso della storia umana. Ciò non ostante per quanto si attenda una rapida trasformazone in senso positivo della qualità della vita, i fatti dimostrano come tale trasformazione non sia né così rapida, né così positiva come la si vorrebbe. E non ostante l'accusa che viene ovviamente fatta ai ricchi di impedire il benessere per paura che il poco maggior benessere dei molti travolga ed annulli il molto benessere dei pochi, sembra essere invece proprio la resistenza dei poveri al benessere ed il loro spesso inspiegabile attaccamento al malessere ed alla sua psicologia a dominare la scena di questo avvento, non del tutto indolore, della società abbondante futura: i poveri spesso assurdamente rifiutano il benessere.
  • Per comprendere questa apparente assurdità occorre ricordare la logica del conflitto. Oggi è in atto il superamento del conflitto vigente e centrale tra ricchi e poveri ed il conflitto emergente e periferico è quello tra cittadino e stato. Il primo scarsificatore, lo stato, è oggi sotto accusa perchè, come è già successo per l'idea di organizzazione, i soggetti, titolari di un'ipotesi di benessere, della nostra epoca, non accettano più l'idea del collettivo, stato compreso, repressivo e nemico e pretendono e lottano per un collettivo ed uno stato espressivo ed amico. L'idea di gruppo e di rete hanno segretamente dentro di loro il nocciolo dell'espressività possibile, del collettivo che ascolta.

NOVE PREMESSE SULLA MENTALITA DI GRUPPO

Alla mentalità di gruppo occorre avvicinarsi con molte cautele. La mentalità di gruppo è plurale e per questo la comunicazione è difficile. Per questo occorrono delle premesse, cioè alcuni concetti di partenza tramite i quali risulta più facile avvicinarsi al "Polifemo" gruppo. Il gruppo ha un volto strano e c'è pericolo che la pluralità della logica gruppale respinga chi è abituato ad utilizzare una logica unitaria. Molte volte il gruppo estrania e spinge a cercare "un volto amico" che riassicuri. Ciò vuol dire ritorno alla logica di coppia ed al dominio del senso di colpa. Una riassicurazione di partenza è in effetti un requisito-premessa per poter vivere la mentalità di gruppo. Questa riassicurazione (plurale!) si basa su alcune "premesse": ne elenchiamo nove. Ciascuna può essere una chiave di lettura per il mondo polimorfo delle relazioni plurali, cioè quello del gruppo e dei suoi effetti psichici. Le nove premesse sono quelle della psichica plurale, della storia emergente del soggetto, del bisogno di approvazione, dell'ontologia dell'uno, del due e del tre, quindi della sicurezza, del senso di colpa e della scarsificazione, del desiderio e dell'ansia da oggetti di amore, dell'appartenenza e della mentalità plurale o di gruppo, del verso (singolare o plurale? avverso, diverso, converso o perverso?) del cambiamento od uni-verso col rovesciamento della cinghia di trasmissione ed infine della formazione all'attività-mentalità di gruppo e dei suoi processi ed effetti psichici.

UNA RIASSICURAZIONE PLURALE

Questa riassicurazione plurale cioè il concetto di soggetto plurale si basa su nove "premesse".Ogni premessa è così una chiave di lettura del mondo polimorfo delle relazioni plurali. Le relazioni più difficili sono infatti quelle plurali, cioè quello del gruppo, del collettivo e dei suoi effetti.

