Giornalismo agghiacciante

Giletti ieri sera ha toccato il fondo del giornalismo: è la versione finto-politica della D’Urso. La serata agghiacciante doveva riguardare il matrimonio pacchiano di due variopinti in odore di mafia, invece si è trasformata nell’apoteosi promozionale dei due coniugi. I quali sono sembrati come Gulliver nella terra dei nani, e appariranno di sicuro in tutte le fogne televisive.

Dopo avere starnazzato per metà trasmissione sul “garantismo” come atto di fede (“tutti sono innocenti fino alla condanna”), Giletti ha dedicato la seconda metà a trattare da camorrista un cantante neo-melodico che si esibisce in quartieri o case malfamate e una bella signora che ha come colpa quella di essere stata moglie di un presunto camorrista e sorella di due camorristi condannati. Le prove delle colpe dei due protagonisti sono state raccolte intervistando passanti, testimoni oscurati, o peggio, un carabiniere in divisa che ha definito la signora (che dovrebbe denunciarlo per diffamazione), come “camorrista”.
Come mai la moglie di Riina (sorella di Bagarella) o i figli di Provenzano non hanno fatto un giorno di prigione? Perchè non sono stati giudicati dal tribunale Giletti, coi suoi patibolari giudici a latere. Secondo Giletti le voci di quartiere sono più attendibili della magistratura: se il portinaio e la commessa (o un pennivendolo) dicono che sei camorrista, non serve un processo. Devi discolparti, e non puoi invitare un cantante a casa tua, senza sputtanarlo.
Forse Giletti e i figuri che usa come opinionisti dovrebbero sapere che se uno non è in carcere o ne è uscito dopo aver espiato una pena, non può essere definito delinquente, mafioso, camorrista. E i cittadini non sono obbligati a sapere se uno con cui pranzano è indagato dalla magistratura o ha il nome scritto in un rapporto di polizia.

Detroit

Domenica sera RAI3 ha meritoriamente mandato in onda un capolavoro.

Detroit è un film del 2017 diretto da Kathryn Bigelow e scritto da Mark Boal. La pellicola narra gli scontri di Detroit del 1967 avvenuti dal 23 al 27 luglio, scatenati dall’intervento della polizia in un bar privo di licenza; alla fine il risultato fu di 43 morti, 1.189 feriti, oltre 7.200 arresti e più di 2.000 edifici distrutti.

Il film insegna due cose. La prima è che ogni rivolta si traduce in violenza con vittime fra i rivoltosi, le forze dell’Ordine e i cittadini. La seconda è che se le torture sono commesse dagli Usa, dalla Francia o dall’Italia si tratta di errori, se sono commesse a Hong Kong o Iran sono crudeltà di regime.

Crimini sotto silenzio

Giornalisti, commentatori, mezzibusti, inviati, opinionisti e politici sono riusciti in questi giorni in un’impresa linguistica difficile quanto vergognosa.
Non hanno mai associato i termini “crimine” o “terrorismo” all’assassinio (con relativa strage) del generale Soleimani.
Trump accusa Soleimani di avere gestito “operazioni coperte” all’estero, minacciando il monopolio di queste,che gli Usa hanno da 70 anni.

Suggerimento per il MOIGE

La tv è piena di trasmissioni “spazzatura” che influenzano in modo disgustoso i modi di pensare, i consumi, le abitudini e gli atteggiamenti dei nostri figli.
Suggeriamo al MOIGE di chiedere che venga inserito questo avviso all’inizio di ogni puntata di:

Grande fratello (Nip e Vip)
Temptation Island
La pupa e il secchione (e viceversa)
Ciao Darwin
Uomini e donne
Avanti un altro
Live-Non è la D’Urso
…..e tutti gli spettacoli che sfruttano i minori per fare ascolti.

Grazie, Purgatori

Report, Purgatori e qualche Iena sono le uniche boccate di giornalismo serio che la tv ci propina. Due sere fa Purgatori ha raccontato la storia di Khashoggi. Un omicidio di Stato dell’Arabia Saudita, dittatura monarchico-fascista, perpetrato dentro un’ambasciata di Istanbul. Invece di aggiornarci su notizie come questa, le tv italiane preferiscono informarci sulle stronzate della monarchia inglese. E invece di promuovere sanzioni, gli Stati europei, Italia compresa, continuano a fare affari coi gerarchi sauditi.

TG del regime

I TG1, TG2 e TG5 sono sempre più vergognosi.

  1. In tutta la vicenda ex-Ilva non c’è stata una sola intervista a un rappresentante della Mittal (saranno pescecani ma forse hanno qualche motivo)
  2. Viene citata Moody come “prestigiosa” agenzia di rating omettendo che è stata condannata per le menzogne dette prima della crisi di Wall Street
  3. Dell’aumento progressivo dello Spread viene dato conto en passant, quasi di nascosto
  4. Per una testata data a un giornalista RAI è scoppiato il finimondo (giustamente); per le botte date a LE IENE neanche una parola.

Grazie, RAI

Ogni tanto (raramente) la RAI ne fa una buona, Ieri sera ha mandato in onda “Il caso Spotlight”: un film del 2015 co-scritto e diretto da Tom McCarthy, premiato come miglior film e miglior sceneggiatura originale ai premi Oscar 2016. Un capolavoro.

Dal 6 al 9 febbraio 2012, si è svolta alla Pontificia Università Gregoriana di Roma un simposio dedicato agli abusi sessuali commessi da membri del clero, dal titolo Verso la guarigione e il rinnovamento. All’incontro erano presenti i rappresentanti di 110 conferenze episcopali, i rappresentanti di 30 ordini religiosi e una vittima di abusi sessuali. In apertura dei lavori il cardinale William Joseph Levada ha rivelato che «nel corso dell’ultimo decennio sono arrivati all’attenzione della Congregazione per la dottrina della fede oltre 4 000 casi di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici su minori». Nel simposio si sono stimati «due miliardi di dollari di risarcimenti» pagati finora dalla Chiesa.

Il film ci trascina a qualche riflessione scomoda:

  1. Il potere della Chiesa di tenere in scacco un’intera città (d’altronde din Italia tiene in scacco un’intera nazione)
  2. Due miliardi di dollari (quasi 4.000 miliradi delle vecchie lire) pagati con le offrte versate dai fedeli
  3. I Papi, fra cui uno “santo subito”, non sapevano, non sentivano, non parlavano
  4. La tv italiana, solerte nel parlarci dei pinguini e di lady Diana, non ha tempo per approfondire questi temi.

Linguaggio partigiano dei TG

Il governo dei PD e M5S nel governo non litiga come il precedente, ma discute e si confronta.
Il Conte gialloverde era un burattino, il Conte giallorosso è un serio statista.
Su Barcellona, prima si parla delle violenze, poi delle reazioni governative. Su Hong Kong, prima si parla delle reazioni del governo, poi delle violenza (forse).

Tv smemorate

Le tv sono troppo occupate a informarci sui peti della monarchìa inglese, e si dimenticano di darci le “vere” notizie. Per esempio:

  1. come ha preso fuoco Notre Dame? chi è il colpevole?
  2. che fine ha fatto il semi-golpe venezuelano?
  3. come si è sviluppato lo scandalo del CSM?
  4. e la questione Crimea?