Ancora sulle nove premesse della mentalità di gruppo

1. la psichica plurale, il soggetto non è sinonimo di individuo

2. la storia emergente del soggetto, tende alla riunificazione coatta, da cui l'idea di personalità,

3. il bisogno di approvazione, il conformismo, é il massimo ostacolo al cambiamento

4.la logica dell'uno, del due e del tre, potenzia il modello di sviluppo ogg nascente quindi innanzi tutto la sicurezza e l'unità,

5. il senso di colpa, la scarsificazione e la dualità della cultura di coppia (socio-tempo-espiazione),

6. il desiderio, l'oggetto d'amore, la trinità-pluralità,

7.successivamente l'appartenenza-essere parte e la mentalità plurale-di gruppo-collettiva,

8. Il verso del cambiamento(singolare-plurale, avverso-diverso-converso-perverso) l'uni-verso e il rovesciamento della cinghia di trasmissione,

9. la formazione all'attività-mentalità di gruppo e dei suoi processi ed effetti psichici.

1. sulla psichica plurale

Oggi bisogna chiederci quali siano state le vere origini della psicologia e quali le finalità di partenza rispettate o no dall'approccio psicologico. C'é infatti il dubbio che la psicologia, per essere accettata da una società ostile, abbia cambiato la propria natura ed abbia rinnegato le proprie origini, quelle soggettive. Per questo la dimensione soggettiva, oggi spesso negata dalla psicologia bisogna che venga maggiormente sviluppata. Denomino questa psicologia soggettiva col termine"psichica" e la riferisco essenzialmente ad una teoria soggettiva del comportamento benestante. In effetti la grande maggioranza di quella che oggi si chiama psicologia si riferisce ad una psicologia del malessere, come tale poco soggettiva, perché suddita del potere obbiettivizzante ed abituato ad utilizzare il malessere e l'obbiettività per obbligare i deboli ad obbedire ai potenti. La psicologia del benessere, basata sull'idea di abbondanza, di gruppo e di pluralità e non su quella di scarsità, di individuo e di oggettività dovrebbe chiamarsi psichica.

La psichica supera così il concetto di scarsità delle risorse su cui si basa il conflitto tra individuo e società. All'individuo é stata sinora affidata la dimensione soggettiva, alla società quella oggettiva. La psicologia accetta questa falsa antinomia mediante una sua specializzazione chiamata psicologia sociale. Questa psicologia usa il contenuto astratto chiamato società come centro delle proprie attenzioni. Invece la psichica, avendo individuato nel soggetto diversi livelli di funzionamento relazionale, usa il concetto di "soggetto plurale" come mezzo d'indagine sulle diverse relazioni umane con singoli individui, piccoli gruppi, collettività, organizzazioni e comunità. Denomino questa psichica basata sui gruppi col termine " psichica plurale".

2. sulla storia di un soggetto

Nasce con sentimenti di onnipotenza e termina con sentimenti di impotenza, almeno nella maggioranza dei casi nasce con l'idea di potenzialità massima e di realizzazione graduale di una simile potenzialità. Ma la realizzazione della potenzialità coincide con la sua limitazione: le potenzialità da abbondanti diventano scarse. Questa limitazione, spesso sinonimo di repressione consiste spesso in una continua trasformazione dei desideri in bisogni. Denomino questo processo "scarsificazione delle risorse" perché il soggetto si trova continuamente ad affrontare processi di scarsificazione cioé di passaggi dall'onnipotenza all'impotenza. Il soggetto prima reagisce inventando meccanismi di moltiplicazione (creazione di abbondanza) poi tentando di gestire da sé stesso la scarsificazione (autogestione della repressione). Denomino questi processi di creazione di abbondanza "moltiplicatori".

L'equilibrio-scarsità-abbondanza coincide spesso con due importanti polarità dello sviluppo del soggetto, la normativa etica (scarsificante) e quella creativo-estetica (moltiplicante). Alla nascita il sentimento é di massima possibilità, abbondanza, onnipotenza, libertà. Definisco questa condizione estetica, sabbatica o della bellezza-potenza. Alla morte il sentimento é di possibilità nulla, massima scarsità, impotenza, dipendenza. Definisco questa condizione etica, domenicale o della bontà. Durante tutta la vita le due curve etica ed estetica si incrociano tendendo ad avere un andamento speculare. A volte si confondono la dimensione etica e quella estetica sperando nell'abbondanza dell'etica e nella scarsità dell'estetica ma ciò serve solo a daare un valore obbiettivo all'etica ed un valore soggettivo all'estetica e quindi a proclamare la priorità dell'etico sull'estetica nell'attuale società.

In realtà la dimensione estetica di solito risponde al momento creativo, mentre quella etica risponde al momento normativo. Il primo esprime mentre il secondo reprime. Ciò si vede molto bene in campo lavorativo ed organizzativo. Il momento creativo, espressivo, progettuale costituisce il "bel" lavoro e la "bella" organizzazione, mentre il momento incanalante, repressivo, produttivistico costituisce il "buon" lavoro e la "buona" organizzazione. Nella società scarsa il dilemma non viene affrontato e il bello viene fatto coincidere con il buono. Nella società abbondante e plurale il bello non coincide con il buono perché il bello moltiplico ed il buono scarsifica. Dopo millenni di scarsità in cui le risorse dovevano essere scarsificate, oggi siamo entrati in un'epoca di abbondanza possibile in cui il bello diventa capace di moltiplicare le risorse e la psichicità (energia) che le accompagna. Il discorso sul gruppo e sul pluralismo rappresenta una forma di moltiplicazione della psichicità, appartenente più alla dimensione estetica che a quella etica.

Il gruppo é così considerabile come un moltiplicatore psichico.

3. sul bisogno di approvazione

Il modello gruppale propone un'idea particolare dello scambio vitale. Così una delle più forti resistenze al cambiamento è rappresentata dal biogno di approvazione sociale che tuttora permane come bisogno, con elevata probabilità frustrante e difficile soddisfazione. Se si realizza una maggiore accettazione sociale le resistenze al cambiamento sono minori.
La cosa é interessante se si considera come l'accettazione sociale cominci entro tre piccoli gruppi tipici: famiglia, scuola e lavoro. Qui il piccolo gruppo svolge ruoli di pressione sociale e di omologazione, quindi funzioni accettanti o rifiutanti. Il piccolo gruppo, origine e teatro del potere, omologa i soggetti, li desoggettivizza, rendendoli ripetuti e quindi oggettivi. Il bisogno di accettazione sociale porta i soggetti a ripetersi e quindi ad oggettivarsi, cosizzarsi, alienarsi. Così il piccolo gruppo é il braccio secolare dell'obbiettivizzazione.

A questo punto si pongono due domande. Quale paura o deterrente viene usata dal piccolo gruppo per trasformare i soggetti in oggetti? E poi se questa funzione é omologante é possibile rovesciarla? Ciò significa invertire il verso della pressione di gruppo e trasformare la funzione del piccolo gruppo da omologante (dalla società sull'individuo) a differenziante (dall'individuo sulla società).

Alla prima domanda sulla paura si risponde che la paura é quella basata sul senso di colpa. Perciò é importante l'analisi della dinamica sul senso di colpa per comprendere la funzione del gruppo. Alla seconda domanda sul verso del gruppo, si risponde che l'inversione é possibile e perciò il gruppo può diventare un potente strumento d'innovazione se si riesce ad aumentare l'accettazione sociale rendendola oggetto di desiderio e non di bisogno. E' necessaria l'analisi del passaggio dalla colpevolezza all'ansietà in una situazione di gruppo.

4. sull'ontologia: uno, due, tre

Molti sostengono che due stati d'animo sono "ontologici" per l'uomo. Ciò vuol dire che tali stati d'animo sono indispensabili per la condizione umana: essi sono l'ansietà e la colpevolezza. In realtà colpevolezza ed ansietà sono connessi al processo di socializzazione e quindi all'idea di piccolo gruppo. Possiamo denominare questo modello che spiega l'ontologia degli stati d'animo: uno, due, tre. Il soggetto impara infatti a gestire stati d'animo unici,duplici o triplici: e così impara l'idea di pluralità e di gruppo. Ciò vuol dire che questi stati d'animo derivano dalla condizione di gruppo. Senza sentimento di gruppo non esistono.

Possiamo denominare uno la tendenza all'unità ed alla sicurezza. La mancanza di unità porta all'ansietà o sentimento del possibile. Se ciò diventa doloroso lo si può denominare angoscia. Se resta gradevole diventa rischio.

Possiamo poi denominare due la condizione di dualità. Se questa si riferisce al comportamento soggettivo nei confronti di una regola la possiamo chiamare etica. Se ciò diventa doloroso destruttura il tempo e porta alla perdita della relazione sociale od alla sua irraggiungibilità. Questa é la colpa.

Possiamo denominare tre la condizione di molteplicità. Se questa si riferisce ad altri soggetti la possiamo chiamare gruppo. Se resta gradevole si chiama appartenenza. Se diventa dolorosa la si denomina pressione di gruppo o sociopatia.

La condizione di uno, due, tre é importante per il soggetto ed il suo sviluppo. Il gruppo é un'idea guida, un sentimento che può essere considerato un moltiplicatore di energia, di sua produzione ed investimento sugli oggetti d'amore.

5. sul senso di colpa e sulla scarsificazione

Il senso di colpa si fonda sul sentimento di dualità, quindi deriva da una schisi, una separazione, una cacciata dall'eden, un paradiso perduto detto unità, convivenza con la madre, con il gruppo. La prima schisi, separazione e colpevolezza é connessa coll'idea di frontiera psichica e di dentro e fuori, idea che permette la percezione dell'investimento energetico sugli oggetti d'amore.

Ma se la colpevolezza si basa su una schisi, non vi é creazione di oggetti d'amore senza schisi, non c'é investimento energetico senza schisi.Possiamo dire che il bilancio energetico della psichicità, crea oggetti allontanandoli, espellendoli, rendendoli "altri" cioé seconda parte, contro-parte, ob-jecta. Ogni investimento richiede così una separazione, un allontanamento in modo che l'energia possa "spostarsi" da e verso un oggetto d'amore. Il senso dello spostamento é un rischio, una colpevolezza, un sentimento irriducibile di dualità e di frontiera. Ogni bilancio energetico richiede una frontiera lungo la quale valutare questo bilancio. Il passaggio attraverso la frontiera porta allegria se l'energia esce, o tristezza se l'energia entra. Così dal più piccolo al più grande é allegria, viceversa é tristezza.

Colpa é sentimento di "frontiera", prima o dopo il passaggio, é possibilità, ricordo di Prometeo che rende possibile lo scambio, la relazione.

La colpevolezza é uno scarsificatore perché rallenta o impedisce l'investimento energetico. Se esagerato impedisce le relazioni e porta al proprio annullamento nei confronti dell'universo della colpa.

6. sul desiderio, sull'ansia, e sugli oggetti d'amore

Se un gruppo è un moltiplicatore, il sentimento di gruppo è mescolato col desiderio e con l'ansia. Infatti un desiderio é un'esigenza possibile da accontentare e l'ansia é il sentimento del possibile, cioé pieno delle probabilità che un desiderio si realizzi. Un desiderio ha "pari opportunità" di soddisfazione, cioè ha 50% di probabilità di essere soddisfatto e 50% di probabilità di non esserlo. Il desiderio non include originariamente l'intervento della volontà dell'uomo e del soggetto. Per questo il suo nome de-sidera viene dalle stelle-sidera. Il bisogno ha basse probabilità di soddisfazione e quindi è uno "scarsificatore" (mette in cosa i desideri).

Infatti il desiderio é un moltiplicatore, come dimostra la self fullfilling profecy ed il wishfull thinking. L'espressione della "profezia che si avvera" del "pensiero desiderante" affermano che se si desidera fortemente qualcosa aumentano le probilità di ottenerla. Quindi ogni desiderio é creatore di abbondanza. L'energia psichica o psichicità cerca gli oggetti d'amore su cui investire in modo da vivere sentimenti di allegria, ma la produzione energetica può anche non trovare oggetti d'amore e restare "libera". L'energia libera origina ansia, ansietà, angoscia che producono iperattività, ricerca di oggetti e loro distruzione. Il desiderio é un moltiplicatore ma anche un distruttore. Il desiderio emerge comunque. Crea oggetti d'amore con stati d'animo di allegria da investimento energetico e distrugge oggetti d'amore con stati d'animo di tristezza da ritiro energetico. Se l'oggetto d'amore é un gruppo che viene costruito per moltiplicare la creazione di ricchezza e di benessere, esso produce appartenenza con il termine "socializzazione", cioé con l'apprendimento dell'investimento sugli oggetti d'amore plurali, denominati gruppi. Apprendere ad investire sui gruppi é lo scopo della formazione alla conduzione di gruppi.

7. sull'appartenenza e sulla mentalità di gruppo

La mentalità di gruppo consiste nella capacitià di vivere sentimenti di appartenenza. I comportamenti collettivi sono possibili solo se in un soggetto sono possibili sentimenti di appartenenza.

L'appartenenza (appartenance, belongness, Zugehorigkeit, pertenencia) é la percezione soggettiva di essere in un piccolo gruppo; sentimento di gruppo, di essere comunque in un gruppo, rinunciando ad essere tutto.

Il gruppo é un oggetto d'amore, mezzo per sviluppare l'appartenenza, cioé il piacere di essere parte. Rinunciare ad essere tutto per essere sempre parte é il concetto di base dell'appartenenza. Appartenere é una scelta difficile perché é autolimitazione, rinuncia alla propria ingordigia sociale e lotta per la limitazione dell'ingordigia altrui. Restare parte, rinunciando ad essere tutto. La perdita della tentazione totalizzante, di solito per sè, ma anche per gli altri, costituisce l'appartenenza. Ciò richiede la garanzia per il soggetto di poter essere sempre parte del gruppo. Questa garanzia nessuno del gruppo può darla o toglierla di fatto. Ogni soggetto é arbitro della propria appartenenza, con la propria emozione, non con la ragione.

Una prima conseguenza di questa concezione é l'idea di partecipazione come lotta per l'appartenenza per essere una parte e mai perdere questa possibilità. C'é quindi una appartenenza per entrare in gruppo ed un'appartenenza per permanere nel gruppo. Sempre il gruppo é un oggetto d'amore. Molto è stato scritto sulla partecipazione. Poco é stato detto sulla doppia natura dell'esser parte, del prender parte. La lotta per l'appartenenza interna ci legittima nella nostra lotta per l'eterolimitazione esterna. La lotta continua per diventare parte ci permette e propone la lotta continua per restare parte (partecipazione).

 8. sul verso del cambiamento e sull'uni-verso, sul rovesciamento della cinghia di trasmissione

Il piccolo gruppo è un moltiplicatore. Ha moltiplicato per millenni la pressione dei piccoli gruppi (famiglia, lavoro, società) sui nuovi soggetti in cerca di appartenenza e di socializzazione. Ha moltiplicato e moltiplica il potere dei potenti nei confronti dei deboli, dei ricchi nei confronti dei poveri e via dicendo. Tramite il piccolo gruppo il potere ha nei secoli schiacciato i soggetti più deboli e la resistenza del soggetto così costretto all'omogeneità. Il piccolo gruppo é stato ed é prevalentemente una cinghia di trasmissione del potere nei confronti della devianza.

Oggi la coscienza delle dinamiche di gruppo, delle loro conseguenze e delle tecniche di gruppo permette di invertire il "verso" della cinghia di trasmissione. Sinora é stata dal plurale al singolare, in futuro sarà dal singolare al plurale. Ciò permetterà ai soggetti di utilizzare il piccolo gruppo come cinghia di trasmissione nel senso centrifugo, quindi come strumento di cambiamento e come base di ogni intervento psicosociale. Questo rovesciamento del verso permetterà di passare dall'uni-verso del gruppo immobilista e omologante al "poli-verso" del gruppo di cambiamento e di intervento. Infatti nel gruppo omologante(uni-versità) l'oggetto d'amore é unico (soggetto) e le pressioni, anche complesse, sono orientate su un singolo soggetto, non vi é reciprocità o simmetria. Invece nel gruppo innovante (di-versità) le pressioni hanno una multipla destinazione: ad alta reciprocità e simmetria e ad elevata qualità di potere, a somma diversa da zero. Il gruppo in funzione poi, moltiplicatore di ricchezza e benessere (poli-versità), costituisce un oggetto d'amore plurimo, sia spazialmente (organizzazione) che temporalmente (progetto).

9. sulla formazione all'attività e alla mentalità di gruppo: processi ed effetti psichici caratteristici

Il lavoro e la dimensione psichica si stanno avvicinando ed integrando.I punti di avvicinamento sono quattro:

1. Il soggetto titolare di un progetto di benessere per mezzo del lavoro,

2. il capitale e il lavoro hanno cambiato la qualità del loro conflitto che non é più centrale ed a somma zero, essendo divenuto a somma variabile

3. l'arbeit si trasforma in taetigkeit, cioé in attività ed il materiale si trasforma in immateriale,

4. il lavoro crea ricchezza sempre di più mediante motivazione, cioé attraverso relazioni non solo buone, ma anche belle.

I passaggi per la formazione all'attività e alla mentalità di gruppo prevedono quattro fasi:

a. progettazione

b. implementazione

c. valutazione

d. ricerca dell'eccellenza

La formazione alla mentalità di gruppo comprende le seguenti sette modalità:

1. misura delle qualità e delle potenzialità psichiche che facilitano l'invenzione del benessere

2. uso sistematico del lavoro di gruppo negli interventi psicosociali, nelle loro modalità di comando, aiuto, insegnamento(dipendenza, miglioramento del benessere, apprendimento)

3. progettazione e realizzazione di nuove forme di gestione, organizzazione, sentimenti di appartenenza

4. motivazione, desideri, consumi come forme di creazione di distribuzione della ricchezza

5. misura, miglioramento e uttilizzo di climi organizzativi

6. stimolazione ed utilizzo della creatività dell'innovazione, del pensiero laterale

7. prevenzione e scoperta del malessere: sicurezza del lavoro ed igene organizzativa come stress ottimale.

Da tutto ciò derivano le applicazioni ed i contributi psicologici alla qualità di vita del lavoro.

Ciò significa aumento dell'abbondanza e del benessere come effetto del pluralismo di gruppo e del cambiamento quantitativo e qualitativo delle risorse relazionali attive nella condizione lavorativa.

Le quattro (cinque?) culture: dieci differenze osservabili.

E' stato presentato il modello delle quattro (cinque?) culture. Qui in una tabella sono riportate alcune differenze tra le culture o livelli di funzionamento sociale e sono presentate le caratteristiche salienti di queste culture. Occorre esaminare attentamente queste differenze nel mondo del lavoro.

coppia

micro

macro

mega

unicità di comando
valore dell'obbedienza
dissenso negativo
comando fisso

pluralità di comando
differenziazione della leadership
dissenso come valore
comando come funzione, comando circolante

comando, aiuto, formazione
leadership finalizzata
equilibrio consenso/dissenso
doppio consenso
per obbiettivo

influenza simbolica
leader carismatico
consenso formale
per benessere

conflitti come patologia
gestiti con suddivisione
parcellizzazione
organ.ne scientifica
definizione obbiettiva
lotta contro...

conflitti come fisiologia
come risorse
gestiti con condivisione
lavoro di gruppo
organ.ne informale
coesione come valore

conflitti come emozioni
collettive
org.ne come equilibrio tra
lotta per... parti conflittuali e non
integrazione/differenziazione

conflitti come energia
finalizzata al benessere

influenza unidimensionale
salario unica retribuzione
dipendenza e contro-dipendenza
valore della dipendenza

pluridimensionalità
delle relazioni
retribuzioni multiple:
prestigio,qualità, bilancio
valore d.interdipendenza

relazioni finalizzate a scopi
rapporto retribuzione/obbiettivi
valore dell'efficienza
concetto di scopo collettivo

belle relazioni
rapporto privato/pubblico

potere magico, tabù
cattivo, non studiabile
potere a somma zero
potere semaforico di veto
a quantità costante
mors tua, vita mea
o con me o contro di me
unica appartenenza

potere quotidiano umano
vicino, razionale,
studiabile, buono
potere a somma variabile
potere fermentativo
a quantità variabile
mors tua , mors mea
produrre o impedire cambiamento
plurima appartenenza

potere come
strumento per
ottenere risultati e come ipotesi
potere situazionale
qualità del potere variabile
scelta seguendo gli scopi

potere inavvicinabile, lontano,
come promessa di benessere

passività ideologica
ortodossia
devianza punita

attività ideologica
eresia
devianza premiata

debolezza delle ideologie
pensiero debole
devianza come creatività

riassicurazione ideologica
tendenza a totalizzare
devianza come opposizione

tempo unidimensionale
centralità del presente
tempo come comando
il tempo è denaro
a quantità costante

tempo polidimensionale
centralità del futuro
tempo differenziato
tempo come qualità
a quantità variabile

presente,passato e futuro
come risorse dell'organ.ne
l'organ.ne crea il suo tempo
soggettività del tempo

concetto di generazione
centralità della vita del soggetto
fine dell'ereditarietà

conoscenza unidimen.le
unica verità
informazione centrale
razionalità come valore
modello magistrale
l'uomo cerca
fedeltà come valore
conoscenza

apprendimento polidimensionale
verità plurima
comunicazione centrale
emotività come valore
modello del fraintendimento
l'uomo cerca
cambiamento come valore
qualità di vita

conflittualità e coalizioni
tra modelli conoscitivi
precarietà e poca credibilità
negoziazione come valore
modello negoziale
l'uomo cerca
efficienza come valore
appartenenza

cooperazione
pluralista, effimera
an-autoritaria,
benessere come
valore e come
modello estetico,
l'uomo cerca
dimensione estetica
cittadinanza

centralità dell'edipo
quantità del tempo
coerenza come valore
cultura d. sudditanza

centralità della velocità
qualità del tempo
flessibilità come valore
cultura dell'appartenenza

organizzazione a-morale
concetto di costo umano
valore della risorsa umana
cultura dell'eccellenza

bella organizzazione
centralità emozionale
valore d.incompiuto
cultura della cittadinanza

accumulo, proprietà,
produzione sono valori
centralità del risparmio
possesso e controllo
società a risorse
scarse

consumo, godimento sono
valori: per il gruppo
centralità del consumo,
uso e pluri-uso
società a risorse
abbondanti

valore del pluri-uso
tot capita tot sententiae
consumo circolare
uso simbolico
società a risorse miste

valore del sogno,dello
spreco,dell'abbondanza
riservata ai cittadini
società a risorse
effimere e immaginarie

l'obbiettività è buona
la realtà è obbiettiva
il soggetto è cattivo
organ.ne gerarchica

obbiettività e soggettività
sono fatti umani soggettivi
il soggetto è buono
organizzazione a matrice

soggettività e obbiettività sono
costruiti e rinnovabili
a piacimento
organizzazione a rete

soggettività e obbiettività sono dimensioni estetiche
potenzialità e risorse
sentimento di cittadinanza

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